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FEDERAZIONE PROVINCIALE DEI VERDI DI SAVONA: Nucleare NO grazie

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  1802 LA CORTE COSTITUZIONALE BOCCIA IL NUCLEARE ITALIANO
  Inserito da Marco Brescia Venerdì, 16 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie Era stato il fiore all'occhiello del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dell'ex ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola. Il percorso intrapreso non sembrava ammettere sbandate, deviazioni o rallentamenti: il ritorno dell'energia nucleare in Italia era un obiettivo primario ed imprescindibile dell'agenda di governo, anche a fronte della scarsissima popolarità (e dei numerosi timori) che questa "tecnica energetica" riscuote ancora oggi in Italia. Tre giorni fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza numero 215 del 9 giugno 2010, con la quale la Corte Costituzionale ha decretato un vero e proprio stop alla corsa all'atomo del governo italiano. La legge incriminata è la numero 102, del 3 agosto 2009, conversione del decreto-legge numero 78. Con essa, all'articolo 4, il governo apriva alle procedure d'urgenza per la costruzione di nuove infrastrutture per la produzione di energia elettrica, da leggersi più comunemente come "nuove centrali nucleari". Il governo aveva piena potestà esclusiva in materia di trasmissione e distribuzione e competenza congiunta con le regioni per quanto concerne la produzione e, quindi, la collocazione dei nuovi impianti. Le nuove centrali rientravano in un piano di urgenza "in riferimento allo sviluppo socio-economico" (non a caso la legge in questione è il famoso "pacchetto anti-crisi") e si stabiliva la loro edificazione per mezzo di capitali "prevalentemente o interamente privati". Ai fini di attuazione, il governo istituiva la figura di uno o più Commissari straordinari del governo, con poteri esclusivi e totali in tema di nuovi impianti energetici, al punto tale da poter scavalcare tutti gli enti coinvolti (a partire dai comuni e dalle regioni) per la scelta delle nuove sedi nucleari nazionali. E' stato proprio il mix tra "ragione d'urgenza" ed "utilizzo di capitali privati" e la privazione dei poteri decisionali delle regioni in materia ad aver condotto la Corte Costituzionale a cassare l'intero articolo, nei commi che vanno dall'1 al 4. Secondo quanto stabilito dalla suprema corte di giustizia italiana, "trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d´urgenza dovrebbe comportare l´assunzione diretta, da parte dello Stato. Invece la disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all´an che al quantum". Inoltre, per quanto concerne la depotenziazione delle regioni in materia, la Corte Costituzionale afferma che "se le presunte ragioni dell´urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell´esecuzione immediata delle opere, non c´è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi". E conclude deliberando che "i canoni di pertinenza e proporzionalità richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi, rispettati". Quanto stabilito dalla Consulta, ancora una volta nel silenzio quasi tombale della stampa nazionale, apre ad una vera e propria svolta in termini energetici e ostruisce, di fatto e sin da adesso, un percorso accelerato verso la creazione di nuove centrali nucleari. Le procedure d'urgenza, che consentirebbero nell'ordine di 10-15 anni, di avere energia nucleare operativa in Italia, confliggono con la necessità imprescindibile del governo di attribuire i costi di produzione degli impianti ai singoli privati. E l'automatico decadimento delle ragioni d'urgenza, ipso facto, determinano il ripristino automatico della facoltà degli enti locali, ed in particolar modo delle regioni, di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell'esecutivo nazionale. Per un governo ancora privo di ministri deputati alla gestione delle questioni energetiche (dalle dimissioni di Claudio Scajola l'interim delle Attività Produttive è ancora nelle mani del premier Berlusconi), non si prospettano tempi facili. Il nucleare italiano è ad un passo dalla morte prima ancora della sua nascita. La battaglia dei governatori Vendola, Errani e Lorenzetti contro il nucleare italiano sembra aver portato ad una prima, gigantesca e, forse per gli stessi ricorrenti, insperata vittoria.


Nota: FORSE E' PRESTO PER CANTARE VITTORIA MA E' CERTAMENTE UNA BELLISSIMA NOTIZIA

  1794 ECCO COME FINISCE IL FOTOVOLTAICO
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 09 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie Dopo il comune di Alba, tutta la Regione Piemonte potrebbe dire no al fotovoltaico a terra. O almeno così vorrebbe la nuova Giunta Regionale guidata dal leghista Roberto Cota che ha appena votato un disegno di legge molto restrittivo che adesso dovrà essere esaminato dal Consiglio Regionale. Si tratta, in sostanza, di una moratoria. Massimo Giordano, assessore all’Energia, pensa infatti che il fotovoltaico a terra sia un’offesa al territorio, un male da estirpare: La posizione dell’amministrazione su questi temi è nota dal suo insediamento, questa Giunta sta lavorando per la definizione di nuovi strumenti di incentivazione al fotovoltaico sulla superficie di edifici e in aree marginali. È fra le nostre priorità porre un freno al proliferare di questi impianti su terreni agricoli e con vincoli territoriali. In questi anni c’è stata un’eccessiva crescita di tali installazioni, che hanno deturpato intere aree del territorio piemontese. Si impone quindi una regolamentazione L’assessore regionale, tra l’altro, anticipa che una mossa del genere potrebbe essere presa anche da altre regioni a causa della mancanza di linee guida nazionali che regolino in maniera chiara cosa si può impiantare e dove e suggeriscano agli enti locali i parametri, uniformi per tutti, per accettare o meno un impianto fotovoltaico industriale: Il problema di disciplinare questo utilizzo è comune a tutti. Noi abbiamo deciso di intervenire con un disegno di legge, su cui stiamo lavorando, perché da molti anni attendiamo l’approvazione delle linee guida a livello nazionale Qualunque opinione si abbia sui grandi impianti fotovoltaici a terra, quindi, è ormai chiara una cosa: in Italia si sta rapidamente passando dall’assenza di leggi alle leggi “fai da te”. In ogni caso, un far west

  1777 NO AL NUCLEARE SEMPRE E COMUNQUE
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 24 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieCorte Costituzionale - secondo quanto ha appreso l'agenzia Ansa- ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili. A impugnare la legge n. 99 del 2009 che ha conferito al governo la delega per la riapertura degli impianti nucleari in Italia sono state Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise Anche il Piemonte aveva fatto ricorso alla Consulta che però la nuova giunta guidata dal leghista Roberto Cota ha deciso di ritirare. Numerosi i profili di illegittimità della legge delega lamentati dalle Regioni. Al governo è stata contestata soprattutto l'assenza di intesa e raccordo con ciascuna delle Regioni interessate dalla scelta dei siti delle centrali; i criteri e le modalità di esercizio del potere sostituivo dell'esecutivo centrale in caso di mancato accordo; la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione; la procedura che prevede una autorizzazione unica (e non a livello locale) sulle tipologie di impianti per la produzione di energia nucleare rilasciata previa intesa della Conferenza unificata e dopo delibera del Cipe. I giudici della Consulta, dopo aver ascoltato ieri in udienza pubblica gli avvocati delle Regioni e l'avvocato generale dello Stato per conto del governo, hanno affrontato la questione nella camera di consiglio di oggi pomeriggio. Sarà dalla lettura delle motivazioni della sentenza - scritte dal vicepresidente Ugo De Siervo - che si comprenderà quali siano le competenze che la Consulta ha ritenuto prevalenti nel settore del nucleare alla luce della riforma del titolo V della Costituzione. La tutela dell'ambiente e della salute sono infatti di competenza statale, ma queste devono confrontarsi con le competenze regionali concorrenti in materia di energia e di governo del territorio. Quella di oggi non sarà comunque la parola definitiva della Consulta sul nucleare: oltre che sulla legge delega, i giudici costituzionali dovranno pronunciarsi anche sul decreto delegato del 15 febbario scorso, nel frattempo impugnato da alcune regioni (Emilia Romagna, Toscana e Puglia). POSSIBILI SITI PER IL RITORNO ALL'ATOMO Dopo che la Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili cade anche l'ultimo ostacolo di rilievo per il ripristino dell'atomo in Italia. Ora, il primo passo necessario ad avviare la fase di ritorno dell'Italia al nucleare sarà quello di scegliere i siti che ospiteranno le centrali. Operazione per la quale, secondo il governo, ci vorranno circa tre anni. I criteri per la scelta sono stati dettagliati più volte: l'European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese - quello che sbarcherà in Italia - richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate. Non a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri a dicembre, che mira a indicare le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, indica una serie di parametri ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e architettonico-storico. Secondo il decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti locali che ai residenti nelle zone in questione. Fra i nomi che puntualmente ritornano, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni presidenti di Regione, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti, poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili, anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell'acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c'é già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia). (ansa)

  1759 UNA PROPOSTA SUL NUCLEARE
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 15 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieda aprile.it

