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FEDERAZIONE PROVINCIALE DEI VERDI DI SAVONA: Lavoro e Industria

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  1824  E MELFI?
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 25 agosto 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industriada paneacqua.it

  1810 I VERDI PER POMIGLIANO D'ARCO
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 12 agosto 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaMOZIONE POMIGLIANO D'ARCO Il Consiglio Federale Nazionale riunito a Roma il 19 giugno 2010 esprime solidarietà ai lavoratori della FIAT di Pomigliano d'Arco. Il referendum del 22 giugno è un ricatto e chiede di esprimersi su diritti INDISPONIBILI, per il datore di lavoro, per i sindacati e per gli stessi lavoratori chiamati a votare la rinuncia al proprio diritto costituzionale allo sciopero e al diritto, acquisito attraverso le normative vigenti, alla copertura economica in caso di malattia. Qualora il ricatto funzionasse, verrebbe disconosciuta anche "La carta universale dei diritti dell'uomo" che all'articolo 4 dice che "nessun essere umano può essere ridotto in schiavitù o servitù". E' chiaro che il sistema produttivo è in una crisi senza precedenti dovuta al divorare risorse prima e essere umani poi. Crisi irrisolvibile a meno di un cambio di marcia e soprattutto di modello che si impone, se il problema del lavoro vuole trovare soluzione reali che durino nel tempo e non falliscano dopo pochi mesi. I piani industriali innovativi e sostenibili devono essere applicati a prodotti capaci di garantire un futuro socialmente, ambientalmente ed economicamente basato su un modello di relazioni e di redistribuzione del reddito equanime. Maria Grazia Campus, Miriam Massai, Barbara Diolaiti, Dino Barrera, Francesco Borrelli, Lorenzo Lombardi, Caterina di Bitonto, Benedetta Sciannimanica, Angela Rosaria Giugliano, Fernando Bonessio.

