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  1802 LA CORTE COSTITUZIONALE BOCCIA IL NUCLEARE ITALIANO
  Inserito da Marco Brescia Venerdì, 16 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie Era stato il fiore all'occhiello del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dell'ex ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola. Il percorso intrapreso non sembrava ammettere sbandate, deviazioni o rallentamenti: il ritorno dell'energia nucleare in Italia era un obiettivo primario ed imprescindibile dell'agenda di governo, anche a fronte della scarsissima popolarità (e dei numerosi timori) che questa "tecnica energetica" riscuote ancora oggi in Italia. Tre giorni fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza numero 215 del 9 giugno 2010, con la quale la Corte Costituzionale ha decretato un vero e proprio stop alla corsa all'atomo del governo italiano. La legge incriminata è la numero 102, del 3 agosto 2009, conversione del decreto-legge numero 78. Con essa, all'articolo 4, il governo apriva alle procedure d'urgenza per la costruzione di nuove infrastrutture per la produzione di energia elettrica, da leggersi più comunemente come "nuove centrali nucleari". Il governo aveva piena potestà esclusiva in materia di trasmissione e distribuzione e competenza congiunta con le regioni per quanto concerne la produzione e, quindi, la collocazione dei nuovi impianti. Le nuove centrali rientravano in un piano di urgenza "in riferimento allo sviluppo socio-economico" (non a caso la legge in questione è il famoso "pacchetto anti-crisi") e si stabiliva la loro edificazione per mezzo di capitali "prevalentemente o interamente privati". Ai fini di attuazione, il governo istituiva la figura di uno o più Commissari straordinari del governo, con poteri esclusivi e totali in tema di nuovi impianti energetici, al punto tale da poter scavalcare tutti gli enti coinvolti (a partire dai comuni e dalle regioni) per la scelta delle nuove sedi nucleari nazionali. E' stato proprio il mix tra "ragione d'urgenza" ed "utilizzo di capitali privati" e la privazione dei poteri decisionali delle regioni in materia ad aver condotto la Corte Costituzionale a cassare l'intero articolo, nei commi che vanno dall'1 al 4. Secondo quanto stabilito dalla suprema corte di giustizia italiana, "trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d´urgenza dovrebbe comportare l´assunzione diretta, da parte dello Stato. Invece la disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all´an che al quantum". Inoltre, per quanto concerne la depotenziazione delle regioni in materia, la Corte Costituzionale afferma che "se le presunte ragioni dell´urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell´esecuzione immediata delle opere, non c´è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi". E conclude deliberando che "i canoni di pertinenza e proporzionalità richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi, rispettati". Quanto stabilito dalla Consulta, ancora una volta nel silenzio quasi tombale della stampa nazionale, apre ad una vera e propria svolta in termini energetici e ostruisce, di fatto e sin da adesso, un percorso accelerato verso la creazione di nuove centrali nucleari. Le procedure d'urgenza, che consentirebbero nell'ordine di 10-15 anni, di avere energia nucleare operativa in Italia, confliggono con la necessità imprescindibile del governo di attribuire i costi di produzione degli impianti ai singoli privati. E l'automatico decadimento delle ragioni d'urgenza, ipso facto, determinano il ripristino automatico della facoltà degli enti locali, ed in particolar modo delle regioni, di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell'esecutivo nazionale. Per un governo ancora privo di ministri deputati alla gestione delle questioni energetiche (dalle dimissioni di Claudio Scajola l'interim delle Attività Produttive è ancora nelle mani del premier Berlusconi), non si prospettano tempi facili. Il nucleare italiano è ad un passo dalla morte prima ancora della sua nascita. La battaglia dei governatori Vendola, Errani e Lorenzetti contro il nucleare italiano sembra aver portato ad una prima, gigantesca e, forse per gli stessi ricorrenti, insperata vittoria.


Nota: FORSE E' PRESTO PER CANTARE VITTORIA MA E' CERTAMENTE UNA BELLISSIMA NOTIZIA

  1801 MORIRE DI INQUINAMENTO IN ITALIA
  Inserito da Marco Brescia Venerdì, 16 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Salute «Il legame tra inquinamento e trombosi è ormai assodato e in paesi come gli Stati Uniti sono state prese iniziative concrete per ridurre i livelli di smog. Con ricadute anche sulla mortalità cardiovascolare. In Italia, invece, c'è ancora molto da fare». Lo sottolinea Pier Mannuccio Mannucci, professore ordinario di medicina interna all'università di Milano e direttore della Clinica Medica del policlinico di Milano in occasione della sessione inaugurale del 21esimo International Thrombosis Congress iniziato ieri e che si concluderà il 9 luglio a Milano. «Il problema è che in Italia non c'è ancora la giusta sensibilità al problema, per cui esiste una legittima preoccupazione per i tumori, mentre quella per ictus e trombosi, che pure rappresentano una causa di mortalità superiore, è molto inferiore. Il risultato è che se da indagini europee di 15 anni fa Belgio e Italia erano le nazioni più inquinate, oggi la pianura Padana resta ancora un "buco nero", mentre la valle della Mosa presenta una situazione molto migliorata». I numeri del resto sono inequivocabili. Uno studio guidato da Andrea Baccarelli del policlinico di Milano e pubblicato su Archives of Internal Medicine ha evidenziato una relazione diretta tra inquinamento da polveri sottili e rischio di trombosi venosa profonda. Più nel dettaglio, per ogni aumento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo d'aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi. E le contromisure? Mannucci insiste su un aspetto in particolare: la riduzione del traffico automobilistico «nonostante pareri contrastanti, per l'80% è il traffico veicolare la causa dell'inquinamento e non il riscaldamento. Ogni intervento in questa direzione è ben accetto, comprese le targhe alterne o le domeniche senza traffico. Con il tempo poi i risultati arriveranno».

  1800 RIFIUTI E NAPOLI
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 16 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Rifiuti..amo!IFIUTI: BONELLI (VERDI), EUROPA CONFERMA CHE A NAPOLI EMERGENZA C'E' ANCORA IN CAMPANIA CENTRO DESTRA TROPPO IMPEGNATO CON DOSSIER PER PENSARE A RIFIUTI PDF | Stampa | Giovedì 15 Luglio 2010 17:28 "L'Europa conferma che a Napoli l'emergenza rifiuti c'è ancora insieme ai responsabili di ieri e di oggi che non stanno pagando alcun prezzo giudiziario, politico o mediatico: ma Berlusconi e Bertolaso non avevano annunciato la fine dell'emergenza il 31 dicembre 2009?". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Forse il centro-destra in Campania è troppo impegnato nel redigere dossier da usare l'uno contro l'altro per pensare a piani strutturali per la differenziata e la riduzione dei rifiuti. Ormai il problema dei rifiuti in Italia sta esplodendo in tutta la sua drammaticità: mentre a Napoli ritornano i cumuli nelle strade il sindaco di Palermo se ne va in vacanza mentre i cassonetti vengono dati alle fiamme". "Il rischio di una nuova crisi rifiuti è serissimo ma, ad oggi, ad eccezione della propaganda nessun piano operativo è stato adottato - dichiara il Commissario dei Verdi campani Francesco Borrelli -. La Provincia di Napoli che è ormai governata da più di un anno dal centrodestra ha chiesto al governo ancora un anno di proroga per assolvere alle proprie funzioni sui rifiuti". "Sulla vicenda dei rifiuti in Campania noi Verdi, che abbiamo pagato un prezzo politico salatissimo, chiediamo verità e giustizia, perché le uniche soluzioni per risolvere il problema dei rifiuti sono quelle che da sempre propongono gli ecologisti e si chiamano riduzione dei rifiuti, differenziata e riciclo - conclude Bonelli -. Proprio quello che non è mai stato fatto in Campania". Roma, 15 luglio 2010

  1799 NON SPRECARE CIBO
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 15 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Amare la Terrada repubblica.it LUNEDÌ, 12 LUGLIO 2010 Buttiamo troppo cibo un decalogo antispreco ROMA - In Italia si butta una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli spagnoli. Non solo: 4mila tonnellate di alimenti vengono acquistati dagli italiani e buttati ogni giorno, 6 milioni in un anno. Non siamo i soli a sprecare. In Gran Bretagna si gettano nella spazzatura 6,7 milioni di tonnellate di cibo all´anno. In Svezia le famiglie buttano il 25 per cento degli alimenti acquistati. Ma arriva un decalogo antispreco. ANTONIO CIANCIULLO ROMA - Nella cultura contadina lasciare un frutto sulla pianta al momento del raccolto era considerato un segno di empatia verso la natura, un sottolineare le radici comuni. La modernità ha trasformato questo atto simbolico in uno spreco colossale. In Italia tra il momento in cui pomodori e zucchine abbandonano i campi e quello in cui finiscono nel nostro piatto si butta una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli spagnoli. Non solo: si parla di 4mila tonnellate di alimenti acquistati dagli italiani e buttati in discarica ogni giorno, 6 milioni in un anno. E in questo impegno dissipatorio siamo in buona compagnia. In Gran Bretagna si gettano ogni anno nella spazzatura 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente utilizzabile e 10 miliardi di sterline. In Svezia ogni famiglia butta in media il 25 per cento degli alimenti acquistati. Negli Stati Uniti si arriva al 40 per cento. Numeri impressionanti e destinati a salire visto che dal 1974, nel mondo, lo spreco alimentare è aumentato del 50 per cento e continua a crescere. Per invertire questo trend è partita la campagna «Un anno contro lo spreco 2010», ideata da Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria dell´università di Bologna, e promossa da Last Minute Market con il patrocinio del Parlamento europeo. Gli organizzatori, con il sostegno di Eni e Telecom, premieranno le buone pratiche e organizzeranno a Bruxelles e a Bologna pranzi contro lo spreco basati su un menu prodotto con alimenti di recupero: cibi perfetti sotto il profilo sanitario e organolettico ma in origine destinati alla discarica. E qualcosa si sta già muovendo in direzione di una correzione di rotta. Da uno degli ospedali di Bologna si recuperano ogni giorno 30 pasti pronti presso la mensa, per un valore complessivo di oltre 35 mila euro all´anno. A Ferrara si recuperano, presso le farmacie comunali, farmaci da banco per 11.300 euro all´anno. A Verona otto mense scolastiche recuperano 8 tonnellate all´anno di prodotto cotto che corrispondono a circa 15 mila pasti. «Vogliamo moltiplicare questi casi positivi in tutta Italia», propone Segrè. «Gli sprechi vengono spesso visti a senso unico, guardando solo attraverso la lente etica. Ma non è dando ai poveri gli avanzi dei ricchi che si può pensare di risolvere squilibri sociali che vanno affrontati con altri strumenti. Lo spreco alimentare è innanzitutto il fallimento del mercato, la negazione della logica dell´efficienza senza la quale l´impatto dell´esistenza umana è destinato a diventare insostenibile. In Italia buttiamo una quantità di cibo sufficiente a sfamare tre quarti della popolazione. È una perversione del sistema produttivo creata da meccanismi che incentivano gli sprechi perché non riconoscono il valore del danno ambientale prodotto e il suo costo per la collettività: ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2». L´originalità di questa campagna, che verrà presentata mercoledì prossimo nelle sede romana del Parlamento europeo, è riassunta dallo slogan «-Spr+Eco, Formule per non alimentare lo spreco». Uno spreco che riguarda tutte le fasi della filiera alimentare. Nei nostri campi rimane a marcire la stessa quantità di frutta e verdura che consumiamo. La distribuzione al dettaglio butta il cibo sufficiente a fornire tre pasti ai giorno agli abitanti di Genova. L´industria agroalimentare produce sprechi che alimenterebbe il Veneto per un anno. Oltre a intervenire nel momento della raccolta e della lavorazione, bisogna riorganizzare anche la distribuzione. «Ad esempio», suggerisce Segrè, «quando noi prendiamo uno yogurt da uno scaffale del supermercato e vediamo che scade dopo un paio di giorni lo rimettiamo a posto e ne cerchiamo un altro che dura di più. Così finisce che quel vasetto di yogurt, ancora buono, si trasforma in rifiuto con un danno economico per tutti, perché il costo dello spreco viene caricato sugli altri yogurt. Perché allora non venderlo con uno sconto?»