  1750 ENERGIE RINNOVABILI ADDIO ?
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 04 giugno 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieDue provvedimenti del governo rischiano di azzerare lo sviluppo dell’economia verde nel nostro Paese. L’esecutivo favorisce solo il ritorno al nucleare gestito da Enel ed Eni che però hanno debiti miliardari La manovra anticrisi appena varata dal Governo contiene due provvedimenti che riteniamo di estrema gravità per gli effetti che producono sullo sviluppo e la sicurezza ambientale del nostro Paese. I provvedimenti riguardano l’obbligo del Gse (Gestore dei servizi elettrici) di acquistare i certificati verdi (Cv) che, come è noto, sono lo strumento per promuovere le energie rinnovabili e l’altro riguarda la Sogin (Società per la gestione degli impianti nucleari). Il provvedimento sui certificati verdi blocca lo sviluppo della maggioranza degli impianti da fonti rinnovabili: eolici sopra i 200 Kw e idrici, geotermici e da biomasse oltre i 1000 Kw. Tutto questo è fatto deliberatamente e coscientemente, visto che entro il 30 giugno si dovrà presentare a Bruxelles il Piano di Azione Italiano al 2020.Un Piano dove sono definite le azioni per rispettare gli obblighi sottoscritti con Bruxelles, ovvero 17% dei consumi prodotti con fonti rinnovabili, 13% di taglio del biossido di carbonio nei settori dei trasporti e agricoltura e 21% di taglio di CO2 nei settori industriali assoggettati ai permessi di emissione di CO2. Boicottaggio delle fonti rinnovabili, per scontrarsi con Bruxelles e indiretto sostegno al nucleare gestito in prevalenza da Enel che ha una situazione debitoria 52 miliardi di euro e un piano cessione per 7 miliardi di euro? E anche di Eni con debiti per 21 miliardi pari al 50% del patrimonio netto e conun programma di riportare l rapporto debito/equità entro il 40% entro il 2013? Il provvedimento è coerente con altri atti di boicottaggio dello sviluppo delle rinnovabili ossia la mancata attuazione dell’art. 10 dlgs 387/2005 in base al quale la Conferenza Stato- Regioni doveva concorrere alla ripartizione tra le regioni degli obiettivi di consumo da fonti rinnovabili fissato a livello europeo. Tace il ministro dell’Ambiente ma tacciono sull’argomento anche le opposizioni congiuntamente a molti vecchi e nuovi ecologisti. Sanno costoro che come affermato dall’Ad di Total siamo vicini al picco operativo nella produzione di greggio, ovvero l’impossibilità di superamento dei 100 milioni di barili al giorno (inclusi i crudi pesanti di Venezuela e Canada)? Dagli Usa all’Oriente, dal Fondo Monetario Internazionale alla Banca Europea degli Investimenti, l’uso degli investimenti nell’energia verde in senso anticiclico è comunemente condiviso e sostenuto. L’Italia, prigioniera di lobby e gerontocrazie ciniche, boicotta l’economia verde. Il provvedimento Sogin, invece,ha dell’incredibile. Questa società tra il 1999 e il 2007 ha dilapidato circa 850 milioni di euro realizzando solo il 9% del piano industriale (gestione e messa in sicurezza delle scorie nucleari dei 4 reattori italiani “chiusi” con il referendum). Noi chiediamo perché sulla Sogin l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas non ha alcun controllo tranne l’obbligo della trasmissione di periodici Report sui lavori eseguiti? Perché la Sogin di fatto è gestita dal Governo attraverso il ministero dello Sviluppo, estromettendo il Parlamento? Perché la sol uzione trovata nel 2001 dall’ingegnere nucleare De Felice ex presidente Sogin, che consisteva nel sistemare il combustibile in cask che dovecomplessivo oggi è stimato intorno ai 250 milioni di euro» continua Campana che aggiunge: «I ricercatori e i tecnologi verrebbero, invece, distribuiti in altri non precisati enti di ricerca». Chi userà le strutture e le apparecchiature dell’Istituto? «Nessuno e il patrimonio di un centro ricerche d’eccellenza europeo e mondiale andrà incontro ad un rapido ed inesorabile declino» lamentano i ricercatori che chiedono al governo di «confluire nel Cnr per poter continuare la propria attività ». «In questo modo potremmo continuare le nostre ricerche e a fatturare i 4-5 milioni di euro che i committenti privati (tra questi, Boing, Airbus, Rolls Royce, Finmeccanica) ci versano ogni anno, senza pregiudicare il risparmio previsto dalla manovra, perché verrebbero ugualmente tagliati presidente e consiglio d’amministrazione », conclude Campana che «spera in un ravvedimento » del governo. E sì, perché questa è un’altra delle stranezze italiane. Non solo il taglio riguarda un ente d’eccellenza che rappresenta un punto di riferimento mondiale ma verrebbe soppresso un istituto che per il 35% del proprio bilancio si autofinanzia. Forse a via XX settembre dovrebbero fare più attenzione agli elenchi delle sforbiciate. Forse, oltre che con il collega Bondi, il ministro Tremonti dovrebbe scusarsi anche con i ricercatori dell’Insean che chiedono di poter fare quello che da sempre fanno «con passione » e con «ottimi risultati» ampiamente riconosciuti. Manovra Due provvedimenti del governo rischiano di azzerare o sviluppo dell’economia verde nel nostro Paese. L’esecutivo favorisce solo il ritorno al nucleare gestito da Enel ed Eni che però hanno debiti miliardari va essere servito dalla ditta tedesca Gnb, e dal costo di 11 milioni di euro di molto inferiore ai 255 milioni di euro necessari per spedire il combustibile in Francia (per riprocessamento e condizionamento), non è stata ripresa da Sogin? Ed è ancora credibile che una società come la Sogin, con delibera del 16 dicembre 2005, determinò “l’assunzione” come dirigenti del presidente del Cda e l’Ad della società stessa? Con tale pregresso è accettabile che nell’ambito di una manovra di aggiustamento le uniche cose scritte nel comma sono la riaffermazione dei compiti di Sogin e che il numero dei componenti del Cda sia pari a 5, mentre prima i Commissari erano “solo” tre? Erasmo Venosi fisico nucleare TERRA

  1738 NUCLEARE. A COSA E' RIDOTTO IL PD...
  Inserito da Danilo Bruno Lunedì, 31 maggio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieRepubblica Genova Ranieri: "Sul nucleare dibattito pubblico" Pd diviso, l´assessore attacca: in Liguria puntiamo sulle fonti rinnovabili Non è mai bello quando la politica cerca di appropriarsi di tesi scientifiche controverse "I costi dell´operazione sarebbero rilevantissimi e gli investimenti comunque a rischio in un paese come il nostro" MASSIMO MINELLA Un dibattito pubblico sul ritorno (o meno) al nucleare. La proposta arriva da Andrea Ranieri, assessore alla Cultura, ex sindacalista, segretario della Cgil negli anni successivi al referendum che nell´87 cancellò l´atomo dal Bel Paese. Lui, "né nuclearista né ipersidergico" all´epoca della sua militanza sindacale, non ha cambiato opinione. Non per questo, però, chiude sul nascere il dibattito. Anzi, chiede all´opposto che sia tutta la città a confrontarsi, senza pregiudizi. Un dibattito pubblico, sulla scia di quello fatto per la gronda, nella città che più ha pagato (e per certi periodi più ha ricevuto) in materia di nucleare. L´apertura all´energia atomica di due colleghi del Pd, il parlamentare Mario Tullo e l´assessore Mario Margini (che è anche consigliere di Ansaldo Energia) non lo scompongono. «Anzi, sono d´accordo con Margini quando chiede la ripresa immediata della ricerca, utilissima anche a rimetterci in grado di gestire il decommissioning, cioè gli interventi sugli impianti obsoleti» spiega. Però. «Però sono molto diffidente quando vedo argomenti scientifici presentati come inequivocabili a sostegno di una tesi o di quella opposta. Non è mai bello quando la politica cerca di appropriarsi di queste tesi». La lettera al segretario del Pd Pierluigi Bersani dei settanta esponenti della scienza e della ricerca vicini al centrosinistra rappresenta un punto di vista molto autorevole sull´argomento. «Ma un punto di vista, non la verità». Perché per dirla con Ranieri, sono almeno tre i motivi per non condividere il ritorno al nucleare. «Non credo che sia una scelta economica, anzi i costi sarebbero sicuramente rilevantissimi e gli investimenti sarebbero comunque a rischio in un Paese che avrebbe bisogno di una classe dirigente coesa, capace di sostenere scelte come questa per un arco di vent´anni, e invece dà l´impressione opposta». Nessuno è poi in grado di dire se effettivamente produrre energia dall´atomo possa essere più economico che importarlo dall´estero, sostiene Ranieri. «E poi non vedo perché la Liguria, in materia di energia, non possa giocare da protagonista in tema di fonti rinnovabili come il sole, il vento, l´acqua, e di risparmio energetico». Sarebbe anche un modo concreto, continua, di far finire il paradosso di un Paese come l´Italia che produce un decimo dell´energia della Germania da impianti fotovoltaici. Detto questo, resto però aperto al confronto». Una città come Torino si appresta ad aprire il confronto su questo tema. Perché non pensare a una cosa simile anche a Genova, città a lungo indicata come capitale del nucleare e ancora "titolare" di una tecnologia e di un sapere che non sono mai tramontati? «Non si tratta di abbattere il nemico, ma di ragionare insieme. Mi pare un principio sempre valido, non solo parlando di nucleare».

  1730 NUCLEARE:-Trino potrebbe ospitare uno dei primi quattro impianti nazionali
  Inserito da Marco Brescia Giovedì, 20 maggio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie Nucleare dietro l'angolo? Un'ipotesi concreta Già trenta le aziende piemontesi interessate - A Fossano un reattore più piccolo? Sono stati i Verdi francesi a rivelare per primi la mappa dei siti italiani in cui potrebbero in futuro sorgere nuove centrali nucleari. La notizia, passata in sordina durante la campagna elettorale per le Regionali di fine marzo, è tornata di attualità subito dopo. Il Progetto nucleare italiano è stato presentato a Roma nelle scorse settimane e prevede in una prima fase la realizzazione di quattro impianti. «È ancora prematuro parlare di siti individuati - ha detto l'ad di Enel, Fulvio Conti, a margine della conferenza tenutasi a Roma il 26 aprile -. Dobbiamo attendere la formazione dell'Agenzia per la sicurezza del nucleare, che il Governo si è impegnato a fare nelle prossime settimane, e che dovrà emanare le disposizioni ai gestori». Quasi certa la costruzione di un impianto in Piemonte, confermato anche dal meeting che Confindustria Piemonte ha tenuto a Torino con Enel durante il quale è emerso che sarebbero già una trentina le aziende della Regione (dalla meccanica alla componentistica alla ricerca) che si sono candidate a diventare fornitrici delle nuove centrali. Il presidente della Regione Cota si è detto da subito possibilista sulla realizzazione di un impianto in territorio piemontese: «Sarebbe una grande opportunità di sviluppo» ha detto. «Il progetto nucleare italiano non ha nulla a che fare con l'energia: il cantiere del primo impianto partirà tra tre anni, sarà pronto tra 10-15 anni, sarà sfruttabile per 15 20 anni e poi saremo di nuovo da capo - spiega il prof. Angelo Tartaglia, docente di Fisica al Politecnico di Torino -. Il business del nucleare in Italia è strettamente legato alla realizzazione dei quattro reattori: cioè all'apertura dei cantieri». Secondo Tartaglia anche in Francia, dove sono attive 46 centrali, i costi del nucleare sono svantaggiosi perché ricadono in parte sulle tasche dei cittadini (le imprese godono di contributi statali) e poi nessuno ha calcolato i costi dello smaltimento delle scorie e dell'impianto dopo 15-20 anni di attività. «In America il nucleare è stato fermato dal libero mercato: sommando costi di realizzazione, di smaltimento delle scorie e degli impianti diventa più vantaggioso addirittura il fotovoltaico». Un approccio non ideologico, né emotivo quello del "tecnico" Tartaglia: «Si tratta semplicemente di porre il problema sul piano dei soldi. Non serve tirare in ballo il fantasma di Chernobyl o entrare nel merito del tipo di impianti che si vorranno realizzare per capire che il progetto del nucleare si presenta, sin da subito, come fallimentare perché antieconomico». Ad eccezione forse che per quelle aziende che saranno coinvolte nella realizzazione dei cantieri (secondo le stime di Confindustria l'operazione prevede investimenti complessivi per 30 miliardi di euro). Avremo una centrale nucleare a poche decine di chilometri in linea d’aria da Pinerolo? I siti piemontesi su cui si vocifera sono Trino Vercellese (che potrebbe ospitare addirittura uno dei primi quattro impianti) e Fossano. Per quest'ultimo sembra che Enel ed il partner francese Edf abbiano gettato lo sguardo sull’altipiano del Beinale, tra lo Stura e il Tanaro: «Un luogo di rilievo naturalistico. A est ci sono le Langhe, a ovest il Monviso - commenta il sindaco di Fossano, Francesco Balocco -. La notizia dell’interessamento non viene dal Governo, ma dalle valutazioni fatte da Enel ed Edf». È una voce che ha un fondamento? «Mettendo assieme tutte le cose, pare avere un livello di credibilità, in quella zona ci sono pochi abitanti - ragiona Balocco -. E anni fa doveva sorgere una centrale termica a metano, il progetto era già avanzato, ma è stato fermato dalle proteste del territorio». Già nel 2008, uno studio del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) aveva indicato Fossano come possibile sito nucleare, con altre 14 località. Gli impianti nucleari non hanno bisogno di molta acqua per il raffeddamento, basterebbe quella dello Stura e del Tanaro? «Mi sono informato: quelle di piccole dimensioni, come quella che si ipotizza di costruire qui, usano poco l’acqua - risponde -. Ci sono altri metodi di raffreddamento: per esempio il calore viene disperso nell’atmosfera». L’indiscrezione ha allarmato i fossanesi, il Consiglio comunale si è già espresso negativamente. «Anche se i Comuni più toccati sarebbero Magliano Alpi, Carrù, Dogliani, Narzole». Da "l'eco del chiossone" Paola Molino Ha collaborato Marco Bertello


