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| .: Recensioni :. |
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DA GREENREPORT.IT
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Appello a tutti i cittadini
La CAMPAGNA REFERENDARIA
per l’ACQUA PUBBLICA è conclusa:
In tutta Italia più di 1.400.000 persone hanno firmato, riconoscendo nell’ACQUA un BENE COMUNE da tutelare, risultato eccezionale di partecipazione spontanea e trasversale indipendente dai partiti,
Ma il nostro compito non è concluso.
E’ indispensabile vigilare e continuare a mobilitarsi
contro tutti i tentativi che ci saranno di ignorare la nostra richiesta di democrazia e partecipazione.
OBIETTIVI da tenere presenti:
* moratoria di tutti i provvedimenti di affidamento a privati
dei servizi idrici fino a referendum concluso
* rinnovo Appello ai Comuni di MODIFICARE lo STATUTO
affermando che l’Acqua è un Bene Comune e il Servizio Idrico è privo di rilevanza economica
* raggiungimento quorum nel referendum a giugno 2011
dobbiamo riuscire a convincere 25 milioni di elettori ad andare a votare per poterci riappropriare dei beni comuni
* approvazione della PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE presentata nel 2007 e ignorata dal Parlamento
Il futuro sarà quello che sapremo costruirci:
rimanere indifferenti, è fare politica dannosa alla società;
abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce,
riaccendiamo la speranza!
COMIT. SAVONESE CONTRATTO MONDIALE ACQUA
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DA GREENREPORT
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Alla Rete Nuovo Municipio
Oggetto: richiesta di sostegno a provvedimento normativo di moratoria su tutti i procedimenti attuativi
previsti dalle norme vigenti in materia di affidamento della gestione dei servizi idrici ed, in particolare,
dall’art. 23 bis della Legge n. 133/2008. Richiesta di non procedere all’attuazione di quanto previsto dalle
normative oggetto di consultazione referendaria.
Lunedì 19 luglio 2010 sono state depositate in Cassazione 1.400.000 firme di cittadini per la richiesta di tre
referendum abrogativi in materia di gestione dei servizi idrici.
Tali richieste di referendum intendono abrogare l’art. 23 bis della Legge n. 133/2008 (primo quesito), l’art. 150
del D. Lgs. n. 152/2006 (secondo quesito) e l’art. 154 del medesimo D. Lgs. n. 152/2006, limitatamente a
quella parte del comma 1 che dispone nella determinazione della tariffa la considerazione dell’adeguata
remunerazione del capitale investito (terzo quesito).
La consegna di un numero di firme ben superiore a quello previsto dalla normativa vigente, comporta, fatto
salvo il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale, l’indizione dei tre referendum richiesti in una data
della primavera 2011 e la conseguente votazione vincolante da parte di tutto il popolo italiano in materia di
gestione dei servizi idrici.
Proprio per permettere una consultazione democratica generale sul merito della questione relativa
all’affidamento dei servizi idrici, il Comitato promotore dei tre referendum sull’acqua ha inviato una lettera al
Governo, Ai Presidenti di Camera e Senato, ai Capigruppo di Camera e Senato con la richiesta dell’immediata
approvazione di un provvedimento normativo che disponga la moratoria - fino all’avvenuto voto
referendario - su tutti i procedimenti attuativi previsti dalle norme vigenti in materia di affidamento della
gestione dei servizi idrici ed, in particolare, dall’art. 23 bis della Legge n. 133/2008.
A ulteriore supporto di tale richiesta di moratoria si fa rilevare che si è in attesa del pronunciamento della Corte
Costituzionale in merito ai ricorsi presentati dalle regioni Puglia, Liguria, Piemonte, Marche, Emilia Romagna,
Toscana e Umbria per la dichiarazione di illegittimità dell'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135,
convertito in legge 20 novembre 2009, n. 166 che modifica l’art. 23 bis della Legge n. 133/2008.
Inoltre si evidenzia il rischio di trovarsi in presenza di un vuoto legislativo a livello di Enti ed Ambiti
decisionali in tema di affidamenti del SII, in funzione della soppressione, a decorrere dal marzo 2011, degli
ATO introdotta dall'art.1 comma 2 della legge 42/2010, che attribuisce alle Regioni il compito di definire entro
un anno, con legge, le funzioni già esercitate dagli ATO.
A nome e per conto delle cittadine e dei cittadini firmatari, la cui adesione è stata superiore a qualsiasi altra
iniziativa referendaria sinora promossa nella storia di questo Paese, si richiede una presa di posizione in
appoggio alla richiesta del Comitato promotore dei tre referendum sull’acqua, al fine di consentire l’apertura
di una discussione ampia e democratica nel Paese in vista di un voto referendario che determinerà i futuri assetti
della gestione di un servizio essenziale come quello idrico.
Segreteria Campagna Referendaria Acqua Pubblica
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org / Sito web: www.acquabenecomune.org
Segreteria Campagna Referendaria Acqua Pubblica
Via S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06/6832638; Tel. 06/97615507; Fax. 06/68136225
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org
Nel medesimo spirito, si richiede inoltre agli enti locali, in quanto titolari della gestione dei servizi idrici, di
non procedere nell’attuazione di quanto previsto dalle normative vigenti in materia di affidamento della
gestione dei servizi idrici ed, in particolare, dall’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, in quanto oggetto di
prossima consultazione referendaria.
Ringraziando anticipatamente per l’attenzione che verrà prestata alla presente richiesta si porgono distinti saluti.
Roma, 29 luglio 2010.
IL COMITATO PROMOTORE REFERENDUM
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Come aprire l'acqua alla gestione del pubblico
01/06/2010
Le aziende municipalizzate e i loro utenti/proprietari: il sistema di controllo, le difficoltà della partecipazione, il ruolo dei consumatori, le possibili soluzioni
Acqua pubblica o privata, nell’uno o nell’altro caso è necessario pensare un sistema che permetta una gestione sostenibile. Chi difende la gestione pubblica dell'acqua è a maggior ragione interessato a che questa sia fatta nel modo più efficiente possibile: considerando il fatto che la gestione dell’acqua è simile ad altri beni e servizi a carattere monopolistico come energia elettrica, gas, rifiuti, trasporti ecc; che la gran parte degli enti gestori sono società di diritto privato ma di proprietà pubblica; e infine che il costo individuale è relativamente basso (la tariffa), ma quello collettivo (le tasse), risulta essere alto.
Di seguito, si presenteranno il quadro normativo, gli aspetti positivi e negativi dell’attuale sistema, anche attraverso la nostra esperienza.
La finanziaria del 2008 (L. n. 244, 24/12/07, art. 2, comma 461) stabilisce che al fine di garantire qualità, universalità ed economicità dei servizi gli enti locali devono prevedere: obbligo della redazione della carta dei servizi da parte dell’ente gestore in accordo con le associazioni dei consumatori; la consultazione obbligatoria delle associazioni dei consumatori; verifica periodica con la partecipazione delle associazioni dei consumatori; monitoraggio permanente da parte dell’ente gestore con la partecipazione delle associazioni dei consumatori; istituzione di una sessione annuale di verifica dei servizi tra gli enti locale e di servizio e le associazioni dei consumatori ed infine il costo delle attività sono da addebitare all’ente gestore.
Il sistema di gestione e controllo delle aziende municipalizzate prevede la fornitura di un servizio ad un cliente/utente, allo stesso tempo socio, attraverso i propri rappresentanti che siedono nel Consiglio di Amministrazione.
Infatti, i consiglieri di Amministrazione sono nominati dall’Ambito Territoriale Ottimale (Ato). Nell’Ato siedono i rappresentati dei Comuni dell’Ambito dove si redige il piano di gestione. I rappresentati dell’ambito sono gli assessori, o chi per loro, di riferimento, i quali sono eletti dai cittadini. Quindi, come si evince anche dal grafico, vi è una sorta di rapporto circolare tra cittadini, politici, amministratori delle imprese municipalizzate, clienti/utenti i quali sono i cittadini in un’altra veste1.
Di conseguenza i clienti/utenti/cittadini dovrebbero essere in grado di controllare le società di gestione in due modalità. In quanto cittadini, eleggono gli amministratori che controllano le società. In quanto clienti/utenti attraverso l’acquisto del servizio. Tuttavia essendo un bene necessario ed allo stesso tempo in un sistema di monopolio, è difficile per i clienti/utenti far valere le proprie ragioni. Diviene allora importante il ruolo delle associazioni dei consumatori come sottolineato dalla legge. Infatti, le due figure, elettori e clienti/utenti, se ben individuate, permettono alla cittadinanza di ottenere servizi migliori a un costo individuale e collettivo minori. In altre parole, si potrebbero evitare i problemi derivanti dal controllo politico della gestione. Da qui sorge l’esigenza di formare i cittadini ad una cittadinanza attiva ed i clienti/utenti ad un consumo responsabile e consapevole2.
Quindi, sulla carta è un sistema che potrebbe dare buoni risultati. Tuttavia sappiamo quanto sia difficile realizzare la democrazia partecipativa. Infatti, da una parte i cittadini non sono in grado di controllare gli amministratori (politici ed amministratori delle municipalizzate). Dall’altra parte, i clienti/utenti hanno scarsa conoscenza del sistema. Infine, coloro che sulla carta dovrebbero fare i controllori non lo fanno. Infatti, le associazioni dei consumatori sono troppo deboli mentre i politici, in alcuni casi, sono troppo distanti dalla gestione.
La nostra esperienza insegna che se le associazioni dei consumatori avessero i fondi, cooperassero con gli istituti di ricerca e si impegnassero a far rispettare le attuali normative allora si potrebbero ottenere alcuni risultati. Come? Il primo passo, comparazione dei piani d’ambito, industriali e della carta dei servizi, da parte delle associazioni dei consumatori. L’organizzazione di un tavolo di contrattazione permanente con gli enti gestori dando indicazioni e suggerimenti pratici e puntuali. Nel frattempo, somministrazione periodica di un questionario ai cittadini sul grado di conoscenza e soddisfazione dei servizi offerti.
Dalla nostra indagine risulta che gran parte dei clienti/utenti ha una scarsa conoscenza dei piani di ambito ed industriale, tipologia di imprese di gestione, dell’esistenza di una carta dei servizi, della modalità di calcolo delle tariffe ed infine delle eventuali agevolazioni. E soprattutto, è emerso che i meno informati sono i soggetti più deboli vale a dire anziani e meno scolarizzati3. Quindi, è importante che le associazioni dei consumatori si impegnino ad informare e sensibilizzare i cittadini/clienti/utenti.
