 | LA CORTE COSTITUZIONALE BOCCIA IL NUCLEARE ITALIANO |
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Inserito da Marco Brescia | Venerdì, 16 luglio 2010
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Era stato il fiore all'occhiello del Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi e dell'ex ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola. Il
percorso intrapreso non sembrava ammettere sbandate, deviazioni o
rallentamenti: il ritorno dell'energia nucleare in Italia era un obiettivo
primario ed imprescindibile dell'agenda di governo, anche a fronte della
scarsissima popolarità (e dei numerosi timori) che questa "tecnica
energetica" riscuote ancora oggi in Italia.
Tre giorni fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza
numero 215 del 9 giugno 2010, con la quale la Corte Costituzionale ha
decretato un vero e proprio stop alla corsa all'atomo del governo italiano.
La legge incriminata è la numero 102, del 3 agosto 2009, conversione
del decreto-legge numero 78.
Con essa, all'articolo 4, il governo apriva alle procedure d'urgenza
per la costruzione di nuove infrastrutture per la produzione di energia
elettrica, da leggersi più comunemente come "nuove centrali nucleari".
Il governo aveva piena potestà esclusiva in materia di trasmissione
e distribuzione e competenza congiunta con le regioni per quanto concerne la
produzione e, quindi, la collocazione dei nuovi impianti.
Le nuove centrali rientravano in un piano di urgenza "in riferimento
allo sviluppo socio-economico" (non a caso la legge in questione è il famoso
"pacchetto anti-crisi") e si stabiliva la loro edificazione per mezzo di
capitali "prevalentemente o interamente privati".
Ai fini di attuazione, il governo istituiva la figura di uno o più
Commissari straordinari del governo, con poteri esclusivi e totali in tema
di nuovi impianti energetici, al punto tale da poter scavalcare tutti gli
enti coinvolti (a partire dai comuni e dalle regioni) per la scelta delle
nuove sedi nucleari nazionali.
E' stato proprio il mix tra "ragione d'urgenza" ed "utilizzo di
capitali privati" e la privazione dei poteri decisionali delle regioni in
materia ad aver condotto la Corte Costituzionale a cassare l'intero
articolo, nei commi che vanno dall'1 al 4.
Secondo quanto stabilito dalla suprema corte di giustizia italiana,
"trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d´urgenza
dovrebbe comportare l´assunzione diretta, da parte dello Stato. Invece la
disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti
debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente
privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all´an che al quantum".
Inoltre, per quanto concerne la depotenziazione delle regioni in
materia, la Corte Costituzionale afferma che "se le presunte ragioni
dell´urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per
esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell´esecuzione immediata
delle opere, non c´è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella
realizzazione degli interventi".
E conclude deliberando che "i canoni di pertinenza e proporzionalità
richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la
legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato
funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi, rispettati".
Quanto stabilito dalla Consulta, ancora una volta nel silenzio quasi
tombale della stampa nazionale, apre ad una vera e propria svolta in termini
energetici e ostruisce, di fatto e sin da adesso, un percorso accelerato
verso la creazione di nuove centrali nucleari.
Le procedure d'urgenza, che consentirebbero nell'ordine di 10-15
anni, di avere energia nucleare operativa in Italia, confliggono con la
necessità imprescindibile del governo di attribuire i costi di produzione
degli impianti ai singoli privati. E l'automatico decadimento delle ragioni
d'urgenza, ipso facto, determinano il ripristino automatico della facoltà
degli enti locali, ed in particolar modo delle regioni, di appoggiare o
rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell'esecutivo
nazionale.
Per un governo ancora privo di ministri deputati alla gestione delle
questioni energetiche (dalle dimissioni di Claudio Scajola l'interim delle
Attività Produttive è ancora nelle mani del premier Berlusconi), non si
prospettano tempi facili.
Il nucleare italiano è ad un passo dalla morte prima ancora della
sua nascita. La battaglia dei governatori Vendola, Errani e Lorenzetti
contro il nucleare italiano sembra aver portato ad una prima, gigantesca e,
forse per gli stessi ricorrenti, insperata vittoria.
Nota: FORSE E' PRESTO PER CANTARE VITTORIA MA E' CERTAMENTE UNA BELLISSIMA NOTIZIA
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