Nota: Trino Vercellese dista 98 km in linea d'aria dal centro di Savona. In termini di rischio equivale ad averla in casa propria. Forse sarà ora che i Savonesi comincino a rendersene conto.

  1712 LE BUGIE DALLE GAMBE LUNGHE
  Inserito da Marco Brescia Martedì, 04 maggio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieBorsa elettrica: GME, prezzo medio settimanale energia ancora in calo (Teleborsa) - Roma, 4 mag - In ulteriore flessione del 3,3% il prezzo medio di acquisto dell'energia nella borsa elettrica (PUN), che si attesta nell'ultima settimana a 57,21 Euro/MWh. Lo rende noto il Gme, Gestore dei Mercati Energetici. Scendono anche i volumi di energia elettrica scambiati in borsa, pari a 3,5 milioni di MWh (-5,7%), mentre la liquidità cala al 61,3%. Il prezzo medio di vendita è variato tra 53,94 Euro/MWh del Sud e 86,20 Euro/MWh della Sicilia. Qualche considerazione: - Se un MWh ( cioè 1000 KWh) alla produzione costa 53,54 euro sul mercato internazionale, significa che un KWh costa 0,053 euro cioè 5 CENTESIMI. Noi consumatori lo paghiamo quasi DIECI VOLTE TANTO. Indovinate chi ci guadagna? - Da un bel pòdi tempo il consumo di elettricità in Europa ed in Italia è in continuo calo. Ma allora perchè i costruttori di centrali nucleari continuano a dire che in Italia l'energia costa troppo e ci manca?


Nota: E' facile scoprire le "mille balle blu" sul nucleare, basta mettere un pò di dati in fila.

  1700 CLIMA: LA FIGURAGGIA DELLA BERLUSCONI'S BAND
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 16 aprile 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieBerlusconi proclama al mondo il ritorno al nucleare e i negazionisti del Pdl tornano alla carica perché il Paese abbandoni gli impegni del 2020 per il clima. Il futuro è nelle rinnovabili, ma non per noi Risuonano ancora nella testa le parole da leader energetico di silvio Berlusconi, che, al summit di Washington, tra un’autocelebrazione e l’altra (Putin e obama si salutano solo per merito suo), ha voluto ricordare martedì quanto l’italia stia facendo per il progresso dell’umanità. «il mio governo soltanto ora, 25 anni dopo il referendum contro il nucleare - ha detto trionfante -, ha potuto approvare un nuovo programma per la costruzione di centrali ad uso civile. siamo consapevoli dei pericoli per il rischio dei materiali nucleari per finalità illegittime e abbiamo deciso di creare una agenzia nazionale per la sicurezza e una scuola per la formazione di personale addetto alla sicurezza ». Mentre lui professa in trasferta, in casa i suoi lavorano per spianare la strada ai progetti del cavaliere, remando però contro il resto del mondo. ieri in sena- Diego Carmignani to i negazionisti Pdl sono tornati di nuovo alla carica, con una mozione in cui si chiede all’italia di abbandonare gli impegni del famoso 20-20-20, con cui l’Unione europea si pone l’obiettivo, entro il 2020, di ridurre del 20 per cento i gas serra, di aumentare del 20 per cento l’efficienza energetica e di raggiungere una quota del 20 per cento di energia da fonti rinnovabili. sarebbero obiettivi inutili, secondo i firmatari guidati da antonio D’alì. accesa la polemica in aula, soprattutto da parte della sponda Ecodem: «siamo al paradosso - ha commentato il senatore Francesco Ferrante -. La maggioranza italiana di centrodestra si conferma come l’unica forza politica a livello mondiale che continui a combattere contro provvedimenti sulla green economy, sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica che non solo sarebbero favorevoli all’ambiente e alla salute del nostro pianeta, ma potrebbero essere un’utilissima leva per combattere la crisi economica in atto». Ma clima ed energia rinnovabile non sono solo parole. Lo dimostrano i progressi in atto in Germania, in testa a una locomotiva verde su cui è necessario salire, oltre che conveniente. L’ultima conferma arriva dalla recente ricerca dal prestigioso istituto economico McKinsey che analizza le varie opzioni per un sistema energetico carbon-free del vecchio continente. Ebbene, lo studio, ripreso dal Wwf e diffuso dopo l’accordo italo-francese sul nucleare, dimostrerebbe in maniera inconfutabile come un sistema elettrico al 100 per cento generato da fonti rinnovabili è possibile per l’Europa entro il 2050. Un traguardo che comporterebbe un rincaro del 5-10 per cento sull’energia rispetto ad altri percorsi a basso livello di carbonio ipotizzati, ma che eviterebbe gli alti rischi legati all’atomo e i danni provocati da combustibili fossili. in sostanza, la fonti rinnovabile è la migliore soluzione disponibile. E in più sono economicamente vantaggiose. Ulteriore conferma giunge dal primo irex annual report della società di consulenza althesys, ieri presentato a Milano. secondo lo studio, lo sviluppo delle fonti verdi porterà all’italia benefici compresi tra i 23,6 e i 27 miliardi di euro da qui al 2020, quando si sarà approdati al pacchetto sul clima e sull’energia dell’Unione europea. sempre che chi ci governa non abbia già indirizzato il nostro Paese in un’altra direzione, opposta e antistorica. Diego Carmignani TERRA

  1674 FOTOVOLTAICO IN ITALIA
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 12 marzo 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie 11 marzo 2010 ] Energia Fotovoltaico in Italia: 1.500 MW nel 2010 Gianni Silvestrini, direttore scientifico di QualEnergia dal quale è tratto questo editoriale Avevamo stimato che in Italia la potenza fotovoltaica cumulativa avrebbe raggiunto i 1.000 MW nel 2009. Quella soglia è stata sorpassata e ci assesteremo attorno a 1.150 MW grazie agli oltre 700 MW installati lo scorso anno. Il nuovo contesto internazionale del mercato ci induce inoltre ad alzare la previsione di 1.000 MW per il 2010. Il calo dei prezzi dei moduli registratosi lo scorso anno dovrebbe infatti proseguire anche nel 2010. I tagli del 16% degli incentivi previsti dal Governo tedesco a partire da agosto, che seguiranno quelli del 10% effettivi dai primi di gennaio, avranno un effetto significativo sul panorama mondiale. Dunque, sembra ragionevole alzare del 50% la stima delle installazioni solari in Italia per quest'anno (1.500 MW), anche in considerazione dell'accelerazione nella seconda parte dell'anno in vista delle riduzioni previste per il 2011. Sul decreto per il nuovo conto energia ci esprimeremo quando ci sarà un testo definitivo. In linea di massima la bozza che circola sembra ragionevole, a parte alcune incongruenze e l'introduzione di tetti che saranno inevitabilmente superati. Le riduzioni previste per gli incentivi, comprese tra l'8% e il 22%, avrebbero potuto essere più spinte in considerazione dell'aumento della quota ammessa di incentivo in conto capitale e dell'andamento dei prezzi. È importante infatti un contenimento del sostegno coerente con un livello annuo delle installazioni dell'ordine di 1,5-2 GW e con il raggiungimento di una potenza di 15-20 GW al 2020. Un elemento molto positivo della bozza di decreto riguarda la valorizzazione delle soluzioni fotovoltaiche integrate nell'edilizia, che potrebbe favorire soluzioni esteticamente originali e meno esposte alla competizione internazionale da parte della nostra industria. L'Italia rafforza dunque il ruolo di punta nel fotovoltaico mondiale sul versante delle installazioni e sta recuperando terreno anche sul versante della produzione. I prossimi anni saranno decisivi per comprendere se riusciremo a rafforzare la ricerca solare e a ritagliarci uno spazio sulla scena internazionale.

  1670 GENOVA:NUCLEARE NO GRAZIE !!!
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 10 marzo 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieAgenzia sul nucleare a Genova, Cristina Morelli (Verdi): “Investire piuttosto sulle rinnovabili”. “Un’Agenzia nazionale per la sicurezza del nucleare a Genova farebbe passare l’immagine, errata secondo tutti i dati scientifici, di un nucleare che possa essere ritenuto “sicuro”. E non appare etico accettare questo impegno nell’ottica di andare poi a costruire le centrali altrove, magari all’estero” “E’ invece urgente e indispensabile che la nostra città e la nostra Regione si impegnino seriamente nell’implementare le energie rinnovabili: il geotermico (è sotto i nostri piedi), l’eolico (anche off-shore), il solare, il fotovoltaico,ecc.: e non è assolutamente detto che si debba pensare sempre a megapale, magacentrali, megaimpianti: la produzione di energia deve essere decentrata il più possibile, anche per limitare l’impatto ambientale e diminuire l’abbattimento dovuto alla distanza” “Genova deve finalmente capire che non è necessario produrre e consumare sempre più energia; la Decrescita non vuol dire rinuncia, vuol dire vivere in maniera più sobria, più soft, col risultato di inquinare meno, produrre meno rifiuti e avere più salute”.