  1795 COSA FARE A POMIGLIANO D'ARCO
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 09 luglio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaAutore: Viale, Guido Riterritorializzazione e conversione ambientale dell'economia sono le uniche chances di uno sviluppo davvero umano. il manifesto, 1° luglio 2010 (f.b.) Sia Eugenio Scalfari che Gianni Riotta, nei loro editoriali di domenica scorsa su Repubblica e ilsole24ore, hanno messo giustamente in evidenza il rapporto tra la vicenda di Pomigliano e la globalizzazione, come già aveva fatto Luciano Gallino pochi giorni prima. L'apertura dei mercati mondiali, che è l'essenza della globalizzazione, porta inevitabilmente a un livellamento dei salari e della produttività del lavoro, intesa come intensità dello sfruttamento, o, se vogliamo, dell'erogazione della prestazione. Cioè verso un miglioramento nei paesi emergenti o restituiti, come l'Est europeo, allo "sviluppo"; e verso un peggioramento nei paesi già industrializzati e "affluenti", tra cui l'Italia. In queste comparazioni si leggono spesso cifre che meriterebbero una verifica: per esempio, è vero che dallo stabilimento Fiat di Pomigliano dipendono ben 10mila posti di lavoro nell'indotto locale? Ed è proprio vero che a Tychy, in Polonia, gli operai producono 10 auto per ognuna di quelle prodotte a Pomigliano? A parte la diversità dei modelli e della relativa complessità, dove sta la linea di demarcazione tra produzione di componenti e assemblaggio? È la stessa nei due stabilimenti o a Pomigliano ci sono più attività "internalizzate" che a Tychy? E i salari di Pomigliano, misurati sul costo della vita, quanto sono ancora superiori a quelli d Tychy? Comunque sia, per partecipare «alla Coppa del mondo del lavoro» Riotta ritiene che Pomigliano deve dimostrare che può produrre di più e a costi minori che in Polonia. Chi non accetta il gioco, combatte modernità e sviluppo. Questo approccio, che relega il Mezzogiorno nell'area del sottosviluppo (Napoli come colonia produttiva, come lo sono Polonia, Turchia o Serbia) rispecchia la linea di Confindustria, che vede nel diktat di Marchionne un modello per tutta l'industria italiana. Ma, attenzione! L'Italia è ancora una (nonostante la Lega) e questa accondiscendenza alle leggi della globalizzazione rischia di travolgere non solo Napoli, ma anche Torino e Milano; e con esse Riotta. Scalfari vede il problema e cerca un rimedio a un processo che gli pare irreversibile. Il rimedio è una politica redistributiva dello Stato che compensi con misure fiscali l'inevitabile erosione del potere di acquisto dei salari e con misure di welfare il peggioramento delle condizioni di lavoro nelle fabbriche. Se pensiamo alla cricca di Bertolaso, che ha divorato in meno di dieci anni 13 miliardi di euro, o ai costi della politica, che ne consumano molti di più, o ai bonus dei manager (che però "se li guadagnano": i loro non sono forse redditi da lavoro?), o all'evasione fiscale e ai condoni, che hanno portato il carico fiscale di chi paga le tasse (cioè i lavoratori dipendenti e la gente onesta) ben oltre il 50 per cento del reddito, una compensazione del genere pare non solo possibile, ma doverosa. Ma quelle risorse (Marx le chiamava plusvalore) provengono sì dalla compressione dei redditi da lavoro (in termini di potere di acquisto i salari italiani sono ormai i più bassi dell'Europa a 15); ma proprio la necessità di comprimerli ulteriormente è destinata a prosciugare anche il surplus a cui attingere per una auspicabile quanto per ora improbabile politica di redistribuzione. In ogni caso estrarre dal o contenerne gli effetti livellatori non potrà mai tenere il passo con i ritmi della globalizzazione. Ci sono altre alternative a questa due indicazioni? Non lo è certo il protezionismo, più volte proposto dalla Lega e da Tremonti (un commercialista osannato come "genio" da supporter e oppositori che predica il contrario di quello che fa e nasconde quello che fa con i giochi di parole: l'ultima trovata è chiamare "economia sociale di mercato" la sua marcia forzata verso liberismo e privatizzazioni). Comunque, chiudere o restringere i varchi alle importazioni, posto che l'Europa lo consenta - l'Italia non ha più l'autonomia per farlo - vuol dire restringere di altrettanto gli sbocchi delle nostre produzioni. Una politica che l'industria italiana non può permettersi. Meno che mai c'è un'alternativa nella teoria proposta e riproposta da Stefano Cingolani sul Foglio, delle flying geese: le anatre che si alzano in volo una dietro l'altra, come i paesi emergenti che adottano prodotti e tecnologie abbandonati dai paesi industrializzati mano a mano che questi passano a produzioni a più alto valore aggiunto. Una "teoria dello sviluppo" in cui nessuno perde. Ma da tempo le cose non si svolgono più in modo così ordinato; ricerca e istruzione - peraltro da noi completamente abbandonate e sostituite dalla più stupida televisione del mondo - hanno ormai messo diversi paesi emergenti (Cina, India soprattutto) alla pari, se non più avanti dell'Italia, sia in campo scientifico che tecnologico, pur avendo mantenuto costi del lavoro e ambientali di gran lunga inferiori. Ma ci sono altri "fattori competitivi" con cui contrastare gli effetti perversi della globalizzazione? A mio avviso - ma non è un parere personale; è solo la mia personale esposizione di un pensiero condiviso da milioni di persone che in vari modi lo praticano o cercano le strade per praticarlo - c'è un solo modo per contenere gli effetti perversi del livellamento indotto dalla globalizzazione, sia sui paesi oggi affluenti, sia su quelli emergenti, sia su quelli rimasti ai margini. Ma c'è un solo modo anche per contenere il divide tra ricchi e poveri, che passa sempre di più all'interno delle nazioni e sempre meno nel rapporto tra una nazione e l'altra. La strada da imboccare è la progressiva e graduale "riterritorializzazione" dei mercati e delle produzioni. Un processo che non tocca l'informazione e i saperi (i bit), la cui circolazione sarà resa sempre più fluida dalla diffusione della rete, nonostante tutti gli ostacoli legali e proprietari imposti alla circolazione delle conoscenze; ma che renderà sempre più costosa la circolazione dei beni fisici e dei materiali (gli atomi): sia per il costo dei combustibili, destinato comunque a crescere verticalmente, sia per gli impatti delle loro emissioni. Ma è un processo che va assecondato e governato, per evitare che abbia conseguenze dirompenti sulle nostre vite. La riterritorializzazione di mercati e produzioni coincide in gran parte con la conversione ambientale nei settori vitali del sistema economico. Questo obiettivo è ormai chiaro e largamente condiviso nel settore agroalimentare, dove molti sono ormai concordi nel denunciare i danni delle monoculture, dell'uso dei fertilizzanti e dei pesticidi chimici, dell'espropriazione dei coltivatori diretti (che Carlo Petrini insiste giustamente a chiamare «contadini», perché sono portatori di una vera cultura, non solo tradizionale ma anche innovativa e scientificamente aggiornata). Qui riterritorializzazione significa multifunzionalità delle aziende agricole, valorizzazione delle colture e delle specialità tradizionali, delle specie autoctone, delle produzioni biologiche, Km0: è l'unica strada per restituire la sovranità alimentare a tutti i paesi e a ogni comunità. Subito dopo viene la valorizzazione dei materiali di risulta (con il riciclo degli scarti) e dei prodotti già in uso (con la promozione della loro durata attraverso la cultura della manutenzione e del riuso). Il terzo ambito è quello della mobilità sostenibile, con servizi di trasporto condivisi, anche personalizzati, al posto della ormai insostenibile diffusione della motorizzazione privata. Poi viene la manutenzione del territorio e dell'edificato. Ma il primo posto spetta comunque all'efficienza energetica e alle fonti rinnovabili, per sfruttare in modo decentrato, distribuito e autonomo le risorse locali di ogni territorio (ho cercato di presentare nel modo più semplice possibile le problematiche connesse alla riconversione di questi settori nel mio Prove di un mondo diverso, Nda Press, 2009). Enunciate così, sono indicazioni astratte; ma ciascuna è suscettibile di infinite contestualizzazioni in grado di valorizzare le risorse tanto dei paesi affluenti che di quelli emergenti o emarginati. Ma si tratta, nel caso specifico del nostro paese e del contesto europeo, di indicazioni in grado di valorizzare anche i due principali "fattori competitivi" residui su cui possiamo ancora contare. Il primo è la complessità sociale, l'estrema differenziazione dei ruoli, delle competenze, delle esperienze, dei saperi, che coincide con il processo di individualizzazione del corpo sociale protrattosi per tutto il corso dell'era moderna e che il conformismo e l'omologazione promossi dalla società di massa non sono ancora riusciti a cancellare. Una complessità che i paesi emergenti ancora non conoscono; o che spesso hanno distrutto per una troppo rapida accettazione degli stereotipi occidentali, ma che sicuramente non possono ricostruire in pochi anni. Il secondo è la diffusione dei saperi presente all'interno del tessuto sociale, che non è più fatto da tempo di plebi ignoranti, ma nemmeno solo di competenze formali acquisite in ambiti scolastici, avulsi dai contesti sociali (si tratta, anche in questo caso, di un fattore a rischio, incalzato da quella «dittatura dell'ignoranza» che è l'epitome dello il Zeitgeist). E perché sono "fattori competitivi"? Perché la transizione verso produzioni ambientalmente compatibili non solo è irrealizzabile senza una partecipazione consapevole delle comunità coinvolte; ma ha anche bisogno dei loro saperi. Sia di quella conoscenza del territorio e dei contesti sociali che solo chi vive in essi possiede; sia delle competenze che ciascuno ha sviluppato attraverso esperienze di studio, di lavoro o di vita che le strutture aziendali, stregate dai risparmi realizzati a spese del precariato, non sanno più valorizzare. Ma la transizione verso la compatibilità ambientale può mettere capo a modelli tecnico-organizzativi che possono essere esportati o comunque diffusi in tutto il mondo. Si pensi al valore di una rete locale di energia rinnovabile, distribuita e autosufficiente; a uno schema di mobilità fondato sul trasporto flessibile; ai vantaggi, anche economici, di un diffuso ricorso all'ecodesign; ai modelli di edilizia popolare ecocompatibile; a una filiera agroalimentare territorialmente circoscritta, capace di mettere a frutto tutte le conoscenze scientifiche disponibili (che non sono l'ingegneria genetica): eccetera. Si tratta allora di creare, o riaprire, degli spazi pubblici dove questi saperi possano confluire, confrontarsi, integrarsi, pur nella irriducibile diversità di valori e interessi di cui sono espressione; e, alla fine, sintetizzarsi in una o più proposte di transizione a livello locale. Ha qualcosa a che fare tutto ciò con la vicenda di Pomigliano? No, se quella vicenda viene vissuta come una "emergenza": un "prendere o lasciare" imposto all'ultimo momento. I processi di transizione e la conversione ambientale hanno bisogno di tempo per maturare; ma soprattutto di soggetti e di attori che la promuovano. Sì, però, se si affrontano i problemi per tempo; mano a mano che l'inevitabilità delle crisi aziendali e delle produzioni attuali comincia a prospettarsi. E questo è, tra gli altri, il caso tanto di Termini Imerese quanto di Pomigliano.

