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Centrale di Vado: dieci domande a De Benedetti
24 agosto 2010
Dieci domande rivolte all’ingegner Carlo De Benedetti, socio forte della
Tirreno Power attraverso Sorgenia, firmate da personaggi autorevoli sul
progetto di ampliamento della centrale a carbone di Vado Ligure.
Le domande sono contenute in una lettera che domani verrà pubblicata su
diverse testate nazionali. A De Benedetti (che attraverso Sorgenia detiene
il 78% di Energia Italiana, a sua volta proprietaria del 50% di Tirreno
Power, mentre l’altro 50% e in mano a EblAcea, società detenuta per il 70%
da GdfSuez e per il 30% da Acea) viene chiesto perché l’azienda si ostina
a procedere a questo intervento «contro ogni logica democratica (contro il
volere del 90% della cittadinanza, dei Partiti, di tutti i Comuni, della
Regione, dell’Ordine dei Medici, di tutto l’Associazionismo) e ambientale
(dopo 40 anni di dati drammatici in termini di mortalità e di inquinamento
nella nostra città, con migliaia di morti in più rispetto alla media
regionale)».
Le dieci domande sono state raccolte in un documento frutto del lavoro di
sintesi di molti esperti, amministratori, medici, giornalisti,
associazioni e comitati. Tra questi figurano Margherita Hack, Beppe
Grillo, Maurizio Maggiani, Luigi De Magistris, Oliviero Beha, Ferdinando
Imposimato e ancora Sergio Staino, Angelo Bonelli, Massimo Carlotto, Lella
Costa, Marco Pannella, Don Andrea Gallo, Lidia Ravera, Paolo Ferrero,
Vittorio Agnoletto, Ennio Remondino, Bruno Gambarotta, Patrizia Gentilini,
Giovanni Impastato e Mimmo Lombezzi.
«Perché non volete ammettere» si chiede fra l’altro a De Benedetti «che le
centrali a carbone uccidono? Perché mistificate la realtà dicendo che
avete il “carbone pulito” (concetto smentito dalle principali ricerche
internazionali), così giocando con la vita della gente?». E ancora:
«perché continuate a propagandare con ogni mezzo di comunicazione che il
Vostro progetto di ampliamento della centrale e di ristrutturazione dei
gruppi 3 e 4 esistenti diminuirebbe l’inquinamento, mentre ricerche
scientifiche indipendenti dimostrano esattamente il contrario
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E' necessaria e urgente una svolta radicale e globale nelle politiche energetiche a favore delle fonti rinnovabili e di usi razionali ed efficienti dell'energia. La impongono il tendenziale esaurirsi del petrolio, più in generale delle fonti non rinnovabili e la drammatica accelerazione dei cambiamenti climatici.
O si agisce subito o alla crisi economica e sociale, che sta sconvolgendo la vita di miliardi di donne ed uomini, si intreccerà sempre di più quella ambientale e climatica.
Entrambi i problemi per essere risolti obbligano a notevoli discontinuità ed innovazioni nelle politiche economiche, in quelle fiscali ed industriali e negli stessi comportamenti e stili di vita delle persone.
Da subito vanno prese decisioni politico programmatiche per avviare una globale e graduale transizione dall'attuale dipendenza dalle fonti fossili verso l'uso razionale ed efficiente delle fonti energetiche rinnovabili, pulite e prive di effetti collaterali se non quello di sostituire le importazioni di petrolio con lavoro ed occupazione, che nel 2020, nella sola Italia, potrebbe contare oltre 300.000 nuovi posti di lavoro.
E' questa la strada su cui si è incamminata l'Europa con la decisione unilaterale e vincolante per i suoi stati membri di ridurre, entro il 2020, le emissioni climalteranti del 20% realizzando, entro la stessa scadenza, un aumento sempre del 20% sia dell'efficienza energetica sia del utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili.
Si tratta di impegni vincolanti a cui anche il nostro paese dovrebbe far fronte ed invece non lo fa. Come per Kyoto, (dove per non averlo rispettato non saranno i dirigenti delle imprese inadempienti a pagare le multe che la comunità europea ci sta già infliggendo, bensì i cittadini italiani) niente si sta facendo per realizzare gli obiettivi della nuova direttiva europea per le fonti rinnovabili che va recepita entro il 5 Dicembre 2010. Il Governo italiano si è inoltre caratterizzato per un duro contrasto verso ulteriori decisioni europee più stringenti come la riduzione del 30 % delle emissioni di CO2. Fino ad ora inutilmente l'Europa sta chiedendo conto all'Italia di quali siano i nostri piani e quali progressi sono stati compiuti nell'uso delle fonti rinnovabili.
Le mancate risposte del Governo italiano nascondono una diversa strategia rispetto all'Europa e al suo pacchetto clima che affida la riduzione delle emissioni e la diversificazione dal petrolio all'avventura nucleare, cioè a una fonte non rinnovabile e non prevista negli impegni europei, che non ha risolto i problemi delle scorie radioattive e della sicurezza, e che ridurrebbe le emissioni solo per una quota modesta della produzione di elettricità, e solo dopo il completamento delle centrale, ben oltre il 2020, data entro la quale gli altri paesi Europei avranno già ridotto le loro emissioni del 20% ed oltre. Va invertita la rotta che sta portando il paese fuori dall'Europa.
Inoltre l'attuale impianto normativo italiano non è in grado di consentire al paese di realizzare gli obiettivi assegnati al nostro paese dal pacchetto clima EU. Né fino ad ora sono state presentate proposte di recepimento della direttiva europea sulle le fonti rinnovabili.
Con questa proposta di legge di iniziativa popolare si intende contribuire a colmare questo deficit e ad offrire un quadro normativo adeguato e in grado di recepire la direttiva.
In estrema sintesi la legge all'articolo 1 stabilisce le finalità di politica energetica fondata sulle fonti rinnovabili ed escludendo l'uso del nucleare all'articolo 2. L'articolo 3 chiarisce, dopo l'esperienza negativa del Cip6 e delle fonti assimilate, quali siano le vere fonti rinnovabili e fra queste quali sono sostenibili e quali no, ammettendo all'incentivazione solo quelle sostenibili.
L'articolo 4 stabilisce che la produzione di energia elettrica e di calore da fonti rinnovabili sostenibili, cosi come gli usi razionali ed efficienti dell'energia, sono da considerarsi attività di pubblica utilità. Per questa ragione hanno entrambe diritto ad una equa e giusta remunerazione che compensi l'energia effettivamente prodotta o quella risparmiata, ma anche i vantaggi ambientali che entrambe incorporano, non emettendo gas nocivi al clima o inquinanti l'aria che respiriamo.
L'articolo 5 afferma che l'energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili deve essere, da parte del gestore, immessa obbligatoriamente in rete.
L'articolo 7 punta a far compiere al Paese un passo deciso per migliorare la propria efficienza energetica: un piano di riqualificazione degli edifici che ne riduca i consumi di elettricità e calore e sposti le attività del settore edile verso la manutenzione e riqualificazione del già costruito abbandonando la cementificazione del territorio.
Promuovendo lo sviluppo delle rinnovabili sostenibili e promuovendo una forte politica di risparmio energetico la legge intende favorire l'abbandono dell'attuale modello energetico monopolista e centralista, per passare ad uno distribuito sul territorio e conquistare così democrazia energetica: ogni casa, ogni condominio, comunità, quartiere, centro commerciale, fabbrica potrà produrre energia per il fabbisogno sia proprio che del vicinato sfruttando le fonti rinnovabili più convenienti secondo le potenzialità del luogo. Coerentemente con questo contesto l'articolo 10 richiede interventi di adeguamento della rete elettrica a favore delle rinnovabili e stabilisce che la proprietà e la gestione della stessa debbono essere pubbliche.
Infine per quanto riguarda la mobilità l'articolo 13 intende favorire scelte capaci di sottoporre il territorio italiano ad "una cura del ferro" per spostare la mobilità di persone e merci dalla gomma al ferro, su tram, metrò, treni, e al cabotaggio sulle autostrade del mare, concentrando in questa direzione le scelte e gli investimenti infrastrutturali anziché su strade ed autostrade e trasporto individuale.
Per realizzare gli obiettivi di questa legge emergono come fonti di finanziamento: il conto energia, la Tobin tax che potrebbe anche contribuire a regolare il mercato finanziario mentre si potrebbero usare a fini sociali le entrate della tassazione volta a scoraggiare la speculazione, l'istituzione di un fondo speciale presso la Cassa Depositi e Prestiti per adeguare gli edifici pubblici.
L'approvazione di questa legge consentirebbe a questo paese di conquistare una reale autonomia energetica perché da un lato promuovendo usi razionali dell'energia ne ridurrebbe il fabbisogno e dall'altro perché produrrebbe l'energia necessaria con le uniche fonti di cui l'Italia resterà sempre veramente ricca: cioè il sole, il vento, le biomasse, la forza dell'acqua fluente e il calore che scorre sotto terra.
Mettere l'Italia al passo dell'Europa e inserirla fra i paesi che guidano la lotta ai cambiamenti climatici è una straordinaria opportunità per uscire dalla crisi economica, creando nuovi posti di lavoro e ponendo le basi per uno sviluppo durevole, sostenibile e per una migliore qualità di vita.