  1665 AUSTRALIA:BUONE NOTIZIE SUL CLIMA
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 03 marzo 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie 2 marzo 2010 ] Clima Intanto si investe nelle foreste indonesiane Australia: accordo sul clima tra Laburisti e Verdi? LIVORNO. Il primo ministro laburista australiano Kevin Rudd sembra tentato dalla possibilità di un accordo sul clima con i Greens, che chiedono un "interim carbon price", per superare lo stallo al Senato che, a causa dell'ostruzionismo dell'opposizione conservatrice liberale, gli impedisce di approvare un sistema di scambio delle emissioni (Ets - emissions trading scheme). Rudd si butterebbe quindi a "sinistra" alzando la posta, magari per andare davvero ad ottobre ad elezioni anticipate che potrebbero dare un duro colpo all'opposizione liberale ed anche attirare nuovi elettori ed allargare la coalizione a sinistra. Intanto, secondo quanto scrive The Australian «Continuano i colloqui fra il ministro per il cambiamento climatico Penny Wong a la verde Christine Milne». Anche il consigliere del premier australiano per il cambiamento climatico, Ross Garnaut, ha nuovamente invitato il governo a prendere in considerazione un "interim carbon price" come primo passo verso l'Ets. Rudd ha detto all'Abc Tv: «Questo nostro disegno di legge per il Carbon Pollution Reduction Scheme è ora al Senato, dove Penny Wong ed altri stanno lavorando con i Verdi per vedere cosa si può fare. Non è ancora finita. E vedremo quale iniziativa emergerà dal Senato». Per garantirsi la maggioranza necessaria in senato il governo australiano ha bisogno, oltre ai 5 voti dei Verdi, anche di altri due voti, che potrebbero venire dall'indipendente Nick Xenophon e da un liberale dissidente. Rudd ha confermato di voler portare a termine il suo mandato, ma i laburisti sono sempre più tentati dall'occasione di sfruttare le due "finestre" ancora disponibili per andare ad elezioni anticipate se il Senato non approverà l'Ets e la modifica della legge sanitaria. Intanto, l'Australia ha deciso di investire 30 milioni dollari per proteggere le foreste dell'isola indonesiana di Sumatra e per combattere il cambiamento climatico. I finanziamenti verranno dati alle popolazioni locali come incentivi per salvaguardare le foreste. La Wong ha spiegato che «Il progetto serve a proteggere gli alberi sui suoli minerari della provincia di Jambi, ed arriva dopo la riuscita di un progetto già esistente per la salvaguardia delle foreste di palude nel Kalimantan centrale (il Borneo indonesiano, ndr)» L'investimento in Indonesia punta all'acquisto di quote di emissioni all'estero per ridurre lo sforzo necessario all'Australia per arrivare a rispettare i suoi impegni interni, inoltre i progetti fanno parte di quei finanziamenti che i Paesi sviluppati si sono impegnati a Copenhagen a concedere ai Paesi poveri per affrontare i cambiamenti climatici.

  1661 NUCLEARE: IL GOVERNO RIVELI I SITI !!!
  Inserito da Danilo Bruno Domenica, 28 febbraio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie NUCLEARE: BONELLI (VERDI) A URSO, GOVERNO RENDA NOTI SITI PRIMA DI REGIONALI COMUNICATO STAMPA NUCLEARE: BONELLI (VERDI), GOVERNO RENDA NOTI SITI PRIMA DI REGIONALI QUESTO E' UNICO MODO PER SAPERE COME LA PENSANO I CITTADINI MA NON SUCCEDERA' PERCHÉ CENTRODESTRA TEME BOOMERANG ELETTORALE "Il viceministro Urso vorrebbe dei referendum consultivi nelle regioni per sapere cosa pensano i cittadini delle centrali nucleari? Bene allora il governo renda nota la lista dei siti dove intende costruire le centrali prima delle elezioni regionali, in modo che i cittadini possano essere informati ed esprimere la propria volontà attraverso il voto. Se questo non dovesse avvenire saremmo di fronte ad una vera e propria truffa". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli oggi al trentesimo giorno di sciopero della fame contro l'espulsione delle tematiche ambientali dal circuito informativo. "Ma sono sicuro che il governo non renderà pubblica la lista dei siti, che è nella cassaforte del ministero dello Sviluppo ed in quella dell'Enel perché teme un boomerang alle prossime elezioni regionali - spiega Bonelli -. Noi Verdi abbiamo da tempo reso nota la lista delle località dove verranno costruite le centrali nucleari: Enel-Edf hanno identificato come siti potenziali per i reattori: Monfalcone (Friuli Venezia Giulia), Chioggia (Venezia), Caorso (Emilia Romagna), Fossano e Trino (Piemonte), Scarlino (Toscana), San Benedetto del Tronto (Marche ), Montalto di Castro e Latina (Lazio), Termoli (Molise), Mola di Bari (Puglia) o sito tra Nardò e Manduria, Scanzano Ionico (Basilicata), Oristano (Sardegna), Palma (Sicilia) - conclude Bonelli -. Noi Verdi italiani attraverso la collaborazione con gli ecologisti francesi continuiamo la nostra operazione verità, perché i cittadini hanno il diritto di sapere prima delle elezioni dove verranno realizzate le centrali nucleari in Italia". "Se il governo vuole informare i cittadini sul nucleare cominci col dire che ogni singola centrale costerà circa il doppio di quanto dichiara il governo: non 4,5 miliardi di euro di cui parla Urso ma di 8-9 miliardi di euro per ogni impianto, preventivo realizzato da Areva per il governo canadese per un singolo reattore Epr come quelli che si vogliono costruire in Italia - conclude Bonelli -. Questo significa che realizzare le centrali volute dal governo Berlusconi costerà oltre 34 miliardi di euro". Roma, 26 Febbraio 2010 UFFICIO STAMPA

  1655 RINNOVABILI E CONTO ENERGIA
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 23 febbraio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie [ 22 febbraio 2010 ] Energia No alla proroga dell'obbligo delle energie rinnovabili nei nuovi edifici ROMA. Il Comitato di Indirizzo, a cui aderiscono 16 Associazioni ambientaliste e del settore industriale delle energie rinnovabili, apprende con stupore che il Senato, nella seduta dell'11 febbraio 2010 in cui si è approvato il maxi-emendamento al Dl 194/2009 "Milleproroghe", ha introdotto una nuova proroga per l'introduzione nei regolamenti edilizi comunali dell'obbligo di integrazione delle energie rinnovabili nella realizzazione di edifici di nuova costruzione: dal 1 gennaio 2010 al 1 gennaio 2011. L'obbligo per l'impiego delle fonti rinnovabili nella realizzazione dei nuovi edifici, era stato introdotto con l'articolo 1, comma 289 della Finanziaria 2008 (vedi sotto). Il suo rinvio comporterà un grave danno al nostro Paese, non solo per le sanzioni a cui dovremo fare fronte, ma in particolare per la battuta d'arresto inflitta a quelle forme di sviluppo economico-sociale sostenibili che il settore delle fonti rinnovabili e della green economy in generale sta perseguendo (al 2020, creazione di almeno 250.000 nuovi posti di lavoro diretti e indiretti nel settore e contributo all'incremento del PIL superiore all'1,5%). Per questo chiediamo ai rappresentanti della Camera dei Deputati e al Presidente della Camera on. Gianfranco Fini di adoperarsi affinché nell'esame del Dl 194/2009 "Milleproroghe" venga ripristinato il contenuto dell'articolo 1, comma 289 della Finanziaria 2008 a partire dal 1 gennaio 2010. I membri del Comitato di Indirizzo: AIEL ANEST ANEV APER ASSOLTERM ASSOSOLARE FEDERPERN FIPER GIFI GREENPEACE ITALIA GSES ISES ITALIA ITABIA KYOTO CLUB LEGAMBIENTE WWF

