| .: Recensioni :. |
 | |
|
|
|
ISCRIVITI
|
Se non hai ancora un tuo account puoi Crearlo Qui!.
Come utente registrato potrai ricevere la nostre News sul tuo E-Mail
Poichè i commenti degli articoli sono stati attaccatio da virus che propagandano siti pornografici, sono disabilitati Puoi inviare commenti e/o articoli di risposta alla nostra E-mail
|
|
| |
Questo messaggio è stato scritto con un set di caratteri (utf-8) diverso dal tuo
Se non è visualizzato correttamente, Clicca qui per aprirlo in una nuova finestra
Rassegna notizie verdi.
Econews e' a cura della redazione del sito www.verdi.it ed e'
pubblicata sul sito http://www.verdi.it. per info:
webmaster@verdi.it
NUCLEARE: BONELLI (VERDI), SARA' A MONTALTO LA PRIMA CENTRALE
GOVERNO VUOLE TRASFORMARE LAZIO IN PATTUMIERA RADIOATTIVA D'ITALIA
"Il governo intende costruire la prima centrale nucleare a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, dove, probabilmente saranno istallati due
reattori" Lo ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli nel corso di una conferenza stampa svoltasi davanti la sede della rai di
Viale Mazzini, dove è stato presentato il dossier del Sole che ride dal titolo 'BALLE NUCLEARI' Tutte le bugie del governo sui costi del nucleare".
"Il Lazio rischia di diventare la pattumiera d'Italia - spiega Bonelli - insieme a Montalto, il governo ha preso poi in considerazione come sito
per una centrale Borgo Sabotino (Latina), e quello del Garigliano (tra Latina e Caserta) - dove già prima che il referendum dell'87 facesse
uscire il nostro paese dall'atomo ci sono stati diversi incidenti - come sito per il deposito nazionale per le scorie. Questo senza che dalla
candidata alla guida della Regione Lazio, Renata Polverini, arrivino parole chiare sulla questione" .
"Su Montalto e sulla lista dei siti che abbiamo già indicato sfidiamo il governo a smentirci. E' molto probabile che una centrale sarà a Chioggia
(Venezia), a Palma di Montechiaro (Agrigento) e a Monfalcone (Gorizia). Inoltre, sulla lista del governo ci sarebbero anche Trino Vercellese, Caorso e
Oristano'. Secondo Bonelli 'il nucleare costa troppo e crea problemi di sicurezza per l'ambiente e la salute dei cittadini, per questo smontiamo le
tesi del ministro Scajola sui costi del nucleare - conclude Bonelli -. Non esiste, infatti, al mondo una società assicurativa che trovi una polizza
applicabile alle centrali nucleari e ne che sia in grado di calcolare il rischio di un eventuale incidente".
Roma, 5 febbraio 2010
|
|
|
«Se lo faccia lui il villaggio turistico, anzi ci vada e ci resti un bel po’! urla Carlo Vasconi, consigliere regionale dei Verdi che per anni ha combattuto contro il porticciolo Fino ad oggi abbiamo sopportato molto più di quello che dovevamo la presunzione e gli insegnamenti di questa archistar venuta ad insegnarci a vivere e a comprendere il bello. Poterlo rimandare a casa senza aver fatto un bel niente qui da noi è una vittoria non solo dei Verdi ma di tutti i savonesi. In questi anni e anche per la sua uscita di scena ha usato toni da colonizzatore. Per quello che riguarda noi Verdi la nostra battaglia continua: noi non eravamo contro il progetto di Fuksas ma contro qualsiasi cementificazione della Margonara».
DA IL SECOLO XIX 3-2-2010
|
|
|
da altraeconomia.it
San Benedetto non ce la dà a bere
Autore: Luca MartinelliStampa
Antitrust/San Benedetto
La pubblicità “ambientale” dell'azienda veneta è ingannevole: parola dell’Antitrust. Multa all’azienda che non paga i canoni ma fa utili milionari
Settantamila euro di multa per San Benedetto. A “punire” l’azienda veneta è stata l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha pizzicato, e sanzionato, la pubblicità delle bottiglie “eco-friendly” (vedi Ae 100), accompagnate dalla dicitura “- plastica + natura”.
L’Antitrust, nel condannare per “pratiche commerciali scorrette” San Benedetto, contesta i messaggi diffusi dalla primavera 2009 “alla data del 27 ottobre”: l’azienda non ha è stata in grado di produrre nessun riferimento scientifico che comprovasse le affermazioni contenute nei claim ambientali. Non sono provati, né comprovabili, tanto la riduzione del peso delle bottiglie (“almeno il 30%” della plastica utilizzata) quando il risparmio energetico che ne deriverebbe (“una quantità di energia equivalente alla CO2 fissata da 16.000 ettari di nuovo bosco impiantato”).
Al di là della multa di 70mila euro (l’azienda ha già fatto ricorso al Tar), vale la pena leggere con attenzione, e per questo la ricopiamo, la valutazione conclusiva dell’Autorità, perché l’Antitrust riconosce per la prima volta la “deriva ambientalista” dei messaggi pubblicitari e ne definisce i limiti: “L’accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori ha indotto i professionisti a conferire sempre maggior risalto, nella pianificazione delle proprie campagne pubblicitarie, alle caratteristiche di compatibilità ambientale dei prodotti o servizi offerti. I cosiddetti claim ambientali […] sono, quindi, diventati un potente strumento di marketing in grado di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori. […] costituisce onere informativo minimo imprescindibile a carico dei professionisti che intendono utilizzare tali vanti nelle proprie politiche di marketing quello di presentarli in modo chiaro, veritiero, accurato, non ambiguo né ingannevole” (sul sito di Ae il testo integrale estratto dal Bollettino n. 52 dell’Agcm, del 18 gennaio 2010). Un messaggio per il futuro, per San Benedetto e tutti gli altri. Una nota a margine: l’Antitrust ha letto il bilancio di Acqua minerale San Benedetto spa chiuso al 31 dicembre 2008, e ne riporta i dati. Nel 2008, l’azienda ha fatturato circa 564 milioni di euro, registrando “utili per oltre 32.400.000”. Lo stesso gruppo, però, non ha voluto pagare, nel 2008, il canone di concessione per l’acqua emunta e imbottigliata in Veneto, poco più di 2,2 miliardi di litri (cioè 2,2 milioni di metri cubi). Avrebbe dovuto versare nelle casse della Regione “solo” 6,5 milioni di euro. Se anche lo avessero fatto, gli Zoppas non sarebbero finiti in bolletta. Avrebbero dovuto solo rinunciare a una parte del loro guadagno.
|
|
|
[ 3 febbraio 2010 ] Acqua
Un 2010 di lotta e di proposta per il Forum italiano dei Movimenti per l'acqua
FIRENZE. E' arrivata la risposta organizzata del Forum italiano dei Movimenti per l'acqua al governo Berlusconi, che con l'approvazione dell'art.15 del decreto Ronchi, ha aperto definitivamente le porte della gestione del Servizio idrico integrato ai grandi gruppi multinazionali e ai mercati. Secondo il Forum, che ha preso contatti con molti soggetti della cosiddetta società civile, la partita non è affatto chiusa considerata anche l'indignazione generale registrata nei cittadini (e il ricorso alla Corte Costituzionale fatto da molte Regioni).
Con quella norma intanto si toglie la libertà di scelta alle amministrazioni locali che quindi si sono mosse: sono ormai oltre cento i comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l'acqua "bene comune e diritto umano universale" ed il servizio idrico come "privo di rilevanza economica", sottraendosi in questo modo alla normativa nazionale ritenuta incostituzionale.
«Sono i comuni che hanno nel frattempo costituito il "Coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica" e che, il prossimo 6 marzo, terranno a Roma la loro prima assemblea nazionale» spiegano dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua e poi informano: «Sabato 20 marzo un grande manifestazione nazionale attraverserà le strade e le piazze di Roma per ribadire il NO alla privatizzazione dell'acqua, per riaffermare che l'acqua è un bene comune e un diritto umano universale e per chiedere l'immediata approvazione della nostra legge d'iniziativa popolare, che chiede la ripubblicizzazione dell'acqua e la sua gestione partecipativa».
Il fronte che sostiene questa campagna nazionale e che si è aggregato al Forum italiano dei movimenti per l'acqua è molto ampio: dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche. «Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, possa mettere al centro con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l'inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell'acqua e dei beni comuni, del territorio e dell'energia, della salute e del benessere sociale».
La manifestazione del 20 marzo, a due giorni dalla celebrazione della Giornata mondiale dell'acqua, è il punto di partenza per il vasto fronte di soggetti che appoggia le proposte del Forum italiano dei Movimenti per l'acqua, dato che da aprile inizierà la campagna di raccolta firme per la promozione di tre referendum abrogativi su questo tema.
|
|
|
A tre anni esatti dalla presentazione in pompa magna in consiglio comunale a Savona (era il 6 febbraio del 2007), adesso la torre-grattacielo del porticciolo di Fuksas è definitivamente affondata. Questa volta non per il “niet” della Regione o del ministero o della Conferenza dei servizi: no, stavolta è il suo stesso ispiratore che l’ha demolita «perché i savonesi e i liguri non sono stati capaci di comprenderla».
Da ieri Massimiliano Fuksas, l’archistar di origine lituana che da oltre tre anni è la mano e il cervello a cui i committenti privati hanno affidato l’ispirazione del nuovo porticciolo, è ufficialmente l’ex progettista della Margonara. Di fronte ai continui ostacoli e agli attacchi dei contrari, di fronte alle bocciature del Via regionale, del ministero ma soprattutto di quella parte di opinione pubblica e politica che da mesi hanno battezzato la sua torre “fallo” e fatto del suo disegno l’emblema dell’aggressione selvaggia della costa, l’architetto ha gettato la spugna.
Architetto, è proprio sicuro? Lascia?
«Non m’interessa più, non ne voglio più sapere nulla: ho provato e mi sono illuso per anni che ci fosse la disponibilità di capire il progetto e guardare avanti ma ora dico basta e mi chiamo fuori: rinuncio al progetto e tanti saluti - dice Fuksas - da quest’esperienza ho capito perché non ho mai fatto nulla in Liguria: non c’è la disponibilità a guardare avanti e tutto si blocca preconcettamente. Lo facciano come gli pare quel porticciolo: borgo ligure o villaggio vacanze è uguale, non è più qualcosa che mi riguarda e non ne voglio più sapere».