Per fare ciò, le associazioni dei consumatori devono essere poste nella condizione di poterlo fare ed è compito dell’Ato lo stanziamento dei fondi annuali necessari per svolgere tali attività. Infatti, se fossero gli stessi enti gestori a svolgere la verifica, come a volte accade, si rischierebbe un conflitto di interessi mentre se gli enti gestori si limitassero a finanziare le associazioni, in questo caso si rischierebbe invece una commistione tra controllore e controllato.
Infine, il testo di legge, sottolinea l’importanza del consenso o valutazione delle associazioni dei consumatori sul servizio reso. Questo è il vero prezzo che paga l’ente gestore, in caso di cattiva gestione. Infatti, in questo caso, le associazioni dei consumatori possono rifiutare di sottoscrivere la carta dei servizi così come il piano industriale presentati dall’ente gestore. Ciò dovrebbe o potrebbe pregiudicare il rinnovo del contratto da parte dell’Ato.
Dalla nostra esperienza, si dimostra che il meccanismo ideato (finanziaria del 2008) è una buona base di partenza ma vanno apportate alcuni accorgimenti. Tuttavia, si sottolinea che, nel nostro caso, la vicinanza del rinnovo del contratto di servizio, ha permesso di raggiungere dei risultati inaspettati. Quindi, il contratto di gestione deve essere di una durata sufficientemente ampia per permette una valutazione complessiva, allo stesso tempo, garantire all’ente gestore il tempo necessario per effettuare gli investimenti e goderne i frutti. Tuttavia, un tempo non troppo ampio perché in quel caso il deterrente risulterebbe poco efficace.
Note
1Infatti, sono gli amministratori locali che definiscono le regole di gestione del servizio attraverso il piano d’ambito e sono gli stessi amministratori che nominano i membri del Consiglio di Amministrazione, gli amministratori delegati e i presidenti. Di conseguenza gli amministratori pubblici sono fortemente responsabili circa il servizio reso ai clienti/utenti.
2In linea di principio, a nostro avviso, sarebbe importante che i piani d’ambito siano presentati, discussi ed elaborati con la cittadinanza. I piani industriali discussi con le associazioni dei consumatori e successivamente presentati alla cittadinanza. Infine le carte dei servizi dovrebbero essere “elaborate” dalle società dei servizi in collaborazione con le associazioni dei consumatori. Un ultimo aspetto, ma non secondario, riguarda il monitoraggio dei servizi e dell’impianto complessivo del sistema circolare, per renderlo più efficace ed efficiente, è necessario il coinvolgimento dei ricercatori.
3Se c’è una cosa che l’economia ci ha insegnato in questi ultimi decenni è l’importanza delle informazioni e soprattutto quanto esse siano asimmetriche nel tempo e tra gli individui.
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Acqua: superato un milione di firme
22/06/2010 - gab
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(202 letture)
Un milione di firme per il referendum contro la privatizzazione
dell'acqua: un risultato storico per il nostro paese ad un mese dalla
consegna delle firme in Cassazione. Cosa possono fare i Comuni?
La raccolta firme avviata lo scorso 24 aprile per promuovere tre
referendum contro la privatizzazione dell’acqua stabilita dal decreto
Ronchi, ha raggiunto e superato il milione. Un risultato mai raggiunto
prima da nessuna campagna referendaria. L’obiettivo è quello di portare
almeno 25 milioni di italiani alle urne nella primavera 2011.
Manca ancora un mese alla consegna delle firme in Cassazione, e questo
numero impressionante potrebbe diventare ancora più grande. L'obiettivo è
oggi quello di portare almeno 25 milioni di italiani alle urne nella
primavera 2011. Con questo entusiasmo, con questa partecipazione, con
questa voglia di bene comune ce la possiamo fare, tutti insieme. Un
milione di grazie ai tutti i cittadini che hanno firmato. Si scrive acqua,
si legge democrazia.
Proprio sabato, anche il sindaco di Milano Letizia Moratti, in visita al
Mercato della Terra del capoluogo lombardo, si è espressa sul referendum,
commentando la presenza di un punto di raccolta firme: «Non c’è nessuna
privatizzazione dell’acqua. L’acqua di Milano è dei milanesi. Questa è
disinformazione». Il problema è che il decreto Ronchi, divenuto legge a
fine 2009, dispone (o meglio impone) di cedere ai privati la gestione del
servizio idrico integrato con l’istituzione di bandi di concorso entro il
31 dicembre 2011. Per non essere obbligati a introdurre il servizio
privato il Comune deve dichiarare tale servizio privo di interesse
economico. E per far ciò deve cambiare lo Statuto Comunale.
Alcuni comuni l’hanno già fatto: nella provincia di Torino, grazie a una
legge di iniziativa popolare, sostenuta da diecimila firme, una serie di
comuni hanno modificato il proprio statuto e dichiarato il servizio idrico
privo di interesse economico. Così a Torino e provincia il servizio idrico
è gestito dalla Società Metropolitane Acque Torino interamente pubblico, e
potrà rimanere tale grazie alla modifica dello statuto.
A rendere ancor più grave, nel merito e nel metodo del percorso
legislativo del decreto Ronchi, vi è il fatto che esso sia stato approvato
ignorando la volontà popolare che nel 2007 si era espressa con una
proposta di legge per l’acqua pubblica raccogliendo oltre 400.000 firme,
oggi ancora in discussione in Parlamento. Nel frattempo cinque regioni
hanno impugnato il decreto Ronchi di fronte alla Corte costituzionale,
lamentando la violazione di proprie competenze esclusive.
Il decreto Ronchi colloca tutti i servizi pubblici essenziali locali (non
solo l’acqua) sul mercato, sottoponendoli alle regole della concorrenza e
del profitto, espropriando di fatto il soggetto pubblico e quindi i
cittadini dei propri beni.
L’approvazione dei tre quesiti referendari rimanderà, per l’affidamento
del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo
n. 267/2000 che prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso,
a enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come
strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, un
servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.
Per maggiorni informazioni:
www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/
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DA APRILE.IT
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COMUNICATO STAMPA: "La città di Venezia aderisce ai tre referendum per la
ripubblicizzazione dell'acqua promossi dal Forum Italiano dei Movimenti per
l’Acqua"
Il Consiglio Comunale ha approvato a larga maggioranza (con il voto
contrario del PDL e della Lega) l’Ordine del Giorno di adesione alla
campagna referendaria “L’ACQUA NON SI VENDE”, contro la privatizzazione
dell’acqua.
Un pronunciamento particolarmente importate, quello odierno, in quanto il
nuovo Consiglio Comunale, insediatosi dopo le recenti amministrative, fa
propri gli orientamenti che avevano portato la precedente Consiliatura a
inserire nello Statuto cittadino i principi orientati al concetto
dell'acqua quale “bene comune dell'umanità” e, al contempo, sceglie di
sostenere e far parte, come altri numerosi comuni italiani, ma prima grande
città, del grande movimento civico che si sta impegnando in migliaia di
piazze italiane nella raccolta di firme per impedire il processo di
privatizzazione dei servizi idrici e mantenere concretamente vivi i
principi di universalità e pubblicità dell'acqua.
Con il voto dell’Ordine del Giorno odierno si prosegue positivamente nel
percorso che il Comune di Venezia ha avviato per mantenere pubblica la
gestione del servizio idrico integrato, poiché servizio pubblico locale di
interesse generale privo di rilevanza economica.
Con i referendum si potranno infatti cancellare le norme previste dal
Governo che prevedono l’ingresso delle grandi società nella gestione dei
servizi idrici: sono queste, infatti, che faranno buoni affari.
Nei comuni che autonomamente hanno scelto la strada dell’ingresso dei soci
privati si è infatti assistito ad un aumento esponenziale delle tariffe
poiché sulla bolletta pagata dai cittadini sono stati caricati i costi di
remunerazione del capitale investito, senza alcun miglioramento qualitativo
del servizio
Per questo è importante la presa di posizione del Consiglio Comunale, che
sceglie di aderire alla campagna referendaria per la ripubblicizzazione
dell'acqua promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e, così,
di difendere cittadini e consumatori dalla decisione del Governo di
privatizzare la gestione degli acquedotti.
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680mila firme raccolte. Savona maglia rosa dell'acqua pubblica
Savona è la maglia rosa del Giro d'Italia dell'acqua pubblica, la provincia ligure ha già più che raddoppiato l'obiettivo delle firme da raccogliere entro luglio. Chi negli ultimi 7 giorni ha raccolto di più firme in proporzione alla popolazione e vince la maglia blu, è Frosinone con oltre 4000 firme. La raccolta continua, siamo a quota 680mila firme e l'obiettivo è ora un milione. Qui la mappa di tutti i banchetti. Da qui a luglio lanceremo eventi, feste, spettacoli per coinvolgere sempre più italiani in questa civile lotta di democrazia per togliere le mani degli speculatori dall'acqua riconsegnandola ai cittadini e ai Comuni.
I tre quesiti vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo lnel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti. Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.
Verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.
Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.
Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.
Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.
Per conservarlo per le future generazioni.
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21 maggio 2010 ] Acqua | Clima
Nella conservazione delle falde acquifere sta una delle chiavi della salvezza del pianeta
Gianfranco Bologna
ROMA. Nell'attuale grave periodo di crisi economica e finanziaria, come abbiamo più volte sottolineato e approfondito in queste pagine, sembra che molti leader e policy makers non si accorgano che, oltre al "disordine" squisitamente economico che dobbiamo affrontare e risolvere, ci troviamo sempre di più in una situazione di gravissimo deficit ecologico.
L'umanità sottrae continuamente risorse per i suoi crescenti bisogni, in maniera superiore alle capacità rigenerative degli ecosistemi del pianete e sovrasta con i suoi scarti e rifiuti, solidi, liquidi e gassosi le capacità ricettive degli stessi. La sofferenza dei sistemi naturali rispetto alla nostra crescente pressione deve diventare il primo punto all'ordine del giorno dell'agenda politica internazionale. Ormai tutte le conoscenze che abbiamo sin qui acquisito ci documentano chiaramente che non può esistere una sana economia, una vitalità ed un benessere dei nostri sistemi sociali se la base perché ciò abbia luogo, e cioè la salute dei sistemi naturali, non è garantita. Quindi gestire bene i sistemi naturali significa garantirci la sopravvivenza.
Anche l'ultimo "Global Biodiversity Outlook 3" pubblicato dalle Nazioni Unite (Convenzione sulla Diversità Biologica e Programma Ambiente dell'ONU - UNEP) lo dimostra ulteriormente (vedasi http://gbo3.cbd.int/) .