  1652 IL CLIMA DOVE VA?
  Inserito da Danilo Bruno Lunedì, 22 febbraio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieLa Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 9 febbraio 2010 C'è o non c'è l'effetto serra ? Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it C'è o non c'è ? Mi riferisco all'"effetto serra" sulla cui esistenza si scontrano due vivaci gruppi. Un primo gruppo sostiene che esistono dei mutamenti climatici dovuti all'immissione nell'atmosfera di vari gas, principalmente anidride carbonica, ma anche metano, idrocarburi clorurati e fluorurati e alcuni altri, che sono i sottoprodotti di attività umane e soprattutto di scelte merceologiche: questo gruppo, insomma, sostiene che le attività e le scelte produttive umane compromettono il clima in futuro, ragione per cui è necessario sottoporre a revisione critica i consumi, i processi produttivi, usare le fonti energetiche e le materie prime rinnovabili, eccetera. Esiste poi un altro gruppo che sostiene che i mutamenti climatici che si stanno osservando sono occasionali, che simili mutamenti ci sono sempre stati in passato, che la concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera è cambiata più volte durante la lunga storia geologica della Terra e che non sono le attività di produzione e di consumo di energia e di merci che alterano il clima. Le ricchezze della natura, la scienza e la tecnica sono in grado di risolvere i guasti ambientali, ragione per cui non c'è bisogno di alcun mutamento nell'andamento delle economie nazionali e mondiali. I due gruppi, a cui partecipano con uguale vigore chimici e giornalisti, fisici e storici, meteorologi e geografi, difendono le rispettive inconciliabili posizioni con ricche citazioni in stizzosi dibattiti fino a reciproche accuse su chi è pagato da chi per sostenere le sue tesi. Al dibattito sull'effetto serra si affianca quello sull'energia nucleare, di moda da quando, dopo le ultime elezioni nazionali, il nuovo governo ha deciso di avviare un programma di costruzione di varie centrali nucleari. Uno dei due gruppi sostiene che le centrali nucleari producono elettricità costosa, con impianti che alterano il territorio, inquinano durante il funzionamento e lasciano in eredità alle generazioni future scorie radioattive quasi eterne. L'altro gruppo sostiene che l'Italia è rimasta esclusa dall'energia nucleare per colpa dello sciagurato referendum del 1987 che ne fermò l'uso, che le centrali nucleari producono elettricità a basso costo, come dimostra la Francia, che occorre elettricità a basso prezzo per far funzionare le fabbriche e rendere competitiva la produzione italiana di merci e macchinari e che le fonti solari, eoliche e simili mai potranno fornire elettricità come fanno così bene le centrali nucleari. E, infine, questo secondo gruppo sostiene che il programma nucleare governativo fa diminuire le costose importazioni di petrolio e di gas naturale che, bruciando, immettono nell'atmosfera gas con effetto serra. Ma non abbiamo appena detto che l'effetto serra non esiste ? Eppure i due partiti, quello che contesta l'effetto serra e quello che sostiene l'energia nucleare hanno vaste zone e protagonisti comuni. Non si capisce niente. A me pare che la società contemporanea brancoli nel buio. Ci si augura che diminuiscano le importazioni di petrolio ma si guarda con preoccupazione alla disoccupazione provocata dalla chiusura di alcune raffinerie; ci si augura che diminuiscano i fumi nelle città e la congestione del traffico automobilistico, ma nello stesso tempo si incoraggia, anche grazie a incentivi statali, la produzione e la vendita di automobili che funzionano bruciando prodotti petroliferi. Ogni giorno aumenta la massa dei rifiuti solidi (ormai 40 milioni di tonnellate all'anno quelli domestici e urbani) e anche qui si contrappongono coloro che chiedono una diminuzione dei consumi e il riciclo dei rifiuti, con quelli che vorrebbero bruciare i rifiuti negli inceneritori o seppellirli nel sottosuolo. La vita è intessuta di contraddizioni, come aveva detto il filosofo tedesco Hegel: il compito della politica dovrebbe essere proprio il superamento o la conciliazione delle contraddizioni, ma mi sembra che ben poco venga fatto in questo senso. Ci aspettano periodi tempestosi, che possono essere superati soltanto con coraggio e lungimiranza. Quanto all'energia e all'ambiente il mio modesto pensiero è che occorra un piano nazionale, ed europeo, forse globale, ma almeno nazionale, basato su scelte che inevitabilmente sono tecniche ed economiche. La quantità di energia che occorrerà in futuro, le fonti di energia a cui rivolgersi, l'inquinamento che ne deriverà, dipendono dalla decisione di quello che sarà prodotto per soddisfare bisogni umani, a cominciare da quelli elementari e irrinunciabili: il diritto alla casa, a muoversi e, soprattutto il diritto al lavoro. Si tratta di decidere quali case costruire per chi vive ancora nelle baracche, dove costruirle nel territorio, quali e quante automobili fabbricare, quali e quanti prodotti agricoli produrre nei campi: grano e patate, pomodori e legname, girasoli e olio di oliva. Per attuare queste decisioni, nell'interesse pubblico, generale, può intervenire soltanto lo stato con i suoi soldi. Un privato ha interessa a costruire quartieri e alberghi di lusso per i ceti abbienti, non certo case per sfrattati e immigrati; un privato guadagna col funzionamento delle eleganti cliniche private, non spende soldi per aggiustare i corridoi e le sale operatorie degli ospedali pubblici; produrre automobili popolari e a basso consumo non rende al privato quanto costruire automobili potenti e lussuose; riciclare i rifiuti non rende quanto incenerirli e immetterli in discariche, e così via. Già oggi lo stato interviene con i suoi soldi, ma per rispondere a domande private che non risolvono i problemi né dell'occupazione, né dell'energia, né della casa per i meno abbienti. Occorre una svolta perché dalle contraddizioni irrisolte sono travolti proprio i più deboli ed è travolto l'ambiente, con cieli fumosi, colline che franano, fogne che sporcano i mari, rubinetti che non danno acqua; ed è travolto di più il Sud.

  1631 IL NUCLEARE DI SCAJOLA
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 09 febbraio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieda il manifesto Data 05-02-2010 I BURATTINAI DELL'ATOMO Gianni Mattioli - Massimo Scalia Quando all'alba del giorno dopo l'insediamento dell'attuale governo Berlusconi Scajo-la lanciò il grido di guerra del ritorno del nucleare non gli demmo peso più di tanto. Esultanti gli «orfani del nucleare», scontato l'applauso di Confìndustria e scontate anche le «marchette» che la grande stampa ha tributato all'evento (il pudore è sconosciuto quando ci si attendono robuste provvigioni per la pubblicità). Tutto da copione insomma, inevitabile quindi: «Che le cose si facciano o no, si faranno in ogni caso piovere un bel po' di quattrini tra le aziende amiche...», un profezia invero modesta che lanciammo dalle ospitali colonne di questo giornale e che però ha avuto un qualche successo. Ma le cose stanno oggi così? No, dopo l'accordo Sarkozy-Berlusconi -quattro centrali nucleari, i reattori Epr da 1600 Mw dell'Areva l'industria di stato francese - il clima è cambiato e il nucleare ha subito un'accelerazione vertiginosa. Messi da parte i burattini, sono comparsi con sempre maggior protagonismo i burattinai. Oggi l'Enel, che con l'intesa franco-italiana ha messo le mani sul 12% dell'EdF, gioca alla grande una sua politica industriale e le sue strategie sul terreno internazionale; peraltro aveva iniziato già qualche anno fa con le centrali atomiche della Slovacchia. E dietro l'Enel, vampiri assetati di sangue, stanno l'EdF stessa e, soprattutto l'industria nucleare francese, Areva, che questi reattori Epr da qualche parte dovrà pur riuscire a piazzarli. E sì, perché in Finlandia il reattore di Olkiluoto, costruito da Areva e da Siemens, è oggetto di un contenzioso per i sovracosti di oltre un miliardo e mezzo di euro e i ritardi; in Canada il governo ha detto no all'offerta, che Areva aveva presentato nella gara, di 5 miliardi di euro per 1000 Mw ; in Cina il poco spazio sarà per gli Ap-1000 americani. E poi, ai primi di novembre, il comunicato congiunto - mai accaduto nella storia del nucleare - delle tre agenzie di sicurezza nucleare, quelle finlandese, inglese e pure la francese, per chiedere adeguamenti per il software per l'emergenza dell'Epr, allo stato attuale inaccettabile. Eh sì, perché è bene ricordarlo, anche se arrivati con trent'anni di ritardo rispetto alla «lezione» dell'incidente di Three Mi-les Island, questi reattori di «terza generazione avanzata» sono dei prototipi industriali da provare sul campo. Allora, in un mercato mondiale del nucleare del tutto asfittico, non si può davvero perdere un'occasione come quella offerta da Berlusconi. Allora Enel e EdF vanno a caccia di siti in giro per l'Italia, il provvedimento di attuazione del nucleare, in discussione alle Camere, mutua procedure, modalità e i tempi brevi della normativa francese. Le Regioni si sono ribellate, prima per l'incostituzionalità del disegno di legge sul nucleare e poi emanando leggi regionali che bandivano il nucleare (Puglia, Campania, Basilicata)? Pugno di ferro e impugnazione delle leggi, perché sia chiaro che, alla faccia del federalismo da bar della Lega, e, peggio, del fatto che per la costituzione in questa materia lo Stato è concorrente e non protagonista delle decisioni, sarà il potere centrale di Roma a dire l'ultima. Ma come, pronunciarsi nettamente contro, non è non pronunciarsi! Quisquilie, il ddl di attuazione prevede in ogni caso la surroga del potere regionale e, se non basta, la militarizzazione, si proceda con l'esercito. È giunto il momento che i tanti comitati già da tempo sorti sui siti, e non solo, in tutto il territorio nazionale, si mobilitino e definiscano al meglio una strategia di lotta.

  1630 ECCO LA PRIMA CENTRALE NUCLEARE
  Inserito da Danilo Bruno Lunedì, 08 febbraio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieQuesto messaggio è stato scritto con un set di caratteri (utf-8) diverso dal tuo Se non è visualizzato correttamente, Clicca qui per aprirlo in una nuova finestra Rassegna notizie verdi. Econews e' a cura della redazione del sito www.verdi.it ed e' pubblicata sul sito http://www.verdi.it. per info: webmaster@verdi.it NUCLEARE: BONELLI (VERDI), SARA' A MONTALTO LA PRIMA CENTRALE GOVERNO VUOLE TRASFORMARE LAZIO IN PATTUMIERA RADIOATTIVA D'ITALIA "Il governo intende costruire la prima centrale nucleare a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, dove, probabilmente saranno istallati due reattori" Lo ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli nel corso di una conferenza stampa svoltasi davanti la sede della rai di Viale Mazzini, dove è stato presentato il dossier del Sole che ride dal titolo 'BALLE NUCLEARI' Tutte le bugie del governo sui costi del nucleare". "Il Lazio rischia di diventare la pattumiera d'Italia - spiega Bonelli - insieme a Montalto, il governo ha preso poi in considerazione come sito per una centrale Borgo Sabotino (Latina), e quello del Garigliano (tra Latina e Caserta) - dove già prima che il referendum dell'87 facesse uscire il nostro paese dall'atomo ci sono stati diversi incidenti - come sito per il deposito nazionale per le scorie. Questo senza che dalla candidata alla guida della Regione Lazio, Renata Polverini, arrivino parole chiare sulla questione" . "Su Montalto e sulla lista dei siti che abbiamo già indicato sfidiamo il governo a smentirci. E' molto probabile che una centrale sarà a Chioggia (Venezia), a Palma di Montechiaro (Agrigento) e a Monfalcone (Gorizia). Inoltre, sulla lista del governo ci sarebbero anche Trino Vercellese, Caorso e Oristano'. Secondo Bonelli 'il nucleare costa troppo e crea problemi di sicurezza per l'ambiente e la salute dei cittadini, per questo smontiamo le tesi del ministro Scajola sui costi del nucleare - conclude Bonelli -. Non esiste, infatti, al mondo una società assicurativa che trovi una polizza applicabile alle centrali nucleari e ne che sia in grado di calcolare il rischio di un eventuale incidente". Roma, 5 febbraio 2010