  1798 DIFENDERE GLI ANIMALI DAL CALDO
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 13 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Diritti degli AnimaliDALL'ENPA UTILI CONSIGLI

  1797 MANIFESTAZIONE PER GLI ERITREI PRIGIONIERI
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 09 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Solidarietà e PartecipazioneROMA DOMANI GIOVEDI' - 8 LUGLIO DAVANTI AMBASCIATA LIBICA - ORE 18,30 I Verdi aderiscono alla manifestazione di solidarietà nei confronti dei prigionieri eritrei deportati e rinchiusi nelle carceri libiche. Domani, 8 luglio, saremo a Roma, dalle 18.30, presso l'Ambasciata Libica, per chiedere la liberazione dei 250 prigionieri eritrei. "Noi Verdi ci impegneremo in ogni sede opportuna per chiedere al governo italiano di intervenire in favore della immediata liberazione dei deportati eritrei. Il silenzio del governo su questa situazione rischia di trasformare l'Italia complice di quello che sta accadendo. Sulla situazione in Libia chiediamo una immediata inchiesta internazionale dell'Onu", ha detto Angelo Bonelli, Presidente nazionale del Sole che ride. "Le notizie che arrivano dalla Libia sono ogni giorno più preoccupanti. E' necessaria una mobilitazione per richiamare Parteciperemo del Lazio alla manifestazione di domani - ha aggiunto Nando Bonessio, presidente Verdi del Lazio. Roma, 7 luglio 2010

  1796 FERMIAMO LA DISTRUZIONE DEI PARCHI
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 09 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Parchi e OasiROMA. Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli (Nella foto) non crede molto alle proteste ed ai ripensamenti del ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo: «Il taglio del 50% ai parchi nazionali previsto dall'articolo 7 della manovra non è una svista ma fa parte di una precisa strategia che mira alla privatizzazione delle aree protette italiane. Non è la prima volta che il ministro Tremonti prova di mettere in piedi questo meccanismo: già con il Dpef del 2008 aveva provato a far sciogliere i parchi inserendoli fra gli enti inutili e da tagliare, oggi ci riprova con la manovra». La strategia verrebbe quindi da lontano perché, secondo i dati presentati dai Verdi «Il centro destra ha progressivamente ridotto i fondi ai Parchi nazionali. All'insediamento del governo Prodi, nel 2006 i fondi destinati alle aree protette erano di 49 milioni di euro. Nel 2007 riuscimmo a ad ottenere 68 milioni, mentre nel 2008 (ultima finanziaria del centrosinistra) i finanziamenti erano saliti a 68 milioni di euro - spiega il leader del 'Sole che ride' -. Con la vittoria del centrodestra questi fondi sono progressivamente diminuiti: 56 milioni nel 2009, 50 nel 2010 fino ad arrivare ai 25 che farebbero chiudere la maggior parte dei Parchi». Per Bonelli «L'obiettivo è evidente: si vogliono portare al collasso le aree protette per procedere alla loro privatizzazione. E' ormai che il centrodestra vuole far diventare i Parchi una fonte di business abbandonando le essenziali funzioni di tutela della natura e della biodiversità. D'altronde lo stesso ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, già nel 2008, ha parlato di fondazioni per la privatizzazione dei parchi». Invece il presidente di Federparchi-Europarc Italia, Giampiero Sammuri, è convinto che il ripensamento della Prestigiacomo sia genuino ed apre una linea di credito al ministro ed esprime vivo apprezzamento per il suo intervento sulla modifica della legge finanziaria in materia di aree protette: «Accolgo con grande piacere l'analisi sul ruolo dei parchi nazionali che il ministro fa e la condivido totalmente. La tutela dell'ambiente naturale deve essere percepita come una ricchezza che in quanto tale deve essere sostenuta».