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Che fine farà l’obbligo da parte del Gse di acquistare i certificati verdi in eccesso? Dopo le preoccupazioni espresse da più parti, sembrerebbe che almeno il grido di dolore di Confindustria sia stato ascoltato dal Governo.
Berlusconi e Tremonti, infatti, hanno garantito alla Marcegaglia che si troverà una soluzione per evitare che la riforma degli incentivi alle rinnovabili sia drastica e dolorosa per le imprese che, più volte, avevano paventato l’ipotesi di un crollo del mercato a causa del famigerato articolo 45 anti rinnovabili.
Bisogna capire, però, cosa deciderà di fare il Governo. Secondo il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia la soluzione si troverà:
Il ministro Tremonti e il relatore Azzollini stanno lavorando a una soluzione. Ho suggerito che l’attuale sistema dei certificati verdi resti in vigore sino al recepimento della direttiva europea di riferimento, in modo da salvaguardare gli investimenti. Intanto, il ministero è pronto a varare una nuova disciplina che sostenga le rinnovabili con un minore aggravio sulle bollette
Ma la “nuova disciplina” a cui fa riferimento Saglia, arriverà con gli stessi tempi della riforma del conto energia che tutti aspettano da prima di gennaio?
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da greenreport.it
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DA GREENREPORT.IT
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DA GREENREPORT.IT
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In Italia, mentre il dibattito energetico verte ancora sul nucleare e sulle dimissioni del ministro che lo ha rilanciato, il fotovoltaico si espande fino a portarci al secondo posto nel mondo, a fine 2009, in termini di potenza installata, cioè 730 MW (GSE, 2010). Si pensi che nel 2005, cioè prima che il governo Prodi – Pecoraro Scanio, ne incrementasse fortemente gli incentivi, la potenza installata era di soli 40 MW. Meglio di noi fa solo la Germania con 3000 MW. L’energia del futuro scatta in avanti rispetto a quella del passato anche con le altre rinnovabili. Infatti la produzione di rinnovabili rispetto al consumo lordo di elettricità passa dal 14% del 2006 al 20% del 2009, in termini assoluti, dai 50814 GWh del 2006 ai 66018 GWh del 2009, tutta energia “nostra” che riduce la dipendenza dall’estero. Anche l’energia eolica è in piena espansione: nel 2004 gli impianti erano 120 mentre nel 2008 sono passati a 242 per 4850 GW di potenza elettrica prodotta.
Nota: GSE, 2010. Fotovoltaico, la classifica della potenza installata. In AFFARI & FINANZA, 19 APRILE 2010, 48 - 53.
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In Italia calano i consumi di energia, non solo elettrica ma anche da fonte primaria. In particolare nel 2006 consumavamo 200 Mtep (vedi, ad es., Passaleva, 2007) mentre nel 2008 siamo calati a 180 Mtep (vedi, ad es., BP, 2010). Il dato si associa alla contemporanea, persistente e, per molti aspetti, virtuosa riduzione dei consumi di energia elettrica (-6,3% tra il 2008 e il 2009, vedi, ad es., Balzani, 2010). C’è ancora un ampio margine, ovviamente, per migliorare ancora se consideriamo che i nostri bisnonni, nel 1900, consumavano, ciascuno, 1 tep (vedi, ad es., Cozza, 2009) mentre ognuno di noi, nel 2008, ha “bruciato” 200 tep. Se a questi dati si aggiunge il fatto che produciamo molta più energia di quella che consumiamo (nel 2009, eccedenze del 70% rispetto ai consumi di picco) ci aspettiamo che si rivedano tutti i piani di costruzione di nuove centrali e i ripetuti “allarmi” sulla necessità reale di tali impianti. In particolare ci aspettiamo che l’Italia non voglia davvero acquistare impianti a tecnologia del secolo scorso. Il numero di centrali nucleari, ad esempio, ristagna, nel mondo, sulla cifra di 440 da una ventina d’anni. In termini di energia elettrica da nucleare, tra il 2006 e il 2008, si è scesi di 60 TWh. In Europa, addirittura, la quota di potenza elettrica nucleare è scesa dal 24% del 1995 al 16% del 2008. Anche la recente decisione di Obama, negli USA, presentata sui TG come “ritorno al nucleare” è in realtà la garanzia di un prestito di 8,3 miliardi di dollari a un’impresa che intende costruire due reattori. L’operazione appare d’immagine: servirebbe, cioè, a svendere meglio all’estero la tecnologia nucleare, realizzando ancora almeno qualche reattore in casa. L’Italia, per ora, è … “all’estero”.
Nota: Balzani V., 2010. Nucleare, un mito basato su troppe bugie. PANDA, marzo, 2010, 6./
BP, 2010. Statistical review of world energy. PANDA, marzo, 2010, 5./
Cozza M., 2009. Universo energia. BJ LIGURIA BUSINESS JOURNAL, 5, 10 (43), 31 - 41./
Passaleva G., 2007. L'energia sotto i nostri piedi. Qualenergia, Unione Geotermica Italiana UGI, Presidente UGI.
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Clima, 5 anni Kyoto, Morelli (Verdi): “Italia ancora indietro”
“L’ombra del disastro climatico pesa sul nostro presente e su quello delle future generazioni”, dichiara Cristina Morelli, dichiara Cristina Morelli, consigliere regionale dei Verdi in Liguria. “A partire dagli amministratori pubblici fino ai cittadini è necessario un cambiamento delle nostre abitudini per ridurre attivamente le emissioni di CO2 riducendo l’impiego dei combustibili fossili quali petroli e carbone, promuovendo l’efficienza energetica delle fonti di energia pulita ne rinnovabile : solare, eolica, da biogas, da biomasse”.
“L'Italia è ancora indietro per il raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto e in questi tre anni deve arrivare a ridurre ancora le proprie emissioni per arrivare al 6,5% in meno di CO2 entro il 2012".
I Verdi, in occasione del compleanno del Protocollo di Kyoto hanno provveduto a suggerire 5 azioni da compiere per dare un apporto significativo alla lotta contro l’aumento dell’effetto serra.
CONSIGLI UTILI DEI VERDI
I Verdi suggeriscono 5 azioni semplici da compiere per dare un apporto molto significativo alla lotta contro l’aumento dell’effetto serra :
E’ bene cambiare 5 lampadine da 100 W a incandescenza con altrettante a basso consumo da 20 W, in un anno si saranno risparmiate 53 Euro in bolletta e 175 Kg di CO2;
Quando si usa la lavatrice non fare cicli di lavaggio ad alte temperature ;
Un giorno al mese si può rinunciare all’automobile e scegliere di andare a piedi, in bici e con i mezzi pubblici : in un anno si saranno risparmiati 60 euro di carburante e 1870 Kg di CO2;
Spegnere la funzione stand-by del televisore nelle ore al giorno in cui è spento : in un anno si risparmieranno fino a 24 euro e 79 Kg diCO2;
Evitare lo spreco d'acqua: chiudiamo i rubinetti quando non serve (mentre laviamo i denti, i piatti o ci insaponiamo) e riapriamoli solo per sciacquare.
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 | Liguria, record italiano di produzione di energia eolica nel 2009 |
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Inserito da Marco Brescia | Domenica, 10 gennaio 2010
(Leggi Tutto... | ) |
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Da WWW.IVG.IT E’ dal 2000 che la Liguria ha iniziato ad investire nella realizzazione di impianti eolici. Una tendenza in linea con ciò che è accaduto nel resto d’Italia e che fa sì che il 2009 sia ricordato, a livello nazionale, come un anno-record per ciò che concerne gli investimenti in forme di energie rinnovabili.
Negli ultimi dodici mesi, infatti, nel nostro Paese sono stati installati 1.114 MW e sono stati prodotti 6,7 TWh di energia elettrica, pari al consumo domestico di 7 milioni di italiani, con un risparmio di circa 4,7 milioni di tonnellate di CO2. I dati record del 2009 arrivano da Anev, Enea, Aper e Ises Italia che sottolineano con “soddisfazione” che “le previsioni, a suo tempo formulate e pubblicate, sono state ancora una volta pienamente rispettate”.
In particolare, il 2009, riferiscono Anev, Enea, Aper e Ises Italia, si e’ chiuso con una potenza eolica efficiente di 4850 MW di cui piu’ di 1.100 MW installati nel 2009, nuovo record assoluto per l’Italia e con un dato di produzione elettrica “molto importante che – proseguono – evidenzia il significativo apporto dell’eolico al sistema elettrico, con una crescita del settore su base annua superiore al 30% mantenendo una percentuale analoga a quello degli anni precedenti, nonostante la crisi finanziaria che, a livello nazionale ed internazionale, ha investito nel 2009 l’economia”.
“Questo importante risultato – sottolineano – non solo ha contribuito ad una riduzione delle emissioni e ad un incremento della produzione rinnovabile estremamente rilevante, ma ha anche contribuito allo sviluppo occupazionale, industriale ed economico del nostro Paese”.