Non c’è modo di farle cambiare idea?
«No, escluso. Da questa vicenda traggo un giudizio negativo non solo su Savona e la Liguria ma direi sull’Italia. Qui le cose vanno così: tempi infiniti, silenzi, trattative estenuanti, ostacoli su tutto e mai un passo avanti dal punto di vista culturale. Perché il problema è soprattutto questo: culturale, mica progettuale. Sono demoralizzato».
Uno sfogo dai toni durissimi come nello stile dell’architetto-filosofo a cui tutto si può contestare ma non certo la mancanza di chiarezza. Uno sfogo tutto sommato prevedibile considerato ciò che è accaduto al suo progetto negli ultimi mesi: con la conferenza dei servizi che lo ha sostanzialmente bocciato sulla scorta del parere negativo della commissione Via regionale, e i committenti dell’opera (la cordata imprenditoriale da Giovanni Gambardella, ndr) che hanno accettato di presentare un nuovo progetto questa volta «compatibile con i vincoli ambientali di ministero dell’Ambiente e commissione Via». Progetto che - è stato chiaro a tutti anche se la bocciatura non riguarda la torre - ripartirà dalla cancellazione della torre che per Fuksas è «il tratto distintivo» ma per l’opinione pubblica, e di recente anche per il sindaco Berruti («se il problema è il grattacielo, facciamolo togliere»), è ormai diventato un emblema negativo, un simbolo da scacciare.Tutti aspettavano un suo nuovo disegno.
«Io in realtà non ho più saputo nulla del progetto e dell’iter ma tolgo d’impaccio chi mi dovrà avvisare: sono io che rifiuto anticipatamente l’incarico, non m’interessa farlo né sapere con quali criteri dovrei rifare il disegno - riprende - La mia idea l’ho presentata anni fa, l’ho spiegata, ho creduto di poter far capire cosa significava. Mi sono impegnato convinto, come lo sono anche oggi, della novità che avrebbe rappresentato. È evidente che non è stata capita».
Davvero getta la spugna?
«Rinuncio al progetto in toto, non ne voglio più sapere nulla, ne ho sentite troppe su questa vicenda e mi chiamo fuori attraverso il vostro giornale».
Da quanto non si occupa più della Margonara?
«Approfitto di quest’occasione per dirlo ufficialmente: rinuncio all’incarico da subito, punto e basta».
Lo ha già detto ai committenti?
«Non ne so più niente da mesi e non voglio sapere altro. È una sconfitta culturale più che progettuale. Non è stata capita l’opportunità che avevamo davanti: fare del porticciolo di Savona un nuovo esempio di architettura moderna. Costruire dove in teoria non si può: sul mare. È una svolta non da poco ma a Savona e in Liguria non l’avete capito. Pazienza, poco male, mi concentrerò sugli altri progetti che sto seguendo nel mondo, immodestamente sono tra i più importanti del momento: un complesso fieristico a Roma, un aeroporto in Cina, importi ben maggiori di quello del porticciolo savonese».
Scusi la domanda veniale: è stato pagato per ciò che ha fatto sinora?
«Capisco che per voi liguri questo sia un problema non da poco ma onestamente non lo so neppure, dovrei andare a verificare. Non è questo progetto che mi ha arricchito, sto seguendo quello di un aeroporto da 1,4 miliardi di euro».
Perché parla di sconfitta culturale? Però non era un’opera indolore: una torre di oltre cento metri e irregolare... Ci può stare la bocciatura.
«Ripeto, non è un problema progettuale o di forma ma culturale: l’idea era costruire dovunque, anche sul mare, con modelli architettonici del futuro. Togliere il cemento dalla costa per concentrarlo in uno spillo sulla diga foranea. La torre che avevo proposto era un faro, uno spillo e invece siamo arrivati a definirlo in modo osceno (”fallo”, ndr) non avendolo compreso. Culturalmente è una sconfitta. E io lo dico con dispiacere per l’Italia e la Liguria più che per il sottoscritto per il quale è solo uno dei tanti progetti». La sua idea di porto per la Margonara è esportabile? La proporrà altrove?
«Era vostra, pensata per la vostra costa, ma certamente è esportabile l’idea che l’architettura vinca su tutto: ripeto, costruire dove non si può, anche in pieno mare. Non significa far trionfare il cemento ma valorizzare l’opera dell’uomo che merita. Cose che in Italia, purtroppo, è difficile riuscire a fare e ne ho avuto la prova in questa occasione».
Si sente tradito?
«Non esageriamo. Non sarà questo progetto a cambiarmi la vita. Diciamo che è stata l’occasione per dare vita ad un dibattito che andava oltre l’opera in se ma è un dibattito che non mi è piaciuto nella sua evoluzione. Io non ho nulla da rimproverarmi perché ho spiegato più volte cosa intendevo nel proporre quel disegno e non sono stato capito. Ci metto una pietra sopra alla Liguria, d’altra parte ci sarà un motivo se non ho mai fatto nulla da voi e invece lavoro in tutto il mondo».
È un po’ come se la sua torre sia stata abbattuta prima di nascere.
«Sì, ma allora mi aspetto che si demoliscano anche i fari dei porti, che invece sono monumenti architettonici che tutti preserviamo e amiamo. Per fortuna quando sono stati fatti nessuno ha trovato gli ostacoli che ho trovato io altrimenti oggi non sapremmo cosa sono».
Da http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/savona/2010/02/02/AMJCsBLD-fuksas_sbatte_rinuncio.shtml
|
|
|
Elezioni regionali, i Verdi ripartono dal programma
Cristina Morelli, Consigliere Regionale dei Verdi: “Spostare subito la discussione sul programma e sulle priorità”
“I Verdi, che correranno alle prossime elezioni regionali con il loro simbolo del Sole che Ride, pubblicano oggi il loro programma sul proprio sito (www.verdiliguria.it) e sugli altri canali di comunicazione e lo mettono a disposizione dei cittadini per una valutazione comune e per ricavarne degli obiettivi concreti e raggiungibili da portare avanti nella prossima legislatura – ha dichiarato Cristina Morelli, Presidente e consigliere regionale dei Verdi - ; stiamo anche per partire con i tavoli di raccolta delle firme per garantire la presenza del nostro simbolo sulla scheda elettorale di tutte e quattro le province. Quelli saranno le prime sedi dove ci confronteremo con i cittadini per recepire quelle che sono le priorità e le emergenze da affrontare subito dopo le elezioni.
I punti qualificanti per le regionali di marzo sono per noi lo sviluppo delle energie rinnovabili per fare fronte all’anacronistico piano nucleare proposto dal governo Berlusconi e da Scajola, l’impegno affinché anche per i prossimi cinque anni siano risparmiate dal calendario venatorio le specie protette dall’Unione Europea tema, questo della caccia, che è tornato recentemente alla ribalta con l’approvazione da parte del Senato di una norma che mette a rischio la vita di moltissime specie tra le quali ve ne sono alcune anche a rischio di estinzione e infine i diritti in senso lato proseguendo il lavoro fatto fino ad ora con l’approvazione della legge “Morelli” contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale.
Abbiamo deciso di anteporre il programma alla presentazione dei nostri candidati perché pensiamo che si sia accumulato troppo ritardo nell’affrontare i temi di questa campagna elettorale dando priorità ad assetti di coalizione che interessano poco i cittadini e che rischiano di allontanarli dalle urne.
Il programma si sviluppa in dodici aree tematiche – conclude Cristina Morelli – che sono: i diritti di tutti, i diritti degli animali, la salvaguardia del verde, la tutela della salute e dell’alimentazione, la “green economy”, la mobilità sostenibile, la strategia “rifiuti zero”, la tutela delle coste contro il dissesto idrogeologico, la tutela dell’infanzia, il diritto a un mare pulito e spiagge pubbliche, il turismo sostenibile, e la tutela ambientale dei beni culturali.”
|
|
|
03 febbraio 2010
Informazione Marco Roveda, fondatore di Lifegate, sostiene la battaglia dei Verdi: «Giornali e tv sono in equilibrio tra pubblico e pubblicità ma gli interessi della gente sono mutati»
«L'informazione non sta aiutando lo sviluppo di una civiltà dei valori» e, se questo è da un certo punto di vista scontato perché «i media convenzionali vivono di pubblicità», un atteggiamento diverso sarebbe possibile e vantaggioso per giornali e televisioni: «La gente vuole sapere di cambiamento climatico, di inquinamento».
Per Marco Roveda, pioniere di quella che oggi si chiama green economy e che negli anni Ottanta era una follia, è da sostenere la battaglia che i Verdi hanno cominciato sei giorni fa con lo sciopero della fame del presidente Angelo Bonelli contro il sistema dell'informazione che esclude i temi ambientali.
Inventore di quel gran caso di biosuccesso che è stato il marchio Scaldasole, Roveda è oggi uno che l'informazione la fa in prima persona, con il portale Lifegate e la radio collegata.
«I cinesi dichiarano di voler aumentare l'efficienza energetica del 45%», spiega a Terra, «e il Corriere della Sera non scrive neanche una riga. E' una decisione che può far sì che il mondo si salvi: non puoi non occupartene».
Perché?
Miopia, incapacità di valutare correttamente il peso delle questioni ambientali? Forse è anche più semplice.
L'informazione tradizionale vive di pubblicità, non va contro la sua principale fonte di reddito: materialismo, pubblicità e media formano un circolo vizioso.
E il pubblico?
Naturalmente i media cercano un equilibrio tra gli interessi della pubblicità e quelli del pubblico. Ma gli interessi della gente stanno cambiando, rispetto a quelli che erano 50 anni fa: sta cambiando il senso stesso della felicità.
I nostri padri avevano ragione a seguire il sentiero studia- lavora-guadagna-diventa ricco e sii felice. Ora da noi non funziona più: una parte importante dei cittadini dei Paesi sviluppati ha raggiunto un altro livello di consapevolezza.
Puoi avere bisogno di macchine sempre più lunghe? C'è un nuovo bisogno primario per l'uomo, che è quello di occuparsi dell'ecosistema; il senso stesso della parola ricchezza o quella della parola felicità vengono ridefiniti da questa nuova necessità.
Alla base di questa nuova consapevolezza non c'è l'informazione fornita da giornali e tv.