  1795 COSA FARE A POMIGLIANO D'ARCO
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 09 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaAutore: Viale, Guido Riterritorializzazione e conversione ambientale dell'economia sono le uniche chances di uno sviluppo davvero umano. il manifesto, 1° luglio 2010 (f.b.) Sia Eugenio Scalfari che Gianni Riotta, nei loro editoriali di domenica scorsa su Repubblica e ilsole24ore, hanno messo giustamente in evidenza il rapporto tra la vicenda di Pomigliano e la globalizzazione, come già aveva fatto Luciano Gallino pochi giorni prima. L'apertura dei mercati mondiali, che è l'essenza della globalizzazione, porta inevitabilmente a un livellamento dei salari e della produttività del lavoro, intesa come intensità dello sfruttamento, o, se vogliamo, dell'erogazione della prestazione. Cioè verso un miglioramento nei paesi emergenti o restituiti, come l'Est europeo, allo "sviluppo"; e verso un peggioramento nei paesi già industrializzati e "affluenti", tra cui l'Italia. In queste comparazioni si leggono spesso cifre che meriterebbero una verifica: per esempio, è vero che dallo stabilimento Fiat di Pomigliano dipendono ben 10mila posti di lavoro nell'indotto locale? Ed è proprio vero che a Tychy, in Polonia, gli operai producono 10 auto per ognuna di quelle prodotte a Pomigliano? A parte la diversità dei modelli e della relativa complessità, dove sta la linea di demarcazione tra produzione di componenti e assemblaggio? È la stessa nei due stabilimenti o a Pomigliano ci sono più attività "internalizzate" che a Tychy? E i salari di Pomigliano, misurati sul costo della vita, quanto sono ancora superiori a quelli d Tychy? Comunque sia, per partecipare «alla Coppa del mondo del lavoro» Riotta ritiene che Pomigliano deve dimostrare che può produrre di più e a costi minori che in Polonia. Chi non accetta il gioco, combatte modernità e sviluppo. Questo approccio, che relega il Mezzogiorno nell'area del sottosviluppo (Napoli come colonia produttiva, come lo sono Polonia, Turchia o Serbia) rispecchia la linea di Confindustria, che vede nel diktat di Marchionne un modello per tutta l'industria italiana. Ma, attenzione! L'Italia è ancora una (nonostante la Lega) e questa accondiscendenza alle leggi della globalizzazione rischia di travolgere non solo Napoli, ma anche Torino e Milano; e con esse Riotta. Scalfari vede il problema e cerca un rimedio a un processo che gli pare irreversibile. Il rimedio è una politica redistributiva dello Stato che compensi con misure fiscali l'inevitabile erosione del potere di acquisto dei salari e con misure di welfare il peggioramento delle condizioni di lavoro nelle fabbriche. Se pensiamo alla cricca di Bertolaso, che ha divorato in meno di dieci anni 13 miliardi di euro, o ai costi della politica, che ne consumano molti di più, o ai bonus dei manager (che però "se li guadagnano": i loro non sono forse redditi da lavoro?), o all'evasione fiscale e ai condoni, che hanno portato il carico fiscale di chi paga le tasse (cioè i lavoratori dipendenti e la gente onesta) ben oltre il 50 per cento del reddito, una compensazione del genere pare non solo possibile, ma doverosa. Ma quelle risorse (Marx le chiamava plusvalore) provengono sì dalla compressione dei redditi da lavoro (in termini di potere di acquisto i salari italiani sono ormai i più bassi dell'Europa a 15); ma proprio la necessità di comprimerli ulteriormente è destinata a prosciugare anche il surplus a cui attingere per una auspicabile quanto per ora improbabile politica di redistribuzione. In ogni caso estrarre dal o contenerne gli effetti livellatori non potrà mai tenere il passo con i ritmi della globalizzazione. Ci sono altre alternative a questa due indicazioni? Non lo è certo il protezionismo, più volte proposto dalla Lega e da Tremonti (un commercialista osannato come "genio" da supporter e oppositori che predica il contrario di quello che fa e nasconde quello che fa con i giochi di parole: l'ultima trovata è chiamare "economia sociale di mercato" la sua marcia forzata verso liberismo e privatizzazioni). Comunque, chiudere o restringere i varchi alle importazioni, posto che l'Europa lo consenta - l'Italia non ha più l'autonomia per farlo - vuol dire restringere di altrettanto gli sbocchi delle nostre produzioni. Una politica che l'industria italiana non può permettersi. Meno che mai c'è un'alternativa nella teoria proposta e riproposta da Stefano Cingolani sul Foglio, delle flying geese: le anatre che si alzano in volo una dietro l'altra, come i paesi emergenti che adottano prodotti e tecnologie abbandonati dai paesi industrializzati mano a mano che questi passano a produzioni a più alto valore aggiunto. Una "teoria dello sviluppo" in cui nessuno perde. Ma da tempo le cose non si svolgono più in modo così ordinato; ricerca e istruzione - peraltro da noi completamente abbandonate e sostituite dalla più stupida televisione del mondo - hanno ormai messo diversi paesi emergenti (Cina, India soprattutto) alla pari, se non più avanti dell'Italia, sia in campo scientifico che tecnologico, pur avendo mantenuto costi del lavoro e ambientali di gran lunga inferiori. Ma ci sono altri "fattori competitivi" con cui contrastare gli effetti perversi della globalizzazione? A mio avviso - ma non è un parere personale; è solo la mia personale esposizione di un pensiero condiviso da milioni di persone che in vari modi lo praticano o cercano le strade per praticarlo - c'è un solo modo per contenere gli effetti perversi del livellamento indotto dalla globalizzazione, sia sui paesi oggi affluenti, sia su quelli emergenti, sia su quelli rimasti ai margini. Ma c'è un solo modo anche per contenere il divide tra ricchi e poveri, che passa sempre di più all'interno delle nazioni e sempre meno nel rapporto tra una nazione e l'altra. La strada da imboccare è la progressiva e graduale "riterritorializzazione" dei mercati e delle produzioni. Un processo che non tocca l'informazione e i saperi (i bit), la cui circolazione sarà resa sempre più fluida dalla diffusione della rete, nonostante tutti gli ostacoli legali e proprietari imposti alla circolazione delle conoscenze; ma che renderà sempre più costosa la circolazione dei beni fisici e dei materiali (gli atomi): sia per il costo dei combustibili, destinato comunque a crescere verticalmente, sia per gli impatti delle loro emissioni. Ma è un processo che va assecondato e governato, per evitare che abbia conseguenze dirompenti sulle nostre vite. La riterritorializzazione di mercati e produzioni coincide in gran parte con la conversione ambientale nei settori vitali del sistema economico. Questo obiettivo è ormai chiaro e largamente condiviso nel settore agroalimentare, dove molti sono ormai concordi nel denunciare i danni delle monoculture, dell'uso dei fertilizzanti e dei pesticidi chimici, dell'espropriazione dei coltivatori diretti (che Carlo Petrini insiste giustamente a chiamare «contadini», perché sono portatori di una vera cultura, non solo tradizionale ma anche innovativa e scientificamente aggiornata). Qui riterritorializzazione significa multifunzionalità delle aziende agricole, valorizzazione delle colture e delle specialità tradizionali, delle specie autoctone, delle produzioni biologiche, Km0: è l'unica strada per restituire la sovranità alimentare a tutti i paesi e a ogni comunità. Subito dopo viene la valorizzazione dei materiali di risulta (con il riciclo degli scarti) e dei prodotti già in uso (con la promozione della loro durata attraverso la cultura della manutenzione e del riuso). Il terzo ambito è quello della mobilità sostenibile, con servizi di trasporto condivisi, anche personalizzati, al posto della ormai insostenibile diffusione della motorizzazione privata. Poi viene la manutenzione del territorio e dell'edificato. Ma il primo posto spetta comunque all'efficienza energetica e alle fonti rinnovabili, per sfruttare in modo decentrato, distribuito e autonomo le risorse locali di ogni territorio (ho cercato di presentare nel modo più semplice possibile le problematiche connesse alla riconversione di questi settori nel mio Prove di un mondo diverso, Nda Press, 2009). Enunciate così, sono indicazioni astratte; ma ciascuna è suscettibile di infinite contestualizzazioni in grado di valorizzare le risorse tanto dei paesi affluenti che di quelli emergenti o emarginati. Ma si tratta, nel caso specifico del nostro paese e del contesto europeo, di indicazioni in grado di valorizzare anche i due principali "fattori competitivi" residui su cui possiamo ancora contare. Il primo è la complessità sociale, l'estrema differenziazione dei ruoli, delle competenze, delle esperienze, dei saperi, che coincide con il processo di individualizzazione del corpo sociale protrattosi per tutto il corso dell'era moderna e che il conformismo e l'omologazione promossi dalla società di massa non sono ancora riusciti a cancellare. Una complessità che i paesi emergenti ancora non conoscono; o che spesso hanno distrutto per una troppo rapida accettazione degli stereotipi occidentali, ma che sicuramente non possono ricostruire in pochi anni. Il secondo è la diffusione dei saperi presente all'interno del tessuto sociale, che non è più fatto da tempo di plebi ignoranti, ma nemmeno solo di competenze formali acquisite in ambiti scolastici, avulsi dai contesti sociali (si tratta, anche in questo caso, di un fattore a rischio, incalzato da quella «dittatura dell'ignoranza» che è l'epitome dello il Zeitgeist). E perché sono "fattori competitivi"? Perché la transizione verso produzioni ambientalmente compatibili non solo è irrealizzabile senza una partecipazione consapevole delle comunità coinvolte; ma ha anche bisogno dei loro saperi. Sia di quella conoscenza del territorio e dei contesti sociali che solo chi vive in essi possiede; sia delle competenze che ciascuno ha sviluppato attraverso esperienze di studio, di lavoro o di vita che le strutture aziendali, stregate dai risparmi realizzati a spese del precariato, non sanno più valorizzare. Ma la transizione verso la compatibilità ambientale può mettere capo a modelli tecnico-organizzativi che possono essere esportati o comunque diffusi in tutto il mondo. Si pensi al valore di una rete locale di energia rinnovabile, distribuita e autosufficiente; a uno schema di mobilità fondato sul trasporto flessibile; ai vantaggi, anche economici, di un diffuso ricorso all'ecodesign; ai modelli di edilizia popolare ecocompatibile; a una filiera agroalimentare territorialmente circoscritta, capace di mettere a frutto tutte le conoscenze scientifiche disponibili (che non sono l'ingegneria genetica): eccetera. Si tratta allora di creare, o riaprire, degli spazi pubblici dove questi saperi possano confluire, confrontarsi, integrarsi, pur nella irriducibile diversità di valori e interessi di cui sono espressione; e, alla fine, sintetizzarsi in una o più proposte di transizione a livello locale. Ha qualcosa a che fare tutto ciò con la vicenda di Pomigliano? No, se quella vicenda viene vissuta come una "emergenza": un "prendere o lasciare" imposto all'ultimo momento. I processi di transizione e la conversione ambientale hanno bisogno di tempo per maturare; ma soprattutto di soggetti e di attori che la promuovano. Sì, però, se si affrontano i problemi per tempo; mano a mano che l'inevitabilità delle crisi aziendali e delle produzioni attuali comincia a prospettarsi. E questo è, tra gli altri, il caso tanto di Termini Imerese quanto di Pomigliano.

  1794 ECCO COME FINISCE IL FOTOVOLTAICO
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 09 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie Dopo il comune di Alba, tutta la Regione Piemonte potrebbe dire no al fotovoltaico a terra. O almeno così vorrebbe la nuova Giunta Regionale guidata dal leghista Roberto Cota che ha appena votato un disegno di legge molto restrittivo che adesso dovrà essere esaminato dal Consiglio Regionale. Si tratta, in sostanza, di una moratoria. Massimo Giordano, assessore all’Energia, pensa infatti che il fotovoltaico a terra sia un’offesa al territorio, un male da estirpare: La posizione dell’amministrazione su questi temi è nota dal suo insediamento, questa Giunta sta lavorando per la definizione di nuovi strumenti di incentivazione al fotovoltaico sulla superficie di edifici e in aree marginali. È fra le nostre priorità porre un freno al proliferare di questi impianti su terreni agricoli e con vincoli territoriali. In questi anni c’è stata un’eccessiva crescita di tali installazioni, che hanno deturpato intere aree del territorio piemontese. Si impone quindi una regolamentazione L’assessore regionale, tra l’altro, anticipa che una mossa del genere potrebbe essere presa anche da altre regioni a causa della mancanza di linee guida nazionali che regolino in maniera chiara cosa si può impiantare e dove e suggeriscano agli enti locali i parametri, uniformi per tutti, per accettare o meno un impianto fotovoltaico industriale: Il problema di disciplinare questo utilizzo è comune a tutti. Noi abbiamo deciso di intervenire con un disegno di legge, su cui stiamo lavorando, perché da molti anni attendiamo l’approvazione delle linee guida a livello nazionale Qualunque opinione si abbia sui grandi impianti fotovoltaici a terra, quindi, è ormai chiara una cosa: in Italia si sta rapidamente passando dall’assenza di leggi alle leggi “fai da te”. In ogni caso, un far west

  1793 UN APPELLO PER LE DONNE
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 08 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Solidarietà e PartecipazioneATTENZIONE Dichiariamo lo stato di agitazione permanente alla Casa Internazionale delle Donne LUNEDI' 12 LUGLIO ore 18,00 alla Casa Internazionale delle Donne Stiamo vivendo un momento di pesante attacco all'autodeterminazione delle donne. L'immagine delle donne sui media televisivi è quotidianamente svilita. D'altra parte si moltiplicano le iniziative per controllare la vita delle donne e il loro corpo. Non si vuole l'introduzione della Ru 486, la pillola che permette l'aborto farmacologico, perché le donne debbano essere sottoposte alla chirurgia, quando hanno bisogno di fare un aborto, per punizione. Ma che paese è quello in cui si pensa che la chirurgia possa essere una punizione o un deterrente? Si presenta una proposta di Legge sui Consultori in cui si dice che le donne dovranno chiedere l'interruzione della gravidanza presso le associazioni familiari, e firmare un verbale quando rifiutano di tenere la gravidanza, anche solo per dare in adozione il figlio. Nella stessa proposta di legge, la soggettività delle donne e la loro libertà di scelta è completamente cancellata e viene sostituita con la difesa della famiglia e dei suoi "valori etici", con il riconoscimento della centralità dei consultori privati: uno spostamento culturale gravissimo, che contraddice il senso della istituzione stessa dei consultori e il compito basilare di garanzia della salute delle donne. Si presenta una proposta di schedatura per le donne in gravidanza, per valutare la loro pericolosità per il neonato, in modo da controllarle, quando si sa che sono eventi imprevedibili con questi mezzi, e che solo il sostegno e l'aiuto dopo il parto possono prevenire queste tragedie della solitudine. E d'altra parte nessuno pensa a schedare gli uomini per il rischio violenza, quando vengono uccise più di 120 donne all'anno, in questo paese, per lo più all’interno della famiglia. E' indispensabile una ripresa di attività politica da parte delle donne, per difendere i diritti civili di cui sono titolari; è urgente una iniziativa diffusa che possa fermare questo attacco violento alla nostra libertà. Dichiariamo lo stato di agitazione permanente. Tutti i lunedì, alla Casa Internazionale delle Donne, via della Lungara 19, dalle ore 18,00 “Comitato per affermare la nostra autodeterminazione e per la difesa dei diritti delle donne” per organizzare manifestazioni e altre proteste. Venite sulla pagina di facebook della Casa Internazionale delle donne per proporre iniziative e conoscere quelle in atto. Organizzate assemblee e riunioni nei posti di lavoro, noi vi metteremo a disposizione il materiale. Casa Internazionale delle Donne, Consulta dei Consultori, Ass. Vita di Donna Per informazioni Segreteria: Tel 06.68401720 - Fax 06.68401726 cciddonne@tiscali.it info@vitadidonna.it consultaconsultoriroma@hotmail.it

  1792 CERTIFICATI VERDI ADDIO?
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 08 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Energia e AmbienteChe fine farà l’obbligo da parte del Gse di acquistare i certificati verdi in eccesso? Dopo le preoccupazioni espresse da più parti, sembrerebbe che almeno il grido di dolore di Confindustria sia stato ascoltato dal Governo. Berlusconi e Tremonti, infatti, hanno garantito alla Marcegaglia che si troverà una soluzione per evitare che la riforma degli incentivi alle rinnovabili sia drastica e dolorosa per le imprese che, più volte, avevano paventato l’ipotesi di un crollo del mercato a causa del famigerato articolo 45 anti rinnovabili. Bisogna capire, però, cosa deciderà di fare il Governo. Secondo il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia la soluzione si troverà: Il ministro Tremonti e il relatore Azzollini stanno lavorando a una soluzione. Ho suggerito che l’attuale sistema dei certificati verdi resti in vigore sino al recepimento della direttiva europea di riferimento, in modo da salvaguardare gli investimenti. Intanto, il ministero è pronto a varare una nuova disciplina che sostenga le rinnovabili con un minore aggravio sulle bollette Ma la “nuova disciplina” a cui fa riferimento Saglia, arriverà con gli stessi tempi della riforma del conto energia che tutti aspettano da prima di gennaio?