Necessita quindi sempre di più un vero e proprio "Piano B" che ci consenta di uscire da una drammatica crisi ecologica, oltre che economica e sociale. Come abbiamo visto la scorsa settimana Lester Brown, il notissimo fondatore del Worldwatch Institute nonché fondatore e presidente dell'Earth Policy Institute), è tornato in Italia per presentare la quarta versione del suo "Piano B" (edito da Edizioni Ambiente).
Brown, nello straordinario affresco di analisi e di articolata e sinergica proposta che costituisce il suo "Piano B", ci ricorda, tra le altre cose, la crescente situazione di gravità dovuta all'incremento dell'insicurezza alimentare del mondo odierno.
Come sappiamo l'ultimo rapporto FAO sullo stato dell'insicurezza alimentare pubblicato nel 2009 ci documenta che abbiamo raggiunto la cifra di un miliardo e 20 milioni di esseri umani denutriti. Brown ci ricorda che sul lato dell'offerta sono in atto numerosi fenomeni ambientali che rendono sempre più difficile incrementare in maniera sufficientemente rapida la produzione alimentare. Tra i fattori principali è necessario ricordare l'erosione dei suoli, l'esaurimento delle falde acquifere, le ondate di calore anomalo che riducono la produttività delle colture, la fusione delle calotte polari con conseguente innalzamento dei mari e la fusione dei ghiacciai montani dai quali dipendono le grandi reti fluviali ed i sistemi irrigui. Inoltre tra le tendenze attuali ve ne sono tre che hanno conseguenze significative sulla capacità di approvvigionamento alimentare: l'uso di terreno agricolo a scopi edilizi, industriali, residenziali, lo sfruttamento delle riserve idriche per l'approvvigionamento urbano piuttosto che per l'agricoltura, e l'imminente riduzione della disponibilità di petrolio.
Brown ricorda chiaramente che il fenomeno che desta maggiore preoccupazione è la continua crescita demografica. Ogni anno 79 milioni di persone in più si siedono alla nostra tavola planetaria. Sfortunatamente, la stragrande maggioranza di queste, nasce in paesi ove è compromessa la fertilità dei suoli, le falde acquifere sono in via di esaurimento ed i pozzi per l'irrigazione si stanno prosciugando. Ovviamente se non riusciremo a frenare la crescita demografica, potremmo non riuscire a sconfiggere la fame.
Allo stesso tempo, mentre la popolazione aumenta, circa 3 miliardi di persone mirano a salire nella catena alimentare, consumando maggiori quantità di carni di animali, a loro volta nutriti da mangimi basati sui cereali.
In cima a questa catena alimentare troviamo gli Stati Uniti e il Canada, dove ogni abitante consuma una media di 800 kg di cereali l'anno, prevalentemente per via indiretta sotto forma di carne bovina, suina e ovina, latte e uova. Al fondo della catena troviamo l'India, dove vi è un consumo di cereali di meno 200 kg l'anno pro capite, dei quali la maggior parte in forma diretta, mentre solo una parte trascurabile sono convertiti in proteina animale.
Come se non bastasse, ci sono nel mondo i proprietari di 910 milioni di automobili: tutti vogliono mantenere il proprio livello di mobilità attuale e pochissimi sono interessati a sapere se il carburante che consumano proviene da un pozzo petrolifero o da un campo di mais. La corsa agli investimenti nelle raffinerie di bioetanolo che ha seguito l'aumento dei prezzi della benzina negli Stati Uniti nel 2005, in conseguenza dell'uragano Katrina, ha provocato un aumento nella domanda globale di mais da circa 20 milioni di tonnellate l'anno, a più di 40 milioni sia nel 2007 che nel 2008, in una competizione epocale per il consumo di cereali tra macchine ed esseri umani.
Guardando alle sfide dal lato dell'offerta, l'erosione dei suoli sta attualmente intaccando la produttività di circa il 30% delle terre coltivabili. In alcuni paesi, come il Lesotho o la Mongolia, la perdita di suolo è arrivata a dimezzare la produzione di cereali nell'arco di trent'anni. In Kazakistan, il luogo scelto mezzo secolo fa per il progetto sovietico delle Terre Vergini (Soviet Virgin Lands), il 40% dei campi è stato abbandonato a partire dal 1980. Le gigantesche tempeste di polvere che prendono origine dall'Africa sub-sahariana, dal nord della Cina, dalla Mongolia occidentale e dall'Asia Centrale testimoniano che sono sempre più numerose le aree del pianeta che stanno perdendo la componente organica del suolo.
Brown che è particolarmente esperto nelle questioni agricole, ci ricorda che mentre il fenomeno della riduzione dello strato superficiale di terreno produttivo è nato con le prime coltivazioni di grano ed orzo, il trend dell'abbassamento delle falde acquifere è storicamente recente, dato che la tecnologia necessaria a pompare acqua dal sottosuolo ha appena qualche decennio. La conseguenza è il calo di livello delle falde idriche in paesi che, sommati insieme, ospitano la metà della popolazione mondiale. I pozzi si seccano mano a mano che gli acquiferi si esauriscono laddove si diffonde l'usanza di pompare acqua di falda in quantità eccessiva. L'Arabia Saudita ha comunicato che si sta prosciugando la propria falda acquifera principale di origine fossile e che pertanto il paese cesserà completamente produzione di grano entro il 2016. Uno studio della Banca Mondiale dimostra che 175 milioni di persone in India sono nutrite grazie a falde sovra sfruttate, mentre per la Cina si parla di altri 130 milioni di persone.
Anche i cambiamenti climatici minacciano la sicurezza alimentare. Da un certo punto in poi, l'aumento delle temperature rappresenta un problema per la produzione agricola. Ogni aumento di 1 grado Celsius durante la stagione vegetativa, può significare per i coltivatori una diminuzione del 10% dei raccolti di grano, riso e mais. Al crescere della temperatura, i ghiacciai montani stanno fondendo in tutte le località del mondo. Il continente più colpito è l'Asia, poiché sono i ghiacciai della catena himalayana e dell'altopiano tibetano a rifornire d'acqua i grandi fiumi che attraversano India e Cina e dai quali sono alimentati i sistemi di irrigazione durante la stagione secca. In Asia, i campi di riso e di frumento dipendono da questi corsi fluviali. Come ci ricorda Lester Brown la Cina è il più grande produttore al mondo di frumento. L'India è il secondo mentre al terzo posto ci sono gli Stati Uniti). Gli stessi due paesi vantano i più grandi raccolti al mondo di riso. Qualunque cosa succeda alle produzioni di questa coppia di giganti demografici influenzerà il prezzo degli alimenti in tutto il mondo. Anzi, la prevista fusione dei ghiacciai da cui dipendono questi due paesi è probabilmente il più grave pericolo per la sicurezza alimentare mai affrontato dall'umanità.
Le ultime informazioni disponibili sull'aumento del ritmo di fusione delle calotte polari in Groenlandia e nell'Antartico Occidentale ci dicono che questo fenomeno combinato con l'espansione termica degli oceani, potrebbe far salire il livello del mare di quasi due metri nell'arco di questo secolo. Tutti i delta fluviali dell'Asia, zone di coltivazione del riso, sono minacciate dalla fusione delle calotte. Brown ricorda che basterebbe un innalzamento di un metro per distruggere le risaie del delta del Mekong, corrispondente a più della metà del raccolto del riso vietnamita, che ne è il secondo esportatore al mondo. Una mappa elaborata dalla Banca Mondiale mostra che l'innalzamento dei mari di un metro inonderebbe la metà delle terre coltivate a riso in Bangladesh, dove abitano 160 milioni di persone. Il destino di centinaia di milioni di individui che dipendono dai raccolti delle risaie poste nei delta fluviali e nelle pianure alluvionali del continente asiatico è legato a doppio filo al destino delle due grandi calotte polari e ci dimostra, ancora una volta, l'importanza, come indicato dai grandi programmi di ricerca dell'Earth System Science Partnership (ESSP) di considerare la complessità dei problemi e le interrelazioni tra tutte le sfere presenti sul nostro bellissimo pianeta, dalla sfera dell'acqua a quella del suolo, dalla sfera dell'aria a quella della vita, legate tutte alla sfera della specie umana (l'antroposfera).
Avremo modo in altre occasioni, in questa rubrica, di approfondire ulteriormente altri aspetti che provocano l'incremento del problema dell'insicurezza alimentare. E' di tutta evidenza che una situazione di questo tipo è assolutamente inaccettabile per il nostro futuro e che, ancora una volta, l'attuazione concreta di un Piano B diventa quanto mai, sempre più urgente.
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Acqua pubblica, già superate le 500mila firme
FIRENZE. Ormai è certo sull'acqua si andrà al referendum. Dopo 25 giorni di campagna referendaria sono già state raccolte 516.615 firme in tutta Italia (ne servivano 500mila) sui tre quesiti posti dal Comitato promotore nazionale, un vasto raggruppamento di associazioni, comitati, forum, sostenuto anche da alcuni partiti della sinistra (oggi fuori dal parlamento). Ma quello per l'acqua bene comune è tema trasversale, che "viaggia" indipendentemente dagli schieramenti politici, che in libertà di coscienza i cittadini si sono sentiti di sostenere. «Un risultato incredibile anche per noi- commentano dal Comitato referendario nazionale- raggiunto in poco più di tre settimane grazie all'impegno e all'entusiasmo di migliaia di cittadine e cittadini dell'acqua pubblica. Dall'estremo Nord alle isole, la raccolta di firme racconta un'Italia della partecipazione, di migliaia di territori attenti e attivi sui beni comuni».
Guardando anche alla vera sfida che attende i promotori dei referendum da settembre in avanti, cioè quella di portare al voto oltre 25 milioni di italiani, la raccolta firme non si ferma, perché è anche occasione di parlare dell'acqua, delle sue criticità e delle proposte per risolverle. «L'obiettivo che il Comitato promotore si era posto (700mila firme) è ormai in vista e può essere superato. Da qui a luglio lanceremo eventi, feste, spettacoli per coinvolgere sempre più italiani in questa civile lotta di democrazia per togliere le mani degli speculatori dall'acqua riconsegnandola ai cittadini e ai comuni» concludono dal Comitato referendario nazionale.