Il 2009, dunque, si e’ concluso con il record storico di installazioni di eolico per l’Italia, un dato che, secondo Anev, Enea, Aper e Ises Italia, “conferma il fatto che il nostro Paese ha oramai il passo del resto del mondo e che, seppur ancora non al livello dei principali mercati europei, e’ in linea con il raggiungimento degli obiettivi Comunitari in tema di rinnovabili al 2020″.
Per ciò che riguarda questo settore, siamo infatti il terzo Paese in Europa e il sesto nel mondo.
Nota:
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UN CONVEGNO SULL’ENERGIA A GENOVA ALLA VIGILIA
DEL VERTICE ONU SUL CLIMA
DAI VERDI PROPOSTE CONCRETE PER LA NOSTRA CITTA’
MA IL GOVERNO RIDUCE GLI IMPEGNI
Alla vigilia del vertice ONU sui cambiamenti climatici di Copenaghen si svolge a Genova un importante convegno dal titolo “Genova Città del Sole” che si terrà domani, venerdì 4 dicembre, a palazzo Ducale, sala del Minor Consiglio, organizzato con il contributo fondamentale dell’Assessore alla Decrescita del Comune di Genova Pinuccia Montanari.
I Verdi parteciperanno con proposte concrete per l’attuazione di politiche di risparmio e efficienza energetica, finalizzate ad abbassare le emissioni di CO2, chiedendo quindi di incrementare l’attenzione delle istituzioni verso le problematiche oggetto del vertice.
Il Consigliere regionale e Presidente dei Verdi Liguri Cristina Morelli così interviene: “Il vertice ONU di Copenaghen è ormai alle porte, eppure nel nostro Paese, a differenza di quanto accade in molti altri Stati, l'opinione pubblica non è sufficientemente informata e quindi non ha consapevolezza di quale sia la “posta in gioco” del vertice che sta per iniziare.
Inoltre il Governo italiano certo non brilla per impegno verso l’ambiente, basta vedere come siano stati fortemente ridotti i fondi al Ministero dell’Ambiente. Nella discussione in corso negli ultimi giorni alla Camera sulla finanziaria è scomparso il fondo per il Protocollo di Kyoto e i fondi per la conferenza nazionale per la biodiversità, il bilancio complessivo del ministero dell’Ambiente si è ridotto di 2/3, dai 1700 milioni di euro garantiti dal governo Prodi si passa ai 738 per il 2010 arrivando a 590 milioni di euro per il 2011. Ancora non esiste ad oggi la copertura finanziaria per la detrazione imposta del 55% istituita con la legge finanziaria del 2007 per gli interventi sull’efficienza energetica degli edifici. In soli 18 mesi inoltre abbiamo assistito ad un taglio di 500 milioni di euro circa ai fondi per la difesa del suolo.
Mentre gli enti locali hanno preso coscienza che anche piccoli, ma diffusi, interventi di efficienza energetica sono importanti per contribuire ad un futuro migliore, il nostro Governo non recepisce queste fondamentali istanze.
La riduzione dell’impatto ambientale delle attività umane - conclude Cristina Morelli - ed il conseguente miglioramento della qualità della vita che si potrebbero ottenere attraverso il perseguimento di queste politiche è semplice e straordinario. Bisogna perseguirlo con forza, con intelligenza e con il cuore.”
Cristina Morelli interverrà alla tavola rotonda del pomeriggio e presenterà un documento per una “lettura” consapevole dei temi oggetto del vertice, tale documento è già pubblico ed è possibile leggerlo o scaricarlo su
http://www.verdiliguria.it/files/Convegni/Copenaghen09.doc
Genova, 03/12/2009
Info: Cristina Morelli 3393681303
Uff. stampa Verdi Liguria: Roberto Gallocchio 010/5484593
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repubblica.it
Rubbia: "L'errore nucleare
Il futuro è nel sole"
Parla il Nobel per la Fisica: "Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati". La strada da percorrere? "Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l'hanno capito. E noi..." di ELENA DUSI
ROMA - Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell'energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. "In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall'altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell'Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti".
La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell'Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un'affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra "Astri e Particelle", allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi.
Un'esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all'energia oscura che domina nell'universo, c'è l'energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.
Cosa ne pensa?
"Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c'è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano".
Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c'è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
"Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell'Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell'arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l'amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L'unico dubbio ormai non è se l'energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi".
Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola...
"Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l'energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell'idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l'energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici - a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici - sono in grado di risolvere il problema dell'accumulo".
La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
"Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l'estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo".
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Sabato 21 novembre alle ore 14.30, alla presenza di Fulvio Briano, sindaco di Cairo, Claudio Burlando, presidente della Regione, Franco Zunino, assessore regionale all’Ambiente, Angelo Vaccarezza, presidente della provincia, e Carlo Vasconi, consigliere regionale, verrà inaugurato il parco eolico Valbormida realizzato dalla ditta Fera srl.
Il parco eolico "Valbormida" si sviluppa per circa 1 km ad una quota compresa tra 780 e 830 m slm in una zona a nord-est della frazione Montenotte Superiore, lungo il crinale di confine col Comune di Albisola Superiore, nella zona tra La Crocetta e Cima della Biscia, interamente nel comune di Cairo Montenotte (SV), e si stima che con i suoi sei generatori sia in grado di soddisfare quasi interamente il fabbisogno energetico della Città di Cairo. Grazie al parco eolico, ad oggi il più grande della Liguria, il Comune di Cairo contribuisce attivamente al rispetto del Protocollo di Kyoto e costituisce un esempio virtuoso di sostenibilità energetica.
Maggiori informazioni sul parco eolico Valbormida
Il programma dell'evento prevede:
- alle ore 14.30 il saluto delle autorità e il varo delle turbine;
- alle 15,30 la premiazione dei progetti vincitori del concorso "Un logo per il parco eolico Valbormida" rivolto ai ragazzi della Scuola Primaria di Cairo Montenotte. Il progetto vincitore sarà eletto Logo Ufficiale del parco eolico Valbormida;
- alle 16 degustazione gastronomica con vin brulé, castagne e specialità liguri da gustare ai piedi delle torri eoliche ed esibizione della Banda musicale Giacomo Puccini.
Inoltre l’associazione Cinghialtracks propone "Sulle ali del vento", una escursione in mountain bike guidata e gratuita sui crinali del Montenotte, alla scoperta dei parchi eolici La Rocca (Pontinvrea) e Valbormida (Cairo Montenotte). Ritrovo al parco Valbormida, alle ore 14.00 circa, tutte le informazioni per partecipare sul sito www.cinghialtracks.it
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da terranews
[ 8 ottobre 2009]
Per uno sviluppo definitivo delle rinnovabili bisogna mettere mano alle reti elettriche
FIRENZE. Il settore delle fonti rinnovabili di energia in Italia è in buona crescita, ma l'ostacolo più importante per un suo definitivo sviluppo è rappresentato dalle reti elettriche, oggi programmate e realizzate per una generazione centralizzata. Questo quanto emerso durante il seminario "Sviluppo delle energie rinnovabili e adeguamento delle reti elettriche", organizzato da Ises Italia, associazione non profit per la promozione delle energie rinnovabili e dell'uso razionale dell'energia, e da Aiee, l'Associazione italiana degli economisti dell'energia. Secondo molti degli intervenuti sarebbe opportuno da un lato potenziare le reti e cambiarne radicalmente il modus operandi, dall'altro adeguare tempestivamente il quadro regolatorio. Ma è necessario fare presto e rivedere il quadro degli investimenti come sostiene in un suo documento l'Office of the gas and the electricity markets (Ofgem 2008), dato che il potenziamento delle reti richiede tempi lunghi che possono mettere a repentaglio il raggiungimento degli obiettivi ambientali. Per questo la struttura britannica ha chiesto ai proprietari delle reti scenari di previsione degli investimenti per raggiungere i target al 2020 e ha deciso di aggiornare lo schema di incentivazione e remunerazione degli investimenti che si rendono necessari a fronte della previsione di necessità future (anticipatory investment). «Per un Paese come l'Italia - ha dichiarato il presidente del Gse (Gestore dei servizi elettrici), Emilio Cremona - a forte vocazione manifatturiera e con un elevato target di sviluppo delle Fer (Fonti energia rinnovabile) contrattato con la UE (dal 25% al 30% dei consumi elettrici nel 2020), l'esplosione del settore delle rinnovabili deve però tradursi nell'opportunità di sviluppare filiere industriali in grado di equilibrare, ed eventualmente di sovvertire, il flusso commerciale che attualmente ci vede, sostanzialmente, come nazione importatrice. Un grande sforzo dovrà essere quindi compiuto per adeguare la rete di trasporto (trasmissione e distribuzione) alle necessità dei prossimi anni- ha continuato Cremona^ Se la rete dovrà seguire gli impianti di produzione da fonti rinnovabili, ai fini della programmazione dello sviluppo e del cadenzato apporto nel tempo delle fonti rinnovabili fino al raggiungimento dell'obiettivo del 2020, occorrerà conoscere anzitempo la distribuzione degli stessi sul territorio». Quindi per far crescere il settore delle Fer è necessario fare un'adeguata "pianificazione di filiera" ed è necessario anche individuare tutti quelli strumenti che consentano autorizzazioni semplificate (e quindi linee guida nazionali), la condivisione dei criteri di assegnazione delle soluzioni di connessione e la creazione di sinergie tra gli operatori, coinvolgendo i vari stakeholder, regioni in primis.