  1737 LA VERA MANOVRA? TAGLIARE LA SPESA MILITARE !!!
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 27 maggio 2010 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaInvece di scaricare la crisi sulle fasce più deboli della popolazione il governo tagli le commesse militari: solo rinunciando all'acquisto degli armamenti l'Italia potrebbe risparmiare 29 miliardi di euro". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "La manovra economica approvata dal governo funziona come un Robin Hood al contrario che toglie ai poveri per dare ai ricchi, è un disastro sociale che renderà i poveri ancora più poveri". "Tagliando la commessa per 131 i caccia bombardieri F-35 (JFF) si possono risparmiare 15 miliardi di euro - spiega il leader del 'Sole che ride'. Il programma per l'acquisto di 121 caccia Eurofighter alla fine costerà all'Italia 18 miliardi di cui al nostro paese resta da liquidare l'ultima trance da 5 miliardi. Si cancelli l'acquisto delle 10 fregate 'Fremm' che costeranno 5 miliardi di euro e si rinunci ai 100 elicotteri NH90, altri 4 miliardi: il risparmio complessivo sarebbe di ben 29 miliardi di euro". "Portando poi la tassa sulle rendite finanziarie dal 12,5% attuale al 20% si potrebbero recuperare 5 miliardi a cui si potrebbero aggiungere altri 1,3 miliardi cancellando il primo anticipo già stanziato dal Fondo Cipe per il Ponte sullo Stretto di Messina - continua -. Inoltre utilizzando software libero nella Pubblica amministrazione si potrebbero risparmiare circa 400 euro per ogni pc, ossia, complessivamente, altri 3 miliardi di euro". E' immorale che mentre si propina una cura di 'lacrime e sangue' ai cittadini non si taglino programmi militari e quelle opere inutili che il governo ha avviato - conclude Bonelli -. Oggi più che mai è necessario fare proprie le parole del Presidente Sandro Pertini: 'svuotare gli arsenali per riempire i granai'".

  1584 UNA VERA NOVITA'. GLI INFORTUNI SUL LAVORO !!!
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 31 dicembre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industria Ieri pomeriggio intorno alle ore 15, un operaio A. V. di 36 anni, si è infortunato in via Matilde Serao 10, durante la fase di smontaggio di una struttura di supporto. Durante la fase di smontaggio del castello di tiro, individuato al primo piano dell’edificio, lo stesso disancorato si abbatteva sulla via trascinando al suolo il lavoratore facendolo precipitare da un altezza di circa sei metri. Sono intervenuti, i Vigili del Fuoco, la Polizia e gli operatori del 118, che vista la gravità dell’infortunato ne hanno disposto l’immediato trasferimento presso l’ Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. Gli ispettori della Struttura Complessa Prevenzione Sicurezza degli Ambienti di Lavoro della Asl 2 Savonese stanno raccogliendo tutte le possibili informazioni sul lavoratore e sulla dinamica dell’infortunio anche per rilevare eventuali responsabilità da parte di terzi. FONTE SAVONA NOTIZIE

  1583 AUMENTA IL GRADIMENTO DI UN LAVORO “NEL PUBBLICO”
  Inserito da Alessandro Tomaselli Mercoledì, 30 dicembre 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaMercoledì 23 dicembre 2009, la Repubblica ha reso noti i risultati di un sondaggio realizzato da Demetra (2009), riguardante il tipo di occupazione preferita dagli italiani. Emerge che la maggior parte degli intervistati (28,4%), in una scelta tra sei possibili risposte, esprime la propria preferenza per “Un lavoro alle dipendenze di un ente pubblico”. I restanti si dividono tra il gradimento di “Un lavoro in proprio” (26%), da “libero professionista” (20,1%), alle “dipendenze di una grande impresa” (17,4%) e di “una piccola impresa o di un artigiano” (4,5%). Il 3,5% degli intervistati “non sa rispondere”. La preferenza per il “pubblico” è in crescita (25,8% nel 2004), così come il lavoro per una grande impresa, (14,4% nel 2004) mentre sono in calo le preferenze per il lavoro in proprio (31% nel 2004) e da libero professionista (21,5% nel 2004). Resta poco appetito il lavoro per la piccola impresa (4,5% anche nel 2004). Se questa domanda potesse incontrarsi con l’offerta ...


Nota: Demetra, 2009. Il lavoro preferito. La Repubblica, 23/12/2009, 31

  1291 SCIOPERO IL 13 FEBBRAIO I VERDI CON LA CGIL
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 12 febbraio 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industria Coordinamento Nazionale dei Verdi nell’ultima riunione ha deciso all’unanimità di aderire allo sciopero generale indetto per venerdì 13 febbraio dagli statali e dai metalmeccanici della CGIL. Lo ha reso noto un comunicato dell’Ufficio stampa della Federazione Nazionale dei Verdi. I Verdi, che sostengono con convinzione la battaglia della Cgil, saranno in piazza contro il tentativo del governo di isolare il più grande sindacato italiano e soprattutto al fianco dei lavoratori per un vero piano contro la crisi economica che punti con decisione sulla nuova economia verde. Mentre in tutti i paesi occidentali, in particolare negli Usa di Obama, questo è il perno dei piani anti-crisi, in Italia il piano del governo Berlusconi è drammaticamente insufficiente e inadeguato a fronteggiare una crisi che nel corso del 2009 produrrà conseguenze drammatiche sia sul piano occupazionale che sulla vita di milioni di famiglie italiane.

  1255 PERCHE' NON LEGGERE UN EDITORIALE DI NAOMI KLEIN SULLA CRISI?
  Inserito da Alessandro Tomaselli Lunedì, 12 gennaio 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaParla della costruzione dei disastri (bellici ed economici) e dell’assegnazione della loro soluzione a quegli stessi soggetti che li hanno determinati. Si può leggere nel sito Internet: http://www.redroom.com/blog/ugo-mattei/plunder-blog-naomi-klein-bailout


Nota: Klein N., 2008. http://www.redroom.com/blog/ugo-mattei/plunder-blog-naomi-klein-bailout; Mattei U., 2008. Piccole apocalissi. Le possibili vie d'uscita dal capitalismo dei disastri, eddyburg.it, 28.12.2008