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MILANO APPROVATO ODG SULL'ACQUA COME BENE PUBBLICO DEL CONSIGLIERE DEI VERDI FEDRIGHINI
04 maggio 2010
Comune di Milano
Consiglio comunale
ORDINE DEL GIORNO
Allegato alla Delibera n. 302 – Bilancio di Previsione 2010
Il Consiglio Comunale di Milano
- considerando l’acqua un bene pubblico, e il Servizio Idrico Integrato del Comune di Milano una importante e positiva risorsa dell’Amministrazione comunale da valorizzare e sviluppare nell’interesse della città;
- preso atto di quanto previsto all’art. 15 del Decreto-legge 25 settembre 2009 n.135 in materia di adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi locali di rilevanza economica,
- considerando che i livelli di efficienza, efficacia operativa ed economica, e sicurezza per il consumatore regolarmente garantiti dal Servizio Idrico Integrato nell’ambito della Città di Milano siano tali da giustificare il mantenimento della gestione di tale servizio in capo all’Amministrazione comunale di Milano
IMPEGNA
Il Sindaco e la Giunta Comunale a predisporre in tempo utile tutti gli atti e le procedure indispensabili a garantire, entro i termini previsti dal citato DL 135/2009, l’affidamento del servizio idrico secondo la modalità “in house” mantenendolo in capo al Servizio Idrico Integrato del Comune di Milano.
Primo firmatario:
Enrico FEDRIGHINI (Capogruppo Verdi)
Milano, 19 aprile 2010
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Cari Amici,
vi giro una comunicazione rilevante certamente per la nostra città, e forse non solo: venerdì notte, pochi minuti prima di porre in votazione il Bilancio Preventivo 2010, il Consiglio comunale di Milano ha approvato all'unanimità un Ordine del Giorno allegato, presentato dal sottoscritto lo scorso aprile firmato da esponenti sia di maggioranza che di minoranza (Gallera, Majorino, De Angelis, Salvatore) che impegna Sindaco e Assessore ad avviare tutte le procedure previste dalla legge per garantire il mantenimento del controllo totalmente pubblico del Servizio idrico Integrato (modello "in house").
La notizia è pubblicata oggi a pag. 2 della cronaca di Milano del Corriere.
Stanno piovendo richieste da parte di tutte le altre città del Nord Italia, a guida politica di vario colore, per avere copia del documento (RIPORTATO SOPRA).
Infatti l'attuale legislazione italiana in materia è fatta apposta per scoraggiare e rendere difficile il mantenimento del controllo pubblico in questo settore, aprendo le porte alle grandi multinazionali dell'acqua, il cui ingresso nel settore significherebbe due cose (come insegna l'esperienza francese):
aumento delle tariffe a carico dei cittadini e riduzione delle spese per i controlli di qualità dell'acqua da parte dell'ente gestore privato.
Milano, la più grande città del Nord, amministrata dal centrodestra, dà un segnale in netta controtendenza.
Senza slogan e linguaggio politichese, il Consiglio comunale di Milano ha deciso, all'unanimità, che l'acqua è un bene pubblico e che pertanto deve rimanere sotto totale controllo pubblico: una scelta corretta, saggia e conveniente anche sotto il profilo economico, della corretta gestione e della sicurezza del consumatore finale, il cittadino milanese.
Una buona notizia per la campagna di raccolta firme in corso; un messaggio importante da parte Consiglio comunale: ai lucrosi affari per pochi, si privilegia il benessere per tutti.
Infine, permettetemelo, la prova che forse i Verdi servono ancora a qualcosa, in questo Paese.
Un caro saluto, a presto.
Enrico Fedrighini
Consigliere comunale di Milano
Capogruppo Verdi
www.enricofedrighini.it
info@enricofedrighini.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Comune di Milano
Consiglio comunale
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Acqua: il punto sulla campagna referendaria
In Toscana già raccolto il 60% delle firme previste. Benissimo la provincia di Arezzo, più indietro Firenze
Federico Gasperini
FIRENZE. La raccolta di firme sui tre quesiti referendari per l'acqua pubblica sta procedendo a gonfie vele. A livello nazionale dopo 9 giorni di campagna referendaria (iniziata il 24 aprile scorso), sono state superate le 250mila firme raccolte per ciascuno dei tre quesiti proposti. Quindi metà delle firme necessarie e un terzo dell'obiettivo che il Comitato promotore dei referendum si era dato per la fine della campagna.
«La velocità di raccolta firme è straordinaria e da tutti i territori, anche dai più periferici, arrivano dati eccezionali. Tra le regioni in largo anticipo sulla tabella di marcia ci sono il Lazio (32mila firme), la Puglia (oltre 30mila firme), la Calabria (10mila). In Abruzzo sono state raccolte più di settemila firme, quattromila solo negli ultimi due giorni» informano dal Comitato promotore nazionale.
Le cose stanno andando molto bene anche in Toscana considerato che al 2 maggio erano già state raccolte 26.883 firme, cioè circa il 60% dell'obiettivo regionale assegnato. Per quanto riguarda i dati delle singole province, particolarmente rilevanti le prestazioni di Arezzo (107,9%) e Grosseto (108,3%), dove i comitati provinciali hanno già raggiunto e superato l'obiettivo assegnato.
Leggermente indietro invece la raccolta firme in provincia di Lucca (27,5%) rispetto all'obiettivo, con dato più basso anche in assoluto (1320 firme raccolte). Firenze che ha l'obiettivo più impegnativo da raggiungere (oltre 12mila firme) è al 39,8%. Insieme ai numeri sono da evidenziare, ad oggi, anche altri dati certi di questa campagna referendaria sull'acqua: le file delle persone ai banchetti per firmare, ma anche per informarsi, parlare, discutere, nei modi più svariati di questo tema così importante; la "trasversalità" di questa campagna anche se nasce in seguito a provvedimenti presi da questo governo.
Molte persone che appartengono a partiti che non hanno appoggiato la campagna referendaria, hanno effettuato una scelta di "coscienza", e non solo si ritrovano a firmare, ma a trascinare altri verso l'obiettivo finale che si è posto il Comitato referendario.
Nel Pd i casi più eclatanti: in Friuli Debora Serracchiani, segretaria del partito in quella regione sta invitando i suoi ad andare a firmare: «Per opporsi allo scippo di un bene essenziale, il Partito democratico del Friuli Venezia Giulia si è subito mobilitato nelle sedi istituzionali, con le associazioni e tra i cittadini. Intendiamo proseguire questa battaglia anche sostenendo le iniziative promosse dal forum sull'acqua pubblica, che sabato 24 aprile ha iniziato a raccogliere le firme a sostegno del referendum contro la privatizzazione dell'acqua...».
In Toscana, Danilo Bianchi (Pd) sindaco di Anghiari, è uno dei 4 portavoce del Comitato promotore regionale dei referendum: «ad Arezzo abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire essere privatizzati. Tariffe tra le più alte d'Italia, livello di investimenti non adeguato, consulenze tecniche lautamente pagate ai privati e ruolo predominante degli stessi nelle gestione sociale. Per questo è fondamentale riconoscere che il servizio idrico è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e sul quale non è accettabile la logica del profitto. L'acqua deve essere gestita da enti di diritto pubblico e con il concorso della fiscalità generale anche per riaffermare pienamente la sovranità popolare e dare un senso e un contenuto vero alla parola democrazia».
Un ultimo dato certo è che nelle assemblee rappresentative (consigli comunali) si sta discutendo se modificare gli Statuti, dichiarando il servizio idrico servizio pubblico privo di rilevanza economica. In alcuni casi questa strada è stata già imboccata.
L'ultimo in ordine di tempo in Toscana è quello relativo al Consiglio comunale di Pisa che ieri, in prima votazione e quasi all'unanimità, con la maggioranza espressa dal voto favorevole di 29 consiglieri, ha approvato la modifica dello statuto comunale integrando il principio che "il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l'accesso all'acqua per tutti ed al tempo stesso pari dignità umana a tutti i cittadini".
«Riconoscendo l'acqua come un bene privo di rilevanza economica, il comune di Pisa fa un passo deciso e importantissimo verso la gestione pubblica dell'acqua- hanno dichiarato dal Comitato referendario provinciale- Non possiamo quindi che felicitarci con la scelta effettuata dal Consiglio comunale di voler percorrere la strada della democrazia partecipata che migliaia di cittadini, lavoratori e enti locali sostengono per l'affermazione del diritto all'acqua».
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Contro l’immobilismo dei partiti parlamentari d’opposizione (dal PD a IdV), ci sentiamo di esprimere un’indicazione in favore dei tre referendum proposti dal Movimento: se la politica italiana non cambia, possiamo cambiare Noi. Firma anche tu.
“V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo,
un Dio unico e padre di tutti, che è sopra tutti fra tutti
ed in tutti”. (Efesini 4:5-6)
La Presidente
Anna Maffei
Roma, 29 aprile 2010
L’acqua appartiene a tutti
L'Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia aderisce al referendum per l'acqua pubblica promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, cui fanno capo centinaia di associazioni e comitati territoriali, riuniti nella rete per l'acqua bene comune, con l'obiettivo di fermare la privatizzazione dell'acqua potabile che arriva nelle nostre case.
Come credenti riteniamo che ci siano beni, e l’acqua è fra questi, che in quanto essenziali per la vita debbano essere amministrati con senso di responsabilità secondo l’ottica del rispetto per i diritti di tutti e di ciascuno. Per questo la loro gestione deve necessariamente essere sottratta alle logiche del mercato e del profitto.
L’acqua va dunque condivisa con equità e, come un dono prezioso che Dio ha affidato all’umanità, va preservata quanto più possibile intatta per le future generazioni.
Nell’aderire a questa battaglia di civiltà, l’Unione Battista invita le sorelle e i fratelli di chiesa a firmare per il referendum presso i banchetti indicati sul sito www.acquabenecomune .org e a predisporre liturgie a tema nei culti domenicali.
Anna Maffei
I tre quesiti del referendum
· Con il primo quesito si propone l'abrogazione dell'ultimo decreto del governo (art. 23 bis della Legge n. 133/2008) che impone ai comuni la privatizzazione dell'acqua e della gestione dei rifiuti, dei trasporti, dell'energia e del gas.
· Il secondo quesito intende escludere le società di capitali dalla gestione dei servizi idrici e togliere l'acqua dalla speculazione delle società per azioni. Per questo propone l'abrogazione dell’art. 150 del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente).
· Il terzo quesito chiede l’abrogazione dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006. In questo modo si interviene alla radice del problema eliminando dalle bollette dell’acqua il rincaro del 7% a favore dei privati.
Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia
Piazza San Lorenzo in Lucina, 35
00186 Roma
ITALY
www.ucebi.it
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1° MAGGIO
SAVONA 707 FIRME
ALBENGA 331
FINALE 160
TOVO S.G. 107
QUILIANO 120
E ne mancano ancora e mancano quelle di oggi, 2 maggio.
Siete straordinari. Come sono straordinari tutte e tutti coloro che stanno lavorando in questa campagna referendaria. Personalmente posso dire di vivere un'esperienza unica, fatta di persone vere che hanno a cuore il Bene Comune e non la propria carriera politica, che hanno deciso, a partire dall'acqua, di riprendersi in mano il proprio futuro, rompendo i vecchi steccati, mettendo insieme esperienze, sogni, idee e progetti in grado davvero, come diceva il grande Foa, di "sparigliare le carte", reinventare la "politica", quella vera, con la P maiuscola.