No di sicuro, almeno non dai media convenzionali. Alla base c'è una profonda disillusione rispetto alle promesse del materialismo. E c'è una cultura che cambia nel suo insieme, anche grazie ai nuovi media. Questo non significa che non occorra battersi perché il sistema non cambi: la richiesta dei Verdi è giusta. I media possono accelerare il cambiamento in corso. Dobbiamo chiedere che, come tutte le altre aziende, adottino un atteggiamento people-planet-profit: non più solo orientati al profitto. I
n questa visione che Lifegate propone più si alza il profitto, più crescono i due altri elementi.
Simonetta Lombardo da Terra
|
|
|
OGM: BONELLI (VERDI), SE OGM IN ITALIA NECESSARIO REFERENDUM
OGM: BONELLI (VERDI), SE OGM IN ITALIA NECESSARIO REFERENDUM
2011 ANNO DEI REFERENDUM SU ACQUA, NUCLEARE E OGM
"Se gli ogm entreranno in Italia sarà necessario un referendum". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Di
fronte ad una questione fondamentale come quella delle colture biotech, che potrebbe rappresentare la pietra tombale per l'agricoltura di qualità,
tipica e biologica italiana che rappresenta il nucleo del nostro made in Italy agroalimentare, stupisce l'inattività del governo e del ministro
dell'agricoltura Luca Zaia che si limita ai soli annunci sul marchio etico ogm free, iniziativa apprezzabile ma insufficiente perchè gli ogm
contaminano anche le colture non ogm".
"Il 2011 sarà l'anno dei referendum per garantire acqua pubblica ai cittadini, garantire un'energia pulita e fuori dal nucleare e cibi garantiti e
non contaminati dagli ogm - ha concluso Bonelli -. Di fronte all'inerzia del governo su queste grandi questioni è necessario e giusto che ora la
parola torni al popolo sovrano".
|
|
|
****************************************************************
Comunicato dell’1 febbraio 2010
Il Senato approva la caccia senza limiti temporali.
Bisogna mobilitarsi subito per scongiurare il via libera della Camera!
Il 28 gennaio 2010 il Senato ha approvato l'articolo 38 della Legge comunitaria, che cancella i limiti della stagione venatoria, attualmente compresi tra il 1° settembre ed il 31 gennaio, lasciando alle Regioni il compito di fissarli. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera.
Sono stati ignorati i pareri negativi del Ministero dell'Ambiente e dell'ISPRA. È stato ignorato l'appello di circa 150 associazioni di cittadini, professionisti, naturalisti, escursionisti, fotografi. Vi è ora il pericolo che gli uccelli vengano cacciati durante la nidificazione, la riproduzione e la dipendenza e durante la migrazione verso i luoghi di riproduzione, con gravissime conseguenze sulla consistenza delle loro popolazioni, ed in violazione della direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici e della nuova direttiva n. 2009/147/CE del 30 novembre 2009 che entrerà in vigore il 15 febbraio 2010.
Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto ha commentato: “Una regione come il Veneto, che dell’estremismo venatorio ne ha fatto una bandiera, approfitterebbe subito di questa legge per far cacciare in estate ed in primavera. Fortunatamente il provvedimento deve ancora ottenere l’approvazione della Camera. Chiediamo a tutti i cittadini di scrivere una email di protesta ai firmatari della legge, di votare un sondaggio sulla caccia, di inviare fotografie ad un quotidiano nazionale e di fare mente locale sull’appartenenza politica di chi vuole la caccia alle coppie di animali selvatici nel periodo di cova o accompagnate dai pulcini o cuccioli.”
Qui di seguito la lista completa dei senatori che hanno votato A FAVORE, CONTRO, ASTENUTI ed in missione, con a fianco il partito di appartenenza.
LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - via Cadore, 15/C int.1 - 31100 Treviso Info: 347 9385856 email: lacveneto@ecorete.it - web: www.lacveneto.it
|
|
|
Vertice in procura
dopo gli abusi
scoperti dai vigili
AUGUSTO REMBADO
Le case agricole di Verzi
sono diventate ville di lusso
LOANO
Nel sessanta per cento delle costruzioni realizzate in zona agricola a Verzi, frazione di Loano, sono ipotizzati reati di varia gravità. E' il dato clamoroso trapelato dal vertice che si è svolto ieri mattina in Procura a Savona fra gli inquirenti che si occupano della vicenda. Sono circa 85 gli insediamenti edilizi recenti, praticamente tutti, sui quali la magistratura ha volto fare degli accertamenti. Ad oggi non ci sono ancora avvisi di garanzia, le indagini sono in corso, ma sta emergendo che in almeno 4 casi su 10 si rilevano abusi, a vari livelli. La questione tiene banco da tempo e non è ancora arrivata in fondo. Negli ultimi mesi sarebbero arrivati alla Procura alcune esposti che comporteranno ulteriori approfondimenti. Ieri in Procura si sono presentati gli agenti della polizia municipale di Loano che hanno eseguito gran parte dei controlli.
In molti casi sarebbero state riscontrate difformità dai progetti approvati. In particolare per quanto riguarda i piani interrati dove, in base al progetto erano previsti locali ad uso agricolo, dalle cantine ai magazzini. Sarebbero invece stati realizzati in molti casi locali ad uso abitativo, con tanto di idromassaggio. Un cambiamento di destinazione d'uso non autorizzato e comunque impossibile da ottenere. Molti dei titolari delle licenze sono personaggi noti, non solo loanesi. Sarebbero già numerosi i reati, amministrativi e penali, ipotizzarti: discariche non autorizzate, lottizzazione abusiva, la mancata realizzazione del piano aziendale e la creazione di volumi non assentiti, false dichiarazioni rese nei documenti presentate al Comune (reato di falso ideologico) da parte di proprietari o committenti o progettisti o direttori lavori. Sarebbero innumerevoli anche le violazioni minori, di natura amministrativa: mancata agibilità di case terminate ed abitate, mancanza cartello di cantiere, violazioni ambientali.
L'aspetto più grave che sta emergendo è che in alcuni casi gli interventi sono stati fatti in terreni censiti nell'area Sic di Interesse Comunitario. Vi sono poi molti lotti nei quali non è stato portato avanti il piano aziendale agricolo. In questi ultimi casi, se le accuse che trapelano verranno certificate, sarà impossibile per i proprietari accedere ad una sanatoria. Ci potrebbero essere licenze che decadranno perchè non c'erano i presupposti per concederle. Un'eventualità clamorosa che potrebbe portare, al termine della vicenda giudiziaria, all'obbligo di demolizione dei manufatti agricoli, anche delle vere ville di campagna con tutti i confort.
|
|
|
Appello solidarietà con Angelo Bonelli ed i Verdi
Angelo Bonelli ed i Verdi hanno iniziato uno sciopero della fame ad oltranza per protesta contro il fatto inconfutabile che le reti televisive
italiane abbiano tralasciato in questi ultimi mesi di parlare delle grandi questioni ambientali come la lotta all'inquinamento, la difesa della salute
dei cittadini, la difesa del territorio, l'emergenza climatica che l'Intero Pianeta sta vivendo a causa del cambiamento del clima, il ritorno del
nucleare.
Noi condividiamo le ragioni che hanno spinto Angelo Bonelli ed i Verdi italiani ad aprire questa vertenza e siamo solidali con loro nella speranza che
i problemi posti vengano messi al centro del dibattito di tutti gli organi di informazione e confidiamo che i responsabili di tutte le reti televisive
diano risposte chiare e rapide visto che, oltre alla libertá di informazione nel nostro Paese, è in gioco il futuro del nostro pianeta e la salute
dei cittadini.
Per firmare l'appello clicca qui
http://www.verdi.it/petizione
Giobbe Covatta
Mario Tozzi
Marco Boato
Ignazio Marino
Giuliano Tallone
Francesco Alemanni
Nando Bonessio
Paolo Piacentini
Gianfranco Mascia
Maria Boncompagni
Luigi di Cesare
Carmen d'Occhio
Daniele Caldelli
|
|
|
TV: VERDI; QUESTIONE AMBIENTALE ESPULSA DA PROGRAMMI TELEVISIVI
===DA DOMANI BONELLI INIZIA SCIOPERO FAME===
PRESIDIO DAVANTI SEDE RAI VIALE MAZZINI
ROMA- ORE 11.00 CONFERENZA STAMPA
CAMPER VERDI DAVANTI SEDE RAI IN VIALE MAZZINI, 14
Le tematiche ambientali sono state espulse dal sistema radio televisivo italiano. I grandi temi della tutela dell'ambiente, della lotta
all'inquinamento, della salute dei cittadini, della difesa del territorio e dell'emergenza climatica che l'Intero Pianeta sta vivendo a causa del
cambiamento del clima sono stati uccisi dalla comunicazione televisiva del nostro Paese.
Per queste ragioni da domani i Verdi inizieranno un presidio davanti la sede della Rai in Viale Mazzini, 14 a Roma ed il Presidente nazionale Angelo
Bonelli comincerà uno sciopero della fame che coinvolgerà nei prossimi giorni anche numerosi dirigenti dei verdi a livello nazionale e regionale.
"Stiamo assistendo ad un vero e proprio omicidio in diretta per le grandi questioni ambientali". Dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che
da domani comincerà lo sciopero della fame". "Si vogliono 'uccidere' i Verdi - conclude - per eliminare dai palinsesti televisivi le questioni su cui
i cittadini dovrebbero essere informati, a cominciare dalle vittime dello smog, dal nucleare che il governo sta reintroducendo nel più totale
silenzio dei media, dal Summit di Copenhagen ignorato dai nostri programmi di approfondimento".
Domani alle 11.00 al camper dei Verdi che stazionerà davanti la sede della Rai di Viale Mazzini conferenza stampa di Angelo Bonelli che illustrerà
le ragioni e le modalità della protesta.
Roma, 27 gennaio 2010
|
|
|
 | VEZZI PORTIO VASCONI OTTIENE FINANZIAMENTI PER MOBILITA' ALTERNATIVA |
| |
Inserito da Marco Brescia | Giovedì, 28 gennaio 2010
(Leggi Tutto... | ) |
| | | |
La prima Commissione Affari generali della Regione Liguria ha accolto, nel corso della seduta odierna, un emendamento al Disegno di legge numero 523, “Disposizioni di adeguamento della normativa regionale”, presentato dai consiglieri regionali Marcenaro, Miceli e con la prima firma del consigliere dei Verdi Carlo Vasconi, che consente alla Giunta regionale a stipulare appositi accordi con i gestori autostradali al fine di offrire soluzioni alternative alla mobilità con agevolazioni ai residenti, l’operazione è finanziata con 15 mila euro.