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7 settembre 2009 ] Economia ecologica
Flussi di materia e flussi di energia* a volte (!?) ritornano
LIVORNO. Secondo uno studio appena pubblicato dal World Watch Institute, nel 2008 sono state prodotte oltre 1400 milioni di tonnellate di prodotti metallurgici, raddoppiando la quantità sul finire degli anni 70 e ben sette volte la quantità prodotta negli anni cinquanta. Complessivamente dalla metà del secolo scorso ad oggi sono state fuse oltre 40 miliardi di tonnellate di metalli, in particolar modo alluminio, arsenico, cadmio, cromo, piombo, oro, rame, mercurio, nickel ed ovviamente acciaio. Dopo una prima impennata dei livelli produttivi dovuti alla ripresa economica del secondo dopoguerra, con la crisi energetica degli anni 70 per circa un ventennio si è avuto una lieve flessione del tasso di crescita dei quantitativi sfornati dagli altiforni. Ma con la fine degli anni '90 e la Incredibile crescita economica della Cina, si è osservato una ripresa esponenziale degli indici di produzione, anche accompagnati, se pur in maniera notevolmente inferiore, allo sviluppo industriale di paesi come l'India e la Corea del sud.
A livello mondiale la produzione procapite di metalli era di 77 kg nel 1950, per passare ai 165 kg del 1975 ed arrivare ai 213 kg del 2008. Ovviamente queste medie nascondono il fatto che il reale consumo di questi materiale è sempre stato concentrato in pochissimi Paesi, tanto da considerare che solo negli Stati Uniti nel 2008 la domanda era di 380 kg per abitante, nove volte superiore alla domanda del cinesi e ben 15 volte superiore a quella degli indiani.
E' noto che nonostante la varietà di metalli prodotti e richiesti sul mercato, la parte del leone in termini dì peso la fa l'acciaio, che copre il 95% del totale mondiale, seguito molto lontano dall'alluminio, rame e zinco. Tuttavia il peso da solo non dice tutta la verità. Una vasta tipologia di metalli come l'arsenico, cadmio, cromo, mercurio, nickel e l'oro comportano seri impatti ambientali a seguito del loro processo estrattivo e di produzione in comparazione alle loro minuscole quote di mercato. Le principali conseguenze sugli ecosistemi riguardano la produzione di rifiuti (sottoforma di scarti), la dispersione di sostanze tossiche, la distruzione di foreste. Nel 2005 la produzione dei 10 principali metalli (commodities) ha creato oltre 3 miliardi di tonnellate di rifiuti (esclusi, beninteso, i materiali inerti delle escavazioni delle materie prime, come roccia, sabbia, ecc). Cioè per ogni tonnellata di metallo si generano 4 tonnellate di rifiuto e se da una parte le nuove tecnologie estrattive e siderurgiche hanno notevolmente aumentato l'efficacia e l'efficienza, dall'altra si sta assistendo ad un peggioramento della qualità generale dei minerali di provenienza delle materie prime, quindi la proporzione 1a 4 tende a rimanere stabile nel tempo.
Ma le problematiche relative alla produzione di metallo non è solo legata alla produzione di rifiuti, rilascio di
sostanze tossiche e distruzione della vegetazione. Un'ulteriore preoccupazione concerne l'alta intensità energetica del comparto estrattivo-siderurgico, andando ad incidere anche sull'effetto serra: la produzione di una tonnellata di acciaio comporta l'emissione di 1,7 tonnellate di anidride carbonica. Anche se in questo settore si sono fatti notevoli passi avanti nel cercare maggiore efficienza energetica degli impianti (utilizzando combustibili meno impattanti, adottando tecniche di recupero e riciclo energetico, ecc) e si è riusciti a ridurre notevolmente le emissioni di C02 per tonnellata prodotta, gli altoforno sono responsabili del 5-6% delle emissioni di anidride carbonica mondiale (legata ad attività umane) e del 27% delle emissioni del comparto manifatturiero.
L'intensità energetica e delle emissioni variano da paese e paese. Le industrie dell'acciaio in Italia, Germania, Corea del Sud, Giappone sono tra le più efficienti del pianeta, mentre la Russia e l'Ucraina sono invece i paesi con i sistemi tecnologici più obsoleti e quindi più inquinanti. L'impatto ambientale dell'India è legato invece alla pessima qualità del carbone utilizzato come fonte primaria di energia, mentre la Cina pur avendo impianti vecchi ed inefficienti è nello stesso tempo il paese che fa registrare il più alto tasso di modernizzazione delle proprie industrie. La buona notizia, non a caso lasciata alla fine, è che a livello globale la produzione di acciaio sta sempre di più andando verso l'utilizzo e recupero di materiali di scarto. Secondo la IEA (l'Agenzia Intemazionale per l'Energia) il totale di acciaio stoccato (in attesa di essere riutilizzato) è pari a dieci volte la produzione mondiale, la quantità di scarti recuperabile è pari a circa il 35% del totale e che il riciclo di questo metallo consente risparmi energetici cha vanno dal 40 al 75% rispetto alla produzione di acciaio "vergine". In Spagna la produzione di acciaio da materie prime seconde è ormai pari al 88% ed in Turchia pari al 87% del totale della domanda nazionale. In Italia siamo arrivati al 77% e per una volta tanto riusciamo a fare meglio della Germania, ferma al 45%.
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Sono passati solo otto mesi da quando il Consiglio Comunale di Finale Ligure ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che bocciava con precise motivazioni l’ampliamento della centrale a carbone di Vado Ligure.
Il recente “via libera” da parte del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo di un nuovo blocco a carbone della Tirreno Power ha suscitato nuove proteste e prese di posizione da parte di molti Comuni del Savonese( Quiliano, Vado Ligure,Noli,Vezzi Portio,Bergeggi,Spotorno).
Il Comune di Finale, pur avendo dichiarato il 30 novembre scorso lo stato di grave pericolosità per le pesanti ricadute che sarebbero arrecate anche al comprensorio finalese ,infatti nel documento è scritto:“aumentando le emissioni inquinanti si andrà a peggiorare sensibilmente la qualità dell’aria, influendo negativamente sul rapporta ambiente salute e sarà corresponsabile di malattie diffuse molto gravi” ,la Giunta Municipale ha mantenuto in questi giorni uno strano silenzio.
Anche i “Verdi” finalesi, dopo la presa di posizione del Consigliere Regionale Carlo Vasconi, chiedono non solo che venga mantenuto l’impegno della Giunta di Finale di coinvolgere “altri Comuni e Consigli Comunali limitrofi nel cercare di far sentire la nostra voce contro l’ampliamento della centrale di Vado”.
Poiché il Sindaco Richeri ha dichiarato a ragion veduta, nello stesso Consiglio Comunale: “ritengo che oltre alla logica preoccupazione per la salute di tutti noi… le polveri di Vado, anche se c’è Capo Noli di mezzo, arrivano tranquillamente qui”, si chiede venga al più presto convocata una Conferenza dei Sindaci di tutto il Distretto Finalese al fine di concordare un’iniziativa comune per contrastare un progetto così dannoso per la salute di tutti noi.
Questa posizione dovrebbe essere trasversale a tutte le forze politiche convinte che la salute dei cittadine debba prevalere sui calcoli politici senza timore di dare dispiaceri ai Ministro Scajola e Prestigiacomo. Vengano invece, nella stessa Conferenza dei Sindaci, varate intese comuni per il rilancio delle energie alternative e del risparmio energetico nel Comprensorio Finalese.
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A Cairo Montenotte il parco eolico.
Vedere: www.FERA - Fabbrica
Energie Rinnovabili - Parchi Eolici Cairo Montenotte - Liguria.mht
Sugli articoli pubblicati dalla stampa e in internet
e' stata messa
la potenza di 1,5 MW elettrici, e' un errore!
Le sei pale eoliche
producono 5,1 MW elettrici e dopo che
saranno raddoppiate, grazie al
Cosiglio Comunale svoltosi a Ferrania,
lunedi' 3 Agosto.
10,2 Mw
elettrici, tanti quanto l'impossibile centrale a biomasse,
che sperano
di costruire a Ferrania.
Intanto la non accettata centrale a biomasse
di Ferrania
consumerebbe annualmente 130000-140000 t
di biomasse
boschive da filiera corta!?
Produrrebbe 6000 t di cenere di tipo B e
circa 2000 t di tipo C dal camino,
da smaltire dove?
8000-9000 camion
all'anno per asservirla piu' quelli per il trasporto
delle ceneri! Con
camion che trasportino 15-16 t di legna.
Per generare dai 10-12 MW
elettrici consumandone 40 MW termici.
Con un teleriscaldamento troppo
oneroso per poter essere costruito
e gia' in progetto deficitario.
Hanno pensato, anche se trovassero la legna, dove magazzinarla?
Perche' la legna si taglia di solito solo d'inverno, quando
ha il
minor contenuto d'acqua! 140000 t vengono fornite da 1647
ettari di
bosco! Ogni anno!