  1244 SIAMO PROPRIO FLESSIBILI
  Inserito da Danilo Bruno Lunedì, 05 gennaio 2009 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industria DA APRILE.IT Lavoro Alla fine del mese di settembre hanno raggiunto quota 2.812.700. Sono il 12 per cento del totale degli occupati in Italia. Dal 2004 al settembre scorso sono aumentati del 16,9 per cento. Ben 5 volte di più dell'incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che sono cresciuti, nello stesso periodo, del 3,1 per cento. Il Mezzogiorno è la macro area dove sono più numerosi: ben 940.400 pari al 33,4 per cento del totale nazionale. Stiamo parlando dei lavoratori atipici Sono aumentati del 16,9% dal 2004 a settembre 2008 . Alla fine del mese di settembre hanno raggiunto quota 2.812.700, sono il 12% del totale degli occupati in Italia: sono i lavoratori atipici, più comunemente chiamati "precari", secondo le stime della Cgia di Mestre. Dal 2004 al settembre scorso i precari sono aumentati del 16,9%, 5 volte di più dell'incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che sono cresciuti, nello stesso periodo, del 3,1%. Il Mezzogiorno è la macro area dove sono più numerosi: ben 940.400 pari al 33,4% del totale nazionale. La Cgia ha analizzato il mercato del lavoro nazionale concentrando l'attenzione sul mondo dei cosiddetti flessibili costituito da dipendenti a tempo determinato (che include anche gli ex lavoratori interinali), da lavoratori assunti con collaborazioni coordinate e continuative a progetto e da prestatori d'opera occasionali. A sorpresa è il Sud la ripartizione geografica che ne conta di più. "La maggior presenza di precari al Sud- commenta Giuseppe Bortolussi della CGIA di Mestre - è dovuta al fatto che in quell'area sono più diffuse che altrove le attività stagionali che per loro natura richiedono contratti a tempo determinato come l'agricoltura, il turismo, la ristorazione e il settore alberghiero. Non va nemmeno dimenticato che una buona parte di questi precari sono assunti nel pubblico che nel Mezzogiorno continua ad essere un serbatoio occupazionale ancora molto significativo". Se i 940.400 precari occupati nel Sud costituiscono il 33,4% del totale nazionale, a Nordovest sono 692.600 (pari al 24,6% del totale), nel Centro 606.000 (21,5%) e nel Nordest 573.700 (20,4%). L'analisi della CGIA di Mestre si è soffermata anche sull'orario medio settimanale di alcune di queste figure. Se un co.co.pro. mediamente ogni settimana lavora 31 ore, un prestatore d'opera occasionale è occupato per 23, contro una media settimanale di un operaio assunto a tempo indeterminato pari a 37 e di un impiegato sempre con il posto fisso pari a 35. "La cosa interessante - conclude Bortolussi - è che tra gli impiegati e gli operai con un posto di lavoro stabile oltre il 50%, cioè 7.669.000 occupati su un totale di 15.181.000, lavora effettivamente più di 40 ore settimanali contro una media delle due categorie messe assieme pari a 36. Almeno in linea teorica ci sono le condizioni, per alcuni settori produttivi, di ragionare sull'ipotesi di introdurre la settimana corta in funzione anti-crisi". "I dati della Cgia di Mestre confermano l'emergenza precarietà e indicano un aumento, negli anni, di questa forma di lavoro. Questo problema è stato al centro delle politiche del mercato del lavoro del governo Prodi". Lo dice Cesare Damiano, vice ministro del Lavoro nel governo ombra del Pd in una nota osservando che "non a caso lo sconto sul costo del lavoro, la cosiddetta diminuzione del cuneo fiscale che produce risparmi strutturali pari a 5 miliardi di euro su base annua a vantaggio delle imprese, agisce come incentivo esclusivo per il lavoro a tempo indeterminato". Lo stesso significato era legato, spiega, "alla scelta del credito d'imposta per l'incremento del lavoro femminile nelle aree svantaggiate, soprattutto nel mezzogiorno. Queste iniziative - accusa - sono state contraddette dalle scelte del governo Berlusconi che ha nuovamente allargato il ventaglio dei lavori flessibili e non applicato il credito d'imposta. Oggi, di fronte alla crisi, si pone il problema di estendere gli ammortizzatori sociali alle piccole imprese e al lavoro precario".

  1208 NEL LAZIO SI PUO'...E A SAVONA
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 03 dicembre 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industria...a proposito di un impossibile rapporto fra CGIL (Pro Margonara, Maersk, centrali,...) e Verdi

  1122 ITALIANA COKE e la libertà di respirare
  Inserito da Carlo Vasconi Mercoledì, 29 ottobre 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaLe affermazioni del Consigliere Regionale Oliva di Forza Italia rappresentano un parametro significativo della superficialità con la quale entra nel merito di questioni importanti, con dichiarazioni demagogiche che lasciano trasparire con evidenza la sua non conoscenza della realtà territoriale, dei problemi e della realtà sociale locale.
Nello specifico, Oliva manifesta assoluta incapacità di valutazione tecnica del documento inviato alla Conferenza dei Servizi dall’Amministrazione Cairese, del quale evidentemente ignora i contenuti, e cosa ancor più assurda dimostra di non avere collegamenti neppure con i suoi rappresentanti che siedono tra i banchi della minoranza consigliare del comune di Cairo Montenotte, che, dopo aver ignorato il problema Cokeria per anni, accusano l’Assessore Goso di aver tenuto posizioni troppo morbide nei confronti dell’azienda.
Alla luce della relazione tecnica di Arpal redatta al termine di un monitoraggio sull’azienda durato un anno e commissionato dalla Regione Liguria, ritengo legittima, anzi doverosa la richiesta del Comune di inserire nell’autorizzazione della Cokeria, prescrizioni mirate al miglioramento degli impianti e al controllo delle emissioni, in un ottica di prosecuzione delle attività che possano garantire un futuro occupazionale e un miglioramento della qualità dell’ambiente lavorativo ai dipendenti e ai residenti.

Sono certo che Oliva non stia interpretando correttamente la posizione della CGIL ma stia soltanto cercando di mettere il cappello della Destra sulle organizzazioni Sindacali.

Per altre voci, intervenute sull’ argomento, ci sembra assolutamente evidente la necessità di allinearsi con le tesi del centro destra più che di occuparsi di ambiente e lavoro.

Gli irresponsabili in questa vicenda non sono i Verdi e l’ Amministrazione Cairese ma coloro che pensano che la crisi economica autorizzi le aziende ad una indiscriminata libertà di inquinare.

  986 MORTI SUL LAVORO? NON ESISTONO...LO SOSTIENE CASTELLI...
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 19 agosto 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industriada greenreport.it

  978 TARANTO: UNA LETTURA ESEMPLARE PER NOI TUTTI
  Inserito da Danilo Bruno Domenica, 17 agosto 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industriada aprile.it

  959 I MORTI SUL LAVORO? UN FINZIONE ...LO DICE CASTELLI...
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 12 agosto 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industriada yahoo.it