Un abbraccio a tutte/i
Roberto M.
ADELANTE!!!!!
CI VEDIAMO IL 13 MAGGIO ALLE 21.00 AL CESAVO PER LA RIUNIONE DEL COMITATO PROVINCIALE
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COMUNICATO STAMPA
Centomila firme in 48 ore, parte alla grande la raccolta firme per i referendum
Il Comitato Promotore: “Un risveglio civile che parte dall’acqua”
Una partenza straordinaria quella della raccolta firme per i referendum per l’acqua pubblica.
Più che raddoppiato l’obiettivo che il Comitato promotore si era dato alla vigilia del lancio. Sono infatti oltre centomila le firme raccolte nel fine settimana della Liberazione in centinaia di piazze italiane.
Una mobilitazione impressionante che ha visto lunghe file ai banchetti di tutte le città e dei paesi. Un folla consapevole e determinata, che in alcuni casi ha fatto anche diversi chilometri per trovare il banchetto più vicino a casa (l’elenco completo è su www.acquabenecomune.org).
Oltre 12mila firme in un solo giorno in Puglia, 10mila a Roma, 4mila firme a Torino città, 3500 a Bologna, 2500 a Milano. Dati impressionanti dalle piccole città: 4200 firme a Savona e provincia, 2mila firma a Latina e Modena, oltre 1500 ad Arezzo e Reggio Emilia. Dati sorprendenti sui paesi 1300 firma ad Altamura, 850 a Lamezia Terme.
Molti sindaci e amministratori hanno firmato in piazza, tra cui i sindaci di Ravenna ed Arezzo (entrambi Pd). In Molise Monsignor Giancarlo Bregantini (Arcivescovo metropolita di Campobasso) ha firmato in rappresentanza dei 4 vescovi delle Diocesi della Provincia.
Il comitato promotore esprime tutta la sua soddisfazione per il successo delle iniziative. Siamo di fronte ad un vero e proprio risveglio civile, un risveglio che parte da associazioni e da cittadini liberi, un risveglio che parte dall’acqua.
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COCHABAMBA
IL PIANETA, BENE COMUNE
È la Terra il bene comune per eccellenza. La civiltà occidentale è in crisi vert
icale, la frontiera dello sfruttamento si allarga, il contratto sociale si rompe
e esacerba i conflitti. Da due decadi di politiche sbagliate nasce quello che p
ossiamo chiamare «ecologismo dei poveri» o «ecologia della liberazione»: pratich
e e motivazioni molto distanti dall'ambientalismo nato nel mondo occidentale. Un
nuovo campo anticapitalista.
TUTTI IN BOLIVIA
Questo fronte è riunito in questi giorno per la prima volta a Cochabamba, in Bol
ivia, convocato dal presidente Evo Morales a un vertice sul cambiamento climatic
o a cui partecipano governi, scienziati, ong, associazioni, movimenti indigeni,
contadini... Dopo il fallimento del vertice Onu sul clima tenuto a Copenhagen, i
l nuovo campo anticapitalista per la prima volta si mette intorno a un tavolo e
raccoglie la sfida. Quello di Cochabamba non è il segmento esotico di una vecchi
a lotta ma riguarda da vicino anche l'Occidente, a partire dall'Italia, per esem
pio su uno dei beni comuni più delicati: l'acqua.
APRILIA, L'ACQUA È PUBBLICA
Ieri sera il consiglio comunale di Aprilia ha approvato la delibera che avvia il
percorso per chiedere la restituzione degli acquedotti ad Acqualatina, la socie
tà privata che oggi gestisce la rete idrica della zona. È la prima volta in Ital
ia che un comune avvia in concreto il percorso inverso alla privatizzazione dell
'acqua. Anche il Pd ha votato a favore della ripubblicizzazione, davanti a un'au
la gremita di cittadini ed esponenti dei comitati. Sul «manifesto» di domani for
niremo ampi servizi sull'acqua da Aprilia.
DALLA TERRA CON FURORE
L'anticapitalismo al tempo della crisi dell'Occidente: ecologia della liberazion
e, oltre i conflitti capitale-lavoro
Per la prima volta nella storia ci troviamo di fronte una crisi verticale del mo
dello di civilizzazione occidentale. Una crisi accelerata ulteriormente dalla ne
cessità di allargare la frontiera dello sfruttamento e del controllo naturale e
sociale, indispensabile a garantire la funzione di crescita del modello capitali
sta e la creazione del plus valore. Assistiamo ad una continua trasformazione de
i diritti in merci e a un'espansione della frontiera del controllo del modello e
gemonico su ambiti impensabili sino a pochi anni fa (germoplasma, biosfera, atmo
sfera, biodiversità, calotta polare eccetera). Allo stesso tempo le crisi produc
ono una esacerbazione del conflitto sociale che mette in movimento un nuovo camp
o che si oppone all'avanzata della frontiera capitalista.
La risposta alle ultime due decadi a politiche sbagliate è stata la nascita di q
uello che possiamo definire «l'ecologismo dei poveri» o «l'ecologia della libera
zione», molto distante dal movimento ambientalista del nord del mondo. Indigeni,
contadini, pescatori, pastori ma non solo, popoli e intere comunità minacciate
dalla distruzione delle condizioni di riproduzioni della vita nei loro territori
a causa dell'avanzata della frontiera capitalista. Miliardi di persone che vivo
no attraverso i beni che la natura offre loro gratuitamente, costrette a difende
rsi da privatizzazioni, megaprogetti, agrobussiness, biopirateria, taglio illega
le delle foreste, contaminazione dei mari, cambiamenti climatici prodotti in pre
valenza dalle emissioni dei paesi arricchiti, alterazioni irrimediabili degli ec
osistemi.
A questo campo si sommano anche le nuove soggettività urbane, conseguenza della
rottura del contratto sociale saltato non solo per l'erosione dei diritti di cit
tadinanza conquistati nel secolo scorso, ma per l'effetto di politiche che hanno
prodotto, tra le altre cose, fenomeni di deruralizzazione e urbanizzazione selv
aggia che garantiscono un flusso di energia e materiali sempre crescente verso l
e città con lo scopo di «sostenere» l'economia capitalista e la sua crisi, spost
ando i costi sociali e ambientali sulle comunità e sui territori esterni agli ag
glomerati urbani. Oggi le nuove cinquecento città globali testimoniano questo di
segno, ma allo stesso tempo il loro elevato grado di conflittualità evidenzia la
crisi del capitalismo. Ed è in questo spazio che nasce un nuovo attivismo polit
ico informale dove si difendono e rivendicano nuovi e vecchi diritti, attraverso
forme di partecipazione alla politica completamente informali.
Il «metabolismo sociale» dell'attuale economia, insostenibile socialmente ed eco
logicamente, produce dunque non solo crisi sistemiche ma forme di oppressione e
dominazione che non sono esclusivamente riconducibili al conflitto tra capitale
e lavoro. Con l'espandersi delle crisi negli ultimi decenni ne sono emerse altre
: tra capitale e natura, tra uomini e donne, tra individuo e nazione, tra indige
no e bianco, tra contadini e cittadini, tra frammentazione e identità.
Elaborare una teoria della trasformazione sociale che sappia ispirare ed essere
concreta allo stesso tempo non può che partire da un'analisi integrata, multicre
teriale e interdisciplinare e non può che guardare all'unico campo che in questo
momento disputa l'egemonia culturale al capitalismo: l'ecologismo dei poveri, d
ove non solo si annoverano vittorie ma si producono pratiche di democrazia più a
vanzate, dall'autogoverno alla democrazia partecipativa all'educazione popolare,
alla valorizzazione della scienza post normale, al rifiuto dell'avanguardismo p
olitico, alla pratica del consenso e alla responsabilizzazion e collettiva attrav
erso relazioni sociali orizzontali. Insomma, forme di democrazia che allargano l
a partecipazione, costruiscono un terreno comune e creano l'ccumulazione di forz
a necessaria per sfidare le attuali relazioni di forza.
È su queste basi che nasce la praxi della Democrazia della Terra. Si continua a
diffondere in molte parti del mondo la consapevolezza che la Terra sia il bene c
omune supremo e che la democrazia si deve declinare a partire da quella relazion
e armonica che abbiamo spezzato tra diritti umani e diritti della natura. Gli in
digeni delle Ande lo chiamano buen vivir, mettendo in discussione la missione ci
vilizzatoria dello «sviluppo» così come l'abbiamo inteso a partire dall'illumini
smo. Una equazione sbagliata quella che vede lo sviluppo come accumulazione cost
ante di beni per il raggiungimento del progresso. È questo il punto su cui lavor
are, su cui porre domande difficili in un paese, il nostro, dove la società tend
e invece a cristallizzarsi su posizioni dogmatiche che appaiono più vicine al ti
fo che alla politica.
C'è molto più di un filo che unisce le comunità e i popoli del sud del mondo all
a maggior parte delle lotte fatte nell'ultimo decennio nel nostro paese. Gli abi
tanti della Val di Susa, i comitati per l'acqua pubblica, la comunità di Vicenza
, le nuove soggettività informali nelle città per il diritto alla casa, per i di
ritti dei migranti, per un ambiente sano o per un'altra economia, pezzi del sind
acalismo e tanto altro ancora. La narrazione che in molti cercavano è già qui, e
parla un stesso linguaggio incomprensibile per chi è rimasto nella trappola del
«regime dello sviluppo». Questo campo, proveniente da tutto il globo, si sta in
contrando per la prima volta in Bolivia, non a caso a Cochabamba, città dove si
è combattuta e vinta nel 2000 la prima guerra di liberazione dell'acqua. Il prim
o incontro mondiale dei popoli per la giustizia climatica e i diritti della Madr
e Terra convocato dal governo Morales insieme a movimenti, scienziati, associazi
oni, comunità, ong, vuole essere la risposta al fallimento del vertice Onu sul c
lima di Copenaghen e finalmente porre al centro non solo l'analisi sulle respons
abilità dei cambiamenti climatici ma la costruzione di un nuovo paradigma di civ
iltà. Per risolvere le crisi e affrontare il tema della povertà e della distruzi
one della natura dobbiamo unire, e non contrapporre, la giustizia sociale e quel
la ambientale. Elevare i diritti della natura ad un rango filosofico e giuridico
più alto ci può aiutare a costruire le condizioni e la cornice per il superamen
to del modello capitalista.