“Il ritardo nei lavori per il ripristino della strada provinciale che collega Finale Ligure a Vezzi Portio, interrotta dalla caduta di un masso di grandi dimensioni in località Cornei, sta provocando enormi disagi alla mobilità, soprattutto ai residenti – interviene il consigliere regionale dei Verdi Carlo Vasconi -. Con questa iniziativa, finanziata con 15 mila euro, intentiamo dare una risposta concreta alle giuste richieste dei cittadini di Vezzi Portio e Orco Feglino che devono sostenete dispendiosi tragitti alternativi per raggiungere Finale Ligure”.
La Regione Liguria potrà accordarsi con il gestore dell’autostrada per sospendere il pagamento del pedaggio ai residenti per la tratta che va da Spotorno a Finale Ligure. “Nel contempo invitiamo la Provincia di Savona a svolgere celermente i lavori di ripristino della viabilità della strada provinciale 8 – conclude Carlo Vasconi – che riveste un ruolo molto importante quale unica alternativa all’Aurelia, spesso già intasata dal traffico ordinario”.
da www.ivg.it
|
|
|
“Per un pugno di voti Sandro Biasotti svende l’ambiente a cacciatori e bracconieri mettendo la Liguria fuori legge”. E’ quanto dichiara Cristina Morelli, consigliere regionale dei Verdi e presidente di Verdi Liguria.
“Abbiamo appreso dai giornali come il candidato del centrodestra nel corso di un incontro con le associazioni venatorie liguri abbia accolto le richieste presentate dai cacciatori, tra cui la richiesta di riaprire la caccia a fringuelli e storni, nonostante la condanna della corte di giustizia Ue causata dalle passate cacce in deroga liguri e la reintroduzione della caccia alla selvaggina migratoria da appostamento mezz’ora dopo il tramonto”.
“Grazie ai Verdi – prosegue Morelli – e alle battaglie combattute in questi cinque anni, tra cui il mio digiuno nel 2005, queste norme erano state abolite in Liguria, ponendo la nostra regione in linea con le direttive europee: fringuelli e storni oggi volano liberi nei cieli della Liguria”.
“Riteniamo scandaloso – conclude l’esponente dei Verdi -, che il candidato del centrodestra ancora una volta dimostri di volere trasformare i cacciatori liguri in bracconieri: le promesse all’apertura alla caccia di Biasotti sono vere e proprie violazioni della legge, indegne di un paese europeo”.
da www.ivg.it
|
|
|
I “Verdi” finalesi mostrano il proprio apprezzamento circa le dichiarazioni dell’assessore regionale Franco Zunino sulla necessità di istituire il Parco del Finalese.
“Zunino – scrive Gabriello Castellazzi, portavoce dei Verdi finalesi – ha tentato di convincere gli amministratori di Finale Ligure e gli altri Comuni del comprensorio che l’istituzione del Parco è una grande opportunità di sviluppo sostenibile per questa parte di Liguria. Parco del Finale è previsto da una legge fino ad oggi non attuata. Dove è la Magistratura che sovrintende l’applicazione delle norme?”.
“La popolazione interessata, e secondo noi danneggiata, da questa non applicazione della legge comprende tutti i cittadini residenti nei Comuni del Comprensorio Finalese, i quali – in una decisione così importante – dovrebbero a questo punto essere coinvolti democraticamente anche con un referendum”.
“I Parchi in Italia e in Europa lavorano per mantenere l’armonia di un territorio – fa sapere ancora Castellazzi – rendere visibile questa armonia, farla conoscere e apprezzare. Nel caso del Finalese vuol dire valorizzare anche le straordinarie potenzialità del patrimonio archeologico, il quale verrebbe pubblicizzato in libri e riviste. Vuol dire valorizzare la tipicità eno-gastronomica, puntando sul rilancio dei prodotti locali (vino, olio, frutta e ortaggi). Questo secondo noi è turismo e rilancio dell’economia finalese”.
E ancora: “Il Parco, in questo settore, potrebbe farsi garante del marchio “prodotto nel Finalese”.In ogni negozio ci potrebbero essere spazi per appositi punti vendita gestiti in collaborazione diretta con i produttori.
Molti albergatori,agricoltori, tanti cittadini,anche tra quelli che appoggiano la Giunta Richeri,condividono questi ragionamenti ed è ora che si facciano sentire in modo chiaro e forte.
Non perdiamo la speranza che in un prossimo futuro tutti quelli che amano il territorio Finalese, e vogliono il Parco,diventino maggioranza”.
DA www.ivg.it
|
|
|
25 gennaio 2010 ] Energia | Rifiuti e bonifiche
In Germania Verdi e Greenpeace contro i trucchi nucleari della colazione giallo-nera: «Chiudete i reattori-rottami»
LIVORNO. Secondo quanto scrive il settimanale tedesco "Der Spiegel" le lobby atomiche all'interno della Cancelleria e del governo federale avrebbero deciso di consentire a tutte le 17 centrali nucleari tedesche di continuare a fornire energia alla rete elettrica.
La cancelliera democristiana Angela Merkel avrebbe deciso così di ritardare ogni decisione, di procrastinare le scadenze della chiusura delle centrali più vecchie concordate con i suoi ex alleati socialdemocratici come primo passo di una graduale uscita dal nucleare della Germania, per non mettere a rischio la tenuta del nuovo governo gallo-nero con il Partito liberale (Fdp), che è apertamente filo-nucleare. La Merkel, in forte crisi di consensi dopo la vittoria del 2009, appare sempre più in difficoltà.
I Grünen tedeschi, che quest'anno festeggiano il loro trentesimo compleanno in grande salute e con i sondaggi elettorali che li danno in ascesa, accusano apertamente il governo di centro-destra di essere al soldo delle lobby economiche del Paese e di utilizzare trucchetti sporchi per lasciare in funzione "Schrott-Reaktoren", reattori-rottami come quelli di Neckarwestheim 1 e Biblis.
«Il gatto nero e giallo è uscito dal sacco - dicono i Verdi riferendosi al nero con la quale viene identificata la Cdu-Csu ed al giallo della Fdp - Tutte le 17 centrali nucleari tedesche devono rimanere a livello di rete, compreso il paio di rottami di Neckarwestheim e Biblis, che dovrebbero essere chiuse al più presto, secondo il l' Atomausstiegsvertrag (il "contratto" stipulato dal precedente governo della grande coalizione, ndr) entro la fine dell'anno. Contro questa violazione del contratto i Verdi scenderanno in piazza».
La leader parlamentare dei verdi, Claudia Roth, commentando le rivelazioni di "Der Spiegel" su gruene.de ha detto che ormai la coalizione nero-gialla (chiamata anche Ape Maia) è sottomessa alla lobby del nucleare per portare milioni di utili nelle loro casse: «La sicurezza dei cittadini non importa affatto ai giallo-neri, ma ancora di più: questa è un'assurdità di fronte al profitto delle imprese del settore energetico».
Per i verdi anche i discorsi del governo sulla cosiddetta "tecnologia ponte" del nucleare sono un trucco per continuare a far funzionare tutti quelli che loro chiamano "i rottami AKW" dell'energia elettrica che secondo la Roth «In questo paese non sono necessari. Il governo federale dovrà essere preparato per la resistenza di massa in strada». I verdi tedeschi annunciano battaglia e sono convinti di portare in piazza decine di migliaia di persone che si sono già dette disposte a seguirli sul cliccatissimo grüne Aktionsportal.
Per la battaglia antinucleare è già scesa in campo anche Greenpeace che sta organizzando blitz e manifestazioni in diversi lander tedeschi. Il 23 gennaio ha proiettato la gigantesca scritta "Schützt Atomausstieg!" sull'edificio dell'impianto di arricchimento dell'uranio di Gronau, che produce il combustibile per le centrali nucleari tedesche, per sottolineare che tutta la catena produttiva dell'energia nucleare ha gravi rischi.
Secondo la stessa Atomaufsicht Westfälischen Wirtschaftsministerium della Nord Renania settentrionale-Vestfalia un dipendente dell'impianto è stato ferito e ricoverato all'ospedale dopo una prova di pressione per la preparazione di un contenitore di uranio che conteneva anche tracce di esafluoruro di uranio (UF6) che si sarebbe liberato durante l'incidente. L'impianto di Gronau è gestito dalla Urenco, un'azienda divisa per un terzo ciascuno tra Gran Bretagna, Olanda e le imprese energetiche tedesche RWE e E.ON. L'Urenco gestisce due impianti di arricchimento ad Almelo, appena ad di la del confine olandese, ed uno a Capenhurst, in Gran Bretagna. L'uranio proviene soprattutto da Akokan, in Niger.
Greenpeace nei giorni scorsi ha anche bloccato l'ingresso numero 1 della vecchia centrale nucleare di Neckarwestheim, entrata in servizio dal 1976, per protestare contro i piani del gruppo energetico EnBWP di prolungare la sua durata di esercizio.
«EnBW e il ministro dell'ambiente del Baden-Württemberg Tanja Gönner (Cdu), stanno tentando di tutto per salvare l'impianto- spiega Beck Ulrike di Greenpeace Tübingen - Un prolungamento della sua vita, però, porta soloprofitti più elevati per EnBW. I profitti del settore nucleare non devono andare a discapito della sicurezza della popolazione».
Nel giugno 2008 Il ministero federale dell'Ambiente tedesco aveva respinto la proposta di continuare a fornire energia in rete attraverso i due reattori nucleari più recenti ma già durante l'ultima campagna elettorale la Cdu prometteva di salvare la centrale attraverso una ulteriore riduzione nella produzione di energia entro l'autunno.
Greenpeace attacca apertamente la coalizione giallo-nera Cdu- Csu-Fdop che considera ormai prigioniera della lobby nucleare: «La Merkel dovrebbe proteggere le persone e non vendere la loro sicurezza alle imprese nucleari».
|
|
|
Secondo appuntamento:
DOMENICA 31 GENNAIO- II GIORNATA MONDIALE SENZA CARNE
Improvviseremo, poiché questo è il nostro spirito, un buffet nell'ora del pranzo: dalle 12 in poi.