  946 TONARELLI (VERDI): TRASFERIAMO LA TESTA A LUSIGNANO
  Inserito da Marco Brescia Martedì, 05 agosto 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industria ALBENGA DIBATTITO SEMPRE ACCESO MA ANCORA NULLA DI UFFICIALE PER LO STABILIMENTO DI LECA La fabbrica Testa si trasferirà da Leca a Lusignano, al confine con Villanova? La proposta è stata avanzata ieri dai consiglieri comunali di maggioranza Marco Bregoli (Pd) e Carlo Tonarelli (Albenga c'è). «Questa ipotesi non nasce per fare polemica ma per trovare una mediazione che tenga conto di tutti gli aspetti di questa vicenda, partendo dall'esigenza di aiutare 60 persone a mantenere il loro posto di lavoro. Si tratta di lavoratori ad altissima professionalità, che sarebbe difficile riconvertire ad altri impieghi», puntualizzano i due esponenti del centrosinistra ingauno. «Per il momento non c'è ancora nulla di ufficiale sul trasferimento del sito produttivo, ma le proprietarie dell'azienda hanno contattato i proprietari di alcuni terreni a Bastia, nella zona vicina a Coasco, con la prospettiva di acquisire i terreni dove completare la delocalizzazione. Crediamo che questa soluzione presenti numerose problematiche e quindi abbiamo chiesto al sindaco di valutare la possibilità di far realizzare i nuovi capannoni nella zona del futuro depuratore comprensoriale, sulla sponda destra dell'Arroscia», spiega Bregoli. «Siamo intenzionati a salvaguardare l'occupazione, ma anche l'ambiente e l'agricoltura, alla quale non si può sottrarre altro terreno per costruire fabbriche o case. Per questo motivo sottoscriviamo in pieno le parole dell'architetto Ugo Baldini sugli obiettivi del Piano urbanistico comunale e sul futuro dell'economia albenganese, dove il settore agricolo rappresenta il valore aggiunto rispetto agli altri paesi costieri», aggiunge Tonarelli. Bregoli, consigliere delegato all'agricoltura, ricorda: «Ad Albenga manca una zona artigianale e ci sono solo interventi a macchia di leopardo, perché non c'è mai stata una pianificazione seria per fare convivere tutte le realtà economiche del territorio. La proprietà della Testa chiede tra i quindici e i ventimila metri quadrati di terreno per edificare la nuova industria. Se la fabbrica rimarrà ad Albenga, non vediamo altre soluzioni oltre a quella di Lusignano, dove tra l'altro ci sono già alcuni capannoni. Di certo, i proprietari dovranno risolvere il problema degli odori, garantendone la cessazione con lo spostamento». I promotori dell'ipotesi Lusignano lasciano la porta aperta anche ad un altro scenario: «Se ci fossero altri centri del comprensorio albenganese interessati ad accogliere la Testa, il Comune potrebbe studiare la possibilità di un accordo con le altre amministrazioni». Tonarelli focalizza l'attenzione sul recupero dell'area industriale di Leca: «Se la delocalizzazione andrà in porto, nella fabbrica dismessa si dovrà realizzare una quota sostanziosa di edilizia convenzionata per i residenti. L'attuale stabilimento è vicino alla futura stazione ferroviaria e al casello autostradale. La costruzione di case con prezzi calmierati sarebbe un modo per fermare l'esodo verso l'entroterra degli albenganesi, ormai costretti ad arrampicarsi sui monti per trovare abitazioni a prezzi abbordabili». Angelo Fresia Da "La Stampa "

  928 IPLOM: UN PROBLEMA REGIONALE !!!
  Inserito da Danilo Bruno Domenica, 03 agosto 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industria IPLOM: UNA BOMBA INNESCATA I VERDI SI RECANO A BUSALLA E RIBADISCONO LA NECESSITA’ DI SPOSTARE L’IMPIANTO PER LA SICUREZZA DEI CITTADINI Dopo l’ennesimo incidente avvenuto ieri alla raffineria Iplom di Busalla, i Verdi ribadiscono la necessità di salvaguardare la sicurezza e la salute dei cittadini e dei lavoratori attraverso la delocalizzazione dell’impianto e la verifica dei sistemi di sicurezza interni alla raffineria. In questi anni i Verdi sono intervenuti più volte nelle istituzioni, tra cui con due interrogazioni regionali, chiedendo lo spostamento dell’impianto dal sito attuale che è scandalosamente a poche centinaia di metri dalle abitazioni e dall’autostrada. Oggi il consigliere provinciale dei Verdi Angelo Spanò si è recato sul posto per verificare la situazione dopo l’incendio, ascoltare i lavoratori e le istanze dei cittadini di Busalla. “L’Iplom è una bomba innescata, - dichiarano Cristina Morelli consigliere regionale e Angelo Spanò consigliere provinciale dei Verdi - i cittadini di Busalla sono esasperati da sessant’anni dalla stretta convivenza con gli impianti di raffinazione della Iplom e negli ultimi anni si sono verificati incidenti che hanno posto in evidenza come questa struttura ad elevato rischio ambientale non può coesistere con il centro abitato. La concessione per l’attività dell’Iplom a Busalla scadrà nell’anno 2013, data per cui viene ipotizzata la delocalizzazione. Come Verdi chiediamo a che punto sono i lavori del tavolo istituzionale che dovrebbe valutare l’accellerazione della delocalizzazione rispetto alla data del 2013, decisione che auspichiamo fortemente. Chiederemo anche che venga effettuato un accurato studio sull’inquinamento da Composti Organici Volatili (COV o VOC) nell’area limitrofa alla raffineria, così come svolto a Genova-Multedo dove intorno agli impianti petrolchimici sono stati rilevate altre percentuali di tali componenti, quali idrocarburi, benzene, toluene, metano, come risaputo cancerogeni. Non ultima una approfondita inchiesta sulle cause di questo ultimo incendio, - concludono Cristina Morelli e Angelo Spanò – che, come quello più vasto del 1 settembre 2005, ha messo a grave repentaglio anche la sicurezza di lavoratori e soccorritori”.