  1791 BANDITO DALL'UE IL LEGNO ILLEGALE
  Inserito da Marco Brescia Giovedì, 08 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Amare la TerraSTRASBURGO - Non sara' piu' possibile commercializzare nell'Unione europea legno abbattuto in modo illegale: il parlamento europeo ha approvato una legge che prevede il bando entro due anni di questo tipo di commercio,attraverso un sistema di sanzioni. La legge prevede che gli importatori di legno garantiscano la legalita' delle loro importazioni e obbliga gli operatori a indicare dove e' stato comprato il legno e a chi e' stato venduto. Gli stati membri dovranno sanzionare le illegalita'. ''Questa legge europea rappresenta una grande novita' a livello internazionale'', ha commentato l'eurodeputata ecologista finlandese Satu Hassi, che ha negoziato il testo trai 27 Stati Ue. Secondo l'Onu, il legno abbattuto illegalmente rappresenta un volume compreso tra i 350 e i 650 milioni dimetri cubi l'anno, pari al 20-40% della produzione mondiale, con gravissime conseguenze sulla deforestazione e, di conseguenza, sull'aumento delle emissioni di gas ad effetto serra. ''In 644 votano per salvare i polmoni verdi del Pianeta'', ha commentato Massimiliano Rocco, responsabile TRAFFIC e Timber Trade del WWF Italia ''Questa legge è un segnale di divieto di accesso per tutti i produttori e commercianti di legno senza scrupoli che finora hanno operato nei nostri mercati'', ha affermato Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia

  1790 BONELLI A SAVONA
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 07 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
VERDI: IL FUTURO http://www.ivg.it/2010/07/06/verdi-il-presidente-bonelli-ha-inaugurato-la-nuova-sede-savonese/

  1789 ACQUA PUBBLICA E' POSSIBILE !!!
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 07 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Acqua bene primarioCome aprire l'acqua alla gestione del pubblico 01/06/2010 Le aziende municipalizzate e i loro utenti/proprietari: il sistema di controllo, le difficoltà della partecipazione, il ruolo dei consumatori, le possibili soluzioni Acqua pubblica o privata, nell’uno o nell’altro caso è necessario pensare un sistema che permetta una gestione sostenibile. Chi difende la gestione pubblica dell'acqua è a maggior ragione interessato a che questa sia fatta nel modo più efficiente possibile: considerando il fatto che la gestione dell’acqua è simile ad altri beni e servizi a carattere monopolistico come energia elettrica, gas, rifiuti, trasporti ecc; che la gran parte degli enti gestori sono società di diritto privato ma di proprietà pubblica; e infine che il costo individuale è relativamente basso (la tariffa), ma quello collettivo (le tasse), risulta essere alto. Di seguito, si presenteranno il quadro normativo, gli aspetti positivi e negativi dell’attuale sistema, anche attraverso la nostra esperienza. La finanziaria del 2008 (L. n. 244, 24/12/07, art. 2, comma 461) stabilisce che al fine di garantire qualità, universalità ed economicità dei servizi gli enti locali devono prevedere: obbligo della redazione della carta dei servizi da parte dell’ente gestore in accordo con le associazioni dei consumatori; la consultazione obbligatoria delle associazioni dei consumatori; verifica periodica con la partecipazione delle associazioni dei consumatori; monitoraggio permanente da parte dell’ente gestore con la partecipazione delle associazioni dei consumatori; istituzione di una sessione annuale di verifica dei servizi tra gli enti locale e di servizio e le associazioni dei consumatori ed infine il costo delle attività sono da addebitare all’ente gestore. Il sistema di gestione e controllo delle aziende municipalizzate prevede la fornitura di un servizio ad un cliente/utente, allo stesso tempo socio, attraverso i propri rappresentanti che siedono nel Consiglio di Amministrazione. Infatti, i consiglieri di Amministrazione sono nominati dall’Ambito Territoriale Ottimale (Ato). Nell’Ato siedono i rappresentati dei Comuni dell’Ambito dove si redige il piano di gestione. I rappresentati dell’ambito sono gli assessori, o chi per loro, di riferimento, i quali sono eletti dai cittadini. Quindi, come si evince anche dal grafico, vi è una sorta di rapporto circolare tra cittadini, politici, amministratori delle imprese municipalizzate, clienti/utenti i quali sono i cittadini in un’altra veste1. Di conseguenza i clienti/utenti/cittadini dovrebbero essere in grado di controllare le società di gestione in due modalità. In quanto cittadini, eleggono gli amministratori che controllano le società. In quanto clienti/utenti attraverso l’acquisto del servizio. Tuttavia essendo un bene necessario ed allo stesso tempo in un sistema di monopolio, è difficile per i clienti/utenti far valere le proprie ragioni. Diviene allora importante il ruolo delle associazioni dei consumatori come sottolineato dalla legge. Infatti, le due figure, elettori e clienti/utenti, se ben individuate, permettono alla cittadinanza di ottenere servizi migliori a un costo individuale e collettivo minori. In altre parole, si potrebbero evitare i problemi derivanti dal controllo politico della gestione. Da qui sorge l’esigenza di formare i cittadini ad una cittadinanza attiva ed i clienti/utenti ad un consumo responsabile e consapevole2. Quindi, sulla carta è un sistema che potrebbe dare buoni risultati. Tuttavia sappiamo quanto sia difficile realizzare la democrazia partecipativa. Infatti, da una parte i cittadini non sono in grado di controllare gli amministratori (politici ed amministratori delle municipalizzate). Dall’altra parte, i clienti/utenti hanno scarsa conoscenza del sistema. Infine, coloro che sulla carta dovrebbero fare i controllori non lo fanno. Infatti, le associazioni dei consumatori sono troppo deboli mentre i politici, in alcuni casi, sono troppo distanti dalla gestione. La nostra esperienza insegna che se le associazioni dei consumatori avessero i fondi, cooperassero con gli istituti di ricerca e si impegnassero a far rispettare le attuali normative allora si potrebbero ottenere alcuni risultati. Come? Il primo passo, comparazione dei piani d’ambito, industriali e della carta dei servizi, da parte delle associazioni dei consumatori. L’organizzazione di un tavolo di contrattazione permanente con gli enti gestori dando indicazioni e suggerimenti pratici e puntuali. Nel frattempo, somministrazione periodica di un questionario ai cittadini sul grado di conoscenza e soddisfazione dei servizi offerti. Dalla nostra indagine risulta che gran parte dei clienti/utenti ha una scarsa conoscenza dei piani di ambito ed industriale, tipologia di imprese di gestione, dell’esistenza di una carta dei servizi, della modalità di calcolo delle tariffe ed infine delle eventuali agevolazioni. E soprattutto, è emerso che i meno informati sono i soggetti più deboli vale a dire anziani e meno scolarizzati3. Quindi, è importante che le associazioni dei consumatori si impegnino ad informare e sensibilizzare i cittadini/clienti/utenti. Per fare ciò, le associazioni dei consumatori devono essere poste nella condizione di poterlo fare ed è compito dell’Ato lo stanziamento dei fondi annuali necessari per svolgere tali attività. Infatti, se fossero gli stessi enti gestori a svolgere la verifica, come a volte accade, si rischierebbe un conflitto di interessi mentre se gli enti gestori si limitassero a finanziare le associazioni, in questo caso si rischierebbe invece una commistione tra controllore e controllato. Infine, il testo di legge, sottolinea l’importanza del consenso o valutazione delle associazioni dei consumatori sul servizio reso. Questo è il vero prezzo che paga l’ente gestore, in caso di cattiva gestione. Infatti, in questo caso, le associazioni dei consumatori possono rifiutare di sottoscrivere la carta dei servizi così come il piano industriale presentati dall’ente gestore. Ciò dovrebbe o potrebbe pregiudicare il rinnovo del contratto da parte dell’Ato. Dalla nostra esperienza, si dimostra che il meccanismo ideato (finanziaria del 2008) è una buona base di partenza ma vanno apportate alcuni accorgimenti. Tuttavia, si sottolinea che, nel nostro caso, la vicinanza del rinnovo del contratto di servizio, ha permesso di raggiungere dei risultati inaspettati. Quindi, il contratto di gestione deve essere di una durata sufficientemente ampia per permette una valutazione complessiva, allo stesso tempo, garantire all’ente gestore il tempo necessario per effettuare gli investimenti e goderne i frutti. Tuttavia, un tempo non troppo ampio perché in quel caso il deterrente risulterebbe poco efficace. Note 1Infatti, sono gli amministratori locali che definiscono le regole di gestione del servizio attraverso il piano d’ambito e sono gli stessi amministratori che nominano i membri del Consiglio di Amministrazione, gli amministratori delegati e i presidenti. Di conseguenza gli amministratori pubblici sono fortemente responsabili circa il servizio reso ai clienti/utenti. 2In linea di principio, a nostro avviso, sarebbe importante che i piani d’ambito siano presentati, discussi ed elaborati con la cittadinanza. I piani industriali discussi con le associazioni dei consumatori e successivamente presentati alla cittadinanza. Infine le carte dei servizi dovrebbero essere “elaborate” dalle società dei servizi in collaborazione con le associazioni dei consumatori. Un ultimo aspetto, ma non secondario, riguarda il monitoraggio dei servizi e dell’impianto complessivo del sistema circolare, per renderlo più efficace ed efficiente, è necessario il coinvolgimento dei ricercatori. 3Se c’è una cosa che l’economia ci ha insegnato in questi ultimi decenni è l’importanza delle informazioni e soprattutto quanto esse siano asimmetriche nel tempo e tra gli individui.