Sperando nella bella giornata, vorremmo invitarvi a scambiare qualche esperienza in questo cammino di ricerca che è il cibo.
Non sarà completamente gratuito: voi sapete che non ne approfitteremo, ma abbiamo bisogno di far quadrare i conti, per continuare i lavori di messa a punto dei locali. Altrimenti finiremmo di esistere, ancor prima di cominciare!!!
Quindi credo che stabiliremo un tetto minimo per portata, che consenta a noi 'di starci dentro' e a voi di scegliere come organizzarvi.
/Infatti, c/hi volesse, potrà portare qualcosa di preparato a casa: possibilmente nello spirito del bio, del vegano e del divertimento, oltre che dell'"amooore"!
Con l'intento di condividere ricette ed esperienze, ma non solo.
Vi metteremo finalmente a parte dei nostri passi e delle nostre intenzioni sul progetto 'veganierranti', ora che siamo associazione appartenente al 'circuito arci', con tutti gli annessi e connessi (tesseramento incluso).
Ma soprattutto vorremmo che, oltre ai compiti che ci competono per continuare a crescere (come si dice adesso) nella 'trasparenza', riuscissimo a condividere emozioni di più largo respiro: sulle scelte che ci vedono 'fautori' del nostro avvenire e come ci aspettiamo che questo si manifesti.
Acqua diamante, ambiente, animali, terra madre, destino e malattia, sostenibilità nella quotidianità, coscenza della manipolazione attraverso i mass media, e poi tanto altro.
Ma soprattutto...c'è Arturo (4 anni) con una notte di otite!
Quindi vi lasciamo qui e, per maggiori notizie, contattate il blog e scriveteci!
Vi abbracciamo.
A presto e... buona neve!
veganierranti
|
|
|
OGM: BONELLI (VERDI), BENE STOP A SPERIMENTAZIONE IN CAMPO APERTO
COMUNICATO STAMPA
= OGM: BONELLI (VERDI), BENE STOP A SPERIMENTAZIONE IN CAMPO APERTO
ITALIA SIA OGM FREE. DIFENDERE AGRICOLTURA QUALITA' E PRODUZIONI TIPICHE
"Le nostre preoccupazioni dei giorni scorsi hanno sortito un primo risultato. Lo stop degli assessori all'agricoltura alla sperimentazione di coltura
Ogm in campo aperto è un fatto positivo ma che non deve fare abbassare la guardia nella difesa dell'agricoltura italiana di qualità, biologica e
tipica". Lo ha dichiarato il Presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli commentando la decisione delle Regioni di ritirare il documento sulla
coesistenza tra gli Ogm e le colture tradizionali in esame alla Conferenza Stato-Regioni.
"La difesa dei consumatori, della salute dei cittadini e della nostra biodiversità non possono essere sacrificate sull'altare degli interessi di
alcune lobby economiche - ha concluso Bonelli -. Per queste ragioni l'Italia deve restare un paese Ogm free".
|
|
|
Partirà nel 2014 l'inceneritore di Verona
Mirko Simonaio*, 22 gennaio 2010, 14:06
Dibattito Nell'immaginario collettivo quelli che si ammalano sono sempre gli altri e se si parla di figli, i nostri non corrono mai alcun pericolo... istinto di soppravvivenza? ottimismo coltivato dalle religioni? o semplicemente rifiuto di ciò che può provocarci sofferenza? Capita che anche i nostri figli si ammalino, allora facciamo in modo , di evitare il più possibile che ciò possa verificarsi per incuria umana del creato e disprezzo della vita in ogni sua forma
Sappiamo guardare oltre il nostro naso?
Gli studi medico-scientifici, compreso quello commissionato nel 2006 dalla nostra Regione, dimostrano che se verrà attivato l'inceneritore dei rifiuti di Verona (Cà del Bue), esso produrrà polveri sottili cancerogene, gas velenosi e diossine accumulabili sul suolo.
La stragrande maggioranza degli scienziati di fama internazionale dichiara che tali inceneritori, anche i più moderni, come quello di Brescia, aumentano l'effetto serra, danneggiando irreparabilmente persone animali e terreni fino a 20 km di distanza;
Quando, fra qualche anno, si saprà che l'inceneritore dei rifiuti di Verona sparge diossina e altri veleni sui territori circostanti, quale sarà il nuovo valore commerciale degli immobili e dei campi? Chi sarà disposto in Italia e all'estero ad acquistare ancora i nostri prodotti agroalimentari?
Prodotti pregiati quali frutta (mele, fragole e altro) verdura (asparagi, radicchio e altro), vini (Soave e altro), pandori, biscotti, tortellini, carni ( polli, tacchini) tutti quanti prodotti di Verona quale mercato avranno? Quali saranno le ricadute sul biologico e sull'agriturismo veronese?
Ricordate i danni subiti dalla Campania quando a causa della diossina le mozzarelle di bufala sono state ritirate dai mercati internazionali?
A gennaio verrà assegnato il bando e se l'inceneritore non sarà fermato, funzionerà per almeno altri 25 anni. Che cosa ne pensano le aziende legate al mondo agroalimentare? Le sigle sindacali non avvertono il pericolo di una grave crisi occupazionale?
Vi chiediamo: Avete valutato come attivarvi per non avere a Verona una seconda "ALBERTVILLE"?(sulla quale riferiamo citando da un mensile svizzero (ARIA-DI-DOMANI 2005-05)
.... Nel 2001 vennero chiuse in un giorno 365 aziende agricole e abbattuti ben 7000 capi di bestiame, fra bovini, ovini e caprini. Solo mille animali si salvano, ma rimangono in quarantena, improduttivi, zombi a quattro zampe. La diossina si accumula nei tessuti, nei grassi e risale la catena alimentare. Ben 2230 tonnellate di latte vengono eliminate. Con loro se ne vanno anche 30mila chili di formaggio. Tutto questo per alcune decine di microgrammi di diossina. Nel giro di un giorno la regione di Albertville è diventata un fantasma. Il territorio è semplicemente scomparso. Sui campi rimangono 12 mila tonnellate di fieno contaminato. Un incubo perché non si sa come eliminarlo questo fieno. Bruciarlo vorrebbe dire rimettere in giro quei maledetti 35 microgrammi di diossina di cui è impregnata... Albertville in Savoia.
E allora dove mettere i rifiuti?
Esistono oggi moderne tecnologie, tra l'altro venete, che sfruttano efficacissimi impianti di riciclo dei rifiuti trattati a freddo. Questi impianti costano molto meno degli inceneritori e recuperano la quasi totalità dei rifiuti stessi. Sembra miracoloso, ma non bruciano niente, non danneggiano né l'ambiente né la salute delle persone; offrono parecchi posti di lavoro e riducono il costo della raccolta dei rifiuti nelle bollette.
L'Europa stessa ha emanato direttive, da noi recepite nel 2006, che spingono gli Stati membri nella direzione del RIUTILIZZO RIUSO RICICLO.... Perché non applicarle?
* del Coordinamento per il riciclaggio dei rifiuti contro l'inceneritore di Verona
|
|
|
da La Nuova Ecologia.it - il giornale di Legambiente
lunedì 18 gennaio 2010
Acqua, reti colabrodo e record a Sud
Ogni giorno usiamo 250 litri a testa
Per quanto riguarda l'acqua potabile, "nel 2008 si registra una perdita pari al 47%. Le maggiori dispersioni in Puglia, Sardegna, Molise e Abruzzo. E il prelievo di acqua potabile ammonta, a livello nazionale, a 9,1 miliardi di metri cubi
"In Italia per ogni 100 litri di acqua erogata si preleva una quantità di 165 litri, cioé il 65% in più". Una rete colabrodo che evidenzia le maggiori dispersioni nelle regioni del Sud, dove per erogare 100 litri di acqua ne servono quasi altri 100. Per quanto riguarda l'acqua potabile, "nel 2008 si registra una perdita pari al 47%". Questa la fotografia scattata dall'Istat e contenuta nel 'Censimento delle risorse idriche a uso civile' per l'anno 2008, presentato ieri a Roma. Rispetto alla dispersione anche in Valle d'Aosta si devono prelevare 158 litri per averne erogati 100, nella provincia di Trento 109, in Sardegna 104.
Le maggiori dispersioni di rete si osservano in Puglia, Sardegna, Molise e Abruzzo dove, per ogni 100 litri di acqua erogata, se ne immettono in rete circa 80 litri in più. Mentre le dispersioni minori si registrano in Lombardia e nelle province autonome di Trento e Bolzano, con un eccesso di immissione in rete inferiore ai 30 litri per ogni 100 erogati. Tra i comuni con più di 200.000 abitanti, Bari ha la maggiore dispersione di acqua, pari a 106 litri in più immessi per 100 litri erogati, seguono Palermo con 88 litri, Trieste con 76. Dispersioni superiori al 50% per Catania, Roma, Napoli, Torino e Padova.
Mentre al di sotto del 35% sono quelle a Venezia, Milano, Firenze e Bologna. Una situazione che nel 2005 necessitava del 67% di prelievo in più e del 68% nel 1999, e che secondo il presidente dell'Istituto di statistica, Enrico Giovannini, "preoccupa" anche se "c'é lo spazio per migliorare l'efficienza" della rete. A questo proposito, dice, "molto dipende dagli investimenti dei comuni". Le dispersioni in Italia, spiega l'Istat, sono dovute sia per garantire afflusso alle condutture di acqua concesse alle imprese industriali, sia a prelievi non autorizzati, ma anche a perdite e mancata regolazione.