Giuseppe De Marzo, www.asud.net autore di "Buen Vivir. Per una nuova democrazia
della Terra", Ediesse
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ACQUA: BONELLI (VERDI), CON SIMPATIA NON SI VINCONO BATTAGLIE VITALI
22 aprile 2010
"Quello di non sostenere il referendum contro la privatizzazione delle risorse idriche - spiega il leader del 'Sole che ride' è un grave errore del Pd che non solo non ha compreso che la stragrande maggioranza dei cittadini è contraria a questo provvedimento ma che la raccolta firme per il referendum è una grande occasione per tornare nelle piazze a spiegare concretamente cosa sta facendo il governo Berlusconi".
"Con la privatizzazione un bene essenziale alla vita come l'acqua sarà messa in mano alle grandi multinazionali e alla finanza - conclude Bonelli. Si tratta di un affare da circa 10 miliardi di euro, che un governo che vuole privatizzare tutto sta facendo sulle spalle dei cittadini. Viene da chiedersi quando privatizzeranno anche l'aria".
Roma, 22 aprile 2010
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Nuova Ecologia è in edicola con il numero di aprile. Tra gli argomenti trattati è messo in evidenza il problema delle acque minerali. Nonostante il nostro Paese possieda le migliori fonti naturali al mondo, paradossalmente siamo tra i primi consumatori di acqua in bottiglia, grazie agli investimenti pubblicitari che indirizzano il gusto verso le bollicine. La buona notizia è che ora, in molti comuni, è partita la sfida dell’acqua pubblica frizzante. Infatti in quella che scorre dalle fontane cittadine è a disposizione di tutti e ci si può rifornire bottiglie di vetro alla mano. L’obiettivo è quello di far tornare i cittadini alla fonte, perché è un’abitudine sana, economica e soprattutto pulita che gli italiani sembrano aver dimenticato. E la partita più importante si gioca con la distribuzione idrica nelle case: grazie a un nuovo sistema di filtrazione, a carbone attivo granulare, si riduce la presenza di sostanze organiche, come cloro e disinfettanti, che possono far assumere all’acqua sapori poco gradevoli.
Oltre all'argomento citato, il mensile di Legambiente tratta degli effetti, ancora oggi devastanti, dell'esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl. La Nuova Ecologia può essere acquistata nelle librerie Feltrinelli e on-line nell’edicola virtuale (www.lanuovaecologia.it) al costo di 5 euro (spese di spedizione comprese). Viene inoltre distribuita in abbonamento postale ai soci di Legambiente e agli abbonati (abbonamenti@lanuovaecologia.it, 0686203691).
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Fermare la privatizzazione dell'acqua, aprire la strada della ripubblicizzazione e eliminare i profitti dal bene comune acqua. Sono questi i tre quesiti referendari depositati oggi presso la Corte di Cassazione di Roma dal Forum italiano per i movimenti per l'acqua. La campagna referendaria di raccolta firme inizierà a partire da sabato 24 aprile e in tre mesi dovranno essere raccolte almeno 500 mila firme affinché possa essere chiesto il referendum
Tra gli obiettivi dell'iniziativa, c'è l'abrogazione dell'articolo 23bis della legge 133/2008, che prevede la gestione dei privati delle risorse idriche, ma i tre quesiti, hanno spiegato i promotori, "vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall'attuale governo e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l'acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti".
L'inizio della campagna referendaria, ha spiegato Marco Bersani, rappresentante del Forum italiano dei movimenti per l'acqua, sarà "non a caso il 24 e il 25 aprile, perché pensiamo che anche dall'acqua possa nascere la liberazione". In 10 anni, spiega Bersani, le tariffe "sono aumentate del 68%, su un tasso di inflazione che è solo del 20%, mentre gli investimenti nelle Spa, che prima erano di 2 miliardi di euro l'anno, sono crollati a 700 milioni". L'occupazione, ha aggiunto, "si è ridotta del 30%, mentre i consumi d'acqua sono saliti del 20% in quello che è uno dei paesi a massimo consumo". Per il rappresentate del forum le decisioni su un bene "essenziale" come quello dell'acqua "non possono essere date a nessuno". In tal senso, "abbiamo fatto tre referendum per permettere a ogni cittadino di dire la propria".
"Penso che, contro la tendenza sciagurata di privatizzate le reti acquedottistiche e la mercificazione del bene acqua che perde la sua caratteristica di diritto universale, dobbiamo invece costruire un argine", ha commentato Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, all'iniziativa del comitato promotore referendum acqua pubblica, collettivo di associazioni e sindacati, tra cui Legambiente, Cgil, Wwf e Forum italiano di movimenti per l'acqua.
Quella per le risorse idriche, ha detto Vendola, è una battaglia costituita non solo da principi e valori ma "è anche una battaglia di razionalità". Questo perché "tutte le esperienze di privatizzazione degli acquedotti hanno prodotto esiti catastrofici", e "basta farsi un giro per le città "che sono state laboratorio di privatizzazione, come Latina, per accorgersi che si tratta di esperienze fallimentari: è peggiorata la qualità dei servizi, sono aumentate le tariffe".
In definitiva per il presidente della regione Puglia privatizzare significa "bestemmiare contro Dio, attentare a un diritto universale".( Secondo Alex Zanotelli, missionario colombiano, il comitato è stato già accusato di avercela contro il governo Berlusconi ma, spiega, "soltanto il primo quesito è contro l'ultima normativa del governo Berlusconi". Le altre due domande propongono l'abrogazione degli articoli 150 e 154 del decreto legislativo 152/2006 "che sono relativi al governo Prodi". Stefano Rodotà, giurista e professore presso l'università' di Roma 'La Sapienza', ha ribadito invece come sia necessario "uscire completamente dalla dicotomia pubblico-privato". La definizione di diritto fondamentale, ha affermato, "è l'indice di un'altra direzione, di cui però la logica dei mercati non può esserne un elemento prioritario".
Per Rodotà "dire semplicemente 'no' al decreto Ronchi avrebbe lasciato aperti ulteriori spiragli", quando invece "bisogna stabilire quale sia il ruolo delle istituzioni". Rodotà ha suggerito quindi di "aprire la strada a una nuova tipologia di organi istituzionali", ovvero di "aziende speciali sottratte a quelle logiche che hanno avuto in questi anni anche gli enti locali", per "inventare una nuova forma di gestione distaccata tra le autorità comunali, che non siano considerate fantasie, visto che l'articolo 43 della costituzione, sui servizi pubblici essenziali che possono essere attivati a comunità di lavoratori, lo permette".
L'incontro si è chiuso con una dichiarazione di disponibilità da parte del comitato nei confronti di Ronchi a poter avere un confronto con dati alle mani per discutere del significato di questa iniziativa. "Scelga lui - conclude Bersani - il luogo e l'ora dell'incontro".
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Il governo italiano finanzia il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua... in Bolivia
Federico Gasperini
FIRENZE. Mentre in Italia con il decreto Ronchi (Andrea) convertito in legge n° 166/2009 è stata aperta definitivamente la porta all'ingresso dei privati nelle società di gestione della risorsa idrica, in Bolivia il ministero degli Affari esteri italiano finanzia un progetto di cooperazione internazionale per il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua. A rendere nota la notizia l'organizzazione non governativa Centro di volontariato internazionale (Cevi) che, insieme ad altre due Ong italiane, Associazione di cooperazione rurale in Africa e America Latina (Acra) e Centro volontari cooperazione allo sviluppo (Cvcs), promuove l'iniziativa in Bolivia.
L'obiettivo del progetto è garantire l'accesso all'acqua agli oltre 200 mila residenti a sud della città boliviana di Cochabamba, attualmente non raggiunti dalla rete idrica dell'impresa pubblica Semapa e realizzare una gestione comunitaria dei servizi di erogazione idrica, facendovi partecipare i cittadini dei 70 Comitati d'acqua riunitisi nell'associazione Asica Sur. Il progetto "Yaku al Sur" (Yaku significa acqua in lingua quechua), cofinanziato dal ministero degli Esteri italiano insieme con il comune di Udine, durerà fino al 2012 e vede le nostre Ong impegnarsi per il ritorno alla gestione pubblica in piena continuità e sintonia con le istanze portate avanti da oltre un decennio dalle popolazioni indigene.
Proprio nell'aprile del 2000 il movimento dell'acqua boliviano è stato coinvolto e ha dato vita ad una vera "Guerra dell'acqua", la rivolta popolare contro la privatizzazione della risorsa in cui lo stesso movimento ha pagato un caro prezzo ma che in seguito ha portato alla presidenza della Repubblica di Evo Morales. Nel decennale di quei tragici eventi che poi hanno avuto un epilogo positivo, si svolgeranno a Cochabamba due eventi mondiali: la prima edizione della "Feria Internacional del Agua", dal 15 al 18 aprile, organizzata dai movimenti per l'acqua boliviani e internazionali, e la Conferenza mondiale dei popoli sui cambiamenti climatici e i diritti della Madre Terra (19-22 aprile), organizzata dal presidente indio della Bolivia Evo Morales. In Italia gli eventi di Cochabamba sono sostenuti dall'associazione Yaku di Roma, dal Comitato italiano per il Contratto mondiale dell'Acqua di Milano e da tutto il Forum italiano dei Movimenti per l'acqua.
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Giornata mondiale dell'acqua: gli stessi numeri...sconfortanti
Federico Gasperini
FIRENZE. Si sussegue anno dopo anno l'opportuna e doverosa celebrazione della Giornata mondiale dell'acqua, ma chi la ricorda è costretto a citare numeri che sono più o meno gli stessi e comunque sempre sconfortanti. Dallo scorso anno in cui si è svolto il V Forum Mondiale dell'Acqua tenuto ad Istanbul, poco o nulla è cambiato sul piano internazionale. L'acqua ancora non è riconosciuta come un diritto fondamentale, inalienabile, individuale e collettivo, l'Onu continua ad avere pochi poteri e il cosiddetto "protocollo di Kyoto" per l'acqua non è stato attuato.
Il Consiglio mondiale dell'acqua, continua a mantenere rapporti stretti con la Banca Mondiale e le multinazionali, ed è poco intenzionato ad aprire il dialogo con i Movimenti che a livello globale si battono per il diritto di accesso all'acqua, confronto necessario per portare con unità di intenti una soluzione al problema idrico. La dichiarazione conclusiva del Forum mondiale 2009 ha sottolineato la necessità di "un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie'', per compiere un importante ''passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei decessi legati alla scarsità d'acqua".
In base ai dati contenuti nel rapporto 2010 del Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale (Cipsi), il 12% della popolazione mondiale consuma l'85% dell'acqua disponibile, mentre 1.6 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile, 2.6 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base, 5 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie legate all'acqua e 1.8 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie connesse alla mancanza d'acqua potabile: 4.900 bambini al giorno.