  905 GENOVA E SALUTE DEL MARE: UN PROBLEMA VERDE
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 29 luglio 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaCOMUNICATO STAMPA MULTEDO, POLO PETROLCHIMICO E PORTO PETROLI: I VERDI AL SINDACO VINCENZI: ATTI CONCRETI, DISMISSIONE E DELOCALIZZAZIONE ATTUARE GLI IMPEGNI DOPO GLI ULTIMI ALLARMANTI STUDI SULL’INQUINAMENTO E ISTITUIRE UN OSSERVATORIO COMUNALE EPIDEMIOLOGICO I Verdi hanno analizzato, attraverso un gruppo di studio composto da Valerio Gennaro (epidemiologo), Mara Michelini (Consigliere Municipale, VII Genova – Ponente), Gianfranco Porcile (già primario di oncologia), Luca Dallorto (Consigliere comunale dei Verdi) e Alessandro Tomaselli (responsabile ricerca dei Verdi), la situazione dell’inquinamento ambientale nella zona abitata limitrofa al polo petrolchimico e al porto petroli di Multedo, che risulta particolarmente preoccupante da un punto di vista sanitario anche dai più recenti studi. La zona di Multedo è oggetto di analisi per la qualità della sua aria già da diversi anni, da parte della Provincia, ARPAL e IST Chimica Ambientale. Tutti questi studi concordano sulla presenza a Multedo di quantità eccezionali di Composti Organici Volatili (COV o VOC, che includono idrocarburi cancerogeni, benzene, toluene, metano, benzofurani, diossine,ecc.). Dopo la chiusura della cokeria di Cornigliano questa zona della città è quella che presenta la maggiore concentrazione di COV. L'IST per primo aveva già dimostrato che questi composti a Multedo derivano da quattro principali fonti: traffico, Superba, Carmagnani e Porto Petroli. Il più recente studio epidemiologico della dott.ssa Marina Vercelli sulla mortalità per causa e incidenza di patologie tumorali nelle aree di Genova Multedo e Pegli, già presentato alla riunione scientifica annuale dell’Associazione Italiana Registri Tumori nello scorso aprile a Mantova, conferma dati assai preoccupanti sull’incidenza dei tumori in relazione all’esposizione ai composti organici volatili, col loro aumentare crescono progressivamente i tassi di morte per tutte le cause e per il totale dei tumori. L’indagine in oggetto è stata trasmessa in data odierna al Sindaco Marta Vincenzi dal Consigliere Delegato alle questioni ambientali Luca Dallorto, che interviene con una nota che evidenzia la richiesta di provvedimenti urgenti a tale riguardo. “A fronte di uno studio come questo, - dichiara Luca Dallorto consigliere comunale dei Verdi - che mostra una relazione tra inquinamento e gravi patologie, e che conferma i timori espressi in questi anni dal Comitato di Quartiere di Multedo in varie occasioni, occorre che ne sia dato il giusto risalto e che la giunta comunale, col sostegno di maggioranza e opposizione, prendano al più presto i provvedimenti per la de-localizzazione del porto petroli e la dismissione del petrolchimico. Come Verdi riteniamo prioritaria la salute dei cittadini, chiediamo quindi che la giunta affronti con decisione la questione al fine di risolverla, ricordando che, dopo l’incidente della Carmagnani, il “Protocollo d’Intesa” del lontano 1989 prevedeva la cessazione di ogni attività petrolchimica a Multedo entro il 1991 e oggi, a distanza di quasi 20 anni, i gravi ritardi accumulati sono anch’essi responsabili di patologie e mortalità. Non dimentichiamo inoltre il rischio industriale di incidente sempre presente, come evidenziato dal Piano Provinciale di Protezione Civile. Ci aspettiamo, – conclude Luca Dallorto – quale importante atto di questa giunta verso una politica attenta alla salute e all’ambiente, l’apertura di un tavolo tecnico entro il prossimo autunno che trovi in tempi rapidi la giusta soluzione.” Il responsabile ricerca dei Verdi Alessandro Tomaselli aggiunge “Proponiamo inoltre un’azione di politica sanitaria su base comunale: la situazione di Multedo suggerisce l'urgenza di istituire un Osservatorio Comunale Epidemiologico (OCE) che acquisisca regolarmente e tempestivamente i dati ambientali (dalla Provincia, dall’ARPAL, dall’IST ecc.) e sanitari (Ass. salute regionale), già presenti ed informatizzati, al fine di produrre un "Incrociatore" di dati sanitari ed ambientali. L'Osservatorio Epidemiologico Comunale non dovrebbe essere una struttura virtuale o politica, ma squisitamente tecnica (di eccellenza) orientata alla Salute Pubblica ed alla Prevenzione Primaria delle malattie.” Genova, 28 luglio 2008 Info: cell. 3357469205 – 3351444767 - 3299718032

  858 UN POSSIBILE SCENARIO: LATINA E' VICINA !!!
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 15 luglio 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaDA APRILE.IT

  830 UN ALTRO LAVORO?
  Inserito da Danilo Bruno Lunedì, 30 giugno 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaDA GREENREPORT.IT

  824 A ROMA COMINCIAMO A PARLARCI?
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 26 giugno 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industriada greenreport.it


Nota: E A SAVONA? DI TULLIO, ROSSELLO,...BATTETE UN COLPO NOI TROPPE VOLTE ABBIAMO PROPOSTO IL DIALOGO TROVANDO SOLO IL VOSTRO SODALIZIO CON IL CEMENTO...

  620 E' eversivo controllare la sicurezza dei posti di lavoro?
  Inserito da Carlo Vasconi Venerdì, 04 aprile 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaLeggo con stupore le dichiarazioni del sig.Alessandro Piccardo , a fronte di segnalazioni precise e circostanziate arrivate al mio gruppo politico che indicherebbero condizioni anomale di lavoro che non garantirebbero la sicurezza dei lavoratori a causa del forte aumento di traffici di container , e cittadini che lamentano condizioni inaccettabili per il rumore causato dalla movimentazione di container anche durante le ore notturne.
Ho ritenuto di allarmare l’ispettorato al lavoro, l’I.n.a.i.l., il servizio prevenzione e sicurezza dell’azienda sanitaria e altri organismi preposti alla salvaguardia della sicurezza e della salute dei lavoratori - suffragate tra l’altro dal fatto allarmante di qualche giorno fa che ha visto un container rovesciato nella strada -che solo per un caso fortuito non ha causato l’ennesimo incidente .
Non si comprende la reazione dell’amministratore delegato del Reefer Terminal rispetto ad una iniziativa del tutto legittima e che chiama in causa enti che sono preposti a controllare il lavoro nelle aziende : se poi tutto risulterà in regola saremo i primi a rallegrarcene ma troppo spesso i controlli e i rilievi vengono fatti dopo accadimenti dolorosi di infortuni , i miei esposti vanno nella direzione della prevenzione che almeno questa spero sia condivisa da tutte le parti sociali.

In ultima analisi non considero eversivo chiedere a organismi dello Stato di intervenire per verificare le condizioni di lavoro e le condizioni ambientali ma cosa doverosa che non deve incontrare resistenza alcuna

  617 UN CAPITALISMO IN CRESCITA SENZA LIMITI ?
  Inserito da Danilo Bruno Venerdì, 04 aprile 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industriada Eddyburg.it