  1788 PARCHI:QUALE DESTINO?
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 06 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Parchi e OasiDA GREENREPORT.IT

  1787 IN RICORDO DI ALEX LANGER
  Inserito da Danilo Bruno Lunedì, 05 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
VERDI: IL FUTUROQualche mese fa, il quotidiano ecologista Terra ha ricordato Alexander Langer in coincidenza con quello che sarebbe stato il suo sessantaquattresimo compleanno, se non fosse morto suicida il 3 luglio 1995: era nato infatti il 22 febbraio 1946 a Vipiteno/Sterzing. C'è chi, avendolo ben conosciuto, ha provato una forte emozione nel vedere in prima pagina quell'inconsueto, ma singolare e felice augurio postumo. E c'è anche chi, non avendo avuto la fortuna di incontrarlo personalmente, anche per ragioni generazionali, si è interrogato forse per la prima volta sulla figura e la storia di questo straordinario protagonista della seconda metà del ventesimo secolo in Trentino-Alto Adige/Südtirol, in Italia, in Europa e anche in tante altre regioni del Pianeta, dove ha lasciato un segno indelebile nella memoria di molti. Tra i numerosi libri pubblicati dopo la sua tragica morte - per chi non li avesse già letti e desiderasse meglio conoscerlo - vorrei suggerire l'antologia più completa dei suoi scritti, non dal punto di vista quantitativo, ma per la capacità di selezionare in modo equilibrato i molteplici aspetti della sua personalità e della sua multiforme attività e riflessione: Alexander Langer, Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, a cura di Edi Rabini, Sellerio, Palermo, prima edizione 1996 (ma più volte ristampato). Tre anni fa, inoltre, è stata pubblicata la sua biografia più completa e documentata: Fabio Levi, In viaggio con Alex. La vita e gli incontri di Alexander Langer (1946-1995), Feltrinelli, Milano, 2007. Da ultimo, segnalo la vastissima raccolta di testimonianze, scritte e pubblicate prevalentemente nell'immediatezza della sua morte e riunite in un unico volume nel decennale della sua scomparsa: Marco Boato (a cura di), Le parole del commiato. Alexander Langer dieci anni dopo. Poesie, articoli, testimonianze, Edizioni Verdi del Trentino, Trento, 2005 ( info@verdideltrentino.orgQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ). Purtroppo Alex è morto per scelta volontaria il 3 luglio 1995. Quindici anni dopo, la sua figura continua ancor oggi a segnare in modo emblematico la storia dell'ecologismo italiano ed europeo, e non solo. Scomparso a quarantanove anni, molte sue intuizioni sono rimaste di una attualità sorprendente, molte sue iniziative sono ancora oggi vive e vitali, la sua eredità spirituale, culturale e politica è ormai patrimonio comune - al di là di ogni confine ideologico - di intere generazioni, non solo in Trentino e in Alto Adige/Südtirol, ma nell'Italia intera, in Europa e in molti altre paesi del mondo che lui, da vivo, aveva attraversato e percorso in lungo e in largo. Le molte testimonianze su di lui - provenienti dai mondi politici, culturali, religiosi più diversi - che avevo raccolto, nel decennale della sua morte, nel citato volume Le parole del commiato, risuonano ancor oggi con una immediatezza impressionante, come in una sorta di collegiale e solidale elaborazione del lutto. Alexander Langer è stato "costruttore di ponti": tra etnie e gruppi linguistici, tra identità ideologiche diverse, tra le differenze di genere, tra partiti e società, tra Nord e Sud e tra Est e Ovest del mondo, tra uomo e natura, tra la pace e l'ambiente. "Ecopax", appunto: questo è il binomio che meglio sintetizza la sua personalità umana, la sua instancabile attività politica ed elaborazione culturale. In alternativa agli ideologismi astratti, si è fatto promotore di "utopie concrete", fondando anche la "Fiera delle utopie concrete" a Città di Castello. Rifiutando ogni forma di fondamentalismo, si è fatto sostenitore della "conversione ecologica", dove l'ecologismo supera i pur necessari aspetti tecnici e scientifici, per assumere anche una forte dimensione etica, culturale e spirtuale. Superando i muri delle barriere etniche e linguistiche, si è fatto protagonista e artefice della "convivenza", non solo nel suo Sudtirolo, ma in tutte le realtà europee ed internazionali nelle quali le differenze etnico-linguistiche si sono trasformate in fonti di separazione e contrapposizione, anziché in occasioni di arricchimento reciproco e di esperienza multi-culturale. Di fronte alla disperazione esistenziale, al catastrofismo fondamentalista e al pacifismo meramente ideologico, ha cercato di essere "portatore di speranza" - Hoffnungsträger, per usare una espressione tedesca a lui molto cara – e autentico "costruttore di pace". Aveva scritto nel 1991: "Oggi, soprattutto in campo ambientale, è tutta una profezia di sventura. C'è a volte il rischio di essere catastrofisti e di terrorizzare la gente, la qual cosa non sempre aiuta a cambiare strada, ma può indurre a rassegnarcisi. Piuttosto bisogna indicare strade di conversione, se si vogliono evitare ragionamenti come 'dopo di noi il diluvio', 'tanto è tutto inutile e la corsa è disperatamente persa', 'se io non inquino, ce ne sono mille altri che invece lo fanno' ". Qualche anno dopo, nel 1994, ha scritto un testo più sistematico sulla "conversione ecologica", affermando in particolare: "La domanda decisiva è: come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile? Lentius, profundius, suavius, al posto di citius, altius, fortius. La domanda decisiva quindi appare non tanto quella su cosa si deve fare o non fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta". Prima di morire, ai piedi di un albicocco al Pian de' Giullari, nella collina di Firenze (città dove si era laureato in giurisprudenza con Paolo Barile e dove aveva conosciuto padre Ernesto Balducci, Giorgio La Pira e, non lontano, a Barbiana, don Lorenzo Milani), ha scritto queste estreme parole, in tedesco: "Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto" ("Seid nicht traurig, macht weiter, was gut war"). In realtà, i moltissimi che l'hanno conosciuto e amato, sono ancor oggi tristi per la sua scomparsa, pur ormai a quindici anni dalla sua morte. Ma il modo migliore per ricordarlo a tutti - e in particolare ai più giovani, che non l'hanno potuto conoscere di persona, ma possono ricostruirne e ripercorrerne le tracce di un cammino così ricco e fecondo - è davvero quello di raccogliere il suo monito estremo e di "continuare in ciò che era giusto". Marco Boato

  1786 QUALE STATO ?QUALE TERRITORIO?
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 30 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Speculazione e CementoUn´operazione che serve solo a fare cassa" intervista a Stefano Settis «Siamo davanti a uno svuotamento e smantellamento dello Stato solo per fare cassa». Salvatore Settis, archeologo e direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, boccia il federalismo demaniale senza mezzi termini. Professore, si dice che sia solo un trasferimento, non un´alienazione. «Questo sarà il primo passo. I beni vengo trasferiti agli enti locali. Ma l´obiettivo di questa legge è la mercificazione dello Stato. Anni fa avevo parlato di Italia Spa, era una battuta, non avrei mai pensato che sarebbe successo davvero». Perché non pensa che gli enti locali possano gestire questo patrimonio? «Ho visto che nella lista figura il museo di Villa Giulia. Ecco se il museo di Villa Giulia fosse una fonte di reddito per lo Stato, questo non avrebbe bisogno di alienarlo. Se invece non lo è e lo cede ad esempio al Comune di Roma, il Campidoglio, già in difficoltà economica, come potrà sobbarcarsi i costi di manutenzione?». E quindi che succederà? «Che il museo di Villa Giulia, o qualsiasi altro bene, verrà messo in un fondo immobiliare in cui potranno entrare anche i privati. E così accadrà che qualche palazzinaro metterà nel fondo un complesso residenziale nella periferia di Roma di pari valore economico e potrà disporre della maggioranza di Villa Giulia. D´altronde anche le ridicole valutazioni al ribasso che vedo sono fatte in quest´ottica». Nell´elenco figurano anche le Dolomiti… «Quello che mi dispiace è che il Paese non abbia ancora capito che, con questo federalismo demaniale, veniamo tutti borseggiati. Le Dolomiti non sono solo di chi abita lì, sono anche dei siciliani. Di questo passo, rimarremo uno Stato senza più territorio. Ora c´è questa legge, poi ne arriverà un´altra. Ma nessuno se ne accorge, nemmeno l´opposizione. Rinunciare all´idea di un bene pubblico è rinunciare alla nostra storia e al nostro futuro». Al di là del suo ruolo istituzionale, come cittadino cosa pensa? «È proprio come cittadino che non so rinunciare a beni pubblici che sono tali da migliaia di anni. Che i nostri padri ci hanno lasciato e che noi dobbiamo lasciare ai nostri figli». Dai musei ai fari e alle Dolomiti ecco le perle a rischio svendita Federalismo, 11 mila beni pronti a passare dal demanio agli enti locali Dalle Dolomiti alla spiaggia del lago di Como. Dal Museo romano di Villa Giulia al mercato di Porta Portese che ispirò Claudio Baglioni. Dall´Idroscalo di Ostia dove morì Pier Paolo Pasolini all´ex forte Sant´Erasmo di Venezia. È un vero tesoro quello che dall´Agenzia del demanio rischia di essere trasferito alle autonomie locali. Di quelli che non hanno prezzo, nonostante una stima che supera i 3 miliardi di euro. L´elenco, stilato dal demanio e ora in commissione bicamerale, ancora non è definitivo, la versione ufficiale verrà pubblicata a fine luglio. Mercoledì ci sarà la relazione del ministro del Tesoro in Consiglio dei ministri, ma intanto ci si può fare un´idea del patrimonio di cui presto potrebbero disporre Comuni, Province e Regioni. A patto che ci sia un progetto di valorizzazione. Per il momento, infatti, i beni vengono solo trasferiti (e per alcuni di essi, soprattutto quelli "naturali", c´è il vincolo che restino demaniali), ma la maggior parte potrà essere venduta a patto che l´alienazione serva a risanare il debito pubblico. Circa 11mila "pezzi" che nella coscienza collettiva non hanno prezzo, ma che, secondo l´agenzia, un prezzo ce l´hanno, eccome. Innanzitutto spiagge e isole. Tra cui gli isolotti intorno a Caprera e l´isola di Santo Stefano vicino a Ventotene. Poi, parti di Palmaria vicino a Portovenere, dell´isola dell´Unione di Chioggia e di quella di Sant´Angelo delle Polveri a Venezia. Ancora, un pezzo di arenile di Sapri (famosa per la spedizione di Pisacane) e "la spiaggia del lago di Como" a Lecco, quella che diede inizio ai "Promessi Sposi". Dal mare ai monti, anche le vette sono "in vendita". Ecco così gran parte delle cime che circondano Cortina d´Ampezzo. Le Tofane, il monte Cristallo, la Croda Rossa, il Sorapis e l´Alpe di Faloria. A rischio "cambio di proprietà" non solo la natura. Anche storia e arte cercano un nuovo padrone. A Roma lo cercano il Museo di Villa Giulia, dove rischia il trasloco la coppia di sposi etruschi e la facoltà di Ingegneria accanto a San Pietro in Vincoli. Poi, ancora, l´ex convento della Carità a Bologna (330 mila euro), l´Archivio di Stato di Trieste (5 milioni), l´ex cinta fortilizia "Mura degli angeli" di Genova, Villa Gregoriana a Tivoli, l´ex forte di Sant´Erasmo che affaccia sulla laguna di Venezia (il costo è di 7 milioni di euro), la piazza d´Armi di Reggio Calabria e quella di L´Aquila. Non stupirà che nella lista figurino anche molti immobili. Roma ha un vero patrimonio. Oltre al mercato di Porta Portese, la tenuta di Capocotta a Castelporziano, un edificio da 22 milioni di euro in centro ora in uso al Senato, l´Archivio generale della Corte dei Conti (67 milioni di euro), l´ex forte Ardeatino e un complesso immobiliare alla Rustica, uno dei pezzi più pregiati della lista con i suoi 90 milioni. Una specie di supersaldo da fine stagione che non risparmia nemmeno il cinema: rischiano di essere alienati il cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti a Roma (4,5 milioni di euro) e l´Idroscalo di Ostia dove morì Pier Paolo Pasolini, il cui prezzo è fissato a 6,7 milioni. Svendita anche per le infrastrutture: i fari di Mattinata sul Gargano, di Punta Palascia a Otranto, di Spignon a Venezia e "l´antico semaforo della Guardia" di Ponza. Trasferibili anche il campo da golf da 18 buche sull´isola di Albarella di proprietà del gruppo Marcegaglia (oltre 4 milioni), l´antico binario della direttissima Roma-Napoli, quello di Briosco e l´acquedotto di Castellammare di Stabia. Nella lista pure l´ex campo per i prigionieri di guerra di Ragusa e alcune ex case del fascio. Differente il percorso della caserme che, prima di finire agli enti locali, verranno valutate da "Difesa Spa". E sul "patrimonio in saldo" le opinioni divergono. Luca Zaia, governatore del Veneto, dice: «Si va nella direzione giusta. È bene che le Dolomiti ritornino alle loro comunità». Federalismo promosso anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno: «Si aprono grandi possibilità». Mentre il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, parla della «più grande speculazione edilizia e immobiliare della storia italiana» e Enrico Farinone (Pd) smorza: «Federalismo sì, ma estremismo federalista no».