Inoltre, il consumo medio italiano di acqua si attesta sui 250 litri al giorno pro-capite. Ci sono differenze rilevanti da regione a regione: per l'acqua immessa si va dai 497 litri al giorno della Valle d'Aosta ai 277 dell'Umbria; per l'acqua erogata il maggior quantitativo è della provincia di Trento con 348 litri, il minimo della Puglia con 174 litri. Nel 2008, riferisce l'Istat, il prelievo di acqua a uso potabile ammonta, a livello nazionale, a 9,1 miliardi di metri cubi (più 1,7% rispetto al 2005 e più 2,6% rispetto al 2006); aumenti significativi si registrano nelle regioni del nord-est e del centro, mentre altrove si osservano riduzioni dovute alla carenza di precipitazioni. Nel 2008 il 32,2% dell'acqua prelevata è stata sottoposta a trattamenti di potabilizzazione, la quota varia in base alle caratteristiche idrogeologiche del territorio. Le regioni con la maggior quota di potabilizzazione di acqua sono la Sardegna con l'89,2%, la Basilicata con l'80,5%, la Liguria con il 55,6% e l'Emilia-Romagna con il 53,7%. I livelli più bassi si osservano nel Lazio con il 2,9%, in Molise con l'8,9% e in Campania con il 9,1%.(Ansa)
|
|
|
Il mostro del golfo di Salerno -
di Riccardo Bocca -
Un edificio lungo 215 metri stravolgerà il lungomare della città. Contestato dalle associazioni. Ma adorato dal sindaco De Luca Il plastico del progetto CrescentL'entusiasmo di Vincenzo De Luca, sindaco diessino di Salerno, non conosce limiti: "È un'opera che vale la mia vita ", dice. "È un progetto di valore mondiale", insiste. Anzi: "Dev'essere la nostra piazza Plebiscito, il nostro Colosseo...". E non importa se con la solita flemma Vittorio Sgarbi dice che il progetto in questione è "una delle dieci cose più brutte al mondo", o se il presidente della Provincia Edmondo Cirielli (Pdl) la definisce "un'opera obbrobriosa, un palazzone di cemento che deturpa la prospettiva della città".
Dettagli. Il sindaco è innamorato dell'idea che una delle aree più pregiate di Salerno, quella che dal porto turistico corre sul lungomare verso la spiaggia di Santa Teresa, diventi una piazza da "circa 27 mila metri quadri". E ancora di più lo affascina il Crescent (dall'inglese "Luna crescente"): un gigantesco edificio alto 33,25 metri sul livello del mare e lungo 215 (incluse due torri previste alle estremità) che abbraccerà a semicerchio il piazzale e verrà interamente destinato ai privati: il che significa appartamenti, negozi e centinaia di parcheggi. Una prospettiva disegnata dall'architetto catalano Ricardo Bofill, classe 1939, esponente di quella corrente postmoderna che abbina il classico alla contemporaneità. "Il risultato, a Salerno, sarà un mastodontico edificio che separerà il centro storico dal golfo", dice Alberto Cuomo, docente di Architettura all'Università di Napoli: "Un'operazione gestita senza il confronto con la popolazione e distante dallo spirito originale del piano regolatore". Accuse che il sindaco rimanda al mittente, tacciando di provincialismo chi non s'infiamma per la grandeur. Ma la vicenda non finisce qui. Perché non è il solito bisticcio tra architetti: è una storia in cui l'amministrazione comunale spende oltre 10 milioni di euro per acquistare il terreno dal demanio pubblico, e chi è preposto al controllo paesaggistico (la Soprintendenza di Salerno e Avellino) viene tacciato di inefficienza e conflitto d'interessi. "Problemi che vengono da lontano", dice il comitato bipartisan No Crescent, 4 mila sostenitori tra professionisti, intellettuali e semplici cittadini: "Nel 1992, il consiglio comunale ha commissionato il nuovo piano regolatore a un altro spagnolo, l'architetto Oriol Bohigas. Il quale nel documento programmatico è chiaro: "L'area di Santa Teresa deve aprire decisamente la Salerno vecchia al mare". Inoltre, prosegue il comitato, "gli interventi sul lungomare sono sottoposti al vincolo costiero: le trasformazioni edilizie, cioè, devono ottenere l'autorizzazione del Comune e della Soprintendenza. Ma questo iter, per il Crescent, si è trasformato in un guazzabuglio". Prima tappa il 18 febbraio 2008, quando la giunta De Luca approva il progetto della piazza e lo stesso giorno invia gli atti alla Soprintendenza competente di Salerno e Avellino. La quale ha due mesi per promuovere o bocciare il piano, ma non può scegliere perché dalle carte manca la spiegazione di come si è arrivati "alla tipologia architettonica prescelta". E poi non ci sono gli obbligatori "rendering fotografici", i modelli realistici per mostrare il rapporto tra progetto e ambiente. È solo l'inizio. Il 28 aprile 2008, il Comune invia alla Soprintendenza la relazione ma non i dovuti rendering. "Dopodiché la Soprintendenza dovrebbe stabilire se assecondare il progetto oppure stopparlo", dice il consigliere d'opposizione Roberto Celano. "Invece il 23 giugno 2008 informa il Comune che inoltrerà il progetto a un organo consultivo del ministero dei Beni Culturali, il Comitato tecnico scientifico", garantendo il via libera per la piazza del Crescent: "Ricordiamo, infatti, che la Soprintendenza ha 60 giorni per esprimersi, mentre il Comitato impiega mesi per comunicare un suo parere. Anzi: nel caso del Crescent, il parere non è mai arrivato". Autorizzato dal silenzio-assenso, il comune di Salerno approva dunque il 10 dicembre 2008 il progetto definitivo dell'architetto Bofill. Ma deve ancora passare per la Soprintendenza, da cui dipende l'approvazione finale. E qui rispunta il solito problema: dalle carte mancano il rendering, le "simulazioni fotografiche dell'intervento realizzate a livello mare", che il Comune di Salerno sostituisce con sette immagini di un plastico. "Una carenza che dovrebbe allarmare la Soprintendenza", dice l'architetto Renato Giordano dei No Crescent: "Invece il soprintendente scrive il 2 marzo 2009 che gli uffici hanno ricevuto "le integrazioni richieste", quindi non c'è ragione di bocciare il progetto". Insomma: il Crescent è approvato.
(07 gennaio 2010)
da : http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-mostro-del-golfo-di-salerno/2118583
Nota: Stesso palazzo, stesso nome, stesso architetto, stessa collocazione sul porto, stesso colore dell'amministrazione (ex DS), stessa arroganza, stessi problemi...INCREDIBILE!
|
|
|
Nel periodo compreso tra 1950 e il 2007 le vittime delle guerre, nel mondo, sono diminuite da 700.000 a 40.000 (94%). Il triste bilancio è stato presentato all’ONU dall’Università di Oxford che ha realizzato uno studio in cui si evidenziano anche i ruoli attuali della maggiore localizzazione e della minore dimensione dei conflitti (vedi, ad es., Geraci A.). È il bene che tende a vincere? È il male che tende a perdere (Verdone, 1977)? O sono solo i segni di una pace, per molti aspetti, terrificante (De Andrè, 1991)? Ai posteri la sentenza ardua (Manzoni, 1821), per ora diciamo che non è sufficiente e che i conflitti attuali sono gravi anche perché “dimenticati”.
Nota: De Andrè F., 1991. La domenica delle salme. Nuvole, LP. /
Geraci A., 2010. Le guerre uccidono meno. City, 10, 12, 2. /
Manzoni A., 1821. Il cinque maggio. /
Verdone C., 1977. I figli dell’amore eterno. Non stop, Varietà RAI 1977-1979.
|
|
|
GREENREPORT 19 gennaio 2010 ] Energia
E aggiunge: «Se non è vero il governo smentisca con lista ufficiale»
Nucleare, Bonelli (Verdi): «Informazioni dalla Francia confermano siti italiani da noi resi noti»
Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi
ROMA. Da informazioni che ci arrivano dal movimento ecologista francese confermiamo che Edf e Enel hanno scelto, per realizzare le centrali nucleari volute dal governo Berlusconi, i siti che avevamo già reso noti e che sono: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone (Gorizia) e Chioggia (Venezia). Mentre l'ex centrale del Garigliano (tra Latina e Caserta) ospiterà il deposito nazionale per le scorie radioattive, come si evince bando di gara della Sogin del 2009 (2009/s 47-068707).
Sfidiamo il governo a smentirci rendendo nota la lista dei siti prima che si svolgano le elezioni regionali. Se così non dovesse essere non solo sarebbe evidente che diciamo la verità ma che l'esecutivo, per paura di un boomerang elettorale, continua a prendere in giro i cittadini.
Quello che Enel sta affermando in questi giorni conferma che il nucleare avrà bisogno di ingenti risorse pubbliche. Infatti, non solo il nucleare non abbasserà i costi dell'energia ma la bolletta che arriverà nelle nostre case subirà forti aumenti. Già oggi il costo per la dismissione delle vecchie centrali, chiuse con il referendum dell'87, costa ogni anno in bolletta 400 milioni di euro.
Il nucleare che il governo Berlusconi vuole imporre agli italiani con la militarizzazione delle aree prescelte è antieconomico e pericoloso. Per questo la nostra mobilitazione contro una scelta energetica che fa male all'Italia continuerà con forza: abbiamo già raggiunto oltre 30 mila firme di pre-adesione per il referendum contro il 'revival' nucleare
|
|
|
da grrenpeace.it
|
|
|
REGIONALI: BONELLI (VERDI); BASTA CON LA POLITICA URLATA, FAVORISCE BERLUSCONI
REGIONALI: BONELLI (VERDI); BASTA CON LA POLITICA URLATA, FAVORISCE BERLUSCONI
SOLE CHE RIDE SARA' PRESENTE IN TUTTE REGIONI COME SIMBOLO NO A NUCLEARE
NOMINATO COMITATO SCIENTIFICO COORDINATO DA MARIO TOZZI
"Basta alla politica urlata che favorisce solo Berlusconi ed il centrodestra e che non permette di affrontare le vere priorità che stanno a cuore
agli italiani: disoccupazione, precariato, smog ed inquinamento". E' questo l'appello al centrosinistra del Presidente nazionale dei Verdi Angelo
Bonelli che aggiunge: "Il Sole che ride sarà presente in tutte le regioni italiane per riportare al centro della politica questi temi e come simbolo
del 'No' ad un nucleare obsoleto, pericoloso ed antieconomico e del 'Sì' alle rinnovabili ed alla democrazia energetica, che è ben lontana
dall'essere realizzata in Italia".
"Nel Lazio siamo stati una delle prime forze politiche a sostenere Emma Boninino ed ora ci auguriamo che la sua candidatura forte ed innovativa possa
essere quella unitaria di tutto il centrosinistra - spiega il leader verde nella sua relazione -. Come ci auguriamo che alle primarie per le comunali
di Venezia possa essereci una forte sostegno per la candidatura di Gianfranco Bettin: la sua è una candidatura che può vincere, recuperando il voto
dei giovani e del popolo degli astenuti".