  1615 IL NUCLEARE IN GERMANIA
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 26 gennaio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie25 gennaio 2010 ] Energia | Rifiuti e bonifiche In Germania Verdi e Greenpeace contro i trucchi nucleari della colazione giallo-nera: «Chiudete i reattori-rottami» LIVORNO. Secondo quanto scrive il settimanale tedesco "Der Spiegel" le lobby atomiche all'interno della Cancelleria e del governo federale avrebbero deciso di consentire a tutte le 17 centrali nucleari tedesche di continuare a fornire energia alla rete elettrica. La cancelliera democristiana Angela Merkel avrebbe deciso così di ritardare ogni decisione, di procrastinare le scadenze della chiusura delle centrali più vecchie concordate con i suoi ex alleati socialdemocratici come primo passo di una graduale uscita dal nucleare della Germania, per non mettere a rischio la tenuta del nuovo governo gallo-nero con il Partito liberale (Fdp), che è apertamente filo-nucleare. La Merkel, in forte crisi di consensi dopo la vittoria del 2009, appare sempre più in difficoltà. I Grünen tedeschi, che quest'anno festeggiano il loro trentesimo compleanno in grande salute e con i sondaggi elettorali che li danno in ascesa, accusano apertamente il governo di centro-destra di essere al soldo delle lobby economiche del Paese e di utilizzare trucchetti sporchi per lasciare in funzione "Schrott-Reaktoren", reattori-rottami come quelli di Neckarwestheim 1 e Biblis. «Il gatto nero e giallo è uscito dal sacco - dicono i Verdi riferendosi al nero con la quale viene identificata la Cdu-Csu ed al giallo della Fdp - Tutte le 17 centrali nucleari tedesche devono rimanere a livello di rete, compreso il paio di rottami di Neckarwestheim e Biblis, che dovrebbero essere chiuse al più presto, secondo il l' Atomausstiegsvertrag (il "contratto" stipulato dal precedente governo della grande coalizione, ndr) entro la fine dell'anno. Contro questa violazione del contratto i Verdi scenderanno in piazza». La leader parlamentare dei verdi, Claudia Roth, commentando le rivelazioni di "Der Spiegel" su gruene.de ha detto che ormai la coalizione nero-gialla (chiamata anche Ape Maia) è sottomessa alla lobby del nucleare per portare milioni di utili nelle loro casse: «La sicurezza dei cittadini non importa affatto ai giallo-neri, ma ancora di più: questa è un'assurdità di fronte al profitto delle imprese del settore energetico». Per i verdi anche i discorsi del governo sulla cosiddetta "tecnologia ponte" del nucleare sono un trucco per continuare a far funzionare tutti quelli che loro chiamano "i rottami AKW" dell'energia elettrica che secondo la Roth «In questo paese non sono necessari. Il governo federale dovrà essere preparato per la resistenza di massa in strada». I verdi tedeschi annunciano battaglia e sono convinti di portare in piazza decine di migliaia di persone che si sono già dette disposte a seguirli sul cliccatissimo grüne Aktionsportal. Per la battaglia antinucleare è già scesa in campo anche Greenpeace che sta organizzando blitz e manifestazioni in diversi lander tedeschi. Il 23 gennaio ha proiettato la gigantesca scritta "Schützt Atomausstieg!" sull'edificio dell'impianto di arricchimento dell'uranio di Gronau, che produce il combustibile per le centrali nucleari tedesche, per sottolineare che tutta la catena produttiva dell'energia nucleare ha gravi rischi. Secondo la stessa Atomaufsicht Westfälischen Wirtschaftsministerium della Nord Renania settentrionale-Vestfalia un dipendente dell'impianto è stato ferito e ricoverato all'ospedale dopo una prova di pressione per la preparazione di un contenitore di uranio che conteneva anche tracce di esafluoruro di uranio (UF6) che si sarebbe liberato durante l'incidente. L'impianto di Gronau è gestito dalla Urenco, un'azienda divisa per un terzo ciascuno tra Gran Bretagna, Olanda e le imprese energetiche tedesche RWE e E.ON. L'Urenco gestisce due impianti di arricchimento ad Almelo, appena ad di la del confine olandese, ed uno a Capenhurst, in Gran Bretagna. L'uranio proviene soprattutto da Akokan, in Niger. Greenpeace nei giorni scorsi ha anche bloccato l'ingresso numero 1 della vecchia centrale nucleare di Neckarwestheim, entrata in servizio dal 1976, per protestare contro i piani del gruppo energetico EnBWP di prolungare la sua durata di esercizio. «EnBW e il ministro dell'ambiente del Baden-Württemberg Tanja Gönner (Cdu), stanno tentando di tutto per salvare l'impianto- spiega Beck Ulrike di Greenpeace Tübingen - Un prolungamento della sua vita, però, porta soloprofitti più elevati per EnBW. I profitti del settore nucleare non devono andare a discapito della sicurezza della popolazione». Nel giugno 2008 Il ministero federale dell'Ambiente tedesco aveva respinto la proposta di continuare a fornire energia in rete attraverso i due reattori nucleari più recenti ma già durante l'ultima campagna elettorale la Cdu prometteva di salvare la centrale attraverso una ulteriore riduzione nella produzione di energia entro l'autunno. Greenpeace attacca apertamente la coalizione giallo-nera Cdu- Csu-Fdop che considera ormai prigioniera della lobby nucleare: «La Merkel dovrebbe proteggere le persone e non vendere la loro sicurezza alle imprese nucleari».

  1608 I SITI ITALIANI
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 20 gennaio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie GREENREPORT 19 gennaio 2010 ] Energia E aggiunge: «Se non è vero il governo smentisca con lista ufficiale» Nucleare, Bonelli (Verdi): «Informazioni dalla Francia confermano siti italiani da noi resi noti» Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi ROMA. Da informazioni che ci arrivano dal movimento ecologista francese confermiamo che Edf e Enel hanno scelto, per realizzare le centrali nucleari volute dal governo Berlusconi, i siti che avevamo già reso noti e che sono: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone (Gorizia) e Chioggia (Venezia). Mentre l'ex centrale del Garigliano (tra Latina e Caserta) ospiterà il deposito nazionale per le scorie radioattive, come si evince bando di gara della Sogin del 2009 (2009/s 47-068707). Sfidiamo il governo a smentirci rendendo nota la lista dei siti prima che si svolgano le elezioni regionali. Se così non dovesse essere non solo sarebbe evidente che diciamo la verità ma che l'esecutivo, per paura di un boomerang elettorale, continua a prendere in giro i cittadini. Quello che Enel sta affermando in questi giorni conferma che il nucleare avrà bisogno di ingenti risorse pubbliche. Infatti, non solo il nucleare non abbasserà i costi dell'energia ma la bolletta che arriverà nelle nostre case subirà forti aumenti. Già oggi il costo per la dismissione delle vecchie centrali, chiuse con il referendum dell'87, costa ogni anno in bolletta 400 milioni di euro. Il nucleare che il governo Berlusconi vuole imporre agli italiani con la militarizzazione delle aree prescelte è antieconomico e pericoloso. Per questo la nostra mobilitazione contro una scelta energetica che fa male all'Italia continuerà con forza: abbiamo già raggiunto oltre 30 mila firme di pre-adesione per il referendum contro il 'revival' nucleare

  1607 CONTRO LE BUFALE DEL NUCLEARE
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 20 gennaio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieda grrenpeace.it

  1590 GARIGLIANO COME CERNOBYL?
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 08 gennaio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieNUCLEARE: BONELLI (VERDI), GARIGLIANO PICCOLA CERNOBYL ITALIANA E ADESSO GOVERNO PENSA DI COSTRUIRCI UNA NUOVA CENTRALE SABATO PROSSIMO (9 GENNAIO) PRESIDIO DEI VERDI A CENTRALE PRESIDENTI USCENTI CENTROSINISTRA DICHIARINO INDISPONIBILI TERRITORI LORO REGIONI "Anche l'Italia ha avuto la sua piccola Cernobyl: la centrale del Garigliano. In questa centrale si verificarono, infatti una serie impressionanti di incidenti che portarono alla chiusura dell'impianto nel '78. Nel 1976 l'acqua del fiume Garigliano (in piena) riuscì a penetrare nel locale sotterraneo dove erano depositate le scorie radioattive. In questo modo furono contaminati più di un milione di litri d'acqua finiti poi in mare e nella nella campagna. Nel 1979 si verificò un incidente analogo, mentre nel novembre del 1980 (a centrale già chiusa) le insistenti piogge provocarono infiltrazioni che al deflusso delle acque piovane portarono con se grandi quantità di Cesio137". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Mentre nessuno si è occupato di studiare gli effetti sul territorio e sulla popolazione locale di tutta questa serie di incidenti il governo ora vuole costruire addirittura una nuova centrale sulle macerie di quella che detiene il primato di incidenti in Italia". "Per questa ragione noi Verdi abbiamo organizzato un presidio alla Centrale del Garigliano in cui presenteremo un dossier su quello che è accaduto in quell'area - continua Bonelli -. La nostra mobilitazione contro il nucleare, dannoso, pericoloso e costosissimo continuerà con forza fino a quando questa pericolosa avventura non sarà fermata dal referendum popolare". "Chiedo a tutti i presidenti uscenti del centrosdinistra di dichiarare il proprio territorio indisponibile per le centrali atomiche volute dal governo Berlusconi - ha concluso Bonelli -. Sono sicuro che i cittadini apprezzaranno questo impegno. D'altronde il 'No' ad un nucleare obsoleto radiattivo pericoloso ed antieconomico non può non essere alla base delle intese programmatiche per le prossime regionali".

  1573 GRAZIE ITALIA DEI VALORI !!!
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 16 dicembre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieVediamo come hanno votato due personaggi vicini e sostenuti da Beppe Grillo all'emendamento sul nucleare al Parlamento europeo. De Magistris a favore del nucleare e Sonia Alfano era assente, guarda caso, così non ha potuto fare opposizione.