Nessun sostanziale passo in avanti quindi. Fatte le dovute differenze, non c'è Continente che non sia interessato alla carenza idrica e alle sue conseguenze (ad esempio in Europa il 16% della popolazione non ha accesso all'acqua potabile) come ha sottolineato il segretario delle Nazioni Unite, Ban-Ki-Moon: «anche le nazioni più ricche del mondo non sono immuni».
In Italia sempre secondo il Cipsi un terzo dei cittadini non ha un accesso sufficiente alla risorsa idrica e 8 milioni di persone non hanno l'acqua potabile. Inoltre il 15% della popolazione totale ogni estate è sotto la soglia minima del fabbisogno idrico (50 litri al giorno). Con lievi oscillazioni percentuali a seconda dei rapporti consultati, continuano nel nostro paese le solite criticità: consumi troppo elevati in tutti i settori come del resto le perdite delle reti acquedottistiche, depurazione insufficiente ed inadeguata, riuso e riciclo praticamente inesistente, gestione in base alla domanda e non secondo la pianificazione dell'offerta. Alta quindi la necessità di investimenti (secondo il 'Blue book 2009' sarebbe di 60,52 miliardi di euro in 30 anni) e bassa disponibilità di risorse economiche da impiegare per il settore (e non tutta la colpa è da attribuire alla congiuntura economica sfavorevole). Non mancano poi in Italia le aggravanti dell'ultima ora. Il governo ha spalancato la porta (fin'ora socchiusa) alle gestioni private dell'acqua nel settore idropotabile (dopo aver provato anche a vendere le reti), estromettendo dalla possibilità di scelta regioni e amministrazioni locali. Il tutto aggravato dall'assenza di un'Authority nazionale di controllo. Le istituzioni locali si sono ribellate come moltissimi cittadini che proprio sabato a Roma (otre 200mila presenze), guidati dal Forum italiano dei Movimenti per l'acqua, hanno manifestato facendo valere le proprie istanze ed annunciando il ricorso all'arma democratica del referendum per far cambiare rotta al governo. L'obiettivo finale è quello di vedere riconosciuto il servizio idrico come privo di rilevanza economica gestito da enti di diritto pubblico.
Infine due note parzialmente positive per vedere anche la parte mezza piena del bicchiere: nell'ultimo anno sembra in aumento il numero di cittadini che beve acqua del rubinetto (anche se ci sono dati contrastanti rispetto a quelli forniti da Mineracqua) con forti benefici per l'ambiente. Sono stati approvati poi i Piani di gestione dei distretti idrografici come previsto dalla Direttiva 2000/60/CE. Al di la di alcuni limiti dettati anche dalla ristrettezza dei tempi con cui le Autorità di bacino nazionali designate hanno dovuto elaborare i piani, in questa pianificazione sovraordinata sono contenute le misure per il raggiungimento al 2015 (2021 o 2027 secondo le proroghe) dell'obiettivo di qualità "buono" per tutte le acque. Si tratta di piani rimodulabili e migliorabili: vedremo se saranno resi cogenti da chi li deve applicare.
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ACQUA: CORTEO 20 MARZO A ROMA, GIA'400 TRA COMUNI E COMITATI
Dal Coordinamento nazionale enti locali per l'acqua pubblica - che nella sola Sicilia raccoglie 112 comuni - all'Associazione nazionale dei comuni virtuosi, alla Legautonomie-Associazione nazionale autonomie locali, alla Legautonomie del Veneto e della Campania, e ancora l'Associazione Rete del Nuovo Municipio, all'Assessorato all'Ambiente della Provincia di Benevento sono ad oggi 169 gli enti e 179 le istituzioni locali che hanno fatto pervenire la propria adesione ai promotori della manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma.
Lo rende noto il comitato promotore informando che in tutta Italia "si moltiplicano le iniziative organizzate in preparazione di quest'appuntamento". In Veneto, in Liguria, in Puglia, in Lombardia, in Toscana, in Umbria, in Emilia Romagna, in Campania i vari comitati locali promuovono assemblee, incontri, concerti per sensibilizzare i cittadini e informarli dell'avvio del percorso che dalla manifestazione porterà al deposito dei quesiti referendari e alla raccolta delle firme. Saranno presenti anche i tanti comitati locali che in questi anni hanno dato vita a grandi mobilitazioni popolari per la difesa dei beni comuni, contrastando la politica delle "grandi opere, devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti che é diventata un business, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare".
Sarà una manifestazione/spettacolo, con artisti di strada, bande musicali, gli slogan e i colori di "quel popolo che non si arrende alla mercificazione di diritti umani essenziali, come l'acqua, l'aria che respiriamo, la terra su cui viviamo".
Il corteo partirà alle 14 da Piazza della Repubblica e si concluderà a Piazza Navona con gli interventi dei promotori.
info e contatti
http://www.acquabenecomune.org
Altreconomia - campagna imbrocchiamola
http://www.altreconomia.it/acqua/
saluti
salvatore amura
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Appello per la manifestazione
Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa
Insieme, donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, abbiamo contrastato i processi di privatizzazione del servizio idrico portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.
Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Mentre la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali (art. 23bis, integrato dall’ art. 15-decreto Ronchi).
Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo.
La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa è il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che ha costruito consapevolezza collettiva e capacità di mobilitazione, sensibilizzazione sociale e proposte alternative.
Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale a Roma sabato 20 marzo, per bloccare le politiche di privatizzazione della gestoione dell’acqua, per riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, per dire tutte e tutti assieme “L’acqua fuori dal mercato!”.
Nella nostra esperienza di movimenti per l’acqua, ci siamo sempre mossi con la consapevolezza che quanto si vuole imporre sull’acqua e in ciascun territorio è solo un tassello di un quadro molto più ampio che riguarda tutti i beni comuni, attraversa l’intero pianeta e vuol mettere sul mercato la vita delle persone.
La perdurante crisi economica, occupazionale, ambientale, alimentare e di democrazia, è la testimonianza dell’insostenibilità dell’attuale modello di produzione, consumi e vita.
Il recente fallimento del summit ONU di Copenaghen è solo l’ultimo esempio dell’inadeguatezza delle politiche liberiste e mercantili, incapaci di rispondere ai diritti e ai bisogni dell’umanità.
Se il mercato ha prodotto l’esasperazione delle diseguaglianze sociali, la cronicità della devastazione ambientale e climatica, la drammaticità di grandi migrazioni di massa, non può essere lo stesso mercato a porvi rimedio.
Analogamente alle battaglie sull’acqua, in questi anni e in moltissimi territori, sono nate decine di altre resistenze in difesa dei beni comuni.
Significative mobilitazioni popolari, capaci di proposte alternative nel segno della democrazia condivisa, stanno tenacemente contrastando la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
Rappresentano esperienze, culture e storie anche molto diverse fra loro, ma ugualmente accomunate dalla voglia di trasformare questo insostenibile modello sociale, difendendo i beni comuni contro la mercificazione, il lavoro contro la sua riduzione a costo, la salute contro tutte le nocività, i territori contro le devastazioni ambientali.
Chiamiamo tutte queste realtà a costruire assieme la manifestazione nazionale di sabato 20 marzo.
Ciascuna con la propria esperienza e specificità, ciascuna con la propria ricchezza e capacità.
Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, ponga con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale.
Consapevoli delle nostre differenze, accomunati dal medesimo desiderio di un altro mondo possibile.
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
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From: Greenreport
To: Rete Nazionale Rifiuti Zero
Sent: Friday, March 05, 2010 5:23 PM
Subject: [Rete NoInc] Abolizione degli Ato
Verso l'abolizione degli Ato, la Toscana pronta a impugnare la legge
Lucia Venturi
Come è ormai tradizione, il governo ieri ha presentato un maxiemendamento sostitutivo del decreto legislativo varato il 13 gennaio scorso dal Consiglio dei ministri in merito agli «interventi urgenti per il contenimento delle spese negli enti locali» e ha posto la fiducia per la sua approvazione.
Così ieri ha portato a casa la sua ventinovesima fiducia in meno di due anni, votata con 305 voti a favore e 245 contrari. Il voto sull'intero provvedimento è fissato per martedì 9 marzo e dopodiché il testo passerà al Senato.
Si tratta quindi del primo passaggio, ma i tempi stringono dato che i termini per la conversione in legge scadono il 27 marzo, e se al Senato il decreto così trasformato ottenesse il via libera definitivo, entro un anno ci troveremo senza gli Ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti e dei servizi idrici.
Grazie ad un emendamento voluto dalla Lega e inserito nel pacchetto dei correttivi approvato dalle commissioni affari costituzionali e bilancio della camera e mantenuto nel maxiemendamento approvato ieri. Sempre nel maxiemendamento viene anticipato al 2010 il taglio del 25% degli assessori comunali e provinciali, mentre resta ferma al 2011 quello del 20% ai consiglieri di comuni e province. Sarà sempre al 2011 che dovranno scomparire i difensori civici comunali, le circoscrizioni nelle città con meno di 250mila abitanti, i direttori generali dei municipi con meno di 100mila abitanti, i consorzi tra enti locali, fatti salvi i bacini imbriferi montani e le autorità di ambito territoriale.
In compenso si allentano i vincoli del patto di stabilità per gli enti locali, e si aiuta Roma a risolvere il problema dei debiti pregressi che le impedivano di ritornare ad una gestione ordinaria. Se il decreto così rivisto dovesse essere convertito, si porrebbe quindi il tema di come gestire le attività in corso da parte degli Ato, ovvero le gare per l'affidamento del gestore dei servizi, che in alcuni casi sono in fase avanzata e in altri prossime ad essere bandite.
«Siamo al caos- ha detto Raffaella Mariani, capogruppo Pd in commissione Ambiente della Camera, perché «nell'attesa che ora le regioni legiferino per la nuova organizzazione, c'è un vuoto normativo: chi farà le gare? Chi tutelerà gli enti locali?». Perché è vero che ieri era solo il primo passaggio ma anche dal Senato ci si aspetta che ci sia l'approvazione, dati i tempi ristretti per la conversione in legge.
La regione Toscana già si attrezza per impugnare il provvedimento perché come aveva già sottolineato alla notizia dell'introduzione dell'emendamento di soppressione degli Ato, l'assessore all'ambiente Anna Rita Bramerini «questa decisione mette a repentaglio la riforma introdotta dalla legge regionale 61, che riorganizza la gestione del ciclo dei rifiuti. In Toscana gli Ato, già ridotti da 10 a 3, stanno lavorando per indire le gare per il gestore unico, gare che verrebbero bloccate. Inoltre il provvedimento costituirebbe una vera lesione dell'autonomia dei Comuni».