Forse e meglio la centrale eolica teste approvata per
produrre 10,2 MW
elettrici e se c'e' la possibilita' , che ne
costruiscano a decine,
sulle nostre alture, ma mai a Biomasse boschive
e tanto peggio a CDR
come potranno in futuro bruciare.
Le centrali
eoliche non producono CENERI, DIOSSINE, FURANI,
POLVERI SOTTILI,
BENZENE, FORMALDEIDE, OSSIDO DI CARBONIO .
Abbiamo gia' quella di
Vado, ad appena 12-16 Km in linea d'aria, dal
Comune di Cairo
Montenotte, che ci scarica addosso chissa' quali
porcherie, possibile
che con il progresso attuale non si possa ancora
avere un dato
sull'inquinamento ambientale che produce questa centrale?!
germano
per
l'Associazione
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Per gli uccelli, per la natura, per la gente
Biomasse fonte energetica e rinnovabile?
Innanzitutto definiamo cosa sono le Biomasse: Biomassa è un termine che riunisce una gran quantità di materiali, di natura estremamente eterogenea. Con alcune eccezioni, si può dire che è biomassa tutto ciò che ha matrice organica. Sono da escludere le plastiche e i materiali fossili che, pur rientrando nella chimica del carbonio, non hanno nulla a che vedere con quei materiali organici che si riproducono naturalmente in modo ciclico (rinnovabili). Le biomasse possono essere costituite dai residui delle coltivazioni destinate all’alimentazione umana o animale, da piante espressamente coltivate per scopi energetici (produzione di biodisel o alcol), da residui forestali, da scarti di attività industriali (come i trucioli di legno), da scarti delle aziende zootecniche o dalla parte organica dei rifiuti urbani.
Le biomasse utilizzabili a fini energetici (come biocarburanti, biocombustibili per la produzione di energia elettrica, biogas dalla digestione) per essere considerate fonti energetiche rinnovabili (FER), a differenza delle altre FER (eolico, solare, idroelettrico, ecc.) che lo sono di per se (per natura), devono soddisfare determinate caratteristiche di ecosostenibilità nella loro produzione e utilizzo.
Le filiere agroenergetiche da promuovere in quanto, oltre che rinnovabili siano anche ecosostenibili:
♣ devono essere corte (nello spazio) e brevi (nel tempo);
♣ devono garantire un bilancio energetico positivo e una produzione complessiva di CO2 negativo o nullo;
♣ non devono prescindere dal contributo che le buone pratiche agricole possono dare alla fissazione al suolo del carbonio, alla lotta alla desertificazione e all’erosione, al processo di graduale sostituzione dei concimi chimici e al miglioramento della qualità dei suoli, mediante, ad esempio, l’uso in agricoltura di ammendanti prodotti dal compostaggio delle biomasse ad elevata umidità.
Ma non essendoci al momento regolamentazione normativa (direttive, circolari o quant’altro) da assumere a riferimento, che ne stabiliscano obbligatoriamente queste caratteristiche, si pone, per chi si trova a programmare o a valutare e approvare determinati progetti che prevedono il loro sfruttamento, il problema di come considerare questi criteri di ecosostenibilità. Criteri che rappresentano, come già detto, una sorta di spartiacque per la classificabilità delle biomasse fra le FER.
Le biomasse sono da considerarsi una fonte rinnovabile? E come incidono sui cambiamenti climatici (produzione di CO2)?
Le biomasse vanno considerate rinnovabili se quanto viene sottratto all’ambiente naturale o agricolo corrisponde a quanto nuovamente sarà riprodotto: in un anno è possibile togliere all’ambiente tanti quintali di biomassa, quanti in quell’anno l’ambiente riprodurrà o naturalmente o artificialmente (coltivazioni agricole dedicate o riforestazione).
Per il bilancio della CO2 teoricamente, se tanti sono i quintali che si bruciano quanti quelli che si riproducono annualmente, la CO2 prodotta dalla combustione sarà circa uguale a quella inglobata dalle piante, grazie alla fotosintesi. Tuttavia, se consideriamo che le coltivazioni (erbacee o arboree) richiedono l’impiego di fertilizzanti chimici di sintesi e fitofarmaci, oltre a macchine agricole, pompe per l’irrigazione e trasporto dei prodotti, ciò significa che sono necessarie grandi quantità di energia di origine fossile che produce CO2. Pertanto il bilancio non è più in equilibrio, perché vi è una produzione netta di CO2 a causa dell’impiego di energia fossile, non rinnovabile: le biomasse utilizzabili devono dunque essere o naturali o prodotte biologicamente o “secondo natura”.
L’industrializzazione dell’agricoltura ha aumentato in media di 50 volte il flusso di energia rispetto all’agricoltura tradizionale. Pertanto, per esempio, il sistema agricolo statunitense consuma dieci volte più energia di quanta ne produca sotto forma di cibo o, se si vuole, utilizza più energia fossile di quella che deriva dalla radiazione solare. Considerando solo la produzione dei fertilizzanti, va detto che servono circa due tonnellate di petrolio (in energia) per produrre e spargere una tonnellata di concime azotato.
L’utilizzo a fini energetici delle biomasse è consentito a condizione che siano rispettati i criteri di efficienza energetica. Bisogna calcolare in modo completo il contributo delle diverse fonti di energia che concorrono al processo produttivo (input), dalla coltivazione al consumo finale (ad esempio carburanti per trasporti, fertilizzanti, energia elettrica, manodopera …) e la quantità di energia che se ne ricava (output).
Bilancio energetico positivo e produzione di CO2 negativa
Il valore positivo del rapporto output/input si ha quando l’energia solare immagazzinata e poi liberata (output) è maggiore di quella proveniente da fonti non rinnovabili utilizzata lungo tutto il processo produttivo (input). Se il saldo energetico è positivo dovrebbe essere pari o negativo quello della produzione di CO2; ma qui entra in gioco la variabile tempo. L’anidride carbonica fissata nei combustibili fossili in processi durati milioni di anni, viene liberata in atmosfera nello spazio brevissimo della combustione degli stessi. È questo che ne provoca l’accumulo in atmosfera e causa l’effetto serra. La CO2 prodotta nella conversione di biomasse viene utilizzata nel processo di fotosintesi per la produzione di nuova biomassa e non contribuisce agli effetti negativi sul clima. È chiaro però che la conversione della biomassa in energia deve essere compatibile con i ritmi naturali, e il tempo dalla coltivazione al consumo finale deve essere il più breve possibile: ad esempio un conto è produrre biodisel o bioetanolo proveniente da una coltura che ha bisogno di soli pochi mesi di coltivazione, tutt’altro conto è trasformare foreste centenarie – quindi con cento anni di CO2 fissata – in legna da ardere. Di qui il concetto di ciclo breve nel tempo.
Ciclo corto (nello spazio) e breve
Nell’ambito delle fonti energetiche rinnovabili derivate da processi produttivi agricoli è necessario fare una precisa distinzione fra le produzioni espressione dei filiere produttive locali e le produzioni energetiche rinnovabili con biomasse o concentrati di esse con provenienza estera.
Pur essendo ambedue no fossil – e quindi con emissioni di CO2 pari a zero – non si può riconoscere agli impianti bioenergetici che si approvvigionano all’estero la stessa valenza ambientale delle produzioni locali. E questo per due motivi:
♣ il primo, di carattere strettamente ambientale, è che i già risicati argini del bilancio energetico vengono fortemente ridotti o azzerati con i trasporti;
♣ il secondo, non meno importante, è di carattere etico: questi processi intensificano la rapina delle risorse agricole del sud del mondo e sottraggono alle produzioni alimentari enormi quantità di terreno in aree dove fame e sottonutrizione sono ancora presenti.
Circoscrivere il raggio in cui reperire la biomassa necessaria all’alimentazione dell’impianto, ha lo scopo di rendere la biomassa a tutti gli effetti una fonte energetica rinnovabile e sostenibile.
E’ di facile comprensione infatti, che il beneficio dovuto al bilancio nullo di emissioni di CO2 della biomassa ad uso energetico può essere vanificato dall’apporto delle emissioni di CO2 generate dal trasporto della biomassa fino all’impianto, in maniera più o meno significativa a seconda della distanza di origine delle biomasse medesime e del combustibile usato per il trasporto.
Le garanzie tra gli attori della filiera
Le filiere agroenergetiche devono fondarsi sulla figura dell’agricoltore che non può essere solo un attore tra i tanti, e cioè l’anello iniziale (e debole) della lunga catena che porterà alla produzione di energia, ma deve essere un protagonista di tutta la filiera, anche sotto il punto di vista dei redditi garantiti dalla riconversione energetica delle sue colture.
Le colture bioenergetiche non hanno un mercato diffuso in grado di sostenere iniziative imprenditoriali slegate da un preciso e organizzato processo e flusso di filiera. Come tutte le colture destinate alla trasformazione industriale devono essere contrattualizzate con appositi accordi interprofessionali. In particolare gli impianti di combustione devono essere vincolati ad un preciso e dimostrabile accordo di filiera locale con i produttori.