  1785 I VERDI' TUTTI IN GALERA !!!
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 29 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Amare la TerraAPPENA VERRA' PUBBLICATA LA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI PURE IL NOSTRO SITO RIPRENDERA' I TESTI PROPOSTI DALLA STAMPA LIBERA E NON PIU' PUBBLICABILI PER CUI ANDREMO TUTTI IN GALERA -COME I PARTIGANI-PER LA DIEFSA DELLA LIBERTA' E DELLA DEMOCRAZIA !!!

  1784 ANGELO BONELLI A SAVONA
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 29 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
VERDI: IL FUTURO l' incontro nasce dalla necessita di confrontarci, per ragionare sulla prospettiva di un partito verde. Angelo ci presenterà la proposta di costituente ecologista, con cui è stato eletto al congresso, e che prevede una vera e propria apertura del nostro partito ai movimenti ambientalisti per fondare un soggetto nuovo. Credo che il desiderio della gente di un punto di riferimento che difenda i diritti dell' ambiente contro la prevaricazione del profitto sia sempre più evidente. Non so se i verdi riusciranno ad essere il seme di questo nuovo soggetto, ma credo che sia assolutamente necessario. E' una serata importante per tutti quelli che hanno a cuore l' ambiente e spero che interverrete numerosi, per portare il vostro contributo alla serata. La serata non verrà publicizzata sui giornali perchè vuole essere sopratutto indirizzata alle persone motivate, ovviamente siete liberi di portare chiunque sia interessato, anzi diffondete ela mail e invitate coloro che hanno a cuore l' ambiente.

  1783 L' ADDIO AD UN GRANDE UOMO:ENZO TIEZZI
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 29 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
VERDI: IL FUTURODA GREENREPORT.IT

  1782 L'ORTO URBANO. UNA PROSPETTIVA?
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 29 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Amare la TerraE io mi faccio l'orto! Spuntano come funghi gli orti sociali, aree coltivabili divise in microappczzamenti dove la domenica le famiglie si riuniscono anche per far giocare ì bambini e per mangiare insieme la verdura raccolta. È un fenomcno di tendenza affiancato dalla pratica della col-tivazionesu terrazzi c davanzali di piccoli ortaggi e da quella più eclatante dei guerrìlla farmers, persone che armate di zappetta e annaffiatoio "occu- pano" anche minuscole aiuole scampate al parcheggio selvaggio o aree più estese abbandonate a se stesse e a rischio di cementificazione per coltivare finocchi, cipolle c zucchine. E poi ci sono gli appassionati di orticoltura che trasformano cortili e piccole aiuole in incubatori di piante a rischio di estinzione: varietà autoctone che le coltivazioni intensive hanno abbandonato preferendo ibridi più ,prolifici e resistenti. Ha fatto scuola in questo senso il progetto/milanese Lunedì Sostenibili al quartiere Isola, serate dedicate al verde e alla socialità dove le per-sone che si occupano di verde urbano etico si scambiano opinioni e sementi all'ìnsegna di un sogno comune: ritrovare il contatto con la ciclicità della vita difendere li biodiversità anche a tavola.Del resto ¡milanesi sono sempre sta-ti sensibili alterna. Lungo i binari del tre- no l'autoproduzione di verdure e piccoli frutti era il vanto di tante famiglie: lo storico Centro sociale della Rizzoli Quotidiani di via Cefalù, fortemente voluto dall'allora azionista, Maria Giulia Crespi, da oltre cinquantanni sfoggia i suoi cento piccoli orti sociali dove si coltiva di tutto in libertà. Unico limite imposto: metodi bio e niente patate (facili prede di parassiti). Curare un orto fa bene allo spirito. non a caso è una delle pratiche imprescindibili in ogni convento, stimola la creatività e fa risparmiare. L'alimentazione ecosostenibile in città fino a poco tempo fa era appannaggio solo di chi si poteva permettere di spendere il triplo di una spesa normale per una fatta secondo criteri bio. La diffusione dei gruppi d'acquisto solidale e la neonata voglia di "verdura fai da te" sta cambiando le cosc. E le associazioni am- bientaliste stanno lavorando sodo. Le-gambiente ha siglato un protocollo d'intesa con la Regione Lazio per la nascita di nuovi orti urbani a Roma, mentre Italia Nostra con il progetto "Orti Urbani" in accordo con Anci (associazione comuni italiani) invita enti e privati titolari di aree verdi a destinarle all'arte del coltivare anche per la vendita diretta a prezzi politici

  1781 NO ALLE RONDE
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 25 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Solidarietà e PartecipazionePolitica La Corte Costituzionale ha in parte bocciato le norme approvate dal Parlamento sulle cosiddette 'ronde', previste dal pacchetto sicurezza licenziato nel 2008-2009. Nella sentenza depositata oggi in cancelleria, la Consulta ha dato infatti il via libera all'impiego di cittadini non armati per segnalare eventi che possano arrecare danno alla "sicurezza urbana", mentre ha dichiarato illegittimo l'impiego delle 'ronde' in situazioni di "disagio sociale" La Corte Costituzionale ha in parte bocciato le norme sulle "ronde" previste dal pacchetto sicurezza del 2008-2009. La Consulta ha dato il via libera all'impiego di cittadini non armati per segnalare eventi che possano arrecare danno alla "sicurezza urbana", mentre ha dichiarato illegittimo l'impiego delle "ronde" in situazioni di "disagio sociale". Si tratta, infatti, di interventi di politica sociale riconducibili -secondo la Corte - alla materia dei "servizi sociali ritenuta di competenza legislativa regionale residuale". Per assurdo, la Lega voleva intervenire su una norma che è già di pertinenza degli enti locali. E meno male che Bossi e Maroni appaiono come strenui difensori del decentramento. Ad impugnare dinanzi alla Consulta diverse norme del "pacchetto sicurezza" sono state Toscana, Emilia Romagna e Umbria. Le tre regioni hanno lamentato soprattutto il fatto che l'aver attribuito ai sindaci la possibilità di avvalersi di cittadini non armati con compiti di segnalazione alle forze dell'ordine di eventi che possono 'arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale' avrebbe comportato la violazione della competenza legislativa statale circoscritta, in ambito di ordine pubblico e sicurezza, alla sola prevenzione dei reati e al mantenimento dell'ordine pubblico. La Corte ha accolto solo in parte i ricorsi. Via libera, dunque, all'impiego delle ronde sul fronte della "sicurezza urbana". Di tutt'altro avviso è la Consulta per quanto riguarda l'impiego delle "ronde" per segnalare situazioni di "disagio sociale". "Nella sua genericità - è scritto nella sentenza - la formula ‘disagio sociale' si presta ad abbracciare una vasta platea di ipotesi di emarginazione o di difficoltà di inserimento dell'individuo nel tessuto sociale, derivanti dalle più varie cause (condizioni economiche, di salute, età, rapporti familiari e altre): situazioni, che reclamano interventi ispirati a finalità di politica sociale, riconducibili segnatamente alla materia dei ‘servizi sociali'". In questo caso, quindi, solo per regioni possono intervenire. Per il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei "la bocciatura da parte Consulta delle ronde in situazioni di disagio sociale dimostra lo spirito demagogico con cui questa legge è stata fatta. Tra l'altro, il disagio sociale è aumentato con la crisi e la maggioranza non riesce a dare risposte".