Per riportare all'attenzione della politica temi ormai 'espulsi' Bonelli, nel corso della riunione del parlamentino del Sole che ride, ha annunciato
la nomina di un Comitato scientifico di professori universitari coordinato da Mario Tozzi e composto da Guido Vitale, Riccardo Petrella, Paolo
Romizzi, Carlo Perucci, Paolo Berdini, Claudia Bettiol. "Si tratta di un strumento fondamentale per dare risposte concrete alle richieste dei
cittadini che vengono ormai sistematicamente ignorate dai partiti".
|
|
|
Regionali Presentata dai Verdi e dal presidente di Banca etica il nuovo progetto che esordirà alle elezioni di marzo
Il nome pare pensato apposta per la gioia dei titolisti dei quotidiani, che potranno sbizzarrirsi tra "Che bella Idea" oppure "Una Idea vincente". Per tacere della famosa canzone di Patty Bravo "Che pazza Idea".
L'acronimo, o più esattamente l'acrostico, sta per Italia Democratica Etica Ambientalista.
Ecco qua la nuova Idea per l'Italia. Una Idea che non a caso nasce nel Veneto. Regione tradizionalmente in mano al centrodestra ma ricchissima di associazioni, volontariato, movimenti, comitati, negozi equosolidali, gruppi di acquisto... Insomma tutto quel variegato arcipelago ambientalista e sociale al quale questa nuova Idea di politica vuol dare voce.
Un arcipelago ricco di contenuti e di idee (appunto) ma che, soprattutto negli ultimi tempi, è stato allontanato ad arte dalla politica di palazzo.
Idea nasce per portare i temi dell'ambientalismo, dell'etica civile e della solidarietà al centro del dibattito politico.
La nuova proposta politica si rivolge a tutti coloro che si fanno scrupolo di differenziare i rifiuti anche se si farebbe prima a buttare tutto nello stesso cassonetto, a coloro che cambiano le lampadine di casa perché queste nuove consumano meno, che si domandano come mai l'ente locale non favorisca chi vorrebbe installare il fotovoltaico, che protestano per l'inquinamento da campi elettromagnetici sopra l'asilo, che credono che i migranti siano una risorsa e che siano solo paure ingiustificate ed indotte a trasformarli in un pericolo, che inorridiscono di fronte ad una politica che ha sostituito l'etica col consenso, e che riescono ancora a scandalizzarsi di fronte alla supponenza e all'ignoranza con le quali sono trattate tematiche fondamentali come i cambiamenti climatici. è tutta loro la nuova Idea per il Veneto.
Il movimento che si presenterà alle regionali di marzo, è stato lanciato dall'ambientalista Gianfranco Bettin e da Fabio Salviato, presidente di Banca Etica definito dallo stesso Bettin «un ottimo candidato presidente in grado di sfidare il leghista Zaia».
Il simbolo è un semplice cerchio azzurro con la scritta Idea in bianco, dalla quale fa capolino il primo simbolo dei Verdi. Quel sole rosso con la scritta "Nucleare? No, grazie" che ricorda la prima, vincente, campagna ambientalista che si svolse in Italia.
Un ritorno alle origini per guardare in avanti in un mondo che, oggi più di ieri, ha bisogno di battaglie in difesa dei beni comuni. «Per noi Verdi - ha commentato Bettin - questo è un passaggio importante in direzione della costituente ecologista e verso la nascita di una forza che ponga al centro della politica temi come l'ambiente, le nuove energie, l'etica, i nuovi stili di vita, l'altro consumo. Temi che fino ad ora non hanno trovato adeguato spazio nell'agenda politica italiana. Vogliamo sperimentare questa possibilità partendo dal Veneto, una regione per certi versi difficile ma anche sensibile a questi temi, e che ancora una volta sarà un laboratorio politico per tutta l'Italia».
La nuova Idea di Banca Etica e dei Verdi è lanciata. Una "pazza idea" in un clima politico in cui domina l'intolleranza e si gioca sulla paura e sulle politiche sicuritarie per coprire un sistema economico che crea precarietà e disuguaglianza.
Una idea vincente per una Italia possibile: democratica, etica, ambientalista.
R.B. da Terra
|
|
|
MONGOLIA: PRESIDENTE INTRODUCE MORATORIA SU ESECUZIONI
14 gennaio 2010: il presidente mongolo Elbegdorj Tsakhia ha introdotto una moratoria sulle esecuzioni capitali, un gesto che le organizzazioni in difesa dei diritti umani hanno accolto come passo verso una legge che abolisca nel Paese la pena di morte.
"La maggioranza dei Paesi del mondo ha scelto di abolire la pena di morte. Noi dovremmo andare nella stessa direzione", ha spiegato il Presidente mongolo davanti al Parlamento. "A partire da domani grazierò i prigionieri del braccio della morte".
Il presidente Elbegdorj propone di sostituire la pena di morte con 30 anni di prigione, tuttavia la decisione di abolire la pena di morte spetta al Parlamento, controllato dall’opposizione, nelle cui fila sono molti i favorevoli al mantenimento della pena capitale.
Secondo Amnesty International, sono almeno tre le condanne a morte commutate dal Presidente da quando lo scorso maggio è entrato in carica, ed almeno cinque le persone messe a morte in Mongolia nel 2008.
Dopo una modifica apportata nel 1994 al Codice Penale, i reati capitali sono stati ridotti nel Paese a omicidio premeditato, stupro aggravato o su minore e reati contro lo stato se commessi con l’uso di violenza.
Le donne di oltre 60 anni e gli uomini minori di 18 anni non sono passibili di pena capitale.
Dopo essere stata per 65 anni uno stato satellite dell’Unione Sovietica, nel 1990 la Mongolia ha iniziato la transizione verso la democrazia legalizzando i partiti di opposizione e tenendo le prime elezioni multipartitiche. Il numero esatto delle condanne a morte, delle esecuzioni e dei prigionieri nel braccio della morte in Mongolia è coperto dal segreto di Stato. Né i familiari né gli avvocati dei condannati sono informati in anticipo della data della loro esecuzione e il corpo del giustiziato non viene consegnato ai parenti dopo l’esecuzione.
Secondo Amnesty International, nel 2005 si sono verificate in Mongolia almeno 8 esecuzioni e 27 condanne a morte. La pena di morte era stata eseguita anche nel 2003.
Al 30 luglio 2009, erano almeno 9 le persone detenute nel braccio della morte.
Il 18 dicembre 2008 la Mongolia ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Per saperne di piu' : http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/8458717.stm
|
|
|
da Eddyburg
Come dare l’ultima mazzata alla città pubblica
Data di pubblicazione: 08.01.2010
Autore: Meneghetti, Lodo
L’articolo di Giovanni Valentini su Repubblica del 31 dicembre
L’articolo di Giovanni Valentini su Repubblica del 31 dicembre (e riprodotto in eddyburg) «Caserme, castelli e spiagge saldi di Stato per il territorio» riguarda il trasferimento di questi beni agli enti locali («federalismo demaniale»), che provvederanno alla loro commercializzazione. Non è una novità quella della distruzione del patrimonio immobiliare pubblico attraverso varie procedure. Né, in tempi di predominio della cultura liberista contraria a qualsiasi sorta di pianificazione, l’andazzo è sorprendente. La vecchia urbanistica, che rivendicava l’indispensabile legame, nel piano regolatore, fra esistenza di riserve immobiliari di proprietà pubblica e possibilità effettiva di attuare il piano (e teorizzare di pianificazione non illusoria), è stata sconfitta. La pratica odierna è coerente con la supremazia politica della destra e con la debolezza della sinistra se non della sua rinuncia ai propri modelli che ne giustificherebbero l’esistenza stessa. Tuttavia sorprende, della sinistra, l’assoluta mancanza almeno di un contrasto, di una qualche barriera alla smaccata liquidazione, totale in prospettiva, del demanio di ogni livello istituzionale. Purtroppo lo stesso principio di «privato è bello» si è introdotto non furtivamente fra i suoi ideali.
Penso agli anni fra i Cinquanta e i primi Sessanta del Novecento. Erano i Comuni allora detti «democratici», in accordo con i progettisti di sinistra o da questi sollecitati, a voler preservare la proprietà pubblica di suoli e di edifici destinati a funzioni sociali e culturali o a residenza (case comunali, dell’Iacp e di altri istituti); nei casi migliori a volerla aumentare mediante precise indicazioni nel piano urbanistico non solo dei servizi singolarmente definiti, ma anche di aree vincolate a una nuova esplicita destinazione appunto a riserva demaniale. Forse lo permetteva il contesto politico culturale poi contraddistinto dalla legge 167 e dai Piani di edilizia economica e popolare per la parte relativa all’acquisizione dei terreni al prezzo vigente due anni prima della deliberazione consiliare. Qualche progettista osò infatti prospettare nel piano regolatore, a parte le consuete e larghe dotazioni di servizi, aree vincolate a «Centri di iniziativa pubblica» (CIP), da acquisire per mezzo di esproprio o conveniente accordo bonario, per fronteggiare future esigenze non al momento prevedibili. Appunto, una riserva demaniale. Ora tutto questo è sepolto nella memoria di pochi e nessuno nel centrosinistra ma nemmeno nel residuo della sinistra si sognerebbe di proporre, anziché alienazioni, incremento di demani statali e locali.
Trasferimento di beni dello stato a Comuni, Province Regioni: fosse solo questo. La realtà locale rispetto alle proprietà pubbliche mostra che i Comuni stanno provvedendo per conto loro a vendere se stessi. Il giornale «Milano finanza» del 19 dicembre scorso illustra un «piano di alienazioni immobiliari» dei Comuni e ne seleziona sedici in una tabella in cui i valori immobiliari riferiti ad ognuno di essi derivano dai bandi delle aste previste per il triennio 2009-2011. Vale la pena di elencarli, casi emergenti di un insieme più numeroso che certamente risulterà ben presto: Aosta, Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Padova, Perugia, Pescara, Pisa, Reggio Emilia, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo. Il malloppo totale, al quale appartengono sia i «gioielli di famiglia» appetiti dai grandi speculatori, sia buone occasioni per qualsiasi imprenditore o anche semplice cittadino abbia a disposizione qualche milione o persino poche centinaia di euro, è di 5 miliardi e 638 milioni. Quale il piatto più ricco dell’intero servizio? Naturalmente quello di Milano, ben 4 miliardi e 700 milioni.