Senza di ciò la nascita di un impianto di generazione o di cogenerazione finirà per essere utilizzato per bruciare biomasse prodotta altrove, vanificando tutti i benefici ambientali in termini di emissioni complessive di gas di serra derivanti dal loro uso energetico. Va infine esclusa categoricamente l’ipotesi di utilizzare gli impianti a biomasse per bruciare anche i rifiuti di matrice organica, molto più utili per la produzione di compost per l’agricoltura per compensare la tendenza alla desertificazione dei suoli.
Faccio ora un esempio sul calcolo delle superfici occorrenti per il mantenimento di un impianto a biogas (al momento la modalità di utilizzo della biomassa probabilmente più efficiente e meno impattante) da 1,4 MW, e conseguentemente sulla necessità di “bacinizzare” il territorio al fine di prevedere una giusta quantità di impianti sostenibili dal territorio stesso.
Atteso che la produzione di biomassa complessiva, necessaria per alimentare in un anno tale impianto è pari a 30.000 ton. di insilati di cereali, si ritiene che per quanto riguarda la produzione di insilati di mais si dovrebbe calcolare la resa unitaria non tanto sui 690 q.li ad ettaro, ottenibili solo con il ricorso alla pratica irrigua così come proposto dal richiedente, ma in coltura asciutta. Questo in quanto da un punto di vista della sostenibilità ambientale
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Il «Parco Eolico Valbormida» raddoppia. Tra i punti all’ordine del giorno del Consiglio comunale di ieri sera, convocato in via eccezionale a Ferrania secondo un piano di presenza anche nelle frazioni, infatti c’era anche la nuova convenzione con la società Fera srl.
Spiega, l’assessore all’Ambiente ( dei Verdi n.d.r.), Ermanno Goso: «L’impianto che sorge tra Cima della Biscia e La Crocetta, sulle alture di Cairo, è ormai ultimato. E’ formato da 6 generatori con una capacità produttiva di 1,5 MW. L’energia sarà immediatamente scaricata e venduta in rete attraverso una vicina linea di media tensione Enel. Al Comune di Cairo andrà, per convenzione, l’1,5% del ricavato. Ora - prosegue Goso - secondo la società Fera, si apre la prospettiva di ampliare il parco, con altri 6 eliche visto che l’area non rientra nelle cosiddette “zone rosse” individuate dalla Regione. Un’opportunità di ottenere energia pulita che il Comune condivide. Del resto quello dell’energia alternativa è un obiettivo che stiamo perseguendo su più fronti, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di pannelli fotovoltaici».
Affermazioni che, probabilmente, non troveranno, però, tutti concordi. Basti pensare alla battaglia portata avanti dal presidente della Wilderness, Franco Zunino. Non a caso quell’impianto era stato ridimensionato per ben tre volte rispetto al progetto originale: partito con una ventina di «torri», che poi erano state ridotte a 13, e alla fine, appunto a 6 generatori. Così come era stato ridotto anche il diametro dei rotori, con pale di 52 metri, montate su torri di 30 metri.
La proposta di aggiungere altri 6 generatori, e quindi ritornare, di fatto, alla seconda ipotesi del progetto poi ridimensionato, porterà, probabilmente, altre polemiche.
DA LA STAMPA del 4 agosto 2009
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Vi proponiamo di riguardare i video delle azioni di greenpeace contro il carbone, quei video che i dieci piccoli indiani dell'informazione, così li ha chiamati qualcuno: sette Tv (Rai1, Rai2, Rai3, Rete4, C5, Italia1, La7 ) ,tre quotidiani ( La Republica,La Stampa, Il Corriere ) NON vi hanno fatto vedere.
Contro l' inerzia delle decisioni vere contro il climate change guardate e diffondete.
Intervista a Civitavecchia
Azione di Civitavecchia
Vado Ligure
Venezia
Roma con gli specchi solari alla riunione del G8
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I più bei tetti di Albenga all’incontro sul fotovoltaico
Abbiamo riunito presso la sede all’Ester Siccardi le imprese di Albenga dotate dei tetti più …. spaziosi ( Fitimex , Noberasco , Fiorin , Sanzone etc..) .Con gli esperti di Sviluppo Italia Liguria sono state presentate le opportunità collegate al “Conto Energia” per le piccole e medie imprese.
Si sono esaminati gli incentivi e i contributi offerti dallo Stato a chi decide di realizzare sul proprio tetto un impianto fotovoltaico per produrre e vendere energia elettrica.
Si è visto che Albenga presenta una potenza ad inclinazione ottimale per poter generare il doppio di energia rispetto alla Pianura Padana ,compresa fra i 1200 e i 1400 kWh/1kWp. Con l’incentivo pubblico realizzare un impianto – hanno spiegato i tecnici di Sviluppo Italia – permette di realizzare un utile del 43% in quindici anni. Si deve poi tener conto che realizzare un impianto di 1000mq. permette , in 25 anni , di ridurre le emissioni di CO2 per 1430 tonnellate e 13.000 Kg. in meno di Ossidi di azoto e consente un risparmio di 500 tonnellate di petrolio.
Il prossimo incontro a Settembre con i privati cittadini per illustrare i vantaggi del conto energia su tetti di piccoli caseggiati e villette.
Carlo Tonarelli
Responsabile AGENDA 21 Locale Albenga
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Più del 45 per cento degli italiani non vuole il ritorno all'atomo proposto dal governo Berlusconi. Verdi: "Il premier ascolti esperti e cittadini, costa troppo non è sicuro e sottrae soldi a energie pulite e risparmio energetico. Bisogna seguire l'esempio di Obama"
Roma - Il ''no alla follia nucleare nei cittadini sopravvive e lotta insieme a noi. E tutto questo anche in presenza di un black-out informativo su chi si oppone alla reintroduzione dell'energia atomica in Italia''. Questo il secco giudizio negativo di Grazia Francescato portavoce nazionale dei Verdi e di Sinistra e Liberta' sottolineando i dati del Rapporto Italia dell'Eurispes.
Secondo il rapporto, infatti, la maggioranza degli italiani con il 45,7% si e' detta contraria alla costruzione di centrali contro il 38,3% dei favorevoli (buona soluzione per il 30,1%). Tra i favorevoli l'8,2% pone la condizione che le centrali stiano distanti dalla zona in cui abitano. Per quanto riguarda il no due le motivazioni principali: il timore dei rischi (27,3%), il ''non ritenerlo una soluzione'' rapida per i problemi dell'energia (18,4%).
''Il nucleare che il Governo non perde occasione di propagandare non solo e' pericolosissimo perche' non ha risolto il problema delle scorie ma e' anche costosissimo. Il futuro dell'energia e' nelle rinnovabili e nell'efficienza energetica'', dice Francescato. ''La destra si fermi e ascolti gli italiani'' e' quindi l' appello di Angelo Bonelli dei Verdi.
Rincara la dose la candidata alle europee nel collegio Nord ovest di Sinistra e Libertà Monica Frassoni, secondo cui imbarcarsi nella costruzione di centrali nucleari di terza generazione, già vecchie oggi, per coprire dopo il 2020 il 20% del fabbisogno di energia elettrica in Italia, spendendo decine di miliardi di euro, "significa rinunciare a investire in energia pulita. Perché non ci sono le risorse per fare tutte e due le cose. O si investe subito in rinnovabili e risparmio energetico, creando migliaia di lavori e imprese verdi; o si punta su 4 centrali nucleari attive fra venti anni, affidate a grosse imprese che lucrano sul denaro pubblico".
I Verdi ricordano che reintrodurre il nucleare in Italia "sarebbe solo una truffa ai danni dei cittadini che porterebbe vantaggi solo alle grandi lobby degli affari - aggiunge Francescato. Gli Usa di Obama, la Germania, la Spagna e la Francia stanno investendo con forza, mentre l'Italia di Berlusconi è ormai ferma al palo".