  595 A TARANTO SFILANO I BIMBI CONTRO L'INQUINAMENTO
  Inserito da Marco Brescia Domenica, 30 marzo 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaCorteo con Pecoraro Scanio, capolista della Sinistra in Puglia La settimana scorsa avevano inondato di lettere - duemila, per l'esattezza - la scrivania del presidente della regione Puglia Nichi Vendola. Ieri, non contenti, hanno invaso le strade di Taranto per sostenere le ragioni dell'ambiente. Sono stati i "Bambini contro l'inquinamento", l'associazione creata dal pediatra tarantino Giuseppe Merico, a capeggiare la grande manifestazione - oltre diecimila persone - svoltasi ieri a Taranto e alla quale hanno aderito associazioni ambientaliste, sindacati, comune e provincia. Una mobilitazione trasversale che la "città dell'acciaio" - quella che vanta il macabro primato del 90,3% della produzione di tutta la diossina industriale italiana - ha coinvolto per intero. In corteo, tra striscioni colorati e mascherine anti smog, hanno sfilato soprattutto gli studenti delle scuole tarantine, dalle elementari alle superiori. Insieme a loro anche il sindaco Ippazio Stefano e il ministro dell'ambiente: «La pressione della società civile - ha affermato Alfonso Pecoraro Scanio, capolista proprio in Puglia per la Sinistra Arcobaleno - rende sicuramente più facile il compito delle istituzioni che così possono meglio ascoltare le ragioni dell'ambiente rinunciando al ricatto occupazionale». Solo il primo marzo scorso, Pecoraro Scanio aveva inviato a Vendola una lettera ufficiale in cui si richiedeva l'autorizzazione ambientale integrata, una procedura che consente di ridurre le emissioni e la cui applicazione riguarderebbe in particolare l'Ilva, l'Eni, l'Agip nonché i numerosi cementifici sparsi su tutto il territorio tarantino. Una richiesta che ieri ha ottenuto anche il parere favorevole di comune e Provincia. Il prossimo passo lunedì, quando il ministro dell'ambiente chiederà alle aziende di sottoscrivere, entro la settimana, l'accordo di programma. «Con l'indispensabile affiancamento del ministero dell'Ambiente e della Regione Puglia, e in particolare del Presidente Vendola, che ha sempre tenuto aperto il rapporto con la città, oggi si può affermare senza tema di smentita che per l'ambiente a Taranto si volta pagina». Soddisfatto per la riuscita manifestazione è il sindaco Ippazio Stefàno, che ha espresso il proprio apprezzamento al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Stefàno ha ricordato l'impegno del Comune di Taranto per «ristabilire un rapporto corretto con la grande industria» e «l'azione quotidiana sviluppata per la salvaguardia dell'ambiente e per il ritorno a un livello di vivibilità che la città merita e per il quale ogni momento va speso». Annunciata anche una direttiva ministeriale tesa a riportare l'emissione di diossina e la produzione di sostanze inquinanti al livello dei valori europei. Cl.Co. Da "Liberazione" del 30/03/2008

  563 DIMINUIRE I PREZZI: COMINCIAMO A RIDURRE GLI IMBALLAGGI
  Inserito da Danilo Bruno Giovedì, 20 marzo 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaDa Repubblica del 6 marzo 2008

  455 LE PRIORITA' DEL PAESE
  Inserito da Danilo Bruno Martedì, 22 gennaio 2008 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industria ''Questo è un governo che ha portato frutti al paese e sono convinto che ne saprà dare anche in futuro. Ora dopo il risanamento siamo pronti a diminuire le tasse e ad aumentare i redditi dei lavoratori''. Con queste parole il premier Prodi, che entrando a Montecitorio ha detto di essere fiducioso, ha tenuto la sua comunicazione sulla situazione politica dopo l’annuncio di Mastella di voler uscire dalla maggioranza di centrosinistra e di mettere in crisi il governo. Un discorso che ha riguardato soprattutto i risultati raggiunti dal governo. L'esecutivo ''ha permesso al paese di uscire da molte emergenze'' da quelle economiche alla politica estera. "Per rispetto al Parlamento e per abbreviare i tempi della crisi ho deciso di presentarmi immediatamente per riferire in aula. E' nel Parlamento infatti che va verificata l'esistenza della fiducia", ha aggiunto riferendosi al fatto che la crisi è stata avviata da Mastella attraverso le agenzie di stampa e la trasmissione Porta a Porta. ''Le priorità del Paese sono riforme, efficienza e equità'' e per questo ''ci vuole continuità, soprattutto di fronte alle difficoltà dell'economia mondiale di cui non riusciamo ancora a vedere gli esiti ultimi''. "Se non ci sarà fiducia in Parlamento si deve tornare a votare": è questa la posizione dei Verdi, riferita dal leader del Sole che ride Alfonso Pecoraro Scanio. Dopo il discorso di Prodi alla Camera, Pecoraro osserva che "se in Parlamento non ci sarà la fiducia è giusto tornare al voto e chiedere agli italiani il giudizio su questo tradimento parlamentare". Per il ministro dell'ambiente "Prodi ha fatto un discorso da leader di tutta l'Unione, riportando la discussione sulle cose fatte. Ha ragione ci vogliono far pagare il risanamento e le tasse fatte pagare agli evasori". E in un’intervista al Corriere il leader dei Verdi ha comunque detto di confidare “fino all’ultimo nella possibilità che Mastella ci ripensi. Siamo andati alle elezioni con un nome e un programma – ha detto Pecoraro - e non possiamo interrompere il risanamento, magari per motivi di rabbia. Sarebbe masochismo puro consegnare l’Italia a Berlusconi”. Pecoraro chiede poi che “se c’è ancora spazio per ricostruire una solidarietà della coalizione lo si faccia fino all’ultimo minuto. L’uscita di Mastella è molto grave però era prevedibile, vista l’opposizione dell’Udeur alla bozza Bianco”. Quanto alla tenacia di Veltroni nel voler fare l’accordo con Berlusconi, per il leader dei Verdi “è stato un errore. Sono sorpreso di come tutti abbiano potuto inanellare tanti errori e consentire il rilancio di Berlusconi, che a novembre aveva rotto con gli alleati ed era in piena crisi. Forza Italia ha finto di parlare col Pd, ma stava preparando una trappola”. “Chi in questi anni ha creduto alla buonafede di Berlusconi – spiega ancora Pecoraro - ha poi dovuto prendere atto che l’ex premier è furbo. Non dimentichiamoci che quando Veltroni ha detto "corro da solo", Berlusconi ha replicato "voglio l’alleanza massima con tutti i partiti della Cdl”. Si è trattato, purtroppo, della ennesima sottovalutazione della spregiudicatezza di Berlusconi”.

  364 IL PREZZO DEL PANE E L' INCHIESTA DEI VERDI
  Inserito da Danilo Bruno Mercoledì, 31 ottobre 2007 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaNel forno Cruciata di via Balatelle ad Alcamo, in provincia di Trapani, il pane è fissato a un più che competitivo prezzo di 1 euro al chilo. Stesso prezzo, ma a due centesimi in meno, nello spaccio aziendale di Pasta Riscossa, esercizio di Corato, in provincia di Bari. Al nord il prezzo è un po’ più alto, perché, si sa, la vita è più cara. Ma nel mercato di Piazza Don Albera, accanto a Porta Palazzo, tutti i tipi di pane costano non più di 1 euro e 75 centesimi al chilo, anche in questo caso a un prezzo più che accettabile. In provincia di Treviso il prezzo più basso praticato si trova al panificio "Stefania" di Fontane di Villorba. Sono solo alcune delle prime segnalazioni inviate dai consumatori alla mail attivata dai Verdi (panealpane@verdi.it) sul portale www.verdi.it, nell’ambito della campagna Stop al prezzo lanciata per permettere ai cittadini di segnalare gli esercizi, negozi e supermercati, dove il pane costa meno. Tra quelli dove è possibile acquistare pasta e pane a prezzi decenti, i cittadini hanno segnalato ancora l'IperCoop Meduna di Pordenone e il negozio Grafina a Cagliari, in via Venti Settembre. Segnalazione anche da Matera, dove un cittadino deluso rileva che è riuscito a trovare solo un negozio, il Caffè del Salumaio, in via Greco Cosimo, “che vende il pane a 1 euro e 50 al chilo. Tutti gli altri negozianti o panifici lo vendono a ben 2 euro e 30”. Risparmi si segnalano anche al Borgo Sant’Antonio a Napoli. Mentre ancora dal nord, da Settimo Torinese, giunge una segnalazione relativa all’aumento del prezzo della pasta, lievitata presso il discount LDL “da 0,50 a 0,79 al chilo”. Lo stesso cittadino di Settimo segnala, per quel che riguarda il pane, di aver risolto il problema alla radice: “Mi hanno regalato una macchina per prepararlo in casa e quindi non lo acquisto più”.