La giunta ha deciso di disfarsi entro il 2011 di 134 immobili ubicati dentro o fuori la città. Fra essi, palazzi di altissimo valore finanziario, funzionale e simbolico in pieno centro cittadino, come l’enorme sede dell’anagrafe in Via Larga prossima a piazza Duomo, la sede centrale dei vigili urbani in piazza Beccaria/piazza Fontana, ossia l’ex palazzo dei Giureconsulti di origini cinquecentesche, l’esattoria comunale di via San Tomaso a due passi dal Castello. E così via: nodi strategici di una rete di luoghi della città pubblica vengono sciolti per ridurla a magazzino delle aste per i migliori affari del mercato. Venezia è, dopo Milano e, a grande distanza per valori in causa, Verona, l’inatteso terzo «fronte immobiliare». Su 230 milioni di euro di dismissioni, dopo il conferimento di diverse proprietà per un valore di 82 milioni al Fondo immobiliare Città di Venezia, «Est Capital si è aggiudicata tramite gara l’intero pacchetto in vendita, comprensivo di numerosi edifici non residenziali, tra cui alcuni di prestigio o strategici per lo sviluppo della città, oltre a terreni dove sono previsti importanti interventi residenziali». Fra il resto: basta un’offerta di 81 milioni di euro per aggiudicarsi l’intero complesso dell’ex Ospedale al Mare.
Nessuno può sapere quale sarà il destino urbanistico (per modo di dire) ed edilizio di questo violento passaggio dalla città pubblica alla città privata, se non che si assisterà all’ennesima vicenda disastrosa dal punto di vista degli interessi sociali cittadini. Nessuna condizione, nessun vincolo sulla destinazione futura e sulle trasformazioni fisiche regola le vendite. I Comuni fanno cassa in questo modo per pareggiare i bilanci, anziché, fra le azioni possibili, pretendere dal governo la restituzione dell’Ici. E gl’immobiliaristi, grandi medi piccoli come i pupazzi di Dario Fo, si sentiranno sempre più liberi, col ringraziamento dell’autorità pubblica, di continuare e portare a compimento il programma di appropriazione della città, dunque anche di abolizione di quel che rimane del sentimento di comunanza urbana vantato dagli abitanti
|
|
|
Biomasse, gli ambientalisti regalano un manuale ai Comuni
iniziativa del comitato ambiente di cairo
UN VADEMECUM, una sorta di manuale con linee guida, per capire se si e di
fronte o meno ad una vera centrale a biomasse. Un regolamento da
consegnare alle amministrazioni comunali per permettere di capire a
sindaci e assessori se dietro ai progetti di centrale a biomasse verdi
(legna) che gli vengono sottoposti si possa celare altro (vedi
inceneritori). E quindi allontanare il rischio inquinamento da polveri
sottili, diossina, e ceneri prodotti da impianti per la produzione di
energia elettrica da biomasse. Il dossier e stato spedito dal neonato
di Cairo, presieduto da Giuseppe
Boveri, a 27 Comuni. Tra cui quelli della Valbormida savonese e del Basso
Piemonte, oltre a Savona, Sassello, Vado Ligure e Urbe. Paletti di cui
viene chiesta l'approvazione nei vari consigli comunali costituire dei punti fermi e di riferimento per ogni futura decisione in
materia>. L'analisi delle linee guida si conclude con un avvertimento: territorio comprendente la Valle Bormida e le aree limitrofe e
assolutamente non idoneo ad ospitare centrali a biomassa di grande taglia
come ad esempio quella proposta nel comune di Cairo da Ferrania>. Tra i
paletti viene indicata la ridotta potenza degli impianti: 4 megawatt termici>. Poi tra le richieste da pretendere da parte dei
Comuni alimentata da una filiera locale del legno, tramite analisi dettagliata
delle risorse forestali disponibili e della capacita delle aziende gia
presenti in loco di far fronte alla richiesta dei volumi di combustibile
richiesti>. A tal fine corredati da contratti ed accordi con i proprietari dei terreni boschivi,
con l'indicazione di un prezzo minimo per il ritiro della biomassa>.
Inoltre viene richiesto il versamento di fideiussioni ai Comuni che
dovranno ospitare la centrale a garanzia del teleriscaldamento.
A. P.
|
|
|
Senza proclami e fanfare - anzi per la verità piuttosto in sordina - Governo e Regioni si preparano a sdoganare in Italia la coltivazione degli Ogm, in primis il mais transgenico. Il provvedimento, appoggiato pressoché da tutte le Regioni (soprattutto Emilia Romagna, Toscana e Marche) anche perché prevede la creazione di fondi per gli enti locali, è destinato a sollevare un polverone di polemiche tra agricoltori, associazioni dei consumatori, ambientalisti, politici e scienziati. Il via libera formale della bozza sugli Ogm è previsto giovedì 28 gennaio, quando a Roma in via della Stamperia, n. 8, la Conferenza unificata approverà un protocollo d’intesa che prevede un piano per il controllo delle colture di prodotti geneticamente modificati e l’istituzione di fondi regionali, che da un lato saranno alimentati attraverso le sanzioni inflitte a chi non rispetterà le regole, dall’altro dovranno risarcire gli agricoltori da eventuali danni dalle coltivazioni Ogm.
L’accordo, che il 17 dicembre ha ottenuto la prima approvazione della Conferenza Stato Regioni (con il sì pressoché unanime degli enti locali), vede la regìa trasversale del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto del Pdl e di Vasco Errani, presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, esponente del Partito democratico. La bozza di linee guida, sulla coesistenza tra colture tradizionali e Ogm, dà ampi poteri alle Regioni che, con una legge apposita, potranno fissare i criteri di gestione, scegliere i siti dove testare gli Ogm e comminare multe piuttosto salate. Il sistema sanzionatorio è già definito dalla bozza sugli Ogm sulla base del tipo di infrazione. Saranno previste multe fino a 60 mila euro per chi coltiva senza autorizzazione e fino a 15 mila per l’agricoltore che, invece, impedisce il controllo in azienda e non usa le dovute precauzioni nel coltivare mais trangenico.
Né il ministro Fitto né il presidente Errani hanno rilasciato a La Stampa commenti sull’intesa per coltivare gli Ogm. Prende, invece, tra le mani la “patata bollente” Tiberio Rabboni, assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia Romagna e tra i fautori dell’intesa Stato Regioni. «Questo protocollo d’intesa - spiega Rabboni - non fa altro che recepire una normativa europea che chiede ai singoli Stati membri di dotarsi di regole per la coesistenza di colture Ogm e tradizionali. È importante fissare dei paletti per prevenire così la possibilità di creare ibridi tra produzioni Ogm e tradizionali. Secondo Rabboni, l’accordo è importante anche perché «consentirà al made in Italy alimentare di tutelarsi così dai rischi di contaminazione e di perdita di peculiarità; rischi che le nuove produzioni Ogm potrebbero alimentare».
Certo guardando all’America, all’avanguardia nelle coltivazioni geneticamente migliorate con 62,5 milioni di ettari (vedi grafico in alto) gli Ogm, come ultima frontiera della ricerca agritech, sembrano una via obbligata, purché siano regolamentati da norme chiare. «L’innovazione è fondamentale per l'agricoltura - conferma Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura - non possiamo pensare che il futuro non sia fatto di risorse che, fermo restando le giuste precauzioni e le misure di garanzia e tutela, si stanno rivelando a livello internazionale più un’opportunità, che un rischio. Non ho avuto modo di leggere la bozza delle linee guida sugli Ogm, ma è importante che segua le logiche dell’Ue e sia condivisa con gli imprenditori agricoli».
È invece nettamente contraria al provvedimento in fieri la Federconsumatori, pronta a rianimare già da domani la coalizione anti-Ogm, capitata da Mario Capanna che nel 2007, forte di una quarantina di associati (dalla Coldiretti alle Acli, dalla Lega Coop al Wwf) aveva lanciato un referendum sugli alimenti geneticamente modificati. «Considero gravissimo - spiega Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori - il fatto che Governo e Regioni abbiano cercato di nascondere l’accordo, per evitare il confronto e la discussione con le associazioni dei consumatori e degli agricoltori. Inoltre, quest’accordo mi sembra un mezzuccio sconveniente per dare soldi alle Regioni. Ci mobiliteremo fin da oggi per fermare l’intesa Stato-Regioni».
Oltre che dalle sanzioni, i finanziamenti dei vari fondi regionali che dovranno essere costituiti arriveranno dalle tariffe imposte a chi coltiva Ogm, dalla registrazione delle autorizzazioni regionali per gli operatori, dal pagamento dei corsi per le abilitazioni e dai costi per l’utilizzo dei siti sperimentali regionali.
Il risarcimento dei danni è, invece, previsto solo per chi dimostri la responsabilità degli Ogm e sia in grado di quantificare il danno. Il termine è di un anno. Le linee guide sugli Ogm prevedono anche un sistema informatico nazionale che assicuri la tracciabilità della filiera. Ovvero ogni Regione dovrà verificare se un terreno è adatto o meno all’introduzione di colture Ogm e indicare le zone escluse dalla coltivazione degli Ogm, come le aree protette, di produzione dop, igp, coltivazione biologiche, ecc. Gli Ogm potranno essere coltivati nelle zone di confine tra Regioni per le quali viene concordata una distanza di sicurezza minima fra le stesse amministrazioni.
Come tempistica, dopo l’ok del 28 gennaio, sulle linee guida dovrà esprimersi la Commissione europea. Entro sei mesi dall’ok di Bruxelles, le Regioni dovranno emanare una legge sugli Ogm. Infine sarà una legge nazionale a disciplinare le tariffe regionali che alimenteranno i vari fondi.
LUCA FORNOVO Da "La Stampa" del 17 Gennaio 2010
|
|
|
|  |
| .: PublicitàVerde :. |
 |
 Sosteniamo l appello di Sbilanciamoci contro la spesa di 14 miliardi per 131 bombardieri. Con gli stessi soldi si potrebbero costruire 5000 asili nido o un mioline di pannelli solari. Chiediamo scelte diverse.
|
|
GALLERIA IMMAGINI
|

|
|
|
CALENDARIO
|
| L |
M |
M |
G |
V |
S |
D |
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 |
|
|
|
|