  1780 LA TUTELA DEL PAESAGGIO
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 25 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Amare la TerraLa tutela del paesaggio come valore fondante della democrazia Data di pubblicazione: 19.06.2010 Autore: Paba, Daniela «Presentato a Cagliari Memorie di un urbanista. Salzano racconta la sua vita e la storia dell’Italia». La Nuova Sardegna, 19 giugno 2010 CAGLIARI. Se il rapporto tra urbanistica e politica non passa attraverso il partito degli affari, ma sceglie come luogo d’incontro la tutela del paesaggio, « Memorie di un urbanista» diventa un testo indispensabile. Il libro è stato presentato al Ghetto di Cagliari, con un incontro organizzato dai Presidi del libro, cui hanno partecipato insieme all’autore Edoardo Salzano, anche Renato Soru, Sandro Roggio, e Gianvalerio Sanna che con il grande urbanista napoletano hanno lavorato alla realizzazione del Piano paesaggistico regionale. «La stesura del libro è iniziata dieci anni fa, e la ragione per cui l’ho scritto è emersa man mano che l’Italia cambiava in peggio - ha esordito Salzano - La cancellazione della storia nella testa degli italiani ha provocato cose terribili: la maggior parte dei giovani non sa nulla ed è convinta che tutto si riassuma nel presente. Questo vuol dire che non c’è alternativa ai Cappellacci che vediamo. Riconquistare la storia è un’operazione decisiva per dare spessore al passato e prospettiva al futuro». Per rendere il suo pensiero azione concreta, Salzano cura personalmente il sito eddyburg.it dove discute tutto ciò che riguarda città e paesaggio, ma anche vita e poesia, in un’ottica che riunisce uomo e ambiente, lavoro e cultura, ed è oggi strumento operativo per amministratori, urbanisti, filosofi, ambientalisti, reti di cittadini. Il grande urbanista ha ricordato l’incontro con Soru che esponeva le linee guida del Piano: «La valorizzazione non ci interessa. Vorremmo che le coste della Sardegna esistessero ancora fra cento anni, che pezzi di territorio vergine ci sopravvivano». Un’intuizione che per l’ex presidente risale alla comprensione «del valore immenso del silenzio e del buio di uno stazzo intatto in Costa Smeralda. Oggi ho un solo cruccio: non aver avuto il tempo di lavorare sulle zone rurali interne». Al piano sardo Salzano ha dato contributi d’idee e sensibilità ma anche la dimensione serena di un padre credibile, capace di tenere insieme studiosi di discipline estranee. Come ha spiegato Gianvalerio Sanna: «La grande povertà della Sardegna è una concezione proprietaria del terreno, che prima di essere tuo è un bene collettivo». Consapevole dei guasti attuali Salzano mantiene saldo l’ottimismo gramsciano e cita la scuola di Barbiana dove i giovani imparano che «Il mio problema è il problema di tutti, risolverlo da soli è avarizia risolverlo con gli altri è politica». La stessa politica che difende Tuvixeddu e la Riserva dello zingaro vicino a Trapani, un lembo di terra che la regione Sicilia voleva lottizzare fermata con una catena umana. È la cittadinanza attiva.

  1779 ACQUA: SUPERATO IL MILIONE DI FIRME !!!
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 25 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Acqua bene primarioAcqua: superato un milione di firme 22/06/2010 - gab Indietro Invia l'articolo ad un amico ... Stampa ... (202 letture) Un milione di firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua: un risultato storico per il nostro paese ad un mese dalla consegna delle firme in Cassazione. Cosa possono fare i Comuni? La raccolta firme avviata lo scorso 24 aprile per promuovere tre referendum contro la privatizzazione dell’acqua stabilita dal decreto Ronchi, ha raggiunto e superato il milione. Un risultato mai raggiunto prima da nessuna campagna referendaria. L’obiettivo è quello di portare almeno 25 milioni di italiani alle urne nella primavera 2011. Manca ancora un mese alla consegna delle firme in Cassazione, e questo numero impressionante potrebbe diventare ancora più grande. L'obiettivo è oggi quello di portare almeno 25 milioni di italiani alle urne nella primavera 2011. Con questo entusiasmo, con questa partecipazione, con questa voglia di bene comune ce la possiamo fare, tutti insieme. Un milione di grazie ai tutti i cittadini che hanno firmato. Si scrive acqua, si legge democrazia. Proprio sabato, anche il sindaco di Milano Letizia Moratti, in visita al Mercato della Terra del capoluogo lombardo, si è espressa sul referendum, commentando la presenza di un punto di raccolta firme: «Non c’è nessuna privatizzazione dell’acqua. L’acqua di Milano è dei milanesi. Questa è disinformazione». Il problema è che il decreto Ronchi, divenuto legge a fine 2009, dispone (o meglio impone) di cedere ai privati la gestione del servizio idrico integrato con l’istituzione di bandi di concorso entro il 31 dicembre 2011. Per non essere obbligati a introdurre il servizio privato il Comune deve dichiarare tale servizio privo di interesse economico. E per far ciò deve cambiare lo Statuto Comunale. Alcuni comuni l’hanno già fatto: nella provincia di Torino, grazie a una legge di iniziativa popolare, sostenuta da diecimila firme, una serie di comuni hanno modificato il proprio statuto e dichiarato il servizio idrico privo di interesse economico. Così a Torino e provincia il servizio idrico è gestito dalla Società Metropolitane Acque Torino interamente pubblico, e potrà rimanere tale grazie alla modifica dello statuto. A rendere ancor più grave, nel merito e nel metodo del percorso legislativo del decreto Ronchi, vi è il fatto che esso sia stato approvato ignorando la volontà popolare che nel 2007 si era espressa con una proposta di legge per l’acqua pubblica raccogliendo oltre 400.000 firme, oggi ancora in discussione in Parlamento. Nel frattempo cinque regioni hanno impugnato il decreto Ronchi di fronte alla Corte costituzionale, lamentando la violazione di proprie competenze esclusive. Il decreto Ronchi colloca tutti i servizi pubblici essenziali locali (non solo l’acqua) sul mercato, sottoponendoli alle regole della concorrenza e del profitto, espropriando di fatto il soggetto pubblico e quindi i cittadini dei propri beni. L’approvazione dei tre quesiti referendari rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000 che prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, a enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, un servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione. Per maggiorni informazioni: www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

  1778 PARCHI POVERI NOI !!!
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 24 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Parchi e Oasida greenreport.it

  1777 NO AL NUCLEARE SEMPRE E COMUNQUE
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 24 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieCorte Costituzionale - secondo quanto ha appreso l'agenzia Ansa- ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili. A impugnare la legge n. 99 del 2009 che ha conferito al governo la delega per la riapertura degli impianti nucleari in Italia sono state Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise Anche il Piemonte aveva fatto ricorso alla Consulta che però la nuova giunta guidata dal leghista Roberto Cota ha deciso di ritirare. Numerosi i profili di illegittimità della legge delega lamentati dalle Regioni. Al governo è stata contestata soprattutto l'assenza di intesa e raccordo con ciascuna delle Regioni interessate dalla scelta dei siti delle centrali; i criteri e le modalità di esercizio del potere sostituivo dell'esecutivo centrale in caso di mancato accordo; la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione; la procedura che prevede una autorizzazione unica (e non a livello locale) sulle tipologie di impianti per la produzione di energia nucleare rilasciata previa intesa della Conferenza unificata e dopo delibera del Cipe. I giudici della Consulta, dopo aver ascoltato ieri in udienza pubblica gli avvocati delle Regioni e l'avvocato generale dello Stato per conto del governo, hanno affrontato la questione nella camera di consiglio di oggi pomeriggio. Sarà dalla lettura delle motivazioni della sentenza - scritte dal vicepresidente Ugo De Siervo - che si comprenderà quali siano le competenze che la Consulta ha ritenuto prevalenti nel settore del nucleare alla luce della riforma del titolo V della Costituzione. La tutela dell'ambiente e della salute sono infatti di competenza statale, ma queste devono confrontarsi con le competenze regionali concorrenti in materia di energia e di governo del territorio. Quella di oggi non sarà comunque la parola definitiva della Consulta sul nucleare: oltre che sulla legge delega, i giudici costituzionali dovranno pronunciarsi anche sul decreto delegato del 15 febbario scorso, nel frattempo impugnato da alcune regioni (Emilia Romagna, Toscana e Puglia). POSSIBILI SITI PER IL RITORNO ALL'ATOMO Dopo che la Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili cade anche l'ultimo ostacolo di rilievo per il ripristino dell'atomo in Italia. Ora, il primo passo necessario ad avviare la fase di ritorno dell'Italia al nucleare sarà quello di scegliere i siti che ospiteranno le centrali. Operazione per la quale, secondo il governo, ci vorranno circa tre anni. I criteri per la scelta sono stati dettagliati più volte: l'European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese - quello che sbarcherà in Italia - richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate. Non a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri a dicembre, che mira a indicare le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, indica una serie di parametri ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e architettonico-storico. Secondo il decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti locali che ai residenti nelle zone in questione. Fra i nomi che puntualmente ritornano, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni presidenti di Regione, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti, poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili, anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell'acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c'é già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia). (ansa)