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dal corriere.it
4 maggio 2009
Le fonti II 20 per cento di produzione rinnovabile Le foize Correnti marine, tassi di salinità, sbalzi
è l'obiettivo dell'Unione Europea da raggiungere entro il 2020 di temperatura: il «tesoro» da sfruttare nei prossimi decenni
Maree e acque salate, la nuova energìa
Così aumentano le alternative a gas e petrolio Sono già sessanta i progetti messi in campo in Europa
BRUXELLES — Allacciare le cinture: Se, come pensano molti, la ripresa dopo la crisi comincerà dalla Cina, quel giorno accadrà laggiù quel che accadde in America, negli anni Cinquanta: una classe media appena consolidatasi, in un Paese che già è il primo produttore al mondo di auto, si metterà al volante, sulla via della motorizzazione di massa, un mito «on the road» ri-raccontato in mandarino, i motel e i rifornitori scintillanti lungo le autostrade che porteranno da Canton alla Mongolia: forse non è fantascienza. Ma senza i rifornitori, niente 4 ruote: il primo effetto della ripresa economica sarà appunto un'impennata della domanda di energia. Nella recessione attuale, è «del tutto possibile» un calo di 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno, pari al 7% del consumo totale, so-
lo nei consumi energetici degli Usa; e un calo parallelo della domanda: così la pensa Steven Kopi-ts, direttore della Douglas -Westwood, una società americana che analizza i mercati energetici. E lascia capire: il resto del mondo seguirà a ruota. Ma se la Cina si metterà poi al volante, scatterà il meccanismo opposto, come ai tempi del «boom» in Occidente: quando dal 1960 al 1972, ricorda ancora Kopits, «la domanda globale di petrolio aumentò di 30 milioni di barili al giorno, quasi 4 volte l'odierna produzione dell'Arabia Saudita». Su, giù, di nuovo su: ci attende un grafico da montagne russe. E la Cina ha la più grande forza-lavoro
al mondo, 800 milioni di persone, il doppio di Usa, Giappone e Unione Europea messi insieme: quanto produrrà, una volta lanciata «on the road»? Gli esperti tacciono. Ma una cosa, la danno per scontata: in una situazione cosi incerta, con petrolio e gas che già scarseggiano, bisognerà ricorrere sempre più alle energie rinnovabili. È 'anche per questo, che la Ue si è data per il 2020 un obiettivo molto ambizioso: almeno il 20% dell'energia dovrà essere tratta da fonti rinnovabili. Il vento, il sole, il calore geotermico nascosto sotto la crosta terrestre. E il mare. Gli oceani, che coprono il 75% della terra. E che di energia trabocca-
no, ma sono anche custodi gelosi ed esosi, giacché i loro segreti costano. Già nel 1607, nella Nuova Scozia canadese, un mulino azionato dalle maree produceva 25-75 Kilowatt/ora. Nel 1799, ci si provò anche in Europa. Nel 1909, un porto della California fu illuminato dall'energia «rubata» alle onde. Poi, un lungo silenzio. Fino a pochi anni anni fa, quando partirono le prime turbine sottomarine, i «mulini a vento degli oceani» che con le loro eliche trasformano l'energia idraulica in meccanica e poi — attraverso un convertitore — in energia elettrica. Principio semplice: il volume, la densità dell'acqua, sono 800-850 volte maggiori di quelli dell'aria, e perciò — almeno in teoria— con minor «sforzo» le eliche producono di più. Grazie a queste e ad altre diavolerie, oggi, per la prima volta il mare fornisce regolarmente energia a molti Paesi. Poca, ma buona. Sfruttando le sue 5 «forze»: le maree (cioè il potenziale energetico ricavabile dalla differenza in altezza fra l'alta e la bassa marea); le correnti prodotte dalle maree o dai venti (energia cinetica ricavabile dal movimento orizzontale dell'acqua); il gradiente di salinità (là dove un fiume si getta in mare, le acque dolci si mescolano a quelle salate e la diversa salinità crea una differenza di pressione, cioè una potenziale fonte di energia); infine, la differenza di temperatura fra la superficie dell'oceano e le sue acque profonde, da cui scaturisce energia termica. La parola «differenza» ricorre ovunque perché il mare è per sua natura mutevole, incostante, generatore di contrasti fisico-chimici: e perciò appunto, sorgente di energia. Per esempio: da solo, il gradiente di salinità avrebbe nel mondo un potenziale sfruttabile da 2000 Terawatt/ora per an-
__no (un Terawatt/ora equivale a un
miliardo di kilowatt all'ora, ndr). Nei calcoli delllea, l'Agenzia internazionale dell'Energia, l'uomo di oggi consuma in elettricità circa 15.400 Terawatt/ora per anno, e il 13% potrebbe essere «coperto» proprio dalle onde. La realtà è ovviamente più modesta: i mari europei, nel 2006, hanno prodotto «appena» 550 Gigawatt/ora di elettricità (un Gigawatt equivale a
appena» 550 Gigawatt/ora di
. elettricità
____ nel mondo oltre 800 Terawatt/ora
per anno; e il gradiente termico, 10 mila; e le maree, oltre 300... Insomma, un tesoro da esplorare. E fra i Paesi con un potenziale molto alto di energia marina, c'è anche la vostra Italia con lo Stretto di Scilla». Se si considerano i progressi delle energie rinnovabili nei Paesi Ue, alla voce «oceano» appare per decenni uno zero, mentre la voce «vento» cresce del 19,9% all'anno. Ma nella proiezione 2010-2020, le voci si invertono: «vento», 8,5%, «oceano» 17,5%.
In America, si progetta di ancorare dei «mulini» in mare davanti alle coste della Florida, o vicino al ponte Golden Gate di San Francisco. E sono stati stanziati 3 milioni di dollari per calare verso la foce dell'East River di New York, in 10 anni, 300 turbine che riscalderanno migliaia di case, sfruttando le correnti del fiume e del mare. Nella Ue, invece, si contano 60 progetti attivi o pianificati: boe gigantesche, dighe galleggianti, rotori computerizzati, c'è un po' di tutto. E tutto nell'acqua. Francia e Inghilterra, che hanno maree di 10 metri, sono in testa. Ma c'è anche il portoghese «Pelamis», che fornirà energia a duemila famiglie: un serpentone composto da cilindri, che ballando sulle onde attivano dei generatori. O il centro sperimentale «Billia Croo», in Scozia, dove si studiano cavalloni alti 12 metri e correnti da 4 metri al secondo. C'è la «Fattoria delle Ónde» in Cor-novaglia. E «SeaGen», in Irlanda del Nord, sistema di turbine che riscalda mille case. E il «Dragone delle onde», in Danimarca. Ancora in Danimarca, si sperimenta una centrale galleggiante chiamata «Poseidon». Come il dio greco del mare: cui venivano attribuite 42 amanti, proprio per la sua energia inesausta. Anzi, rinnovabile.
Luigi Offeddu
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Il NOOA (US National Oceanic and Atmospheric Administration) ha pubblicato gli ultimi dati sulla concentrazione atmosferica di CO2 (vedi, ad es., WWF, 2009): Si sono superate le 386 ppm cioè il 137% della quantità presente in atmosfera nel 1850 (280ppm).
Nota: WWF, 2009. L'impronta di carbonio. PANDA, XVII, 3, 6.
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dal manifesto.it
marzo 2009
Manuela Cartosio
Carbone pulito, un bluff
Lo sciopero dei minatori britannici durò un anno (marzo 1984-marzo 1985). Finì con la rovinosa sconfitta del sindacato e con l'epocale vittoria di Maggie Thatcher. Un quarto di secolo dopo, in Gran Bretagna molti caldeggiano l'idea di riaprire le miniere grazie al «carbone pulito». Un'occasione da cogliere al volo, secondo il parlamentare gallese Don Touhig, un risarcimento postumo «per una generazione di minatori che lottò duramente per difendere i posti di lavoro e la nostra comunità». L'antico affetto per i musi neri fa prendere lucciole per lanterne al parlamentare gallese. Il «carbone pulito» non esiste. L'ha ribadito ancora un paio di settimane l'Economist. Da anni si favoleggia sulla possibilità di bruciare carbone nelle centrali elettriche, sequestrare l'anidride carbonica e seppellirla sotto terra. Molti miliardi sono stati spesi per testare la Ccs (cartoon captare and Storage, cattura e immagazzinamento del carbonio). A oggi non esiste nel mondo un singolo impianto che abbia adottato la Ccs. Enonni i costi, svariati i problemi ancora da risolvere prima di passare dalla sperimentazione alla scala industriale, numerose le incognite. Come si comporteranno milioni di tonnellate di C02 sepolte sotto terra? Troveranno una strada per tornare in superficie e in atmosfera? Contamineranno le falde acquifere? E se maluauguratamente ciò dovesse succedere, chi risponderà in solido e in.tribunale dei danni arrecati? Per rispondere a tutte queste domande serviranno almeno una quindicina d'anni, ammesso che si trovino i soldi per finanziare l'impresa. «Nel migliore dei casi - conclude il settima-le inglese - il futuro della Ccs è incerto. Nel peggiore, la tecnica si rivelerà inattuabile». Chi spéra di'alleviare' Il riscaldamento globale con il «carbone pulito» deve rifare i conti e modificare il calendario.
In Gran Bretagna si sta studiando la cattura della C02 nella centrale a carbone di Aberthaw, nella Valle di Gla-morgan. La Rwe, proprietaria della centrale, ha investito 8,4 milioni di sterline per costruire un piccolo Impianto pilota. Per un impianto su larga scala serve un miliardo di sterline, «e non può che tirarle fuori il governo», mette le mani avanti la Rwe. La strada dei finanziamenti pubblici è già stata percorsa negli Usa, sotto la presidenza Bush. Il risultato è stato un fallimento. A gennaio del 2008 il governo aveva chiuso i cordoni della borsa e vari progetti in Rorida, West Virginia, Ohio, Minnesota, nello stato di Washington erano stati o cancellati o sospesi.
Il fiasco più imbarazzante è stato quello di FutureGen, un consorzio di compagnie elettriche che avrebbe dovuto costruire un impianto di Ccs a Matto-on, in Illinois. Il progetto era decollato nel 2003 con un investimento iniziale di 100 milioni di dollari. Il sito era stato scelto con oculatezza: in una zona ricca di carbone, ben collegato con la rete elettrica, vicino a terreni-considerati ideali per stoccare il carbonio «per l'eternità». Cinque anni dopo, i costi erano lievitati a 1,8 miliardi di dollari. Il governo federale si è tirato indietro e FutureGen è finita nel limbo. Con un voto bìpartisan ha ricevuto dal Congresso solo una manciata di milioni di dollari. Dovrà usarli per cercare nuove soluzioni tecniche in grado di contenere i costi. Archiviata la fase dei sussidi pubblici, i gestori privati statunitensi hanno perso interesse al «carbone pulito». Il Green Deal di Oba-ma torna a citarlo tra le strade da percorrere per abbattere i gas di serra. Ma neppure lui ha la bacchetta magica per far esistere ciò che non esiste.