  1570 ENEL E POLITICA
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 15 dicembre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieda terranews

  1564 NUCLEARE Verdi: "Ecco i siti" L'Enel smentisce
  Inserito da Marco Brescia Giovedì, 10 dicembre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazie Secondo il partito ambientalista l'elenco è stato consegnato al governo: le località sarebbero le stesse dove sorgevano i vecchi impianti, due vicine a Roma. Bonelli: "Chiamiamo alla mobilitazione democratica". La società elettrica: "Nessuna lista" ROMA - Quando il 12 maggio scorso il Senato diede il via libera al ritorno del nucleare in Italia, stabilì che sarebbero serviti sei mesi per scegliere i siti in cui installare le centrali. A distanza di sette mesi sarebbero stati individuati. Secondo i Verdi sono Montalto di Castro (Viterbo), già candidata a ospitare una centrale nucleare prima che l'Italia dicesse addio all'energia dell'atomo, Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli ), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento ) e Monfalcone (Gorizia). Ma l'Enel fa sapere di "non aver inviato al governo alcun dossier che indica i siti per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia". "I siti - si legge in una nota - saranno individuati solo successivamente alla definizione da parte dell'esecutivo e dell'Agenzia per la sicurezza nucleare dei criteri per la localizzazione". Il dossier è rigorosamente top secret: chi ne è a conoscenza, come l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, afferma che non ne svelerebbe i contenuti "nemmeno sotto tortura". A oggi, perciò, è difficile avere risposte ufficiali se si chiede dove sorgeranno le centrali. Conti attende le direttive del governo di inizio 2010 e l'avvio dell'Agenzia della sicurezza. La nuova geografia dell'atomo ricalcherà quasi fedelmente la vecchia, con qualche novità che tiene conto delle esigenze dei reattori di allora e di quelli di nuova tecnologia. L'Enel li realizzerà vicino aree costiere o vicino ai grandi fiumi, purché scarsamente popolate e lontane da insediamenti industriali. Dura la reazione dei Verdi: "Le aree sono idonee secondo l'Enel - ha spiegato il presidente Angelo Bonelli - perché vicine all'acqua, e come è noto le centrali necessitano di un gran quantitativo di acqua per funzionare. Noi Verdi avvieremo il presidio dei siti nucleari per dire no al nucleare e sì al solare. Il governo sta spingendo l'Italia in una pericolosa avventura che porterà alla militarizzazione dei territori e a far aumentare la bolletta elettrica dei cittadini, perché i 20 miliardi di euro per la costruzione delle centrali li pagheranno gli italiani". "Berlusconi in Italia ammazza le energie rinnovabili e finanzia la speculazione del costoso nucleare. Daremo nel paese dura battaglia", ha concluso Bonelli. Il referendum dell'8 novembre 1987, l'anno dopo della tragedia di Chernobyl, bloccò l'energia atomica. A maggio 2009 l'assemblea di Palazzo Madama con 142 sì e 105 no (sì del Pdl e dell'Udc, no del Pd e dell'Idv) ha approvato gli articoli 14-15 e 16 del disegno di legge "Sviluppo ed energia" che danno al governo la delega per adottare entro sei mesi, e dopo una delibera del Cipe, più decreti per il ripristino dell'intera filiera di produzione dell'energia atomica: tipologia e disciplina per la localizzazione degli impianti, stoccaggio del combustibile, deposito dei rifiuti radioattivi. A febbraio scorso Berlusconi e Sarkozy siglarono un'intesa per la produzione di energia nucleare che coinvolse Edf e Enel. Per la costruzione delle centrali da parte di consorzi sono previste procedure velocizzate: la cosiddetta "autorizzazione unica" che sostituisce ogni tipo di licenza e nulla osta tranne la Via (Valutazione impatto ambientale) e la Vas (Valutazione d'impatto strategica). Sono previste inoltre "misure compensative in favore delle popolazioni interessate".

  1561 I SITI DELLE CENTRALI NUCLEARI
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 09 dicembre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieRoma, 14:00 NUCLEARE: VERDI, ECCO I SITI DELLE CENTRALI - DUE NEL LAZIO I Verdi rivelano i siti in cui si vorrebbero costruire le nuove centrali nucleari in Italia, due sono nel Lazio a pochi chilometri da Roma: Montalto di Castro e Borgo Sabotino. Le altre localizzazioni, che sarebbero state individuate in uno studio inviato dall'Enel al governo, sono: Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli ), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento ) e Monfalcone (Gorizia). I Verdi avvieranno il presidio dei siti nucleari per dire si' al solare.

  1551 India, allerta per fuga radioattiva
  Inserito da Marco Brescia Domenica, 29 novembre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieInquinata acqua potabile, indagini Le autorità indiane hanno aperto un'indagine sulla fuoriuscita di una sostanza radioattiva nell'acqua potabile in un impianto di energia nucleare nel sud del Paese. In particolare si sta cercando di capire come la perdita di tritio si sia potuta verificare nell'impianto di Kaiga (450 km da Bangalore). La struttura è considerata di massima sicurezza. Si pensa che la dispersione possa essere stata "causata deliberatamente". La fuoriuscita di materiale radioattivo, hanno comunque specificato gli inquirenti, non ha interessato né l'ambiente né la popolazione della zona.


Nota: La notizia inizia con : "inquinata l'acqua potabile" e termina con "la fuga non ha interessato nè l'ambiente ne la popolazione" FANTASTICO!!! Storia di un insabbiamento in poche righe.

  1518 SALVACLIMA: UN PROGETTO A GENOVA
  Inserito da Danilo Bruno Lunedì, 09 novembre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieSI AVVICINA LA CONFERENZA ONU SUL CLIMA DI COPENAGHEN INTANTO GENOVA FA LA SUA PARTE COL PROGETTO ECO2 REGIO IT Tra un mese, dal 7 al 18 dicembre prossimi, si svolgerà a Copenaghen la Conferenza ONU sul clima, dalla quale dovrebbe partire il nuovo accordo globale salva-clima, in sostituzione dell’accordo di Kyoto in scadenza nel 2012. “Di fronte ai cambiamenti climatici e agli impegni che governi e imprese dovranno assumere per rispettare i parametri di Kyoto, - dichiara Cristina Morelli Presidente dei Verdi liguri e consigliere regionale - i Verdi hanno rilanciato il progetto Kyoto dal basso. Ciò significa realizzare gli obiettivi di riduzione di CO2 a partire dalle città che rivestono un ruolo decisivo nelle politiche ambientali. Il Comune di Genova bene ha fatto ad aderire al Patto dei Sindaci e a indicare tra le priorità programmatiche la necessità di promuovere la diffusione dell'utilizzo delle energie rinnovabili sul territorio comunale e la realizzazione di interventi per l'efficienza energetica degli edifici.” A questo proposito interviene l’Assessore ai Parchi e alla Sostenibilità Pinuccia Montanari “Oggi l'adesione al Patto dei Sindaci impegna le amministrazioni locali a ridurre del 20% le emissioni di CO2 attraverso il Piano di azione per l'Energia sostenibile, a preparare un inventario base delle emissioni come punto di partenza, a individuare strumenti di monitoraggio e di verifica. Il Comune di Genova, per far fronte a questa necessità , ovvero dotarsi di uno strumento informatico in grado di censire le emissioni di CO2 sul territorio, monitorarne l'andamento nel tempo e costituire in tal modo la base per l'elaborazione di un bilancio vero e proprio, ha accolto la proposta di Alleanza per il clima di far parte di un progetto pilota ECO2 regio IT che dovrà elaborare la versione italiana del software già in uso in altri paesi europei (Germania, Svizzera). A questo gruppo pilota hanno già aderito Bolzano, Jesi, Modena , Reggio Emilia, Schio, le province di Ancona, Roma e la Regione Emilia-Romagna. Il programma necessita di una costante immissione di dati sulla situazione comunale, inerente verde, illuminazione, consumi energetici degli edifici, traffico veicolare per costituire un inventario base delle emissioni. La delibera approvata il 1° ottobre 2009 su questo progetto, - conclude Pinuccia Montanari - su mia proposta e dell’Assessore Senesi consente davvero di intraprendere la strada della sostenibilità energetica, a partire da una valutazione scientifica dei dati reali.” Genova, 06/11/2009 Info: Pinuccia Montanari cell. 3666824890 Cristina Morelli 3393681303 Ufficio stampa Verdi Liguria: Roberto Gallocchio 010/5484593

  1501 PETIZIONE SUL SOLARE
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 23 ottobre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO graziePetizione sul Solare Petizione al Governo Italiano “Per l’economia del Sole: difendiamo il Conto Energia” Al Sig. Ministro dello Sviluppo Economico On. Claudio Scajola Premesso che: • Le fonti rinnovabili sono una prospettiva reale di sviluppo sostenibile che può rappresentare sia un volano di sviluppo contro la crisi finanziaria, sia un efficace mezzo per contrastare i cambiamenti climatici. • Il nostro Paese oggi, grazie a un quadro di incentivazioni, come il Conto Energia per il fotovoltaico, sta recuperando il terreno perso negli anni passati, installando nuovi impianti a energie rinnovabili e sviluppando importanti filiere industriali in questo settore che vede, le Pmi protagoniste. • Il prossimo anno scadranno le incentivazioni relative al Conto Energia per il fotovoltaico, decise nel 2007, e il meccanismo sarà soggetto a revisione. Considerato che: • nel 2007 gli investimenti mondiali in tecnologie energetiche verdi a emissioni zero hanno raggiunto il livello record di 160 miliardi di dollari e un aumento del 60% rispetto al 2006; • gli investimenti mondiali in queste tecnologie ammonteranno a 400 miliardi di dollari nel periodo 2012/2020 e a 600 miliardi di dollari nel periodo 2020/2030; • l’investimento nella tecnologia solare ha registrato il maggior tasso di crescita nel 2007, aumentando del 250%; • l’industria del solare fotovoltaico ha prodotto 2,5 GWp di pannelli solo nel 2006 con un incremento del 40% rispetto al 2005 e la produzione 2007 si aggira intorno al 3,6 GWp; • l’efficienza delle celle fotovoltaiche è in continuo miglioramento, dal 12 al 16% degli impianti monocristallini e dal 10 al 14% dei policristallini; • in soli due anni, grazie agli incentivi del Conto Energia del 2007, l’Italia è passata da 50 MW ad oltre 500MW installati; • la vendita di impianti fotovoltaici ha generato nel 2008 un fatturato di più di un miliardo e mezzo di Euro, con un aumento del 150% rispetto al 2007; • a fine 2006 l’occupazione mondiale nella produzione di tecnologie rinnovabili contava 2,3 milioni di persone ed è attualmente uno dei pochi settori dove l’occupazione cresce nonostante la crisi; • l’UE e tutti gli esperti concordano sulla necessità di mantenere il sistema di agevolazione delle fonti rinnovabili fino al raggiungimento dell’autosufficienza (la c.d. Grid Parity), ipotizzato tra il 2016 e 2019 a seconda dei settori. Chiediamo al Governo di impegnarsi concretamente per confermare in tempi rapidi il sistema degli incentivi del Conto Energia per il fotovoltaico, tenendo conto della necessità di: • definire entro il 2009, la disciplina successiva al 2010 per dare certezza agli imprenditori, agli investitori ed ai cittadini; • snellire le procedure burocratiche nelle aree non soggette a vincoli particolari; • mantenere una significativa differenzazione degli incentivi per utilizzare al meglio le superfici già coperte, le aree industriali dismesse o da bonificare. Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Fondazione Univerde) Giovanni Valentini (Giornalista) Gianfranco Amendola (Magistrato) Mario Tozzi (Ricercatore CNR) Stefano Leoni (Presidente WWF Italia) Sergio Marini (Presidente Nazionale Coldiretti) Silvio Greco (Coordinatore Assessori Ambiente - Conferenza delle Regioni) Paride De Masi (Pres. Distretto Energie Rinnovabili della Regione Puglia) Guglielmo Pepe (Direttore National Geographic Italia) Marco Columbro (Attore) Marco Pinetti (Editore) Claudia Bettiol (Docente universitaria) Sergio Ferraris (Direttore Quale Energia) Seguono altre adesioni… Per aderire manda una mail con Nome, Cognome, Città, Incarico ed eventuale Associazione o Impresa a petizionesolare@universitaverde.it .