  1776 COSA E' GREEN ECONOMY
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 22 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Amare la TerraMailRubricaAgendaBlocco NoteMail sul cellulareOpzioni Opzioni MailColoriPassa alla nuova Mail Opzioni Ricerca mail Prova la nuova Yahoo! Mail Voglia di scarpe? Cartelle[Aggiungi una nuova cartella]In arrivo (19)BozzeInviatiAntispam[Svuota tutti i messaggi dalla cartella Antispam]Cestino[Svuota tutti i messaggi dalla cartella Cestino]Cerca negli ShortcutLe mie fotoI miei allegatiChat[Nascondi]Sono Disponibile1 Contatto online[Aggiungi]ileana bego - Non in elenco? Nuova chatImpostazioni Vai al messaggio Precedente | Vai al messaggio Successivo | Torna ai messaggiSegna come non letto | Stampa RispondiRispondi a tuttiSposta... Segnala questo messaggiouno sviluppo con le gomme a terraMartedì 22 giugno 2010, 06:59Da: "ANDREA AGOSTINI" Aggiungi mittente alla RubricaA: Undisclosed-Recipient@yahoo.comda Eddyburg Uno sviluppo con le gomme a terra Data di pubblicazione: 20.06.2010 Autore: Ravaioli, Carla Le scelte della “green economy” hanno un senso positivo solo se nel quadro di un completo ribaltamento della logica del sistema. Il manifesto, 20 giugno 2010 Dobbiamo un caloroso ringraziamento a Guido Viale. Mentre nessuno - anche tra i pochi che continuano a resistere - sembra intravedere un'alternativa a quella sorta di Tempi moderni in forma di contratto aziendale, proposto da Marchionne ai lavoratori di Pomigliano; mentre un gruppo di economisti di sinistra audacemente propone una tassazione a carico di rendite e capitali, ma al fine di assicurare forte ripresa e stabile sviluppo, quale unica garanzia di occupazione; Viale afferma che il "piano A" previsto per Pomigliano (cioè produrre e vendere in Europa 30 milioni di auto all'anno) è inattuabile: il mercato europeo non tirerà affatto come si vorrebbe e anche Marchionne lo sa. (il manifesto, 16 giugno, p. 1-10) Il fatto è - spiega tranquillamente Viale - che «l'auto è un prodotto obsoleto, che nei paesi ad alta intensità automobilistica non può che perdere colpi: tirano per ora solo i paesi emergenti, fino a che il disastro ambientale, peraltro imminente, non li farà recedere anch'essi». E però «è ora di dimostrare che non è vero che non c'è alternativa. L'alternativa è la conversione ambientale del sistema produttivo - e dei nostri consumi - a partire dagli stabilimenti in crisi e dalle fabbriche di prodotti obsoleti e nocivi: tra i quali l'automobile occupa il secondo posto, dopo gli armamenti». Troppo semplice? Semplicistico? Ma a volte è questo il modo migliore per imporre idee che soltanto qualche inascoltato temerario ha il coraggio di formulare. Alla sua maniera diretta e spiccia, Viale della crisi ecologica planetaria, e dell'urgenza di affrontarla e possibilmente risolverla, dice sostanzialmente tutto. A partire dai governi che «continuano a riempirsi la bocca con la parola crescita, e stanno riportandoci all'età della pietra»; che buttano miliardi «nel pozzo senza fondo delle rottamazioni», mentre orientano cospicui «flussi finanziari a cementificare il suolo, a rendere irrespirabile l'aria delle città e impraticabili le strade e le piazze, a riempirci di veleni rendendo sempre più sterili i suoli agricoli»; che insistono nel disattendere le direttive di Kyoto pagando di conseguenza cospicue penali. Debbo dire però che, se questa denuncia di una situazione-limite, e però radicata su un fatto inoppugnabile e tremendo come l'incombente catastrofe ecologica, mi pare quanto mai utile, un po' meno mi convincono le soluzioni - alcune almeno - che Viale propone. Le fonti di energia rinnovabile come alternativa alle energie fossili, innanzitutto. Non perché non abbiano una loro valenza positiva, e non è un caso che siano nate in ambito ambientale, pensate come alternativa alle energie fossili non solo estremamente inquinanti, e infatti tra le cause prime del mutamento climatico, ma in via di rapido esaurimento. Non può però non sollevare interrogativi il fatto che la proposta con entusiasmo venga fatta propria e rilanciata dal sistema, ai fini di una green economy, capace di imporsi sui mercati come green business, con alta green competitivity, al fine della più robusta "green growth", ecc. Cioè per la continuità dell'attuale logica produttivistica, quella che Viale giustamente indica come causa prima del dissento ambientale. Non intendo negare l'utilità di queste nuove tecniche, ma credo che possano risultare davvero efficaci solo all'interno di una mutata logica produttiva, come quella che appunto Guido Viale auspica. L'altra affermazione di Viale su cui ho qualche riserva, è che la conversione ecologica si costruisca dal basso, sul territorio: «fabbrica per fabbrica, campo per campo, quartiere per quartiere, città per città», come «il prodotto di mille iniziative dal basso». Non c'è dubbio che tutto ciò sia frutto di una sensibilità al pericolo ambiente ormai largamente presente a tutti i livelli, ma soprattutto forse proprio tra i ceti popolari; e questo certo può costituire l'humus più fertile per lo sviluppo di forze e politiche impegnate nella difesa dell'ambiente. Non so però se tutto ciò di per sé possa rappresentare la soluzione di un problema di portata planetaria. determinante per l'equilibrio di tutti i paesi, quale la sempre più terrificante crisi ecologica. Un mondo oggi definito e sostanzialmente governato dalla globalizzazione. Innanzitutto globalizzazione economica: conseguenza dell'evolversi e dilatarsi del capitalismo, che dovunque ha portato i suoi prodotti e i suoi modi di produzione. Ed è certo anche globalizzazione culturale, che il continuo potenziamento dei mezzi di comunicazione, la crescita del turismo di massa, la velocità dei sistemi di trasmissione microelettronica, rendono sempre più penetrante e determinante di modi e modelli di vita, e della loro omogeneizzazione. Non esiste però una globalizzazione politica: una mancanza di cui si avverte ormai urgente il bisogno, innanzitutto proprio ai fini della salvaguardia dell'equilibrio ecologico; quello almeno che ne rimane. Compito immane, certo, ma forse non impossibile. Che potrebbe (dovrebbe?) far proprio anche quello che Viale indica come primo impegno di riconversione ecologica della produzione: cioè gli armamenti, cui dovrebbe seguire l'automobile. E proprio l'importanza strategica del tema "armamenti" esigerebbe una convergenza di consultazioni e delibere a livello planetario. Come dire, una sorta Bretton Woods del XXI secolo... Utopia? In qualche modo sì. Ed è quello che sempre si rinfaccia a chiunque avanzi ipotesi del genere. La guerra è sempre esistita: questa è l'obiezione immediata. Ma è anche vero che la storia è fatta di cose che prima non c'erano, e di molte altre, durate per secoli e millenni, poi irrecuperabilmente finite. E poi: una crescita produttiva continua, senza limiti di tempo né di quantità, non è un'utopia? Una tremenda utopia negativa? Resta tuttavia un altro interrogativo, di importanza cruciale: chi, quale soggetto politico o istituzionale, sarebbe oggi in grado di affrontare tale impegno e farsene carico? Secondo logica e storia, toccherebbe alle sinistre: le quali - anche se nessuno pare ricordarsene - sono nate per combattere il capitalismo. Ma è credibile che le sinistre attuali, quello che ne resta, trovino spinta sufficiente a recuperare quell'obiettivo? Basterebbe il coraggio di guardare la realtà, come suggerisce Viale, per concludere con lui: «Si tratta di dire, saper dire, che cosa si vuole»?

  1775 E ORA' IL CONDONO...
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 22 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Speculazione e CementoCHI HA PRESENTATO EMENDAMENTO ANDREBBE CACCIATO DA PARLAMENTO UE INTERVENGA PER FERMARE VERGOGNA ITALIANA "L'emendamento sul condono edilizio presentato dai parlamentari del Pdl è un atto criminale. E' ormai evidente che la maggioranza di centro destra ha come unico scopo quello di presentare proposte per legalizzare l'illegalità ". Lo ha dichiarato il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Si tratta di una vera e propria istigazione a delinquere, perché la sola notizia di questo emendamento farà impennare vertiginosamente le costruzioni abusive". "Quello dei parlamentari del Pdl non solo è uno schiaffo all'ambiente, al territorio e a tutti gli italiani onesti che hanno seguito le regole per costruire contraendo mutui e facendo sacrifici ma metterà in ginocchio i comuni (già salassati da Tremonti) che dovranno affrontare costi per le opere di urbanizzazione (fogne, acquedotti, strade) 5 volte superiori ai ricavi per lo Stato - prosegue Bonelli -. Come se tutto ciò non bastasse si vuole estendere il condono anche nelle aree a vincolo paesaggistico, idrogeologico, e ambientale: significa che le tragedie che sono costate decine di vite negli ultimi anni non hanno insegnato proprio nulla". "L'ultimo condono edilizio è costato 50 milioni di metri cubi di cemento abusivo: che prezzo dovrà pagare il nostro territorio già a pezzi per questa nuova sanatoria? Chi ha presentato questo emendamento dovrebbe essere immediatamente cacciato dal parlamento Perché va' contro gli interessi del paese e dei cittadini - conclude Bonelli -. Chiediamo all'Unione Europea di intervenire per fermare l'ennesima vergogna italiana".

  1774 Legambiente, i fitofarmaci contaminano gli alimenti
  Inserito da Marco Brescia Martedì, 22 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Salute Nei nostri piatti aumentano i prodotti contaminati da uno o più residui di pesticidi, passati dal 27,5% del 2009 al 32,7% nel 2010, e salgono anche i campioni irregolari che quest'anno crescono dall'1,2% del 2009 all'1,5%. Diminuiscono di conseguenza a 65,8% i prodotti ritenuti sani, cioè senza tracce di molecole chimiche (71,3% nel 2009), ma soprattutto scende anche il numero di campioni analizzati, che passano dagli 8.764 dello scorso anno agli attuali 8.560 (-204). Insomma, quest'anno solo il 50% della frutta risulta incontaminata mentre, a 32 anni dalla sua messa al bando, ricompaiono tracce di Ddt in un campione di insalata analizzato in Friuli. A rilevarlo è l'annuale "Rapporto sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia" di Legambiente, elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici di tutte le regioni italiane e diffuso a Roma durante una conferenza stampa.

  1773 Oggi in piazza i malati di Sla per rivendicare diritti
  Inserito da Marco Brescia Martedì, 22 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
SaluteIn piazza per rivendicare i propri diritti, a partire dall'urgente approvazione, da parte del Governo, dei Livelli essenziali di assistenza, passaggio fondamentale per avere cure adeguate. I malati di Sclerosi laterale amiotrofica si sono dati appuntamento lunedì prossimo a Roma, a piazza Montecitorio, per far sentire la loro voce. Una data scelta non a caso, poiché il 21 giugno ricorre, dal 1997, la Giornata mondiale per la lotta alla Sla. «La Sclerosi laterale amiotrofica - sottolinea in una nota la Aisla, l'Associazione punto di riferimento nazionale per chi soffre di questa malattia e per i loro cari - è una malattia grave, ancora inguaribile, che comporta la progressiva e completa paralisi dei muscoli: chi ne è colpito col passare del tempo non può più muoversi, comunicare, nutrirsi e respirare autonomamente pur mantenendo, nella maggior parte dei casi, intatte le proprie capacità cognitive». Chi ne è colpito deve «poter contare su un percorso di continuità assistenziale efficace e adeguato ai loro bisogni quotidiani, e ciò - sottolinea Aisla - sarebbe possibile se entrasse in vigore il Decreto sui Lea, uno strumento di supporto vitale che riguarda i percorsi di cura e che comprende anche il "Nomenclatore Tariffario" per le protesi e gli ausili, annunciato e più volte promesso negli ultimi tre anni ma mai applicato». Nelle lettere inviate al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al sottosegretario Gianni Letta, Aisla Onlus ha già evidenziato che «la comunità di tutte le persone disabili e delle loro famiglie non possono più aspettare e richiesto che il Governo affronti subito l'emergenza della cronicità e delle fragilità: la manifestazione è voluta per avere risposte indispensabili e sollecite". L'appuntamento è dunque oggi a Piazza Montecitorio, dalle 11 alle 15.


Nota: I MALATI DI SLA ATTENDONO DA TRE ANNI UN DECRETO CHE GLI ASSICURI FONDI PER CURE ADEGUATE. INTANTO IL GOVERNO CONFERMA SPESE MILITARI PER DECINE DI MILIARDI DI EURO. IL GOVERNO DEL FARE?...VERGOGNOSO!

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