  360 Migliaia di decessi in meno con REACH
  Inserito da Marco Brescia Venerdì, 26 ottobre 2007 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaUna riduzione del 10% nell'insorgenza di una serie di malattie legate alla produzione e all'uso di sostanze chimiche, e soprattutto alcune migliaia di decessi in meno all'anno per tumori, solo applicando il regolamento REACH (Registration, Evaluation and Authorization of Chemicals) sull'immissione in commercio di questi prodotti. Questa la stima dell'Unione Europea che ha voluto il sistema integrato unico di registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche, approvato lo scorso primo giugno. Il regolamento è stato presentato ieri a Roma ,alla sede APAT (l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) in una conferenza nazionale. Il regolamento comunitario 1907/2006, entrato in vigore il primo giugno di quest'anno, prevede un nuovo quadro normativo sull'immissione in commercio delle sostanze chimiche, che sostituisce quaranta norme esistenti e avrà ripercussioni in molti settori della società. Il regolamento, inoltre, uniforma le disposizioni degli Stati membri e consentirà la circolazione libera ma sicura delle sostanze chimiche a livello comunitario, rafforzando la competitività e l'innovazione, anche attraverso l'incentivazione di metodi alternativi per la valutazione dei rischi che queste comportano. Per realizzare quanto previsto dal regolamento, è stata istituita un'apposita Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) con sede a Helsinki. Avrà compiti tecnico scientifici e di coordinamento, si occuperà di organizzare una banca dati per raccogliere e gestire le informazioni sulle sostanze e garantirne l'accesso al pubblico. Gli Stati membri dovranno individuare invece un'autorità nazionale e le strutture tecniche necessarie per effettuare la valutazione delle sostanze, per prendere parte allo scambio di informazioni e ai processi decisionali in ambito comunitario e per assicurare la vigilanza sull'applicazione del regolamento.

  300 SU bEPPE GRILLO...
  Inserito da Danilo Bruno Lunedì, 10 settembre 2007 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industria “La politica recepisca le istanze del V-day". Lo ha detto il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli, all'indomani della manifestazione organizzata da Beppe Grillo a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare, per introdurre il divieto alle persone condannate di sedere in Parlamento e il tetto alla permanenza non superiore alle due legislature. Per i Verdi "la mobilitazione organizzata da Beppe Grillo è un evento molto importante che aiuta un processo di moralizzazione della vita politica e pubblica del nostro Paese". "Le istituzioni non possono rimanere indifferenti di fronte a quanto è accaduto al V Day”, ha aggiunto il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. “Ci impegneremo per attivare una procedura d'urgenza per l'iter parlamentare delle proposte di legge promosse da Beppe Grillo ed anche per quella sull'acqua come bene pubblico, promossa da Alex Zanotelli". Per i Verdi è impossibile far finta di niente di fronte alle centinaia di migliaia di persone che sostengono le proposte del comico ligure e alle decine di migliaia ritrovatesi in piazza a Bologna e in duecento presidi in tutta Italia. “Oltre a Beppe, vero volano dell'iniziativa - scrive Pecoraro Scanio sul suo blog - voglio ringraziare pubblicamente i giovani, che hanno affollato le piazze, e la Rete, che ha dato la possibilità di diffusione in tutto il mondo dell'evento". Per Pecoraro è importante anche che a mobilitarsi siano stati soprattutto i giovani: “E' stato un vero e proprio Young Day, una manifestazione che ha utilizzato nuove modalità di comunicazione e aggregazione, riuscendo a coinvolgere i giovani. Questo vuol dire che è un esperimento sicuramente da ripetere, per tentare di svecchiare le modalità di aggregazione dei partiti e, magari, unendo al tema della legalità quelli del precariato e dell'ambiente”.

  191 ... e per Ferrania
  Inserito da Ermanno Goso Lunedì, 30 aprile 2007 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e IndustriaÈ necessario aprire un tavolo di confronto per la ricerca di soluzioni a tutta una serie di problematiche legate alla crisi della storica azienda del fotosensibile

per l’occupazione:
• Sostegno all’ insediamento di attività tecnologicamente avanzate e compatibili con l’ ambiente

per la salvaguardia dei beni “sociali” dell’ azienda per i quali la futura destinazione d’ uso è ancora incerta:
• Strutture sportive quali il tennis, il bocciodromo, il campo da calcio e il maneggio per il quale sarebbe utile e opportuno trovare aree idonee ad ospitarne la ricollocazione;
• Strutture sportive e ricreative come il laghetto di Ferrania;
• Strutture utilizzate dall’ Associazione A.B.F. anche per la tradizionale Festa di S.Pietro

per la tutela dei diritti dei privati e delle associazioni che utilizzano immobili appartenuti all’ azienda :
• Cascine, unità immobiliari ad uso residenziale, piccoli appezzamenti di terreno

per la salvaguardia del territorio e del suo patrimonio ambientale :
• Mantenimento dei vincoli ambientali a tutela del Parco dell’ Adelasia
• Particolare attenzione ad un utilizzo sostenibile delle risorse boschive che non deve diventare sfruttamento indiscriminato

per la qualità della vita :
• Attenzione ai tempi di realizzazione della nuova variante del Vispa e relativi svincoli a servizio delle aree industriali di Bragno e Ferrania; studio di percorsi alternativi per evitare di caricare su queste frazioni un insostenibile aumento del transito di mezzi pesanti.

  145 Acquisti verdi: cominciamo a riciclare!
  Inserito da Carlo Vasconi Mercoledì, 07 marzo 2007 (Leggi Tutto... | Stampa  Invia qs Articolo)
 
Lavoro e Industriain data odierna è stata discussa e votata all’unanimità dal Consiglio regionale la mozione presentata dal Gruppo Verdi sull’acquisto di prodotti riciclati.
Nonostante i Comuni e le Pubbliche Amministrazioni in generale rappresentino quote considerevoli nel mercato degli acquisti pubblici e che almeno una parte di tali acquisti deve rispondere a criteri (oltre che di qualità e miglior offerta) di sostenibilità ambientale ad oggi in Liguria molti enti pubblici , aziende e società partecipate da pubbliche amministrazioni nei bandi di gara per la fornitura di prodotti/materiali non prevedono neppure l’acquisto di una minima quota di prodotti e beni riciclati.

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