L'autorità e i ruoli ad oggi in capo agli Ato passerebbero infatti alle province (gli stessi enti che, in campagna elettorale, il premier Silvio Berlusconi dichiarava di voler sopprimere) togliendo ogni autorità ai comuni che costituiscono le attuali autorità d'ambito.
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Comunicato Gruppo ACQUA Genova
“LA RISORSA IDRICA E' UN BENE PRIVO DI RILEVANZA ECONOMICA”:
VA INSERITO ANCHE NELLO STATUTO DEL COMUNE DI GENOVA
Ritenendo che il diritto all’acqua debba essere garantito a tutti gli esseri umani, crediamo
necessario avere una gestione pubblica, democratica e partecipata della risorsa idrica, da
considerarsi un bene comune non soggetto a speculazioni e interessi economici. L’acqua, in quanto
bene essenziale alla vita umana e non sostituibile, non può essere mercificata.
L’attuale legislazione nazionale vorrebbe invece farne l’ennesimo business ad esclusivo vantaggio
degli investitori privati, con gravi ripercussioni sulle fasce più deboli, sul diritto alla vita umana,
sulle politiche ambientali, sui conflitti per il possesso di un bene indispensabile.
Per questo chiediamo che anche il Comune di Genova, seguendo l'esempio di molti municipi
compreso quello torinese, inserisca nel suo statuto, in modo chiaro e netto, che “LA RISORSA
IDRICA NON E' UNA MERCE, bensì UN BENE PRIVO DI RILEVANZA ECONOMICA,
IN CONSIDERAZIONE DELLA SUA ESSENZIALITA' ”.
Molti altri enti pubblici hanno già compiuto questo importante passo a protezione della risorsa più
preziosa del pianeta. In molti casi, dalla Bolivia alla città di Parigi si è arrivati alla
ripubblicizzazione del servizio idrico, confermando che l'affidamento ai privati sia da considerare
un errore; riteniamo che sia questo il cammino da percorrere per impedirne la mercificazione, tanto
più dannosa quanto più rara sarà certamente l'acqua potabile nel prossimo futuro, non solo per
cause naturali, ma soprattutto per le molteplici cause di inquinamento delle falde.
La dissennata previsione della legge accomunerebbe acriticamente ogni tipologia di servizio
attualmente gestito dai Comuni rendendone indistintamente obbligatoria a breve la cessione ai
privati per almeno il 70%; creerebbe inoltre nel servizio idrico in particolare un ulteriore danno
economico per gli Enti pubblici, che restando proprietari della rete, notoriamente in condizioni
assai precarie, risulterebbero gravati degli oneri di ripristino e manutenzione, senza neppure essere
gratificati dei proventi sufficienti.
La situazione genovese è attualmente in una fase evolutiva che permetterebbe ancora un
aggiustamento di rotta; la criticabile fusione di Iride con Enia, non perfezionata per il mancato
raggiungimento di accordo su vari punti quali il concambio azionario e l'attribuzione delle cariche,
potrebbe venire perfezionata scorporando prima dal patrimonio conferito da Iride la società
Mediterranea delle Acque, che ricordiamo essere una SpA a proprietà mista, che gestisce il
servizio idrico del capoluogo ed e' proprietaria degli invasi cedutile dal nostro Comune durante la
precedente gestione amministrativa; analogamente si potrebbe studiare una soluzione per
Idrotigullio, la cui gestione recentemente accentrata ha peraltro creato vasti malumori nel territorio
provinciale.
Ricordiamo che l'argomento dell'acqua pubblica risveglia la sensibilità della popolazione, che in
un recente passato ha aderito con entusiasmo alla Proposta di legge popolare “Acqua, bene
comune”, la quale, pur raggiungendo ampiamente l'ammissibilità, giace tuttora in attesa di
discussione parlamentare, con un dispregio dell'opinione e della volontà della popolazione che non
vorremmo fosse replicato in sede locale.
Genova, 15 Febbraio 2010
Gruppo ACQUA Genova
gruppoacquagenova@gmail.com
Aderiscono le associazioni:
Associazione Amici del Chiaravagna
Associazione QuartiereInPiazza
ATTAC Genova
Centro ligure di documentazione per la pace
Comitato Precari Liguri della Scuola
Comitato per Scarpino
Commissione Giustizia e Pace CIMI- Conferenza Istituti Missionari in Italia
Comunità San Benedetto al porto
COSPE Genova
Forum ambientalista
Gruppo Amici di Beppe Grillo Genova-gruppo storico
Gruppo di acquisto solidale Birulò
Gruppo di acquisto solidale GasTone
Gruppo d'Iniziativa Territoriale dei soci di Banca Etica delle Province di Genova e Spezia
Gruppo Transcultura Donna
Fair
Ingegneria senza Frontiere Genova
Legambiente Liguria
Manitese Genova
Provincia dei Frati minori (OFM) della Liguria
Puntorosso Genova
Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti
Rete Radie Resch – Genova
Servizio Civile Internazionale-Italia
Terra onlus
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MENTRE I COMUNI SI STANNO MUOVENDO PER DICHIARARE L'ACQUA BENE PRIVO DI RILEVANZA ECONOMICA ...COSA FA IL NOSTRO EX CONSIGLIERE COMUNALE INGAUNO TONARELLI? NON RIESCE NEPPURE A FARSI APPROVARE UN ORDINE DEL GIORNO PRESENTATO DA ANNI PER DICHIARARE L'ACQUA BENE COMUNE E DICHIARA CHE IL SINDACO DEVE PRENDERE L'IMPEGNO DI FARLO APPROVARE NELLA PROSSIMA LEGISLATURA...MA A QUANDO LA MODFICA DELLO STATUTO? LASCIARE I VERDI PORTA A QUESTI GRANDI RISULTATI?
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L' EX VERDE ED ATTUALE "BURLANDIANO" CARLO TONARELLI "SOFFRE" PERCHE' AD ALBENGA PURTROPPO IL SUO ORDINE DEL GIORNO SULL'ACQUA NON E' STATO APPROVATO ....DISPIACE PURE A NOI
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Approvata la delibera d’iniziativa popolare per l’Acqua Pubblica
Moderata soddisfazione del Comitato - Sconfitta del Sindaco Chiamparino
Torino è la prima grande città italiana a deliberare una modifica dello Statuto che impegna la Città a mantenere in mano interamente pubblica gli impianti e la gestione senza scopo di lucro del servizio idrico integrato .
La delibera, che aveva ottenuto il parere favorevole di tutte e 10 le Circoscrizioni cittadine. è passata malgrado l’ostilità dichiarata del Sindaco, che ha certamente pesato sui consiglieri di maggioranza e un loro primo tentativo di emendarla stravolgendone il testo fino a snaturarla.
La ferma opposizione del Comitato – sostenuta anche da una vivace mobilitazione popolare - e un’opera di mediazione condotta dalle consigliere Monica Cerutti-SD e MariaTeresa Silvestrini –PRC con il consigliere Lorusso del PD – hanno portato a una soluzione non ottimale ma accettabile.
I fautori della privatizzazione dell’acqua non si sono fatti mancare nulla: non solo l’astensione del Sindaco ma anche la non partecipazione al voto della minoranza e dei due consiglieri PD Enzo Lavolta e Stefano Gallo. I loro tre voti mancanti hanno così impedito di raggiungere i due terzi dei voti richiesti dalla legge per l’approvazione della delibera in prima lettura (i voti favorevoli sono stati 31 rispetto ai 34 necessari).
Si è dovuto quindi procedere a due successive e distinte votazioni a maggioranza semplice, che si sono concluse oggi 8 febbraio con l’approvazione della delibera di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 12.000 cittadini torinesi. Crediamo che non esista un precedente di così vasto coinvolgimento popolare nella politica istituzionale della Città
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da altraeconomia.it
San Benedetto non ce la dà a bere
Autore: Luca MartinelliStampa
Antitrust/San Benedetto
La pubblicità “ambientale” dell'azienda veneta è ingannevole: parola dell’Antitrust. Multa all’azienda che non paga i canoni ma fa utili milionari
Settantamila euro di multa per San Benedetto. A “punire” l’azienda veneta è stata l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha pizzicato, e sanzionato, la pubblicità delle bottiglie “eco-friendly” (vedi Ae 100), accompagnate dalla dicitura “- plastica + natura”.
L’Antitrust, nel condannare per “pratiche commerciali scorrette” San Benedetto, contesta i messaggi diffusi dalla primavera 2009 “alla data del 27 ottobre”: l’azienda non ha è stata in grado di produrre nessun riferimento scientifico che comprovasse le affermazioni contenute nei claim ambientali. Non sono provati, né comprovabili, tanto la riduzione del peso delle bottiglie (“almeno il 30%” della plastica utilizzata) quando il risparmio energetico che ne deriverebbe (“una quantità di energia equivalente alla CO2 fissata da 16.000 ettari di nuovo bosco impiantato”).
Al di là della multa di 70mila euro (l’azienda ha già fatto ricorso al Tar), vale la pena leggere con attenzione, e per questo la ricopiamo, la valutazione conclusiva dell’Autorità, perché l’Antitrust riconosce per la prima volta la “deriva ambientalista” dei messaggi pubblicitari e ne definisce i limiti: “L’accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori ha indotto i professionisti a conferire sempre maggior risalto, nella pianificazione delle proprie campagne pubblicitarie, alle caratteristiche di compatibilità ambientale dei prodotti o servizi offerti. I cosiddetti claim ambientali […] sono, quindi, diventati un potente strumento di marketing in grado di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori. […] costituisce onere informativo minimo imprescindibile a carico dei professionisti che intendono utilizzare tali vanti nelle proprie politiche di marketing quello di presentarli in modo chiaro, veritiero, accurato, non ambiguo né ingannevole” (sul sito di Ae il testo integrale estratto dal Bollettino n. 52 dell’Agcm, del 18 gennaio 2010). Un messaggio per il futuro, per San Benedetto e tutti gli altri. Una nota a margine: l’Antitrust ha letto il bilancio di Acqua minerale San Benedetto spa chiuso al 31 dicembre 2008, e ne riporta i dati. Nel 2008, l’azienda ha fatturato circa 564 milioni di euro, registrando “utili per oltre 32.400.000”. Lo stesso gruppo, però, non ha voluto pagare, nel 2008, il canone di concessione per l’acqua emunta e imbottigliata in Veneto, poco più di 2,2 miliardi di litri (cioè 2,2 milioni di metri cubi). Avrebbe dovuto versare nelle casse della Regione “solo” 6,5 milioni di euro. Se anche lo avessero fatto, gli Zoppas non sarebbero finiti in bolletta. Avrebbero dovuto solo rinunciare a una parte del loro guadagno.
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