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GIORDANO STABILE
Le nuove frontiere dell'ecologia
Le case di classe A prevedono isolamento di mura e serramenti oltre all'uso di fonti di energia rinnovabile, come i pannelli solari
Casa a costo zero
Abolire le bollette del gas e dell'elettricità ora si può Con l'isolamento perfetto e mini-centrali geotermiche
Mentre l'Europa centrale batteva i denti e l'orso russo si divertiva ad aprire e chiudere i rubinetti del gas, i primi brividi freddi sono corsi anche lungo la schiena dei maggiori Paesi occidentali dell'Ue, Italia compresa. L'idea dell'indipendenza energetica è il grande vincitore dell'ennesimo braccio di ferro tra Mosca e Kiev sulle forniture di metano. E non si costruisce solo diversificando le fonti di import. Chi ci garantisce che un giorno il moderato Qatar non finisca in mano a un partito stile Ha-mas? Ridurre i consumi di gas è l'altra strada. Una strada che i più recenti studi sull'isolamento termico e lo sfruttamento di micro-fonti rinnovabili rende fattibile e abbordabile in quanto a costi. L'idea non è per il futuro o per qualche Paese esotico: un progetto tra i più interessanti è in corso di realizzazione a due passi da Torino, in Val di Susa, nel Comune montano di Almese.
E' un progetto di «casa passiva», concetto sviluppato nei Paesi nordici già negli Anni 70, portato alle estreme conseguenze: zero emissioni di Cd2, zero consumi di combustibili fossili. Il palazzo, 12 alloggi, è già in costruzione e rappresenta lo stato dell'arte per quanto riguarda gli edifici passivi. «E' molto importante comprendere su quali tecniche costruttive e impiantistiche si basa un edificio passivo - spiega l'architetto Fabrizio Graffi, autore del progetto assieme al figlio ingegnere -. Il problema è che l'energia termica contenuta all'interno dell'edificio si disperde naturalmente attraverso le pareti, il tetto, il basamento e i serramenti».
E' una dispersione di non poco conto. L'Eurima (Euro-
pean Insulation Manufacturers Association) sottolinea che l'utilizzo energetico degli edifici equivale al 40% di tutte le emissioni di Co2 in Europa. «Se gli standard isolanti svedesi fossero impiegati in Paesi quali il Belgio, la Spagna e l'Italia - spiega il Rapporto 2007 dell'Associazione - si otterrebbero risparmi energetici fino al 90%». E quindi una riduzione delle emissioni pari a quella
che si otterrebbe chiudendo tutte le centrali a carbone del Vecchio Continente. A Malmo in Svezia, è stato realizzato un intero quartiere, recuperando i moli abbandonati del porto sulla base dei criteri della «casa passiva». Allo stesso modo sono stati progettati i nuovi quartieri residenziali di Friburgo, in Germania. Secondo Peter Erlacher, 56 anni, docente all'Università di Bolzano di
fisica tecnica ed edilizia sostenibile, isolando la casa, si arriva a ridurre il consumo medio delle famiglie a sette litri di gasolio l'anno con una spesa aggiuntiva sul costo della casa di circa l'l%. «Con interventi ulteriori - spiega Erlacher -, come un impianto di ricambio dell'aria con recupero di calore, la riduzione dei consumi può essere ridotta ulteriormente. Anche fino a zero».
Zero è appunto l'obbiettivo della «casa passiva» di Alme-se. Le pareti, il tetto e il basamento contengono all'interno uno spesso strato di isolante termico di 16 centimetri: sono disponibili materiali ecologici come la fibra di legno o il sughero o il kenaf, un tipo di canapa coltivato anche in Italia. Anche i serramenti sono caratterizzati da un indice di isolamento particolarmente eleva-
to, tale da ridurre al minimo la ventilazione naturale verso l'esterno che causa perdita di calore. «L'energia - spiega Graffi - sìa nell'edificio tradizionale che in quello passivo va persa per trasmissione e per ventilazione. Come insegna la termodinamica, l'energia non si crea e non si distrugge. Per poter mantenere i 20 gradi all'interno dell'edificio è necessario integrare la quantità di energia termica persa mediante un generatore di calore».
nell'edificio tradizionale un generatore di calore viene alimentato con energia primaria come il metano o il gasolio, inquinanti e costosi. «Nell'edifìcio passivo di Almese invece - continua Graffi - l'energia necessaria viene da una pompa di calore geotermica, che ha la capacità di trarre i tre quarti dell'energia necessaria dal terreno attraverso delle perforazioni che arrivano a 130 metri di profondità (dove la temperatura è costante a circa 12 gradi in inverno e in estate)». Il restante quarto di energia necessario al funzionamento della pompa di calore viene fornito attraverso l'energia elettrica generata da un impianto fotovoltaico. In pratica gli inquilini della casa di Almese non spenderanno un centesimo per il riscaldamento invernale. Niente bollette: il sogno di tutti
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Italia indietro sulle rinnovabili. Lo sostiene l’Ewea (European Wind Energy Association), che ha pubblicato un rapporto dettagliato per paese a complemento dello studio ''The Economics of Wind Energy'', presentato di recente a Marsiglia alla Conferenza Europea sull'Energia Eolica.
Nonostante la forte crescita in settori quali l'eolico, il biogas e il biodiesel, l'Italia e' ancora lontana dai target che deve raggiungere, sia a livello nazionale che europeo, si legge nel documento. Le cause vengono attribuite a tre elementi. Innanzitutto il grande clima di incertezza dovuto ai recenti cambiamenti politici e nelle ambiguita' nell'attuale disegno politico. In secondo luogo pesano negativamente gli ostacoli amministrativi, quali, per esempio, le complesse procedure di autorizzazione a livello locale.
Infine il terzo ostacolo e' costituito da barriere di tipo finanziario, come per esempio i costi elevati per il collegamento alla rete. In base alla direttiva Ue, l'Italia dovrebbe poter fornire entro il 2010 il 25% del consumo lordo di elettricita' con fonti rinnovabili ma, nonostante l'obbligo per produttori e importatori di elettricita' di fornire una certa percentuale di energia verde, non si sono fatti progressi per raggiungere gli obiettivi Ue.
Nel documento si legge inoltre che, se nel 1997 la percentuale di energia elettrica prodotta a partire da fonti rinnovabili costituiva il 16% del consumo italiano, nel 2004 quest'ultima, non solo non e' aumentata, ma e' calata leggermente al 15,43%.
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COMUNICATO STAMPA
APPROVATO ORDINE DEL GIORNO DEI VERDI:
LA LIGURIA ADERISCE ALL’EVENTO MONDIALE DEL WWF
“EARTH HOUR”
L’ORA DELLA TERRA
Presentato e approvato oggi in Consiglio Regionale della Liguria un Ordine del giorno dei Verdi, a prime firme di Cristina Morelli e Carlo Vasconi, che impegna la Giunta regionale ad aderire all’evento Earth Hour, l’Ora della Terra, che si svolgerà il 28 marzo prossimo, attraverso lo spegnimento di uno o più monumenti o edifici pubblici dalle ore 20,30 alle 21,30, quale segno di attenzione della Regione Liguria per un consumo di energia più sostenibile.
L’iniziativa è organizzata dall’associazione WWF per il terzo anno consecutivo, Earth Hour si svolgerà in tutto il mondo il 28 marzo prossimo e si pone l’obiettivo di attivare imprese, istituzioni e cittadini nella lotta ai cambiamenti climatici.
“Pensiamo che ogni evento che sia utile a smuovere le coscienze e le istituzioni sul tema dell’emergenza climatica del pianeta, come anche “M’illumino di meno”, meriti la massima attenzione, - interviene la promotrice dell’Ordine del giorno Cristina Morelli - certo occorre poi che i governi attuino gli accordi internazionali che devono ridurre i gas serra, oltre che ogni forma di inquinamento ambientale che danneggia la nostra salute.
Ognuno di noi può fare qualcosa nella vita quotidiana per preservare l’eco-sistema, ogni nostro atto è importante, le azioni simboliche come quelle che si svolgeranno il 28 marzo saranno utili a sensibilizzare sempre più persone.”
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Con 281 voti a favore, 248 contrari e due astensioni, l'aula della Camera ha approvato in via definitiva il provvedimento che converte in legge il cosiddetto decreto "milleproroghe". Nel provvedimento, che contiene numerose disposizioni, c’è un attacco alle rinnovabili che fa il paio con il rilancio del nucleare in Italia, siglato oggi da Berlusconi e Sarkozy.
La norma, in precedenza approvata al Senato, sempre con la fiducia, sposta di un anno, cioè al 1 gennaio 2010, la disposizione di legge contenuta nella Finanziaria 2008 che stabilisce "ai fini del rilascio del permesso di costruire" per gli edifici di nuova costruzione (e per i fabbricati industriali) l'installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 1 kW per ciascuna unita' abitativa.
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