  1496 LA STORIA DEL NUCLEARE FRANCESE
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 20 ottobre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieda greenport.it 13 ottobre 2009 Altro scandalo del nucleare francese: scorie nucleari scaricate all'aperto in Siberia LIVORNO. In Francia è scoppiato l'ennesimo scandalo nucleare. Oggi il segretario di Stato all'ecologia francese, Chántale Jouanno, si è detta favorevole all'apertura di un'inchiesta interna del colosso energetico Electricité de France (Edf) sullo stoccaggio di scorie nucleari francesi in Siberia, però «si rifiuta di trarre conclusioni affrettate». Poi ha aggiunto: «Ma a partire dal momento nel quale ci sarà un dubbio, è normale che l'opinione pubblica possa essere informata» e .quasi a scaricare la patata bollente, ha ricordato che la questione nucleare riguarda il ministro dell'ecologia e dell'energia Jean-Louis Borloo, cioè il suo collega e "capo" nel governo francese. Un modo molto imbarazzato ed imbarazzante di affrontare la nuova tegola caduta sul nucleare "sicuro" francese dopo che l'inchiesta - "Déchets: le cauchemar du nucléaire", apparsa sulla rete televisiva Arte e poi ripresa con grande rilievo ieri dal quotidiano Liberation la quale ha svelato che il 13% delle scorie radioattive francesi sarebbero attualmente stoccate nel complesso atomico russo di Tomsk-7, in Siberia e che ogni anno 108 tonnellate di uranio impoverito provenienti dalle centrali atomiche francesi verrebbero spedite in Russia e scaricate a cielo aperto. Fortissimo l'imbarazzo di Edf che ha affermato che «I rifiuti radioattivi prodotti dal trattamento dei combustibili restano in Francia dove sono custoditi in depositi in tutta sicurezza nel sito di La Hague». Eppure le immagini dell'inchiesta condotta dai giornalisti di Liberation Eric Guéret e Laure Noualhat mostrano in maniera inequivocabile e dettagliata contenitori con combustibile nucleare usato stoccati accanto ad una ferrovia in Siberia senza nessuna precauzione. Infatti, alle assicurazioni del colosso nucleare in Francia non crede quasi nessuno, ad iniziare Réseau "Sortir du nucléaire": «Mentre il ministro dell'ecologia Chantal Jouanno si contenta di chiedere "un'inchiesta", con l'obiettivo evidente di guadagnare tempo perché l'affaire sparisca dall'attualità - dicono gli ambientalisti - Réseau "Sortir du nucléaire" chiede il ritorno in Francia delle scorie radioattive francesi abbandonate da Edf in Russia. In effetti, è ingiustificabile che l'industria nucleare francese si sbarazzi all'estero dei suoi rifiuti radioattivi. L'argomentazione ingannevole di Edf che pretende che non si tratti di scorie ma di "materiabile valorizzabile", non può essere posta: non è proprio più giustificabile lasciare in Russia sia "materiali valorizzabili" che rifiuti. Bisogna che la Francia nucleare si assuma le conseguenze delle sue attività e ne renda finalmente conto davanti all'opinione pubblica. I cittadini francesi devono in questa occasione prendere coscienza dell'accumulazione drammatica di diverse categorie di rifiuti e residui radioattivi prodotti dall'industria nucleare e dell'assenza di soluzioni per queste scorie. Il rimpatrio in Francia delle scorie radioattive spedite in Russia obbligherà le autorità francesi a tentare di trovare un sito di stoccaggio... sapendo che è più difficile trovare un sito del genere in Francia che in fondo alla Siberia. Questo permetterà di ricordare che, malgrado le manovre indegne, lo Stato francese no riesce, da molti mesi, ad imporre là realizzazione di un sito di interramento delle scorie radioattive: i tentativi fatti nell'Aube all'inizio del 2009 sono stati respinti dalle popolazioni locali e dalle associazioni antinucleari». Gli ambientalisti francesi fanno la lista di altre scorie che la Francia ha nascosto in altri Paesi come gli "sterili", vere montagne di residui dell'estrazione di uranio abbandonati a cielo aperto in Niger da Areva. La scoperta della discarica nucleare francese in Russia mette fortemente in dubbio quel che Edf ed Areva propagandano con una massiccia campagna sui media: «Il 96% delle scorie nucleari francesi sono riciclate», per "Sortir du nucléaire" «Si tratta chiaramente di una campagna di disinformazione che gli conviene rettificare». da terranews.it Francia Un documentario scioccante denuncia il traffico di rifiuti radioattivi che dal sito di Le Hague arriva in Russia. Un viaggio di 8mila chilometri tra nave e treno. I responsabili dell'agenzia energetica Edf inscenano una debole difesa Normandia-Siberia solo andata Ecco dove finiscono le scorie Simonetta Lombardo Ottomila chilometri di viaggio, poi un sito di stoccaggio all'aria aperta, in Siberia. È la fine che fa almeno il 13 per cento delle scorie radioattive francesi: ogni anno 108 milioni di tonnellate di uranio impoverito vanno a ingrossare l'enorme parco nucleare segreto del complesso atomico di Tomsk-7, una città di 30 mila abitanti nel grande nulla russo in cui è proibito l'accesso a stranieri e a giornalisti. Ad alzare il coperchio che tappava il bidone della "pulitissima" industria nucleare d'oltralpe è stato un documentario trasmesso due sere fa dal canale Arte, dal titolo Dechets, le cauchemar da nucleare (Rifiuti, l'incubo del nucleare). A realizzarlo Laure Noual hai ed Eric Guéret, una giornalista di Liberation e un regista che hanno lavorato otto mesi, coinvolgendo gli ambientalisti russi, a partire da Greenpeace, sulle tracce delle scorie. Hanno trovato riscontri raccolto ammissioni da parte della grande industria atomica francese, Areva, e dall'Edf, l'ente elettrico nazionale. Colti con le mani nel sacco, i responsabili del traffico hanno riconosciuto in prima serata che il flusso di uranio e plutonio esiste, ma hanno tentato di sostenere la tesi che si tratta di una sorta di regalo della grandeur nucleare francese agli amici russi. Dall'impianto di stoccaggio e ritrattamento di La Hague, infatti, esce un materiale che secondo Areva potrebbe essere lavorato e trasformato in Mox, il carburante che in futuro finirà nelle previste centrali italiane. Peccato che solo un 10 per cento dei rifiuti trasferiti in Siberia diventi di nuovo riutilizzabile: il restante 90 per cento è stoccato senza nessuna sicurezza in fusti all'aria aperta, come mostrano le foto e le riprese da satellite. Il traffico, che dura dalla metà degli anni Novanta, si svolge prima in nave e poi in treno: lungo gli ottomila chilometri che separano prima la Manica da San Pietroburgo e poi la antica capitale russa dalla Siberia, senza nessuna particolare misura di sicurezza. I rifiuti nucleari si nascondono, quindi, sotto il tappeto, ma lontano dagli occhi della società ce li produce. Stiamo parlando di una delle maggiori potenze del nucleare civile mondiale e delle due aziende con cui il governo Berlusco- ni ha stretto gli accordi per il ri-awio del nucleare a casa nostra. Ma Areva e Edf non sembrano far meglio di tanti trafficanti di casa nostra. Ieri è stato avvistato nel mare di Calabria un relitto che - secondo la cartina della società creata dall'imprenditore Giorgio Comerio per l'affondamento programmato delle scorie radioattive - potrebbe essere quello della Mikigan, la nave affondata nell'ottobre del 1986 con un ca- rico protetto da granulato di marmo, ossia da uno schermante delle radiazioni atomiche. Quello che i francesi fanno con maggiore sfoggio di mezzi andando a nascondere le scorie in Siberia, il malaffare italiano fa più semplicemente nel mare di casa nostra. Vuoi vedere che il nostro nucleare diventa più conveniente di quello di Parigi?

  1492 Nucleare francese? NO grazie.
  Inserito da Simona Simonetti Mercoledì, 14 ottobre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Nucleare NO grazieE' uscito oggi sul SecoloXIX il risultato di una inchiesta del quotidiano francese Liberation sulle scorie nucleari francesi. Un inchiesta destinata a lasciare il segno nella Francia nucleare che si cullata nell' illusione che il nucleare potesse essere sicuro.
L' inchiesta infatti dimostra che le scorie nucleari francesi venivano inviate in Siberia e che il piano di riciclo dei rifiuti radioattivi è un bluff. Il governo francese appare spiazzato.

vi proponiamo l' articolo del Secolo-Liberation.

Seversk,nome in codice Tomsk7, Siberia sudoccidentale: la città dei dannati. Trentamila abitanti seduti su tonnellate di rifiuti radioattivi e a stretto contatto con un gigantesco impianto per l’arricchimento dell’uranio, la Siberian Chemical Combine (Scc).

A Seversk, a partire dagli anni anni Novanta, la Franciaha inviato segretamente, ma con l’assenso del governo russo, grandi quantità di uranio impoverito proveniente dalle proprie centrali nucleari.

Secondo le rivelazioni del quotidiano francese Libération che ha ripreso un’inchiesta della rete televisiva Arte, si tratta di circa108 tonnellate di scorie l’anno, che sono state semplicemente stoccate in un’area a cielo aperto. Una condanna amorte per la popolazione di Seversk, una vergogna per la Francia che aveva più volte sbandierato il nucleare “sicuro” e la propria capacità di riciclare il 96% dei rifiuti radioattivi. «La realtà è un po’ differente», scrive Libération. Il circuito virtuoso del trattamento delle scorie è unamezza favola se è vero che circa il 13% finisce in Siberia.


Nota: vai sul sito di Liberation

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